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Foto trovata su capecodporcupine.blogspot.comI nostri rischiano di perdere il Congresso? Ci pensa Super-Obama! Facciamo un bel bailout per far sparire i mutui di chi non può pagare le rate! Chi se ne frega se lo stato dovrà fare una montagna di debiti che voi, poveri fessi, dovrete pagare vita natural durante. Hope and change!

Nei giorni e nelle settimane scorse, l’Apolide ha già espresso i suoi sospetti verso i metodi e gli infiniti trucchetti che il Caro Leader Abbronzato sembra pronto ad usare per ottenere quello che vuole. Viste le pessime previsioni ed i sondaggi a picco, si aspettava che The One tirasse fuori dal cilindro l’ennesima schifezza statalista per salvare il didietro dei suoi sempre più riluttanti schiavetti seduti al Congresso.

Oggi una notizia è iniziata a rimbalzare nella blogosfera, mettendo in grandissimo allarme la parte più seria, che non riteneva possibile un comportamento tanto scriteriato a meno di cento giorni dalle elezioni di medio termine. A far scoppiare la bomba, Peter Pethokoukis, capo editorialista per il servizio della Reuters “Breakingviews”. Obama starebbe per imporre ai burocrati a capo dei giganti dei mutui immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac di cancellare con un colpo di penna parte del debito di qualcosa come quindici milioni di famiglie americane.

Oh, ma com’è bravo, ma quanto è generoso, questo sì che è un politico che pensa al popolo! Ehi, ma, aspetta un attimo, non sono state proprio Fannie e Freddie a scatenare il disastro economico, spingendo gente che non poteva permettersi di acquistare case a sottoscrivere mutui criminali che poi hanno impacchettato e spacciato a giro per il mondo come se fossero caramelle? Sì, certo, proprio loro, i residuati tossici dell’era disgraziata delle riforme socialiste di Franklin Delano Roosevelt.

Ma mi sembra di ricordare un’altra cosa. Ma non erano loro che, poche settimane fa, avevano chiesto ad Obama di spedirgli un’altra vagonata di miliardi per rimettere in sesto i loro conti perennemente disastrati? Certo, sempre loro, i “gemelli tossici” dell’economia a stelle e strisce.

Ma come, con i conti a pezzi, The One pensa di togliere altri assets dalla colonna buona del bilancio?! Certo, come no. Visto che il Congresso, terrorizzato dalla rabbia popolare per le spese pazze, si rifiuta di passargli l’ennesimo pacchetto di stimolo pieno di buonissimo pork per i suoi padroni, SuperObama ha pensato di fregarsene della democrazia e sputtanare un’altra tonnellata di soldi (presi a prestito dagli asiatici) per far vincere le elezioni ai suoi servi fedeli.

A questo punto l’Apolide si fa una domanda semplice semplice: ma Obama vuole davvero scatenare la rabbia popolare? I cittadini sono furibondi, la classe dominante viene percepita come aliena, altezzosa e irresponsabile, si moltiplicano gli articoli che, per ora in maniera cauta, inneggiano alla nuova rivoluzione americana come unico modo per far sloggiare la banda di predoni obamiana.

A questo punto, non so più se dare ragione alle predizioni eternamente pessimistiche dell’Apolide o sperare che alla fine non se ne faccia di niente. Una cosa è certa: se Obama pensa che questa mossa aiuti i democratici alle elezioni sta sottovalutando ancora una volta l’ira dei contadini yankee.

Se davvero provasse un trucco del genere, non farebbe che invitare Tea Party e repubblicani a nozze. Niente fa arrabbiare gli americani come il pensiero di pagare con le proprie tasse i lussi spropositati di qualcun altro.

L’Apolide

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Una sorpresa d’agosto da parte di Obama?
James Pethokoukis
Originale (in inglese): Reuters Breakingviews
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Main Street starebbe per ricevere il suo gigantesco bailout. Da Washington a Wall Street le voci si moltiplicano e puntano tutte nella stessa direzione: l’amministrazione Obama starebbe per ordinare ai giganti dei mutui immobiliari controllati dallo stato Fannie Mae e Freddie Mac di cancellare parte dei mutui di milioni di americani i cui debiti sono superiori al valore della propria abitazione. Circa 15 milioni dei mutui degli americani – uno su cinque – sono “sottacqua”, con un valore negativo che si aggira sugli 800 miliardi di dollari. Ricordate che la vigilia di Natale del 2009, il dipartimento del tesoro ha annullato il limite all’assistenza finanziaria (era 400 miliardi di dollari) verso Fannie e Freddie, promettendo aiuti illimitati. Lo strumento usato per questo nuovo bailout potrebbe essere l’Home Affordable Refinance Program (HARP), inaugurato da Bush, al quale Obama ha affiancato un programma simile. Non per niente l’estensione dell’HARP è stata appena allungata al 30 giugno 2011.

La mossa, se dovesse verificarsi, sarebbe un atto sorprendentemente spericolato dal punto di vista economico e politico, specialmente a meno di 100 giorni dalle elezioni di medio termine, nelle quali i democratici, stando ai dati attuali, dovrebbero perdere un numero eccezionale, se non storico, di seggi sia alla Camera sia al Senato. La data da segnare sul calendario è il 17 agosto, quando il dipartimento del tesoro terrà un ampiamente pubblicizzato sul futuro di Fannie e Freddie. Alcuni punti chiave sulla questione:

1) I leader repubblicani credono in questa possibilità, soprattutto visto che i rappresentanti del GOP ed i democratici moderati al Senato non sono disponibili a spendere altri soldi dei contribuenti in nuovi pacchetti di stimolo all’economia. Ma un piano sui mutui permetterebbe alla Casa Bianca di fregarsene delle obiezioni del Congresso e mostrare agli elettori che sta facendo qualcosa di concreto per aiutare un sistema economico che sembra indebolirsi sempre di più.

2) Le banche di Wall Street stanno avvisando in maniera discreta i propri clienti migliori. Ecco quello che alcune di esse stanno dicendo in maniera molto cauta nei loro comunicati pubblici. Questo dalla Goldman Sachs:

Le politiche che riguardano le GSE (Government-Sponsored Enterprise, ovvero le entità parastatali come Fannie Mae e Freddie Mac create dall’amministrazione Roosevelt e cresciute enormemente negli ultimi decenni ndApo) sono tra le ultime leve di controllo rimaste all’amministrazione, quindi è concepibile che cambiamenti potrebbero essere all’orizzonte, anche se non ci sono segnali di una decisione imminente. La possibilità del Tesoro di provvedere supporto finanziario sostanzialmente illimitato ai GSE rende possibile una situazione interessante nei prossimi dodici mesi: i GSE potrebbero essere usati per provvedere un supporto addizionale al mercato immobiliare e, in misura più limitata, all’economia in generale nel secondo semestre del 2010.

Questo invece viene dalla Mizuho Securities:

Mentre chi decide le politiche statali sta considerando la prossima mossa, i dati suggeriscono che non solo dovranno affrontare una ripresa ormai in stallo ma un crescente rischio di deflazione che si sta radicando nell’economia. Come risultato, l’amministrazione è ricorsa a strumenti di politica industriale, approvando l’acquisto di una ditta di noleggio di auto sub-prime da parte della GM, per aumentare le vendite di auto sul mercato interno, specialmente ora che gli ultimi dati sul mercato automobilistico indicano che i consumatori rispondono ancora positivamente agli incentivi. Questo precedente aumenta il rischio che il governo sfrutti il suo controllo su Fannie e Freddie per far crescere il cash flow dei consumatori e gonfiare artificialmente l’economia per l’ennesima volta.

Inoltre, la Morgan Stanley sta provando a fare approvare direttamente dal Congresso un piano di aiuto per i mutui in sofferenza. Il 3 agosto, un economista di punta della Morgan Stanley ha raccomandato al Senate Budget Committee che Fannie e Freddie rendano più flessibili i loro standard per concedere nuovi mutui in modo da consentire a milioni di americani di rifinanziare i propri vecchi mutui.

3) Tenete ben presente il contesto economico e politico. La ripresa economica appena iniziata sta già perdendo spinta propulsiva. Gli economisti di Wall Street hanno appena rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL fornite dal governo per il secondo trimestre dal 2,4 all’1,7 per cento. Per non parlare del fatto, recentemente ricordato dal segretario del Tesoro Timothy Geithner, che, vista la crescita economica così debole, la disoccupazione potrebbe presto riprendere a salire, avvicinandosi al livello politicamente tossico del 10 per cento. Molti alla Casa Bianca pensavano che a questo punto della ripresa il tasso di disoccupazione sarebbe calato nettamente.

Ma niente del genere è successo. Quello che invece è avvenuta è la continua erosione del tasso di approvazione del presidente, calo avvenuto in parallelo con quello dei sondaggi elettorali per i democratici. Il partito del presidente rischia seriamente di perdere il controllo della Camera e forse anche quello del Senato. L’Hail Mary sui mutui (nel football americano, ogni qual volta una squadra si trovi sotto alla fine del quarto tempo, gli allenatori hanno la tentazione di provare un “Hail Mary pass”, un’azione quasi impossibile che spesso si risolve nel quarterback che, dopo aver aspettato che i ricevitori si siano liberati dalle marcature, lancia la palla, pregando la Vergine Maria che arrivi nelle mani giuste. L’espressione è passata nel linguaggio comune, indicando appunto una misura sconsiderata dalle bassissime probabilità di successo ndApo) sarebbe l’ultimo disperato tentativo di impedire questo risultato e salvare il programma di riforme di Obama. Il calcolo politico è chiaro: il numero di americani grati per l’elargizione sarebbe più grande di quanti sarebbero offesi dal fatto che, alla fine, sarebbero loro – e i loro figli e i loro nipoti – a dover pagare per la sconsideratezza dei propri vicini.

4) Non pensiate che la Casa Bianca si preoccupi delle reazioni dei mercati finanziari. Se pensassero che avesse una sola possibilità di essere approvato dal Congresso, sarebbero pronti a proporre il pacchetto di stimolo 2.0 (3.0? 4.0?) da 200 miliardi di dollari anche domani.

Agosto di solito è un mese morto per la politica di Washington. Ma forse quest’anno sarà l’eccezione che conferma la regola.

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