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Immagine trovata su talkfinance.net

Spaventati dallo stato del mercato immobiliare USA? Più del 50% delle famiglie che avevano partecipato al programma di aiuto per i mutui di Obama lo hanno già mollato. Dopo la “recovery summer”, arriverà l’autunno della crisi, quella vera alla quale nessuno è davvero preparato.

Secondo articolo tradotto della giornata, sempre all’insegna delle disavventure chissà quanto involontarie della allegra banda di predoni statalisti che bivacca al 1600 di Pennsylvania Avenue. La crisi del mercato immobiliare viene seguita dai giornali anche italiani, ma con una superficialità quasi imbarazzante, rimanendo strettamente legati alla cronaca ed evitando accuratamente di informare il lettore medio delle vere ragioni che hanno causato la deflagrazione tonante della bolla immobiliare.

Basteranno poche righe per compiere questo semplice compito: i cosiddetti “mutui subprime”, che secondo la vulgata sono frutto delle speculazioni dei cattivi “nani di Wall Street”, sono frutto di vari programmi governativi approvati dal Congresso a guida democratica negli anni ’70, ’80 e ’90 per aumentare la percentuale di americani proprietari della propria abitazione. Come al solito, anche le migliori intenzioni del mondo nascondono una bella percentuale di affari privati e di quel “pork” tanto amato dai politici di tutto il mondo. In pratica, con alcuni emendamenti tattici, si è costretto le banche e le compagnie che concedono mutui ipotecari ad accettare persone che in nessun universo sensato avrebbero potuto accedere al credito, con le solite motivazioni ugualitarie che puzzano di fregatura lontano mille miglia.

Sei un tossicodipendente disoccupato, magari condannato per rapina o violenza familiare ma vuoi tanto comprarti una casa? La banca cattiva non ti vuole dare un mutuo? Povera stella, è solo perché sei nero-ispanico-gay-donna (aggiungere categoria amata dai sinistri). Ci pensa il tuo deputato di fiducia a farti avere la casa. Basta che, la prossima volta, ti ricordi di andare alle urne e votare per me o per i miei amici, che ti vogliono tanto bene.

Insomma, ancora una volta l’ideologia contro le regole più elementari del mercato. Qualcuno si stupisce che, al primo scossone serio, il castello di carte sia imploso spettacolarmente? Ecco, colpa delle banche cattive! Sai cosa facciamo? Le nazionalizziamo e distribuiamo posti nel consiglio di amministrazione ai nostri amici tanto bravi tanto belli. Fine dei problemi.

Manco per sbaglio, ovviamente. Se uno non guadagna abbastanza, hai voglia di aiutarlo, non potrà mai permettersi una casa. L’economia non sarà una scienza esatta, ma l’aritmetica lo è eccome. Cosa fanno i sinistri di cui sopra? Se la prendono con il mercato cattivo e fanno un bel programma governativo per “aiutare le povere famiglie che rischiano di perdere la casa”. Chiaramente, essendo sinistri, statalisti e sommamente idioti, fanno un programma così complicato che solo un laureato in legge può capirci qualcosa. Alla fine, ad avere i mutui scontati sono solo i loro ricchi amicicci. I poveracci, come al solito, se lo prendono in saccoccia.

Ultima nota preoccupata: qualcun altro si è reso conto di come i programmi del Caro Leader Abbronzato abbiano speso solo una minima parte della montagna di soldi che gli sono stati messi a disposizione? Non è solo questo ma quasi tutti i programmi di spesa approvati da Obama hanno sempre in cassa gran parte dei miliardi che il tesoro ha preso in prestito dall’Asia per “stimolare l’economia”. Che sia un caso? Mah, la logica di indebitarsi fino al collo per poi lasciare pacchi di soldi nelle mani dei burocrati mi sfugge. A meno che lo scopo dei sinistri sia davvero quello di distruggere il sistema capitalistico dall’interno, come diceva il piano Cloward-Piven, per poi ricostruire da zero una società socialista.

Secondo il Divo Giulio, a pensar male si fa peccato, ma spesso si coglie nel segno. Non vorrei che questa fosse l’ennesima dimostrazione di questa regola universale della politica. Aumentando a dismisura la massa monetaria si consente alle banche dei padroni di Obama di continuare a mantenere depositi di garanzia ridicoli e sostenere il sistema della riserva frazionaria, forse la causa principale del frenetico ciclo di boom-bust che sta vivendo l’economia mondiale dalla fine del gold standard. Per non dire poi di come, con tanti soldi tenuti fermi, sia più facile dirottarne pacchi verso le associazioni degli amici degli amici che, magari, potranno ricompensare la generosità assumendo milioni di “volontari” per le mid-term elections.

Comunque sia, anche questa storia può e dovrebbe essere letta in un solo modo: chiunque abbia mai provato a piegare il mercato a questa o quella ideologia ne è sempre uscito con le ossa rotte. Anzi, no, non è esatto. Ad uscirne a pezzi non sono mai i cattivi maestri, ma quelle masse indistinte di persone perbene che hanno la disgrazia di essergli capitate a tiro. Sempre che, naturalmente, la maggioranza silenziosa non si svegli e gli assesti un paio di bei calcioni nelle terga prima che sia troppo tardi.

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Quasi il 50% lascia il programma di aiuto ai mutui di Obama
Martin Crutzinger
Originale (in inglese): Associated Press
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Circa metà degli 1,3 milioni di proprietari di case che avevano deciso di partecipare al programma di aiuto ai mutui sul quale l’amministrazione Obama contava molto, hanno deciso di mollare.

Il programma si propone di aiutare chi è a rischio di pignoramento riducendo i pagamenti mensili del mutuo. Secondo molti economisti, il rapporto di venerdì scorso del dipartimento del tesoro indica che i 75 miliardi di dollari impegnati dal governo non stanno rallentando l’ondata di pignoramenti che sta colpendo gli Stati Uniti.

Dall’inizio della recessione, nel dicembre 2007, secondo il servizio di censimento dei pignoramenti RealtyTrac Inc, più di 2,3 milioni di case sono state pignorate dalle compagnie che hanno emesso il mutuo ipotecario. Gli economisti si aspettano che il numero di pignoramenti crescerà ancora fino almeno alla metà del prossimo anno.

Secondo Mark Zandi, capo analista per Moody’s Analytics, “il programma del governo, com’è stato strutturato fino ad ora, sta andando in stallo. Sempre meno proprietari di case stanno entrando, sempre di più lo abbandonano e sono ancora di meno le famiglie che ne traggono benefici permanenti”.

A parte costringere le famiglie a lasciare le proprie abitazioni, i pignoramenti e le vendite delle case in difficoltà hanno spinto in basso i prezzi degli immobili e bloccato l’intero settore dell’edilizia. Con i prezzi così bassi, chi costruisce case nuove non riesce a competere; inoltre chi potrebbe essere interessato (o costretto ndApo) a vendere casa, evita di metterla sul mercato.

Al mese di luglio, circa 630.000 famiglie che avevano cercato di abbassare le rate mensili del mutuo tramite il programma governativo sono state tagliate fuori per morosità, secondo il rapporto del Tesoro. Questo ammonta circa al 48 per cento delle famiglie che si erano iscritte al programma fin dal suo inizio, nel marzo del 2009. Il numero delle famiglie abbandonate dal programma del governo è aumentato del 40 per cento da giugno.

Altre 421.804 famiglie, circa il 32 per cento di quelle che hanno iniziato il programma, hanno ricevuto modifiche permanenti ai propri prestiti e stanno pagando le rate in tempo.

RealtyTrac riporta che il numero di case che sono state pignorate è schizzato a luglio a 92.858 proprietà, un aumento del 9 per cento dal mese precedente. Il ritmo dei pignoramenti sta aumentando costantemente e si calcola che, entro la fine dell’anno, saranno più di un milione le case pignorate dalle banche e dalle società che emettono mutui ipotecari. Secondo la ditta, questo eclisserebbe il record negativo del 2009, quando sono state circa 900.000 le case ad essere pignorate.

Secondo i dati di RealtyTrac, le banche e le società di credito fondiario storicamente pignorano circa 100.000 case all’anno.

Zandi afferma che gli sforzi del governo molto probabilmente finiranno con l’aiutare solo 500.000 proprietari di case ad abbassare le rate del mutuo in maniera permanente. Questa non è che una minima percentuale delle famiglie che hanno già visto le proprie abitazioni pignorate o sono state costrette a vendere in condizioni di bisogno, incluse le cosiddette vendite in perdita – quando il creditore permette al proprietario di vendere l’immobile ad un prezzo minore dell’ammontare del mutuo che gli ha concesso.

Zandi prevede che nel 2011 ci sarà un altro milione e mezzo di pignoramenti o vendite in perdita.

Secondo l’analista di Moody’s, “ci sono molti altri pignoramenti in arrivo ed un calo ulteriore dei prezzi delle abitazioni”. Secondo lui, i prezzi degli immobili, che sono  già calati del 30 per cento dal picco della bolla immobiliare, dovranno calare di un ulteriore 5 per cento prima della prossima primavera.

Molti debitori si sono lamentati della complessità del programma governativo, che definiscono un “incubo burocratico”. Dicono che le banche spesso perdono i loro documenti per poi lamentarsi che i debitori non hanno inviato loro la documentazione necessaria per il programma.

Il settore bancario dice che i debitori, molto semplicemente, non hanno mandato i documenti loro richiesti. Inoltre accusano l’amministrazione Obama di aver fatto pressioni su di loro perché accettassero debitori nel programma senza richiedere prova del loro reddito attuale. Quando, in seguito, le banche hanno cercato queste informazioni, molti proprietari di case in difficoltà sono stati espulsi dal programma perché non rispettavano i requisiti minimi o hanno deciso di loro spontanea volontà di lasciarlo.

I responsabili dell’amministrazione Obama negano di aver fatto pressioni sulle banche e difendono a spada tratta il programma, dicendo che i creditori stanno tagliando le rate mensili dei debitori in maniera più significativa di quando il programma non esisteva. Inoltre, alcune delle più grandi compagnie che si occupano di mutui stanno offrendo programmi alternativi a chi è costretto o decide di uscire dal programma governativo.

I proprietari di immobili che rientrano nei parametri possono ricevere un tasso di interesse del 2 per cento per cinque anni ed un allungamento dei termini di pagamento. Quelli che sono stati in grado di navigare gli scogli burocratici del programma ed arrivare ad una sistemazione permanente hanno visto un taglio delle rate dei propri mutui di circa 500 dollari al mese.

I proprietari di immobili prima ricevono delle modifiche temporanee, che dovrebbero diventare definitive una volta effettuati tre pagamenti mensili in tempo e completata la documentazione richiesta dal programma. Questo include prova del reddito ed una lettera nella quale si spiegano le ragioni per le quali si è in difficoltà a rispettare i pagamenti. Ma, una volta passati dalla teoria alla pratica, il processo si è rivelato molto più farragginoso.

Le oltre 100 compagnie di mutui che partecipano ottengono incentivi fiscali per ridurre le rate dei propri debitori. A metà giugno, sono stati spesi solo 490 milioni dei 75 miliardi di dollari che il governo ha messo a disposizione per combattere l’ondata di pignoramenti.

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