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Immagine trovata su bluegrassbulletin.typepad.comL’estate della ripresa economica si è rivelata la bufala più colossale dai tempi di Bernie Madoff. Le statistiche sono truccate per non far impaurire elettori ed investitori esteri ma sapete qual è la cosa peggiore di tutte? Il grande Obama mette sempre l’ideologia prima dei posti di lavoro. Sempre che, ovviamente, non si tratti di quelli dei suoi padroni…

Fa sempre una certa impressione verificare con mano quanto la sinistra sia ormai dedita alla mistificazione permanente della realtà. Più che parlano di come si preoccupino per i “poveri” e per i “lavoratori”, più che dimostrano coi fatti come se ne freghino altissimamente di chi si procura da vivere per conto suo, senza dover baciare le loro nobili pantofole. Ancora una volta, a fornire le prove dell’abisso che separa la retorica sinistra dalle scelte politiche sono documenti forniti ai tribunali, gli unici momenti nei quali i sinistri sono costretti a lasciare da parte la retorica e dire finalmente la verità.

Giorno dopo giorno, commentatori sinistri e portavoce dell’amministrazione Obama si fanno in quattro per provare a giustificare il fatto che, nonostante le migliaia di miliardi di dollari gettati dalla finestra, di posti di lavoro “veri” (cioè non legati ai mille programmi di spesa inutile dello stato) ancora non se ne veda l’ombra. Però, quando si è trattato di scegliere tra decine di migliaia di posti di lavoro e pagare dazio agli ambientidioti che sbrodolano senza fine sulla magnificenza del Caro Leader Abbronzato, i “quaranta ladroni” di Obambi non hanno avuto dubbi. Prima l’ideologia, poi i posti di lavoro. Risultato? Per ora 23.000 posti di lavoro nell’industria petrolifera andati in fumo, più avanti Dio solo sa quante altre famiglie saranno costrette ad accettare la carità dello stato per non morire di fame. Hope and change!

Uno potrebbe sempre giocare la carta della stupidità e scusare i mille “errori” di Obama con la sua inesperienza ed il fatto che non abbia lavorato un solo giorno in vita sua (cose che, peraltro, erano ben note anche prima della sua fatale elezione alla Casa Bianca), ma stavolta i documenti raccontano una storia ben diversa. Il tecnico dell’agenzia governativa responsabile dei regolamenti sull’industria petrolifera aveva lanciato numerosi segnali d’allarme, dicendo più volte che la moratoria avrebbe avuto gravi conseguenze per gli stati che si affacciano sul Golfo del Messico. Ma, alla fine, quando si è trattato di decidere, Obama si è rifugiato nell’ideologia, rispondendo ai riflessi pavloviani della sinistra mondiale. Industria petrolifera? Sono quelli di Bush! Bush schifo! Ambientalisti buoni! Poi i lavoratori sulle piattaforme non votano per me. Chi se ne frega, meglio farsi belli con quelli che mi hanno dato i soldi per rub… vincere le elezioni.

All’Apolide questa ennesima dimostrazione di cinismo e completo disprezzo per il destino delle famiglie che, da un giorno all’altro, si ritroveranno sul lastrico, fa una grandissima impressione, accompagnata da reazioni psicosomatiche che colpiscono dritto alla bocca dello stomaco. Non so se i frequentatori dell’antro condividano questo sentimento, ma in fin dei conti non è che sia molto importante. Quello che conta è sapere se la pensino allo stesso modo i milioni di elettori americani che il 2 novembre si recheranno alle urne. La censura dei media mainstream è un’arma spuntata, la Rete sta facendo circolare furiosamente queste notizie sconvenienti. Se i cittadini americani saranno abbastanza arrabbiati, le conseguenze per Obama ed i suoi schiavetti al Congresso saranno devastanti. Speriamo in bene. Per quanto gli Stati Uniti siano grandi, ricchi e forti, non potranno resistere all’infinito di fronte alla follia ideologica di questo piccolo Stalin abbronzato. Prima il Congresso, poi l’impeachment. Obama in Kenya, a combattere guerre tribali con i suoi compagnucci, Prima è, meglio è. Ne va del futuro di tutti.

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La creazione di posti di lavoro ancora una volta non è la priorità dell’amministrazione Obama
Jennifer Rubin
Originale (in inglese): Commentary
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Se dovessimo credere a quello che ci dice la stampa, la squadra di Obama non riesce a capire come fermare l’aumento della disoccupazione. A dire il vero, sembra che le cose siano più semplici da capire: quando devono scegliere le priorità, la creazione o la difesa dei posti di lavoro non sono mai in prima linea. Questo rapporto spiega come

Secondo una serie di documenti solo ora resi di pubblico dominio, responsabili anziani dell’amministrazione Obama avevano calcolato che la moratoria federale sulle trivellazioni in acqua profonde avrebbe comportato la distruzione di circa 23.000 posti di lavoro, ma che hanno deciso di andare avanti lo stesso perché non si fidavano sia delle misure di sicurezza messe in piedi dall’industria petrolifera sia del processo di ispezione delle varie agenzie governative.

I critici di questa moratoria, tra i quali in prima fila ci sono diverse personalità politiche della costa del Golfo del Messico e diversi leader dell’industria petrolifera, affermano che sta strangolando l’economia della regione. Alcuni di essi sono andati oltre, chiedendo che l’amministrazione Obama pubblichi le analisi economiche alla base del processo decisionale. Il giudice federale che, lo scorso giugno, aveva rigettato la precedente moratoria di sei mesi, ha condannato l’amministrazione Obama per aver minimizzato gli effetti economici del bando.

L’amministrazione Obama, la meno trasparente della storia, sembra impegnata ad imbrogliare la corte federale: “L’amministrazione ha dichiarato nei documenti sottoposti alla corte che gli effetti economici della sospensione delle trivellazioni non sarebbero stati così gravi come diceva l’industria petrolifera”. Alla fine, sembra che l’amministrazione Obama sia molto meno credibile dei petrolieri sporchi e cattivi. (”Un portavoce dell’American Petroleum Institute ha dichiarato che i documenti dimostrano come ‘il governo avesse capito benissimo che ci sarebbero state conseguenze economiche devastanti in tutta la regione del Golfo del Messico’”). Per dire tutta la verità, l’amministrazione Obama ha semplicemente ignorato chi stava lanciando forti segnali d’allarme:

In un altro documento, William Hauser, capo della divisione per gli standard ed i regolamenti di quello che un tempo era chiamato il Minerals Management Service, ha tracciato in termini chiari i rischi delle varie attività di trivellazione in una mail mandata ai colleghi per poi scrivere che “più mi occupo di questa questione, più credo che potremmo/dovremmo regolare/fermare queste attività attraverso un processo più prudente di gestione della situazione, invece di imporre una moratoria generalizzata”.

Questo non dovrebbe sorprendere nessuno. La tendenza di questa amministrazione a fare grandi dichiarazioni di principio, puntare sempre il dito contro gli avversari, pestare giorno dopo giorno l’industria privata e soddisfare gli appetiti repressi della sinistra radicale ha significato che, volta dopo volta, la squadra di Obama ha considerato non prioritaria la creazione o la difesa di posti di lavoro (privati ndApo). Estendi i tagli delle tasse di Bush?Possiamo “cavarcela anche senza”. Approva l’ObamaCare? Il mondo delle imprese assorbirà sicuramente i costi aggiuntivi.

Non c’è da sorprendersi se gli elettori pensano che Obama ed il Congresso a guida democratica non si siano occupati abbastanza della disoccupazione. I democratici stanno per scoprire quanto può essere pericoloso ignorare quello che preoccupa sul serio gli elettori.

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