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Foto trovato su yourmoralcompass.net I numeri sono brutte bestie, capaci come sono di fare piazza pulita della retorica e delle ideologie. Sempre più insegnanti, meno studenti e risultati pessimi. Ecco il risultato del sindacalismo sinistro. Da noi, invece…

Ogni tanto, anche i retori più dotati dovrebbero frenare il loro entusiasmo polemico e lasciare che a parlare siano i numeri e le statistiche. Gli studiosi del Cato Institute, il cui contributo al dibattito pubblico è spesso sottovalutato, specie alle nostre latitudini, hanno fornito l’ennesima prova di accusa nel processo mai celebrato per l’uso distorto ed ideologico che certa sinistra sta facendo delle scuole pubbliche negli Stati Uniti. Niente di sconvolgente, intendiamoci; i grafici che troverete più in basso non fanno che verificare quello che, in fondo, tutti i cittadini “normali” sanno bene. La verità inconfessabile è davanti agli occhi di tutti: nonostante decenni di aumento incontrollato delle spese per l’istruzione in gran parte dei paesi occidentali, i risultati di questo afflusso immenso di denaro pubblico non si sono affatto visti. A crescere sono stati solo i posti per gli amministratori, il personale non docente e chi più ne ha più ne metta. La crescita demografica dei paesi occidentali, dopo il “baby boom” degli anni 60-70, prima ha rallentato, poi si è fermata del tutto, ma le spese per l’istruzione hanno continuato a lievitare senza sosta. Neal McCluskey, autore del breve ma incisivo articolo, afferma che l’unico scopo di questa crescita assurda è quello di comprare i voti degli insegnanti e dei dipendenti delle scuole pubbliche. Colpevoli di questo crimine contro l’erario sarebbero i democratici, che pur di continuare ad avere i finanziamenti ed il supporto degli iscritti ai potentissimi sindacati degli insegnanti, sono disposti a tutto pur di aggirare le contrarierà dei cittadini e mandare altre vagonate di soldi verso il buco nero delle scuole pubbliche. Come vanno le cose da questa parte dell’Atlantico? Non molto diversamente. Le sinistre, invece di “comprare” i voti, usano le scuole pubbliche come veicolo privilegiato per sistemare i propri sostenitori e l’immensa folla di “intellettuali” disoccupati sfornati in numeri sempre maggiori dalle migliaia di corsi universitari specializzati nella produzione di cittadini del tutto incapaci di esercitare una funzione anche minimamente produttiva nella nostra società. Se in America sono costretti a cercare modi creativi per finanziare l’immenso convertitore denaro pubblico-voti democratici, da noi si preferisce continuare ad ignorare il problema e ripetere ossessivamente che l’unica soluzione a tutti i problemi della scuola, dell’università o del mondo della ricerca è quella di mandare più soldi. Che ne pensa l’Apolide? Boh, non saprei. Lo vedo seduto sul divano che guarda con espressione assente l’ennesimo documentario su Arte. Sarà anche lui stanco di discutere con il muro e ripetere per la miliardesima volta che le scuole pubbliche sono solo un residuato di una battaglia vecchia di secoli condotta da stati autoritari ansiosi di “plasmare” la popolazione secondo i propri desideri. Aveva poco senso già ai tempi di Bismarck, figuriamoci che senso può avere nell’epoca di Internet, dell’istruzione online e delle comunicazioni istantanee. Tutto il resto, come diceva il mitico Califfo, è noia.

Il laconico Apolide

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Il bailout di Grigori Rasputin
Neal McCluskey
Originale (in inglese): Cato Institute
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Fornire miliardi di dollari delle tasse dei contribuenti federali agli insegnanti ed agli altri dipendenti delle scuole pubbliche è il bailout che non se ne vuole proprio andare. Hanno provato a tagliuzzarlo, è finito nel mezzo di una sparatoria tra i democratici, ha dovuto persino combattere con i buoni alimentari, ma non si riesce proprio a farlo fuori!

Ora, siamo chiari: non si tratta di una crociata benefica pensata per haiutare “i bambini”. Si tratta di pura malvagità politica, un piano spudorato per tenere buoni i sindacati degli insegnanti e degli altri dipendenti delle scuole pubbliche che i democratici devono per forza motivare per avere qualche speranza di farcela nelle elezioni di medio termine. Deve per forza trattarsi di una cosa del genere, i dati non lasciano altre spiegazioni: per decenni abbiamo continuato ad assumere insegnanti su insegnanti senza che i risultati degli alunni migliorassero di un millimetro. A partire dal 1970 (come illustra il grafico qui sotto) i dipendenti delle scuole pubbliche è salito dieci volte più rapidamente dell’aumento degli studenti, mentre i risultati nei test standardizzati non sono migliorati affatto.

Grafico trovato su cato-at-liberty.org

Grafico trovato su cato-at-liberty.org

Ma proviamo ad assumere che esistano davvero ragioni razionali per credere che dobbiamo per forza mantenere livelli occupazionali così elevati anche se non otteniamo un bel niente in cambio dal punto di vista dei risultati. Si potrebbe salvare un mucchio di posti di lavoro degli insegnanti senza bisogno di un bailout se i sindacati accettassero dei tagli ai salari, come sta succedendo ai milioni di americani che finanziano i loro stipendi. Ma purtroppo sempre più spesso, i sindacati non vogliono sentire ragioni.

Purtroppo, questo è parte della corsa all’educazione che Washington corre da sempre, una gara che non conduce all’eccellenza. Si tratta di una gara per comprare voti. Indovinate che? Nonostante la sua reputazione immeritata che ha anche tra qualche conservatore, l’amministrazione Obama, come il Congresso a guida democratica, sta correndo la gara a velocità da record del mondo.