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Foto trovata su veteranstoday.comOh, gioia, che tutto il mondo s’inchini alla infinita sapienza di Obambi! La stampa sinistra italiana vede così la riforma finanziaria appena approvata. Henry e Kottikoff su Forbes dicono che non si sono nemmeno affrontate le cause vere del problema. A chi credere? Dopo salto.

A sentire la stampa sinistra, l’approvazione della nuova riforma del sistema finanziario da parte del Senato degli Stati Uniti sarebbe l’ennesima grande vittoria della luminosa era di Obama, leader infallibile che sta stupendo il mondo con la sua infinita saggezza. Basta invece dare un’occhiata alla stampa specializzata per capire come quello passato al Senato non sia che l’ennesimo pastrocchio statalista, confuso, pletorico, che non porterà ad altro che alla creazione di nuove agenzie governative (pagate coi soldi presi a prestito ora dai cinesi, poi estratti a forza dai contribuenti) e all’avanzamento delle tante pericolosissime fissazioni dei sinistri mondiali (se infilano anche qui norme su una cosa, il mercato dei certificati “verdi”, che in America è al di là dal venire -visti i disastrosi risultati ottenuti in Europa- vuol dire che i democRATS hanno perso ogni contatto con la realtà). L’articolo pubblicato sul sito del periodiico “Forbes” seziona con spietata efficacia le duemila e passa pagine della legge, dimostrando come, secondo i due economisti Henry e Kottikoff, vada esattamente nella direzione opposta a quella che sarebbe auspicabile per risolvere alla radice le cause del collasso del sistema finanziario. Gli autori propongono anche una soluzione alternativa, il Limited Purpose Banking, sistema che costringerebbe gli intermediatori finanziari a mantenere sempre una capitalizzazione del 100%, come fanno i fondi di investimento. Secondo loro, questo cambiamento sistemico renderebbe impossibili i fallimenti e le conseguenti crisi di panico nel mondo della finanza. L’articolo è lunghetto, ma molto interessante. Proprio quello che ci vuole per diradare la nebbia della propaganda e rispondere a tono ai troppi sinistri che vogliono farci credere che Cristo è morto dal sonno.

L’Apolide

Riforma finanziaria, riposa in pace.
James S. Henry e Lawrence J. Kottikoff
Originale (in inglese): Forbes
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Addio alla Glass-Steagall, benvenuta alla Dodd-Frank — la riscrittura più completa dei regolamenti finanziari dal 1933. Questo colosso da 2319 pagine — 10 volte di più della Glass-Steagall — ha richiesto un anno e mezzo di lavoro e costerà allo stato 30 miliardi di dollari e molti anni prima di riuscire ad essere implementata a pieno. Ma almeno, tutto questo tempo ed i soldi spesi riusciranno a far sì che Wall Street non sia più un rischio per il resto dell’economia?

No.

La Dodd-Frank è una legge che garantisce il pieno impiego solo alle agenzie governative che dovranno sorvegliare l’applicazione delle mille regole, un decreto che si occupa di tutto tranne che delle vere cause del crollo del sistema finanziario. Vuole occuparsi di tutto, facendo una gran confusione; si va dalle transazioni effettuate dai broker per conto proprio, alla protezione dei consumatori di prodotti finanziari, al commercio dei derivati, agli stipendi dei dirigenti, ai costi sulle operazioni con le carte di credito, alla protezione dei whistle-blowers, all’aumento della rappresentanza per le minoranze razziali fino al commercio dei minerali estratti dalle zone “calde” del Congo. La Dodd-Frank ordina anche 68 nuovi studi che si occuperanno dei certificati verdi, degli intonaci prodotti in Cina, del prestito tra privati (le associazioni di prestito p2p tipo Zopa ndT) e un mucchio di altre stupidaggini.

Le vere cause
Nessuno di queste decisioni affronte il problema principale — il fatto che Wall Street sia in grado di nascondersi dietro il segreto commerciale per agevolare la produzione e la vendita di strumenti finanziari per migliaia di miliardi di dollari dei quali solo loro sono in grado di valutare l’effettivo valore.

Questa politica di “silenzio sistematico” — la mancanza di una trasparenza su quello che le ditte finanziarie veramente hanno nei bilanci — hanno lasciato queste importanti informazioni nelle mani degli amministratori delegati e della loro cerchia ristretta di consiglieri. A questo punto, la valutazione delle ditte di Wall Street dipendeva essenzialmente in quanto ci si poteva fidare dei top manager — gli stessi che avevano più da perdere se questo muro di gomma fosse caduto.

Quando le notizie riguardanti le dimensioni di queste furbate di Wall Street iniziarono a diffondersi, gli investitori si resero conto che quegli “adulti” dei quali si erano fidati — le agenzie di rating, i consigli di amministrazione, le agenzie governative ed infine i politici — avevano preso bei soldi per far finta di niente. A questo punto, il pubblico non era più disposto a credere in niente e nessuno. Il castello di carte di Wall Street crollò, trascinandosi dietro gran parte dell’economia tradizionale.

Questa lunga lista di malefatte non era una cospirazione ben organizzata, ma una specie di buffet gratuito che, pur senza bisogno di grandi vecchi, trovava comunque il modo di crescere. Gli invitati erano una buona parte delle banche più grandi e prestigiose del mondo, le compagnie di assicurazione, gli hedge funds, le agenzie di rating, gli studi legali ed i revisori dei conti.

Forse non sapremo mai quale percentuale dei beni e delle passività delle ditte della finanza erano irrimediabilmente tossici, ma non è molto importante per i nostri scopi. Visto che non esiste un modo di verificare minuto per minuto in maniera indipendente la natura esatta dei beni e dei debiti assunti dalle compagnie di Wall Street, sono tutte vulnerabili alle reazioni esagerate degli investitori, dei partner commerciali o dei correntisti, spesso causate da niente di più che una voce o semplici congetture.

La serie di fallimenti dei giganti di Wall Street, a sua volta ha causato l’ingresso in campo dello Zio Sam, che ha emesso altri strumenti finanziari che stanno diventando sempre più difficili da valutare correttamente — quasi 24.000 miliardi di dollari (secondo le stime di Neal Barofsky, il watchdog del TARP nominato dal Congresso) che dovrebbero garantire una lunga lista di compagnie finanziarie di ogni genere.


Questo è un debito colossale, quasi due volte l’intero prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Se la prossima settimana dovesse succedere un’altra grande corsa agli sportelli, lo Zio Sam sarebbe costretto a stampare migliaia di miliardi di nuovi dollari per coprire queste garanzie. La prospettiva di essere ripagati con dollari svalutati spingerebbe le persone a correre ancora più in fretta a ritirare i soldi dalle banche e comprarci qualcosa di tangibile, prima che i prezzi esplodano. Alla fine, le garanzie dello Zio Sam valgono poco di più del pezzo di carta sul quale sono scritte.

Quindi lo Zio Sam non ci ha portato fuori dalla crisi, ma ci ha spinto ancora più a fondo. Mentre ha (temporaneamente) salvato Wall Street, ha messo in un rischio ancora più grave il resto dell’economia.

Nel frattempo, un bel numero di pezzi grossi di Wall Street se la ridevano mentre venivano cacciati dalle loro banche. Banchiere dopo banchiere, CEO dopo CEO sono stati in grado di lasciare il posto di lavoro con i loro paracaduti dorati, le ville sfarzose e gli yacht ancora intatti.

Negli anni ’30, invece, il CEO della CIty Bank e il capo del New York Stock Exchange si presero sentenze severissime per peccati finanziari veniali; alla fine degli anni ’80, la crisi delle casse di risparmio (Savings & Loans crisis ndT) portò a più di 1.000 sentenze per comportamento criminale. Stavolta, a parte i ladri più smaccati come Bernie Madoff e “Sir” Alan Stanford, siamo stati ben più caritatevoli. Naturalmente la Dodd-Frank dà istruzioni precise alla U.S. Sentencing Commission di riesaminare le linee guida per i crimini finanziari, ma per arrivare alle sentenze bisogna prima arrestare qualcuno.

Eppure il vero criminale che dovrebbe finire sotto processo è un altro: il nostro sistema fasullo di riservatezza sistematica su quanto valgano veramente le ditte della grande finanza.

Fotografie delle pietanze
La Dodd-Frank senza dubbio conterrà delle indicazioni utili — sarebbe inconsueto di non trovare niente di utile in una legge di 2.319 pagine. Ma alla fine questa legge assomiglia all’essere invitati a cena e trovarsi nel piatto le fotografie delle pietanze.

Invece di rendere più chiari i regolamenti, imporre una maggiore trasparenza e ridurre il livello di incertezza legislativa, la Dodd-Frank consegna ai burocrati del governo delle licenze di caccia valide per tutto l’anno. Delle circa 115 agenzie federali e statali che si occupano dei regolamenti finanziari, solo una è stata accorpata: invece la nuova legge istituisce ben dodici nuove agenzie governative, concedendo ad ognuna di loro ampia discrezionalità nel produrre nuovi regolamenti. Nei prossimi due anni si stima che le agenzie federali vecchie e nuove inizieranno circa 243 procedure per imporre nuove regole.

La nuova legge non ha ancora identificato un singolo responsabile per le istituzioni che raccolgono i risparmi; la SEC e la CFTC continuano ad avere entrambe autorità sul settore dei derivati; un National Insurance Office senza poteri concreti si limiterà a “raccogliere informazioni” dalle cinquanta agenzie statali che continueranno a regolare il settore assicurativo; il nuovo Bureau of Consumer Financial Protection dovrà camminare in punta di piedi per evitare di essere impallinato dalla SEC, dalla FTC e dalle agenzie federali che si occupano della politica delle case; una nuova istituzione della SEC, il Credit Rating Agency Board proverà a dare i voti alle agenzie di rating; la Federal Reserve avrà la possibilità di ritardare l’implementazione della Volcker Rule fino al 2023 senza che nessuno possa obiettare e poi… è meglio che vi risparmi il resto.


La Dodd-Frank non è solo una ricetta per la sclerosi del sistema di controllo, ma una vera e propria cuccagna per i lobbyisti e gli avvocati di Wall Street, che faranno bei soldoni nell’aiutare a capire cosa vogliano davvero dire le 283.985 parole della legge.

Dal 1990 al 2009, ogni giorno Wall Street ed i suoi amici nei settori assicurativo ed immobiliare hanno speso una media di 2.973 dollari (attualizzati al 2010) per contribuire alle campagne elettorali di ogni singolo deputato e senatore. Questo fiume di denaro ha consentito di ignorare il tema della trasparenza dei bilanci ed ha aiutato le dieci più grandi aziende della finanza a dominare incontrastate.

Le strade non prese
Nel 1982 a Chicago sette persone morirono per aver ingerito pillole di Tylenol contaminate con arsenico da un criminale che ancora oggi è sfuggito alla cattura. Dall’oggi al domani, la Johnson & Johnson si accorse che nessuno voleva più i trenta milioni di flaconi di Tylenol che vendeva in tutto il mondo. Questo sì che era un bene tossico!

La J&J ritirò tutti i trenta milioni di flaconi, li buttò via e li sostituì con dei flaconi dotati di una chiusura di sicurezza. Facendo questo, rassicurò il pubblico sul fatto che dentro al flacone c’erano davvero delle pastiglie di Tylenol e non arsenico. Ecco risolto per sempre il suo problema con i beni tossici.

L’approccio seguito dalla Dodd-Frank è diverso. Sarebbe come se la J&J avesse gettato via i flaconi ma li avesse sostituiti con gli stessi flaconi poco sicuri ed avesse assunto migliaia di impiegati per girare a caso tra i corridoi delle farmacie sperando di beccare il colpevole, oltre a contattare le pompe funebri perché rimuovessero in fretta i cadaveri dei clienti sfortunati. In effetti, gran parte della Dodd-Frank sembra destinata ad assicurare funerali più rapidi alle istituzioni finanziarie nei guai più che a cercare di evitare che falliscano.

La Dodd-Frank inoltre si basa pesantemente sul modello di regolamentazione fallimentare detto della “good bank vs. bad bank”: le banche “cattive” che prendono troppi rischi sono lasciate al loro destino, mentre le banche “buone” sono protette.

Terra a Congresso! Abbiamo già provato questo trucco nel settembre 2008. La “cattiva” Lehman Brothers è stata lasciata sprofondare, scelta che si è rivelata disastrosa per lo Zio Sam. La Citigroup, una banca “buona”, sarebbe sicuramente fallita se non ci fosse stato il bailout; la Goldman Sachs, una banca “cattiva”, sarebbe fallita anch’essa, ma lo Zio Sam decise di intervenire lo stesso. La AIG non era nemmeno una banca, ma era “cattiva” ed è stata salvata lo stesso. Alla fine della fiera, questo cordone sanitario governativo non funziona mai.

La giusta soluzione finanziaria
Se volessimo davvero risolvere i problemi del sistema finanziario, c’è un’alternativa molto semplice — Limited Purpose Banking. Il sistema LPB trasformerebbe tutti gli intermediatori finanziari con responsabilità limitata in compagnie che vendono fondi d’investimento. Con questo sistema, un’unica agenzia (la “Federal Financial Authority”) regolerebbe il rating indipendente del credito, le verifiche, la custodia e la trasparenza totale di tutti gli strumenti finanziari posseduti dal fondo d’investimento.

Ed ecco che, tramite la concorrenza e la trasparenza, sparirebbero i “prestiti bugiardi”, le magie fuori dai bilanci e tutti i beni tossici. Il sistema LPB consentirebbe al settore finanziario di fare solo quello che serve all’economia — collegare chi richiede un prestito con chi è disposto a concederlo ed i risparmiatori agli investitori.

Il lavoro del settore finanziario non è quello di portare i contribuenti al casinò ed incassare le vincite. Questo tipo di “capitalismo cowboy” è troppo pericoloso. Ma la Dodd-Frank fa esattamente questo, nonostante foraggi una legione di poliziotti per regolare il traffico.

Invece la LPB metterebbe fine al vizio di Wall Street di giocare d’azzardo con i soldi dei contribuenti. Visto che i fondi d’investimento sono come delle piccole banche che devono essere coperte al 100% in ogni caso, non possono mai fallire. Conseguentemente, anche le loro compagnie madre sarebbero solide. Con la LPB, le crisi finanziarie e gli enormi danni che causano all’intera economia (del pianeta) sarebbero un ricordo del passato.

Chiaramente qualcuno sarebbe danneggiato da questo cambiamento. Alcuni dei manager di Wall Street dovrebbero cercare lavoro a Las Vegas o nelle banche dei paradisi fiscali. Alcuni lobbyisti, avvocati, analisti del credito e contabili dovrebbero addirittura cambiare lavoro. Per non parlare di quei politici che sarebbero costretti addirittura a cercare finanziatori nell’economia reale del paese.

Purtroppo la Dodd-Frank non assomiglia nemmeno lontanamente al Limited Purpose Banking. Ma fortunatamente le leggi cattive non durano in eterno e questa, mostrandoci esattamente quello che non si deve fare in economia, potrebbe alla fine portarci all’LPB — sempre che, naturalmente, qualcuno ci conceda l’ennesima seconda chance.

James S. Henry è un economista, un avvocato, un giornalista investigativo che ha lavorato come chief economist alla McKinsey & Co. Ha scritto i libri “Banqueros y Lavadolares” (1996), “The Blood Bankers” (2005) e “Pirate Bankers” (di prossima pubblicazione). Laurence J. Kotlikoff è un professore di economia alla Boston University ed autore del libro “Jimmy Stewart Is Dead–Ending the World’s Financial Plague with Limited Purpose Banking“.