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Foto trovata su film-forward.comCon la vittoria del sinistro più sinistro di tutti, ormai le maschere sono cadute ed i “migliori” non hanno più paura di farsi vedere per come sono in realtà: una pallida e volgare imitazione dell’aristocrazia vera.

Commento leggermente irritato in sostituzione di quello, ben più lungo ed elaborato che la stupidità dell’Apolide ha consegnato all’oblio informatico premendo “Incolla” invece di “Copia” quando stava per metterlo nel box “Riassunto” (lo sento nella sua stanza che sta ancora recitando con enfasi il suo ben fornito “rosario dell’autoflagellazione”).

Invece delle considerazioni su come la recente sfilza di marchiani errori compiuti dall’amministrazione Obama non sia che una sceneggiata fatta per far perdere la pazienza ai ragazzi del Tea Party ed ai repubblicani, costringendoli a venire allo scoperto e fare degli errori, toccherà accontentarsi di una ben più modesta chiamata alla calma di fronte a questo comportamento sommamente cinico dei sinistri.

Il pezzo che trovate tradotto qui sotto è un contributo che Neil Gardiner, corrispondente del Daily Telegraph da Washington, ha pubblicato sul blog che tiene sul sito del giornale (uno dei migliori che possiate trovare nel mare magnum della rete anglofona). Gardiner si dice sicuro che la protervia aristocratica dei sinistri oltreoceano sia genuina e che la marea montante dei Tea Party non potrà che travolgerla a novembre.

L’Apolide, tra un insulto e l’altro, dice che non sa bene se condividere questo ottimismo del giornalista inglese. I democratici stanno finalmente rendendosi conto di quanto abbiano tirato troppo la corda e stiano per prendere una scoppola epocale alle urne. Di qui il ritorno di Obama in modalità elettorale, con le stantie accuse lanciate per l’ennesima volta contro il nemico pubblico numero uno dei sinistri, quel George Walker Bush che, da quando ha lasciato la Casa Bianca, ha mantenuto un contegno ammirevole, resistendo alla tentazione di difendersi. Meno male che era scemo.

Ma da qui a pensare che tutto andrà liscio come l’olio, mi pare ce ne corra. The One (o i suoi controllori) è un politico scafato, privo di morale, pronto a tutto pur di ottenere i suoi scopi (ovvero trasformare l’America in un grande stato socialista dove comanda solo il governo e chi gli sia vicino). Prima di diventare un’anatra zoppa e prepararsi alla prevedibile uscita di scena tra poco più di due anni, venderà carissima la pelle.

L’Apolide da tempo si aspetta una deriva totalitaria, alla Chavez, ma forse soffre del suo solito pessimismo cosmico. Dopotutto l’America non è il Venezuela, non fosse altro per i quasi trecento milioni di armi da fuoco in possesso dei cittadini americani. Loro dicono che “il Secondo rende possibile il Primo”, ovvero che senza essere armati fino ai denti ogni governo potrebbe cancellare il diritto di parola con un tratto di penna.

Secondo me, questa è la prova più grande della saggezza divina che ha guidato le mani dei Costituenti nel 1791. Senza questa garanzia molto concreta, gli Stati Uniti avrebbero fatto da tempo una brutta fine. Anche oggi, un dittatore in erba come Obambi deve farci i conti e sperare che, se dovesse andare troppo oltre, siano solo i pazzi estremisti a prendere il fucile dalla vetrina. Se dovessero farlo anche i cittadini normali, niente potrebbe salvarlo da una brutta fine.

Speriamo non si debba arrivare a tanto. Io e l’Apolide non abbiamo una gran voglia di combattere. Perché, se davvero le cose dovessero mettersi al peggio, gli uomini liberi di tutto il mondo non avrebbero che una scelta: imbarcarsi come i nostri antenati e difendere la libertà con le armi. Oggi come nel 1776, united we stand, divided we fall. Ricordiamocelo bene.

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La presidenza Obama sembra sempre di più un moderno Ancien Régime: stravagante e lontano dal popolo americano
Nile Gardiner
Originale (in inglese): The Daily Telegraph
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Cosa direbbe il grande storico francese Alexis de Tocqueville dell’amministrazione Obama se fosse ancora vivo nessuno lo sa. Ma scommetterei che l’autore di “L’Ancien Regime” e “Democrazia in America” non sarebbe impressionato in maniera favorevole dalla stravagante arroganza mostrata dalle elites che dominano l’America dalla Casa Bianca come se qualche diritto divino gli consentisse di fare quello che vogliono nell’assoluta impunità.

Quella stessa impunità che è stata mostrata a tutto il mondo da Michelle Obama con la sua enormemente costosa gita in Spagna, il che ha spinto l’editorialista del New York Post Andrea Tantaros a soprannominare la first lady una moderna Maria Antonietta. Come ha riportato il Telegraph, mentre gli Obama copriranno le spese personali per la vacanza, quali l’albergo ed i pasti, la gita finirà per costare più di 375.000 dollari al contribuente americano, solo per gli straordinari degli agenti dei servizi segreti ed il carburante consumato dall’Air Force Two.

Questa costosissima vacanza in Europa avviene nel momento peggiore possibile, con la disoccupazione in America al 10 per cento e la gran parte degli americani che stanno combattendo duramente per sopravvivere alle conseguenze nefaste della recessione globale. Manda un messaggio chiaro: indifferenza, quando non disprezzo, per i milioni di americani che stanno faticando a mettere il cibo sulla tavola giorno dopo giorno e pagare le rate del mutuo, mentre il debito nazionale sta raggiungendo proporzioni greche.

Mentre i media tradizionali negli Stati Uniti, dominati dalla sinistra, hanno per lo più ignorato la storia, la blogosfera e le talk radio non fanno che parlarne, cosa che sicuramente contribuirà ad un ulteriore declino nei già pessimi sondaggi sul lavoro del presidente. Mentre l’establishment dei media fa finta di niente di fronte a storie come queste, che il resto del mondo considera importanti, il pubblico americano si sta rivolgendo a fonti di informazione alternative, come la stampa inglese, che ha un approccio molto meno deferente nei confronti della Casa Bianca di Obama.

La mal consigliata gita della first lady a Marbella e l’ignorare in maniera così sfacciata quello che pensa la pubblica opinione e le sue preoccupazioni per le spese eccessive del governo sono solo simboli di un problema ben più ampio che affligge la presidenza Obama – il disprezzo totale per i principi del governo limitato, della libertà individuale e della libera impresa, ovvero quegli stessi che, negli ultimi due secoli e mezzo, hanno trasformato gli Stati Uniti nella più potente e libera nazione sulla faccia della Terra.

Questo disprezzo è evidenziato prima di tutto dall’instancabile spinta del presidente verso un governo sempre più intrusivo, nonostante il popolo americano la pensi in maniera ben diversa e dall’aumento vertiginoso delle spese del governo e delle somme che chiede in prestito, comportamento che rischia di sommergere gli Stati Uniti sotto una montagna di debiti che richiederà generazioni per essere ripagata. Lo stesso si può dire per la crociata di Barack Obama per far passare un sistema sanitario socializzato, il quale, come ho avuto occasione di dire in precedenza, non è che “un appena mascherata esternazione della vanità di un presidente che è dedicato a trasformare gli Stati Uniti dalla migliore economia di libero mercato su larga scala, ad una società dove lo stato interviene pesantemente nell’economia, con un ruolo enorme riservato ad un governo sempre più centralizzato”.

Nonostante questo, c’è una rivoluzione politica che sta per colpire Washington, una rivolta guidata non dalla dittatura della folla, ma dal potere di idee e principi, basati sugli ideali dei Padri Fondatori e quelli incarnati dalla Costituzione americana. Si tratta di una rivoluzione chiaramente conservatrice che sta sconvolgendo l’America in lungo e in largo, influenzando pesantemente ogni sondaggio prima delle elezioni di medio termine di novembre. Si basa sulla fede nella libertà individuale, nel governo limitato e, sopra tutto, nel richiedere che le elites dominanti siano responsabili delle proprie azioni. Il mantra dell’amministrazione Obama, mentre continua a banchettare con i soldi dei contribuenti, potrà anche essere “qu’ils mangent de la brioche“, ma non potrà che guardarsi nervosamente dietro le spalle, visto il montare della rabbia popolare.

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