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Immagine trovata su chicksontheright.comChristina Romer, capo del team economico di Obama, si dimette per “ragioni personali”, ammette che il suo piano da 700 e passa miliardi di dollari è stato un flop, ma dice che bisognerebbe farne un altro, magari con un taglietto alle tasse giusto prima delle elezioni. Sono pazzi questi sinistri.

In psichiatria si dice che il segnale più evidente di disordine mentale è vedere come il paziente ripete un dato comportamento aspettandosi ogni volta un risultato diverso. Beh, allora Obama ed i suoi quaranta ladroni statalisti sono da rinchiudere in manicomio. Perché mai? Qui sotto trovate tradotto un articolo che Tim Mak, collaboratore del sito FrumForum, ha scritto a proposito del discorso di commiato pronunciato da Christina Romer, ex capo del team economico del Caro Leader Abbronzato. Attenzione: le frasi riportate potrebbero farvi salire la pressione sanguigna e/o esplodere in filippiche appassionate, visto che sono veramente da neurodeliri.

Allora, la professoressa Romer deve ammettere, obtorto collo, che il pacchetto di stimolo all’economia da oltre 700 miliardi di dollari (che la Fed ha creato dal nulla e girato in gran parte a Cina e Giappone, con relativi interessi da pagare in saecula saeculorum) è stato un flop colossale. Ripeto, tanto per essere chiari. La responsabile della politica economica della Casa Bianca ammette, con un piede fuori dalla porta, che il suo principale contributo all’amministrazione del paese è stato una buca epocale. Qualche pensiero prima di tornare in cattedra a corrompere giovani menti? Peccato, c’era ancora tanto da fare per l’economia. La sua soluzione? Un altro gigantesco pacchetto di stimolo. Chiamate l’ambulanza, per favore.

Precisiamo ancora: la professoressa Romer ammette che lei ed il suo team di analisti hanno sbagliato nel valutare la severità della contrazione dell’economia e che, a tutt’oggi, nessun economista sa bene perché le ditte americane abbiano tagliato così tanto la produzione e si rifiutino di assumere nuovi dipendenti o anche perché le banche non si decidano a dare credito alle imprese in sofferenza. Nonostante tutto, il governo deve fare nuovi pesanti interventi in economia, perché l’unica ricetta per far ripartire l’economia è aumentare le spese dello stato e ridurre le tasse. Sicuro, potrei metterci la mano sul fuoco. No, non scherzo, sul serio, sono sicurissima!

Quindi Obama, alla fine, si è deciso a guardare i sondaggi e, accortosi che rischiava di diventare un’anatra zoppa, ha pensato di passare da Roosevelt a Reagan, con una insignificante variante: se Reagan tagliò selvaggiamente lacci e lacciuoli, liberando finalmente lo spirito imprenditoriale americano, soffocato da cinquant’anni di controllo semi-socialista, lui pensa di moltiplicare le agenzie governative e continuare ad imporre montagne di regolamenti, direttive, obblighi di legge e chi più ne ha più ne metta. Meno male che lui era quello intelligente. A me sembra una visione del mondo troppo stupida per non essere l’ennesima balla pre-elettorale.

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Romer: il mio piano è stato un fallimento
Tim Mak
Originale (in inglese): FrumForum
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Il discorso sull’economia pronunciato dalla dottoressa Christina Romer oggi, il suo commiato dall’amministrazione dello stato, è stato un ammissione del fatto che il pacchetto di stimolo fiscale che lei aveva aiutato a redigere è stato un fallimento.

Definendo la ripresa dell’economia “insufficiente”, ha notato che il calo dello 0,6% della disoccupazione non è abbastanza da renderla meno insopportabile. “Il PIL reale sta crescendo, ma non abbastanza in fretta da permettere la creazione delle centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro al mese che servirebbero per far tornare il tasso di occupazione ai livelli precedenti alla crisi”.

Lo stimolo all’economia dell’amministrazione Obama era diretto ad aumentare la domanda aggregata per rimettere in moto l’economia. Le stime della crescita del PIL dimostrano che l’economia degli Stati Uniti è ancora del 6 per cento sotto al trend notato prima della crisi e che il piano della Romer non ha funzionato come ci si sarebbe aspettato.

La Romer, di fronte al pubblico presente al National Press Club di Washington, D.C., ha dichiarato che “gli Stati Uniti devono ancora affrontare una carenza significativa di domanda aggregata … questa carenza nella domanda, più che i cambiamenti strutturali nella composizione della produzione nazionale … è la causa fondamentale dell’alto tasso di disoccupazione che continuiamo a subire”.

Oggi la Romer ha detto che, per stimolare ulteriormente la domanda aggregata, sarebbe necessario un secondo pacchetto di stimolo, ammettendo implicitamente che il primo pacchetto è stato un fallimento:

Anche se piacerebbe a tutti trovare una soluzione semplice, economica e perfetta per i guai dell’economia, in verità non credo che esista. L’unico modo sicuro a disposizione dei policy makers per aumentare la domanda aggregata nel breve termine è l’aumento delle spese del governo abbinato a minori tasse. Per come la vedo io, bisognerebbe procedere speditamente su entrambi i fronti … è fondamentale prendere delle decisioni e farlo subito.

Poi, paradossalmente, la Romer ha provato a difendere il pacchetto di stimolo del 2009, anche se chiedere un secondo intervento sull’economia dimostra come il primo pacchetto sia stato molto meno efficace di quanto prevedeva la Casa Bianca. La Romer ha fatto notare che le grandi imprese stanno iniziando a ricevere il credito di cui hanno bisogno per sopravvivere:

Mentre l’accesso al credito rimane complicato per i consumatori e le piccole imprese, gli standard usati dalle banche per valutare il rischio hanno smesso di irrigidirsi e stanno tornando gradualmente all’elasticità normale. Le grandi imprese sono di nuovo in grado di contrarre debiti a tassi favorevoli ed accedere al credito operativo di cui hanno bisogno per investire nelle operazioni giornaliere. Per non parlare del fatto che l’industria finanziaria ha ripagato il contribuente americano con una rapidità che pochi credevano possibile.

Molti repubblicani hanno criticato l’amministrazione Obama per aver dipinto un’immagine troppo ottimista della ripresa economica e se la sono presa anche con la Romer, che aveva previsto che il pacchetto di stimolo avrebbe impedito che la disoccupazione salisse sopra all’8%.

Difendendo le sue proiezioni, la Romer ha detto che aveva previsto in maniera corretta l’effetto dello stimolo fiscale, ma non era riuscita a predirre con esattezza quanto sarebbero andate male le cose se il pacchetto di stimolo non fosse stato approvato, una misura conosciuta come “stima di base” (baseline estimate ndT):

Per stimare come si comporterà l’economia se una politica economica viene adottata si stimano due componenti: una previsione di quello che succederebbe senza la legge in questione ed una stima degli effetti della nuova legge … noi, come quasi tutti gli altri analisti, non siamo stati in grado di prevedere la severità della recessione se lo stimolo non fosse stato approvato e quanto il rapporto tradizionale tra variazione del PIL e disoccupazione non fosse più valido.

Inoltre, la Romer ha precisato che l’attuale recessione rappresenta un problema senza precedenti, che continua a lasciare perplessi gli economisti.

Ancora oggi gli economisti non sono in grado di spiegare perché le ditte abbiano ridotto così tanto la produzione o perché abbiano tagliato molti più posti di lavoro rispetto alla norma. La attuale recessione è stata fondamentalmente diversa da tutte le altre recessioni del dopoguerra … Invece di essere stata causata da azioni monetarie deliberate, è iniziata quando i tassi di interesse erano bassi … Quello che l’ha resa così terribile e così intrattabile è stato il fatto di trovarsi in un territorio in gran parte inesplorato.

Nell’accingersi a lasciare l’amministrazione dello stato, la Romer dice che il suo unico rimpianto è quello di lasciare ancora tanto da fare per assicurare una ripresa economica stabile. Secondo la professoressa di Stanford, “i policy-makers devono trovare la volontà necessaria per prendere le decisione necessarie per finire il lavoro iniziato e riportare l’economia americana in piena salute. Nessuno dovrebbe bloccare azioni essenziali per l’economia per ragioni di parte”.

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