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Foto trovata su moonbattery.comCome diceva Lincoln, non puoi fregare tutti in eterno. Alla fine le truffe di dems, ACORN e compagnucci vari stanno venendo a galla. Ecco migliaia di voti fasulli, da carcerati, morti ecc. Che ci si riesca a liberare di questo buffone con due anni d’anticipo? Finalmente change we can trust. Dopo il salto Gary Larson.

Le brutte storie non muoiono mai. Nel 2008, l’Apolide, come molti altri, si appassionò alle vicende che circondarono l’elezione del senatore junior del Minnesota, la costosissima campagna messa in piedi dal buffone meno divertente del pianeta, la vittoria di misura del suo avversario, la lunghissima battaglia legale, lo stillicidio di schede trovate chissà dove e (casualmente) tutte a favore del buffone, la vittoria del povero demente, con relativa consegna della maggioranza a prova di filibustering nelle mani del Caro Leader Abbronzato. La cosa puzzava lontano diecimila miglia di truffa sinistra, ma mancavano le prove e toccò ingoiare l’amarissimo boccone. Ora, dopo mesi di silenziose ricerche, un watchdog del Minnesota ha trovato le prove che dimostrano come centinaia di carcerati abbiano votato illegalmente nelle contee più rosse dello stato. Insomma, finora erano chiacchiere ma ora ci sono i fatti. Franken dice di aver vinto per soli 312 voti, quindi le ragioni per riaprire l’inchiesta ci sarebbero eccome. Ma qui casca l’asino sinistro. La legge elettorale dice che dopo due anni cosa fatta capo ha ed i procuratori delle contee incriminate (sinistri anche loro) stanno facendo di tutto per far scadere i termini ed insabbiare definitivamente la questione. L’Apolide non sa cosa pensare. Per quanto odi profondamente il lurido trippone (nessuna solidarietà tra grassi, brutto infame) e sente un brivido lungo la gamba al solo pensare di vederlo finalmente cacciato dal Senato degli Stati Uniti, un bel pateracchio sinistro proprio a ridosso delle elezioni di medio termine sarebbe impagabile. Comunque sia, ad uscire sconfitta da questa storiaccia è, manco a dirlo, la stampa mainstream, ormai ridotta al rango di bieca propaganda di stato. Il pezzo di Gary Larson è molto dettagliato e riesce a rendere bene l’idea di cosa voglia dire vivere in uno stato dominato dai sinistri. Essendo abitante della Repubblica Socialista Sovietica di Toscana non posso che annuire pensoso ma magari qualcuno tra voi è più fortunato e potrebbe imparare a non dare mai niente per scontato. In ogni caso, spero che l’articolo sia di vostro gradimento.

L’Apolide

Al Franken senatore illegittimo
Gary Larson
Originale (in inglese): Intellectual Conservative
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Certo loro hanno fatto una bella differenza: secondo uno studio durato diciotto mesi sul voto nel Minnesota durante le elezioni del 2008, almeno 341 carcerati hanno votato illegalmente solo nelle città di Minneapolis e St.Paul. A parte questo affronto incredibile alla legge elettorale, ci sarebbero svariate migliaia di schede fatte da votanti a gettone, molti dei quali non avevano mai votato prima, reclutati dall’ACORN per decidere il risultato dell’elezione di un senatore degli Stati Uniti.

Complessivamente, una grandissima parte di questi elettori fraudolenti ha votato per il comico del “Saturday Night Live” Al Franken, un democratico, rispetto al senatore in carica, il repubblicano Norm Coleman, nell’arrivo al filo di lana che si è deciso solo dopo cinque mesi di aspre battaglie legali. Questo risultato palesemente truffaldino fa andare ancora in bestia i repubblicani del Minnesota, ma una lunga serie di sospetti di irregolarità e numerose prove di pratiche truffaldine condotte dall’ACORN non riescono a smuovere i media locali, che preferiscono non vedere, non sentire e non parlare.

Alla fine, Al Franken “vinse” questa elezione contestata per soli 312 voti che i repubblicani consideravano irregolari. Fate voi i conti.

La pubblicazione dello studio sui voti dei carcerati sta rinfocolando le polemiche sul fatto che Franken abbia davvero vinto le elezioni. Secondo un rapporto di sette pagine del watchdog Minnesota Majority, molti carcerati hanno votato nei distretti fortemente democratici delle Twin Cities (St. Paul e Minneapolis sono due città di dimensioni molto simili cresciute a poca distanza l’una dall’altra. Da quando si sono ormai unite, sono conosciute come le Città Gemelle ndT), quegli stessi distretti battuti a tappeto dagli attivisti dell’ACORN a caccia di voti farlocchi per Franken. Certo, è solo un caso.

Questo rapporto è pressoché ignorato, vivisezionato o discreditato dai procuratori distrettuali delle contee di Hennepin (Minneapolis) e Ramsey (St. Paul), entrambe guidate da democratici appartenenti al DFL (Democrat Farmer Labor Party). I distretti dove sarebbero avvenute le truffe elettorali sono roccaforti democratiche: la possibilità che un repubblicano vinca in uno di questi distretti è lievemente più alta di quella di giocare a palle di neve all’Inferno.

Dopo una campagna elettorale particolarmente sporca, il margine di vittoria per Franken – dopo cinque mesi di estenuanti lotte in tribunale – è stato di 312 voti, dopo che il primo conteggio aveva dato Coleman vincente per 750 voti. Nei mesi successivi alle elezioni, è diventato chiaro a tutti, anche agli appartenenti al DFL, come le regole seguite per cancellare i voti arrivati per posta fossero molto più severe nei distretti a maggioranza repubblicana, dove le leggi elettorali erano osservate alla lettera, che nei più rilassati distretti democratici, dove è successo di tutto. Giusto? No di sicuro, ma quando l’obiettivo è quello di vincere a tutti i costi, ci si può davvero aspettare delle votazioni oneste?

Il gruppo Minnesota Majority ha confrontato gli elenchi pubblici dei carcerati del Minnesota Department of Corrections con le registrazioni degli elettori nei vari distretti, con particolare attenzione agli elenchi dei votanti con le firme (le schede elettorali, visto che il voto è ancora segreto, non sono state esaminate, rendendo impossibile determinare chi avesse votato per chi, cosa che avrà fatto tirare un bel respiro di sollievo agli sgherri di Franken).

Membri dell’ACORN, stipendiati e volontari che lavoravano ufficialmente per un gruppo finanziato occultamente dal DFL, hanno distribuito migliaia di certificati per registrarsi al voto, coprendo strada per strada entrambe le Twin Cities, distribuendo questi formulari come se fossero caramelle alla sfilata del 4 luglio.

Il fatto che la stragrande maggioranza dei votanti “convinti” dall’ACORN (90%, forse di più?) abbia votato per Franken è una stima onesta. Anche solo il fatto di essere conosciuto (chi aveva mai sentito parlare di “Norm Coleman”?) favoriva lo sgangherato comico del SNL, un nativo del Minnesota che se n’era andato via, tornato per farsi eleggere solo dopo che la sua carriera di conduttore radiofonico per l’emittente di estrema sinistra Air America era fallita. Uno che, inoltre, si era “dimenticato” di pagare i contributi ai dipendenti della sua radio (ma è una questione davvero così poco importante?).

[Nota della redazione: per un’analisi dettagliata su come abbia vinto Franken, se effettivamente abbia vinto, potete leggere l’articolo di Larson “Franken’s Dubious Win: A Gloomy Postmortem” pubblicato il 7 luglio 2009.  Notate come Larson avesse detto già allora “Hanno votato dei carcerati…”]

Come ci si poteva purtroppo aspettare, lo studio del Minnesota Majority è stato prima ignorato, poi guardato controvoglia, mentre gli uffici dei procuratori distrettuali delle Twin Cities continuavano a fare di tutto per insabbiare la storia, chiaramente non gradita ai loro occhi. Nonostante un enorme ritardo, l’ufficio di St. Paul (contea di Ramsey) ha finalmente accettato il caso e gliene va dato credito. I procuratori ora starebbero “valutando possibili incriminazioni”.

I media mainstream hanno ignorato l’intera questione (meglio lasciar perdere, vero?) fino a quando Ed Barnes della Fox News ha fatto esplodere la questione in tutto il paese il 12 luglio. I conservatori locali, abituati a vedere i media di sinistra come un filtro furbetto che esclude solo le notizie che potrebbero dar noia ai democratici, non si sono sorpresi per niente di fronte al silenzio dell’informazione locale. La “mancanza di curiosità” è una cosa niente affatto straordinaria qui nello stato dello scoiattolo (come ogni stato dell’Unione, anche il Minnesota ha un soprannome; Gopher State, ovvero stato del gopher, una specie di scoiattoli terricolo delle praterie diffuso in tutto il Midwest ndT), specialmente se si parla dei problemi etici dei democratici.

La prima volta che qualcosa a proposito delle frodi elettorali è apparso sui media locali è stato il 13 luglio sul Minneapolis Star Tribune. Ma questo non poteva essere materiale da prima pagina, sotto un bel titolo a nove colonne, come ci si sarebbe aspettato, che ne so, per uno scandalo che avesse coinvolto un repubblicano. Nisba, la storia dei carcerati che hanno votato nelle elezioni più contestate della storia dello stato è stata infilata nella seconda sezione “notizie locali”, a pagina B-1, letteralmente sotto la piega del giornale, con un titolo ad una sola colonna scritto piccino piccino. Beh, per forza che nessuno se n’è accorto!

Sembra come se i media amici avessero steso una rete di protezione attorno ai democratici.

Il racconto del giornale indica il gruppo come “conservatore” e minimizzando i suoi sforzi per raggiungere la verità sui voti dei carcerati, dipingendo il tutto come “un problema molto più piccolo di quello che il gruppo dice di aver trovato”, opinione mascherata da dichiarazione di un procuratore della contea. Poi, sorpresa sorpresa, ci viene detto che “lo studio è stato sponsorizzato dal partito repubblicano del Minnesota”. Tié, così impari ad impicciarti dei nostri amici!

Nella ultra-rossa contea di Hennepin (Minneapolis), lo studio ha scoperto che ben 281 carcerati avrebbero votato illegalmente, un numero di gran lunga superiore a quello riscontrato nelle altre contee. Nell’altrettanto rossa contea di Ramsey (St. Paul), il problema è stato meno grave, con un numero di schede dei carcerati decisamente minore. Verrebbe da pensare che da queste parti a nessuno importi dei brogli.

A dire il vero, Ramsey, sede del parlamento dello stato, ha assunto degli investigatori supplementari per indagare sui casi documentati che il Minnesota Majority ha fornito alla contea. Hennepin, invece, non ha fatto un bel niente, limitandosi a far finta che il problema non esista del tutto. Un procuratore della contea avrebbe dichiarato che si tratterebbe “di crimini impossibili da portare in tribunale”. Pensa te.

Il direttore esecutivo del Minnesota Majority Dan McGrath ha dichiarato che il gruppo non sta “cercando di cambiare il risultato delle ultime elezioni. Stiamo solo cercando di far sì che l’integrità delle prossime elezioni non venga anch’essa compromessa da altri brogli”.

Alla fine, questa bagatella potrebbe finire per essere battuta dal cronometro. La legge stabilisce che dopo due anni decade il termine per perseguire qualsiasi reato in materia di elezioni: il tempo scadrà quindi il 10 novembre 2010. Oltre a questa scadenza, la stessa legge prescrive che dopo soli 22 mesi alcuni documenti delle elezioni possano iniziare ad essere distrutti: in questo caso il giorno fatidico sarebbe il 10 settembre 2010.

Il watchdog Minnesota Majority accusa le contee dominate dal DFL di stare tergiversando e di ritardare più possibile le indagini sui brogli.

Secondo McGrath, “se vogliono impedire che frodi come queste si ripetano in futuro, i procuratori dovrebbero agire con ben altra risolutezza. Lo stato deve essere sicuro che il sistema attualmente esistente, che dovrebbe essere in grado di identificare i carcerati sul posto e quindi consentire ai responsabili del seggio di impedirgli di votare, funzioni oppure no. Nel 90% dei casi che abbiamo esaminato, i criminali non sono stati identificati dal sistema”.

Se quelle contee urbane delle Twin Cities avessero identificato questi carcerati, per non parlare del fatto di non aver fermato la campagna di registrazione a favore di Franken da parte dell’ACORN, un noto gruppo di ultra-sinistra che gode di finanziamenti dal governo federale, le cose sarebbero potute essere molto diverse a Washington. Ora, purtroppo, non è che un altro “cosa sarebbe successo se…” della storia, un esempio lampante di come sia possibile per qualcuno di accedere alla “gloria” di un seggio senatoriale degli Stati Uniti. Ma quando un posto tanto desiderato è deciso da criminali incarcerati, insieme ai voti ottenuti chissà come da un’organizzazione non-profit ma altamente politicizzata come l’ACORN, allora qualcosa decisamente non va. Il fine giustifica i mezzi? Vincere ad ogni costo, come diceva Saul Alinsky? La politica se ne può fregare delle leggi? La verità è forse irrilevante? In questo caso, anche il fatto che le leggi elettorali siano rilevanti viene messo in dubbio.

Se i procuratori delle contee faranno sì che i termini scadano senza aver fatto niente sarebbe una cosa inaudita, imperdonabile e vigliacca. Ignorare il problema completamente per molti mesi per poi riportarne solo alcune parti e, oltretutto, fornirne un’immagine distorta, è un comportamento vergognoso e non fa altro che infilare un altro chiodo sulla bara del giornalismo moderno. Ma quand’è che i media di sinistra capiranno che stanno andando troppo oltre?