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Foto trovata su wired.itDomenica mattina, alle 8 e mezza, seicento sgherri del regime castrista hanno ricoperto di insulti e minacciato in ogni modo Reina Luisa Tamayo, il cui figlio è stato ucciso in prigione, impedendole di visitare la sua tomba. Dov’è quel supremo idiotafine dicitore di Gianni Minà quando serve?

Talvolta mi sembra di vivere in un mondo parallelo, fatto di discussioni oziose, autocompiacimento e rimpianti vuoti. Traduco articoli e notizie che altri, forse retribuiti, forse no, hanno scavato con le mani dalla roccia della cronaca e trasportate nel mare magnum del cyberspazio. Talvolta mi sembra che il mio lavoro serva a qualcosa, che le mie parole potranno influenzare il dibattito culturale della mia nazione, che in fondo non sto buttando via il mio tempo e quel poco di talento che possiedo nel commentare gli eventi internazionali su uno spazio di informazione online conosciuto da pochi e frequentato da ancora meno, specialmente in questo mese disgraziato. Poi, ogni tanto, capita di imbattersi nella realtà, nelle tragedie vere, nel dolore che distorce i volti e contorce le anime. A quel punto le certezze crollano e tutto sembra triviale, assurdo, insignificante.

Non in molti se ne sono accorti, ma lo scorso febbraio si è consumata una tragedia assurda, atroce e mostruosa, che si è portata via un uomo di quelli con la u maiuscola, l’attivista democratico Orlando Zapata Tamayo. Dopo anni passati dentro e fuori le carceri castriste, Orlando ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le continue torture e le inaccettabili condizioni nelle quali erano costretti a vivere i suoi compagni di prigionia. Dopo qualche settimana, gli assassini di Castro hanno ben pensato di togliergli anche l’acqua. Dopo 18 giorni, l’organismo di Orlando è andato in crisi, i reni compromessi, la salute ormai persa, ma lui ha tenuto duro. Ricoverato in ospedale per evitare una scomoda morte, ha deciso di lottare fino all’ultimo contro il regime, morendo il 23 febbraio 2010, a soli 44 anni.

La madre, insieme ad altre parenti di attivisti per la libertà che sono caduti sotto i colpi dell’infame regime castrista, ha continuato la lotta del figlio, scegliendo di unirsi alle “damas de blanco”, che esprimono il loro rifiuto per il regime con una veglia silenziosa che si tiene ogni domenica, dopo la messa della mattina. I Castro, che ormai sentono scivolarsi il potere dalle mani lorde di sangue, hanno ormai paura anche delle loro ombre. Non si capisce perché mai dovrebbero mandare seicento invasati comunistardi ad urlare e minacciare sei donne che si preparano per andare alla Messa.

Obama, ovviamente, pensa sia il momento giusto per togliere il divieto di viaggiare agli americani, per fornire ai Castro i soldi per tenere in piedi un apparato repressivo sempre più costoso, visto l’avanzare della tecnologia. Anche i compagni europei, ormai alla canna del gas, non possono granché per aiutare il “lider maximo”, che deve arrangiarsi come può, con i soliti traffici poco chiari e la repressione feroce verso chiunque provi ad alzare la testa.

C’è chi scrive sulla rete perché tenuto a forza fuori dal mondo dell’ informazione “tradizionale”, chi lo fa perché non ha niente di meglio da fare, chi per sfogare la propria vanità intellettuale. Poi ci sono quelli che lo fanno per cause infinitamente più importanti, rischiando in prima persona vita, affetti e salute per amore della libertà. Noi, blogger per caso, cosa possiamo fare? Non molto, a parte pregare per la loro vittoria, ripetere le loro urla disperate, unire le nostre deboli voci al coro della libertà.

Stasera non ho sentito le solite lamentazioni dell’Apolide. Forse anche lui è stato colpito dalle parole di Reina Luisa Tamayo, che, usando il cellulare come strumento di lotta politica, ha trasmesso al mondo prove dell’orrore e della meschinità di quello che alcuni utili idioti italioti continuano a chiamare “paradiso dei lavoratori”. Sì, certo, andatelo a dire ad Orlando Tamaya. Basta così, ho già parlato anche troppo. Stay strong, true and vigilant. E, magari, pregate per l’anima dei martiri della libertà e la fine dei mercanti di sogni che, con le mani grondanti sangue, continuano a spargere i loro veleni nelle menti dei nostri poveri concittadini.

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Prove audio e video della brutale repressione del regime di Castro contro Reina Luisa Tamayo
Alberto de la Cruz
Originale (in inglese): Babalù Blog
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Alle 8:30 ieri mattina, Juan Amador Rodriguez mi ha chiamato, passandomi poi Reina Luisa Tamayo. Con il telefono in mano, questa donna coraggiosa è uscita dalla sua casa a Banes, Cuba, insieme a cinque altre donne ed una ragazzina, per tentare ancora una volta di andare in chiesa e visitare la tomba del suo figlio martire, Orlando Zapata Tamayo.

Nel giro di pochi secondi si sono sentiti gli sgherri di Castro, che avevano circondato la sua abitazione, che iniziavano la brutale repressione di questa madre in lutto ma incredibilmente coraggiosa e delle donne che le stavano a fianco. Ho passeggiato nervosamente per la casa, tenendo il telefono all’orecchio, ascoltando impotente mentre insulti volgari e razzisti venivano scagliati a Reina da una folla alla quale, evidentemente, era stato ordinato di reprimere la “rivolta” di una madre che voleva solo partecipare alla Messa e vegliare sulla tomba del figlio che ha dovuto seppellire dopo che il regime ha deciso di assassinarlo.

Ho ascoltato per 25 minuti all’odio, alla brutalità, alla disumanità della rivoluzione castrista mentre i suoi automi attaccavano una madre indifesa ed i suoi amici. Decidendo che avevamo ascoltato abbastanza a lungo, un messaggio pre-registrato in cinese ci ha segnalato che la polizia segreta di Castro aveva interrotto la chiamata. Non prima che riuscissimo a registrare quello che era avvenuto a Cuba.

Potete ascoltare questa registrazione, completa e non editata a questo indirizzo.

Trenta minuti dopo, Juan Amador è stato in grado di farci parlare ancora con Reina e lei ci ha rilasciato questa dichiarazione:

Beh, ora non posso che dire come alle 8:30 questa mattina abbiamo tentato di lasciare la casa ed andare a Messa. Più di 600 persone stanno circondando la mia casa e Dariel Mesa è stato colpito al braccio dal lancio di pietre. TCi stanno attaccando in maniera aggressiva urlando offese volgari, dicendo che ho “venduto mio figlio” e chiamandoci “negracci buoni a nulla” e “depravati”. Tutto qui, queste cose vanno dette, così che il resto del mondo ne sia a conoscenza.

I fratelli Castro non hanno rispetto per questa madre dopo che le hanno assassinato il figlio. Fino a quando continueranno a punire questa famiglia? Siamo solo sei donne ed una ragazzina e ci stanno bloccando in casa: non ci fanno andare in chiesa, non ci fanno andare al cimitero. Fino a quando? Quand’è che i Castro si vergogneranno o avranno un barlume di dignità nei confronti dei propri simili? Dopo che hanno assassinato mio figlio, ora vogliono uccidere questa famiglia ed il poco che possediamo.

Eccoli all’angolo di casa mia, donne senza classe, donne senza morale, chiamate ad essere di fronte a questa madre, non hanno dignità alcuna. Eccole all’angolo di casa mia che gridano “puttana!”. Queste donne di basso rango non sono altro che ladri che rubano dal governo, ecco perché sono qui.

Dopo la sua dichiarazione, Reina è uscita di casa ed ha tenuto il telefono in alto, così che potessimo sentire gli insulti diretti contro di lei e gli slogan castristi che venivano gridati da più di 600 delinquenti castristi che circondavano casa sua.

Potete ascoltare la dichiarazione completa di Reina e sentire le urla della folla davanti a casa sua a questo indirizzo.

Più tardi, in mattinata, siamo riusciti a raggiungere al telefono Jorge Luis García Pérez Antúnez e gli abbiamo chiesto cosa ne pensasse degli eventi successi a Banes poche ore prima. Ecco la traduzione della sua dichiarazione iniziale:

Quello che mi sembra stia succedendo è che Reina Luisa Tamayo Danger, quell’eroina, quella “Martiana” (seguace di Jose Martì, eroe della guerra di liberazione cubana ndT), quel titano della libertà, la madre del martire Orlando Zapata Tamayo, sia prima di tutto l’immagine dello stato delle cose attuale: la paura, il terrore, l’impotenza e la vigliaccheria di un sistema criminale e totalitario come il regime castrista. Hanno paura delle spinte che sta applicando l’opposizione interna. Prima di tutto, hanno paura della resistenza di questa donna dignitosa nonostante le loro tante minacce.

Siamo stati in grado di fare ad Antúnez diverse domande, anche a proposito della fine del divieto agli americani di viaggiare a Cuba. Antúnez ha ripetuto i sentimenti che molti cubani in patria o in esilio hanno espresso: aprire le porte al turismo americano servirebbe solo a fornire al regime castrista i fondi di cui ha un bisogno disperato per continuare a reprimere e soggiogare il popolo cubano. Ha poi implorato i cubani in esilio a non tornare come turisti, visto che ogni dollaro da loro speso non avrebbe che rafforzato il regime. Poi ha aggiunto che comprende le ragioni di quei cubani che devono visitare membri della propria famiglia per una ragione o l’altra e che non se la sentiva di condannarli per questo. Ma, se devono per forza visitare Cuba, ha chiesto che aiutino l’opposizione sull’isola; parlando ai propri familiari della democrazia vera, della libertà, informandoli sull’esistenza di una vera e seria opposizione a Cuba. Fategli sapere che ci sono cubani sull’isola che stanno combattendo per mettere fine alla tirannia che ha oppresso Cuba per più di cinquant’anni.

Quando gli ho chiesto del Cardinale Jaime Ortega y Alamino, Antúnez non ha risparmiato critiche all’Arcivescovo, definendolo un “traditore del popolo cubano” e uno “strumento docile nelle mani del regime castrista”. Ha ripetuto che la chiesa cattolica a Cuba, ed il cardinale in particolare, non hanno fatto niente per aiutare il movimento di opposizione a Cuba, a parte collaborare col regime per liberarsi di alcuni di loro tramite l’esilio forzato.

Potete ascoltare la completa e non editata intervista ad Antúnez a questo indirizzo.

***AGGIORNAMENTO***

Il blog di Zoé Valdés ha pubblicato dei video dell’attacco di ieri mattina contro Reina Luisa Tamayo.

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