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Immagine trovata su timesnewsworld.comIl diavolo sta nei dettagli. Cambiando il metodo di calcolo dell’inflazione, i lavoratori inglesi avranno pensioni più basse del 25% quando gli sarà consentito di smettere di lavorare. Noi non avremo problemi del genere, visto che in pensione non ci andremo mai…

L’estate del nostro scontento continua a produrre notizie per niente simpatiche. Dopo l’approvazione del severo piano di austerità, la coalizione lib-con ha deciso di cambiare il metodo con il quale gli assegni di pensione dei lavoratori del settore privato calcolano la rivalutazione per tenere il passo dell’aumento dei prezzi al consumo. Niente di drammatico, intendiamoci. Invece di usare l’indice dei prezzi al dettaglio, che include anche i costi di affitti o mutui, il governo sta per imporre il calcolo con l’indice dei prezzi al consumo, generalmente più basso di un paio di punti percentuali.

Risultato? Niente di preoccupante. Nel giro di venti anni da quando un lavoratore andrà in pensione, l’assegno mensile perderà quasi il 25 per cento del valore. Questo, naturalmente, è il caso migliore; il differenziale tra prezzi al dettaglio e prezzi al consumo non è fisso, ma può variare di parecchio col passare del tempo, riducendo o rendendo ancora più grave il danno per il lavoratore. Il governo inglese ha ritenuto la questione così marginale da stare per approvarla senza consultare nessuno, né i gestori dei fondi pensione, né i sindacati o le associazioni dei consumatori. D’altro canto, la modifica lascia i vari piani pensione liberi di erogare assegni calcolati con tassi più favorevoli per i lavoratori. Sì, certo, come no.

L’Apolide continua a guardare la televisione del tutto disinteressato. Penso di sapere perché non sia interessato a questa ennesima cattiva notizia. Vista l’evoluzione demografica dei paesi occidentali, la continua perdita di cittadini attivi dovuta alla crisi e all’evoluzione tecnologica, per non parlare del peso crescente della burocrazia ad ogni livello di governo, dobbiamo metterci l’animo in pace. Chi, come noi, è nato negli anni ’70, non andrà mai in pensione. I conti degli enti pubblici salteranno ben prima che noi possiamo pensare di smettere di lavorare. Saremo quindi costretti a lavorare fino ad esalare l’ultimo respiro, cosa che potrebbe anche andare bene a chi lavora col cervello, ma che rischia di essere impraticabile per chi non sia culturalmente o intellettualmente preparato a questo nuovo mondo.

Sinceramente l’Apolide non si preoccupa più di tanto. Da anni considera tutti i contributi che ha pagato in passato come persi, abbandonando ogni illusione di poter mai ricevere qualcosa in cambio di niente. A questo punto, non posso che consigliare a tutti un atteggiamento simile, visto che ormai le leggi dell’economia lasciano pochissime speranze. Alla fine, l’assurda deviazione dalla norma che era lo stato sociale europeo sarà sconfitto dalla storia e dalla demografia. Non sarà un cammino semplice o lineare; saranno in tanti i populisti, i malati d’ideologia o i disonesti che prometteranno mari e monti pur di conquistare il potere, ma la fine del sistema sociale europeo è ineluttabile. D’altra parte, lo stesso Keynes, subito dopo aver consigliato il welfare state, si affrettava a dire che poteva essere usato solo per periodi brevi, di emergenza, ma che si sarebbe dovuto trovare un metodo alternativo, sostenibile anche se la situazione fosse cambiata.

Da noi, invece di ragionare seriamente, conti alla mano, su come smantellare il ridicolo sistema pensionistico italiano ed il resto del welfare, passando a strumenti che riportino le decisioni sul futuro ai cittadini stessi, tramite riduzione delle tasse o semplici trasferimenti di risorse, c’è ancora chi vaneggia di salari di cittadinanza, tasse sui ricchi, sequestri proletari e chi più ne ha più ne metta.

L’Apolide cambia canale, ormai del tutto disinteressato. Alla fine nessuno può pensare di sconfiggere le leggi del mercato e dell’economia. Ci hanno provato, con grandissime perdite di sangue e sofferenze indicibili, i regimi totalitari di sinistra-destra e sinistra-sinistra, ma alla fine hanno dovuto alzare bandiera bianca. Resta da vedere come si arriverà a questo risultato, se in maniera controllata e regolare o se dopo convulsioni e stravolgimenti sociali mortiferi. Ricordate il consiglio dell’Apolide: valigia vicino al letto, documenti importanti a portata di mano e, se potete, riserve di emergenza facilmente trasportabili. Magari non servirà, ma meglio non rischiare. Visto lo sfascio del nostro paese, non c’è molto da stare tranquilli.

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Milioni avranno un taglio del 25% delle pensioni dopo il cambiamento delle regole per il calcolo dell’inflazione
Jason Groves
Originale (in inglese): Daily Mail
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Sembra che i piani per aggiustare il calcolo della pensione finale vedranno una riduzione dell’assegno mensile fino al 25 per cento.

Gli esperti di finanza hanno lanciato un allarme, dicendo che la decisione del governo di coalizione di cambiare il metodo di calcolo degli assegni di pensione si rivelerà un “incubo per milioni”.

Secondo le proposte della coalizione – che saranno passate senza consultare le parti sociali – i pagamenti dei piani pensionistici non saranno più rivalutati in parallelo col crescere dell’indice dei prezzi al dettaglio.

I datori di lavoro potranno invece usare l’indice dell’inflazione ufficiale, che solitamente è più basso del primo indice.

Dawid Konotey-Ahulu, del gruppo Mallowstreet, ha dichiarato che le ‘pensioni legate al CPI (Consumer Price Index ndT) diventeranno sempre più basse col tempo – alcune stime valutano questa riduzione attorno al 25 per cento in alcuni casi’.

Il gruppo, che vede tra i propri membri 200 fondi pensione che gestiscono beni per 500 miliardi di sterline, ha dichiarato che il governo dovrebbe tenere un giro di consultazioni approfondite prima di introdurre le modifiche il prossimo anno.

Il gruppo ha inviato una lettera aperta al segretario del lavoro e delle pensioni Iain Duncan Smith, chiedendo di ripensare le modifiche.

Philip Read, segretario dei trustees del fondo pensioni della British Coal, ha avvertito le ditte che potrebbero dover affrontare delle cause legali secondo le leggi sui diritti umani dell’Unione Europea se usassero questi cambiamenti legali per ridurre le pensioni ai propri ex-dipendenti.

Il RPI (Retail Price Index – indice dei prezzi al dettaglio ndT), che include i costi per la casa, è l’indice tradizionalmente usato per misurare l’inflazione ed attualmente è attorno al 5 per cento.

Il CPI, che è invece preferito dal governo, tende ad essere più basso del primo ed attualmente è al 3,2 per cento.

Gran parte dei benefit erogati dallo stato e le pensioni del settore pubblico hanno già iniziato ad usare il CPI.

Il mese scorso, i ministri hanno annunciato che questo indice sarebbe stato applicato anche ai piani pensionistici del settore privato, a meno che le ditte non preferissero pagare contributi più elevati.

Alcuni esperti stimano che questo cambiamento delle regole potrebbe consentire alle aziende private di risparmiare fino a 100 miliardi di sterline nel lungo periodo.

Un aderente ad un piano pensionistico che paga una pensione da 10.000 sterline all’anno vedrebbe crescere il proprio assegno a 25.270 sterline all’anno nel giro di 20 anni, se i pagamenti fossero collegati al RPI.

Se invece si usasse il CPI, la stessa pensione, dopo due decenni, varrebbe 18.875 sterline all’anno, secondo i calcoli della compagnia di investimenti Hargreaves Lansdown.

Hewitt Associates, una ditta che si occupa di revisione dei conti, ha dichiarato che l’impatto sarebbe diverso da ditta a ditta, visto che alcuni piani pensione hanno indicato nel proprio contratto di associazione che l’inflazione sarà calcolata secondo l’RPI, mentre altri hanno preferito indicare che sarà usato il metodo di calcolo preferito dal governo centrale.

Il Dipartimento per il Lavoro e le Pensioni ha dichiarato ieri che non c’è stato bisogno di consultarsi con le parti sociali, visto che le ditte sono libere di pagare contributi più elevati.

Un portavoce ha dichiarato che ‘il governo ha già deciso che il CPI è il metodo più appropriato per calcolare l’inflazione per i benefit erogati dallo stato. Sembra appropriato che questo metodo sia usato anche per le pensioni private.

‘Mentre il cambiamento riguarderà i requisiti di legge per gli aumenti minimi, i piani pensione potranno continuare ad erogare assegni più generosi. Ecco perché non è stato reputato necessario consultarsi con le parti sociali’.

La riforma era stata annunciata il mese scorso dal ministro per le pensioni Steve Webb.

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