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Foto trovata su standupforamerica.wordpress.comQuando pensi che la marcia del social-statalismo sia ormai inarrestabile, ti accorgi che molti stanno reagendo. Ultima prova, il libro di Redleaf e Vigilante che demolisce il mito del “controllo”, le correzioni al libero mercato per renderlo più “efficiente” che hanno causato la crisi della finanza. Dopo il salto.

Libero mercato contro mercati “efficienti”: cittadini liberi contro cittadini “uguali”
Ron Lipsman
Originale (in inglese): Intellectual Conservative
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Le spiegazioni per la catastrofe economica del 2008 si sono sprecate e vanno dall’avidità della grande impresa, all’incompetenza del governo, fino alla mancanza di responsabilità dei cittadini. Si è provato a fornire delle cause specifiche per il precipitare degli eventi: il fatto che Fannie e Freddie abbiano continuato a finanziare mutui che non avevano speranza di essere ripagati; l’uso di strumenti derivati mal concepiti che ha fatto andare a gambe all’aria prima l’industria dei mutui immobiliari, poi l’intero mercato del credito; il fatto di promuovere aggressivamente l’applicazione del Community Reinvestment Act che ha incoraggiato persone senza alcun mezzo per ripagare i debiti ad accollarsi mutui senza garanzie; o il fatto che i tassi d’interesse tenuti artificialmente bassi abbiano alimentato un flusso insostenibile di debiti personali. Una tesi che, in un certo senso, incorpora parte delle spiegazioni generali e parte di quelle specifiche è stata delineata da Andrew Redleaf e Richard Vigilante nel loro nuovo libro “Panic: The Betrayal of Capitalism by Wall Street and Washington”. In termini generali, la spiegazione degli autori è che i responsabili dell’economia nazionale (la comunità degli affari che la crea, il governo che la regola ed i consumatori-investitori che la sostengono) hanno abbandonato il libero mercato a favore di un mercato “efficiente”. Il libro spiega come la follia di aver abbandonato l’ambiente imprevedibile, pieno di scossoni e a volte caotico del libero mercato per la supposta sicurezza, prevedibilità e controllabilità del “mercato efficiente” è stato la causa prima ed immediata del collasso dell’economia.

Il libro tratta quasi esclusivamente di economia, con qualche accenno al sociale e la quasi totale mancanza di considerazioni politiche. In questo articolo, mi ripropongo di identificare cinque temi principali del libro, tutti socio-economici. Dimostrerò come ognuno di essi abbia un corrispondente tema politico e come l’aver scelto queste politiche sia stato altrettanto disastroso per il nostro sistema politico.

Sostituire il libero mercato con il mercato “efficiente”.
Redleaf e Vigilante affermano che i guru della finanza, stancatisi della natura imprevedibile del libero mercato, abbiano sviluppato un nuovo sistema costituito da mercati “razionali” o “efficienti”. Le componenti di questo cambiamento epocale sono molte, ma il principio principale può essere riassunto nella seguente citazione, tratta dal retro della copertina del libro:

Questa ‘ideologia della finanza moderna’ ha sostituito l’amore dei capitalisti per il libero mercato, che era visto come un campo da gioco per la creatività umana, con l’adorazione per i “mercati efficienti”, che avrebbero dovuto sostituire l’iniziativa privata. Il capitalista capisce che il libero mercato è un’arena dove si scontrano gli interessi contrapposti di uomini liberi. Gli ideologi della finanza moderna sognavano un mercato “efficiente” che sostituisse questi interessi e, in prospettiva, gli stessi uomini.

Influenzati dalla teoria della finanza contemporanea, i banchieri ed i regolatori hanno abbandonato gli strumenti elementari dell’analisi finanziaria e della valutazione degli investimenti per schemi assicurativi complessi, basati sulle statistiche, assieme ad una fede cieca nell’efficienza dei moderni mercati finanziari.

Il risultato? Alla fine era impossibile sia per i dirigenti sia per i regolatori di comprendere a pieno lo stato delle finanze di ogni grande banca moderna. Credendo che i sistemi finanziari potessero fare a meno della valutazione del singolo investitore, i banchieri ed i regolatori si sono uniti per creare istituzioni finanziarie con bilanci che nessuno era in grado di valutare indipendentemente.

Lo scopo principale del libro è spiegare come questa strategia si sia rivelata fallimentare.

Ora, dal punto di vista politico, gli Stati Uniti hanno compiuto un cambiamento simile. Abbiamo scambiato il principio fondamentale della libertà del popolo per perseguire l’uguaglianza del popolo: ovvero, nella società americana, la ricerca della libertà è stata sostituita dalla ricerca dell’uguaglianza. Permettere ai cittadini di seguire liberamente i loro sogni grazie a diritti concessi da Dio, che concedevano loro la libertà di perseguire questi sogni – fino a quando non impedissero ai propri vicini di fare altrettanto – ha spesso portato a risultati confusionari ed imprevedibili. Quelli che hanno alterato il sistema per far sì che sia il governo a decidere quali sogni sono compatibili con “il benessere collettivo della società”, chi avesse il diritto di inseguirli e come dovessero essere perseguiti, queste persone credevano fortemente che un sistema “progressivo” sarebbe risultato in una società più giusta, equa ed ordinata.

Redleaf e Vigilante ci mostrano come l’aver abbandonato il libero mercato per un mercato “efficiente” abbia portato ad essere arroganti riguardo alla nostra abilità di imbrigliare le forze del mercato e la conseguenza imprevista di avere strutture finanziarie che eravamo totalmente incapaci di valutare correttamente. Allo stesso modo, l’aver abbandonato la libertà per l’uguaglianza ha portato ad una società nella quale il singolo non è più in grado di distinguere il bene dal male, i comportamenti moralmente appropriati dalla degenerazione, la conoscenza dalle curiosità, la giustizia dalla corruzione o la tradizione dalla moda.

Sostituire gli imprenditori con gli esperti.
Il libero mercato è guidato dagli imprenditori – quelli che hanno una visione ed una determinazione tanto forte da spingerli a creare nuove imprese, sviluppare nuove industrie e cercare i capitali per costruire nuovi prodotti. Il problema è che, anche se questa spinta ideale spesso porta al progresso tecnologico e alla prosperità generale, è più facile che la visione dell’imprenditore non sia perfetta. Si compiono troppi errori e, conseguentemente, troppe persone finiscono con l’esserne danneggiate. Quindi, secondo la visione dei progressisti, dovremmo fare affidamento sulla supervisione dei burocrati i quali, lavorando insieme con esperti delle varie industrie, dovrebbero tracciare la rotta per superare le secche della libera impresa e condurci verso le acque aperte e tranquille dell’economia pianificata.

Redleaf e Vigilante negano questa conclusione dimostrando come gli “esperti” non siano più bravi degli imprenditori privati nello scegliere tra vincitori e perdenti nel campo dell’economia. Inoltre, visto che non investono né il sudore della fronte né il verde dei loro portafogli, burocrati ed esperti sono molto meno bravi degli imprenditori nell’identificare a priori i prodotti e le imprese in grado di generare i maggiori profitti.

Dal punto di vista politico, la nazione sta facendo lo stesso errore filosofico. Invece di affidare le decisioni chiave delle nostre vite sociali, culturali e politiche a quelli che sono più vicini al problema – genitori, parenti, parroci, figure di spicco della società locale – abbiamo consegnato l’autorità di strutturare le nostre vite ad agenzie governative, giudici, burocrati ed altri “esperti”, lontanissimi dalla nostra realtà, i quali pretendono di controllare ogni aspetto – spesso con risultati disastrosi – delle nostre scuole, delle nostre comunità, fattorie, fabbriche, laboratori, l’intera nazione. Invece di fidarci del nostro istinto, delle tradizioni e dell’esperienza accumulata, ci affidiamo ai “grandi fratelli” del governo per far decidere a loro come dobbiamo vivere le nostre stesse vite. Come nell’economia, si cancella l’iniziativa del singolo a favore dell’uniformità e della prevedibilità imposta dal governo.

Sostituire i sistemi alla morale.
Redleaf e Vigilante spiegano come il successo delle imprese si leghi positivamente ai valori morali delle persone coinvolte nel processo – includendo i produttori, i lavoratori ed i consumatori. Scegliendo tra vincitori e perdenti, il mercato fa affidamento sul buon senso di milioni di individui che compiono scelte ragionate nel percorso complicato di fondare un’impresa, amministrarla, fare ricerche di mercato, distribuire i prodotti e naturalmente valutare se comprare (o no) i suddetti prodotti. Il successo o il fallimento di ogni impresa commerciale è governato da ciò che il pubblico ritiene serva a sé stesso, alla propria famiglia, alla propria comunità locale e alla nazione in generale. Visto che i produttori devono soddisfare le necessità dei consumatori per far crescere la propria azienda, se i consumatori si comportano in maniera morale, i produttori non potranno che comportarsi in maniera ineccepibile. Ma, dicono i progressisti, la morale produce giudizi, fino a comportamenti bigotti. Quindi, come spiegano gli autori, abbiamo sostituito la moralità con i sistemi. L’obiettivo era di progettare scientificamente processi e meccanismi, basati sulla logica e la valutazione imparziale, che massimizzassero la possibilità di successo dei nuovi prodotti. Naturalmente, questi sistemi non hanno funzionato. I sistemi sviluppati a Wall Street ed a Washington erano opachi, inutilmente complicati e sbagliati fin dalle fondamenta. Avete sentito parlare di Fannie e Freddie, la Lehman Brothers o la AIG?

Ancora una volta, lo stesso tipo di sostituzione si manifesta nel campo socio-politico. Abbiamo sostituito il fare affidamento sul comportamento morale del popolo con l’affidarci ciecamente al multiculturalismo, alla tolleranza, al rifiutare ogni giudizio morale, al culto della diversità. Proprio una bella scelta! L’effetto è stato quello di rimpiazzare i valori unificanti della nostra cultura tradizionale – ovvero l’etica del lavoro calvinista, l’individualismo selvaggio, l’eccezionalità dell’America, la civiltà occidentale giudeo-cristiana e la devozione verso il libero mercato, il governo minimo e la libertà individuale – con una zuppa falsamente uniforme di ideali pelosi che nessuno, a parte i progressisti di ferro, accetta sul serio. Abbiamo diluito il carattere del popolo americano, prendendo le distanze dalla nostra storia, dalle nostre tradizioni e dallo scopo originale della nostra nazione.

Eliminare il rischio.
Il capitalismo nel libero mercato è inevitabilmente rischioso – talvolta molto rischioso. Storicamente, gli americani sono stati sempre pronti a prendersi dei rischi pur di arrivare al successo e alla prosperità. Alcuni individui possono uscirne con le ossa rotte, ma la società, in generale, diventa più ricca. Invece, negli ultimi decenni, la nostra società in generale e i capitani della finanza in particolare sono diventati sempre più intolleranti verso il rischio. Nuovi sistemi (vedi paragrafo precedente) hanno fatto in modo di adeguare la struttura a questo cambiamento epocale. Alcuni rischi sono stati evitati, ma il sistema non è stato in grado di prevederne altri, ben più gravi, causati dalla irresponsabile promozione del Community Reinvestment Act, dalla corruzione e dalla duplicità dei dirigenti di Fannie e Freddie, dal mantenere tassi di interesse artificialmente bassi. Queste minacce impreviste sono state sufficienti per far crollare il castello di carte.

Il desiderio di eliminare il rischio è ancora più prevalente nella nostra cultura e nella politica. Vogliamo che il governo ci assicuri la salute, le case, le nostre industrie, i nostri debiti, per non parlare dei nostri conti in banca. Il governo può rispondere a queste richieste solo imprigionandoci nella camicia di forza delle tasse, riempiendoci di regolamenti, spendendo in maniera eccessiva e imponendo regole oppressive che pretendano di vietare ogni comportamento anche vagamente dannoso. Abbiamo scambiato la libertà per la sicurezza, ottenendo in cambio nessuna delle due (citazione di Jefferson ndT).

Il capitalismo senza i capitalisti.
Redleaf e Vigilante continuano:

I capitalisti sono proprietari. Il capitalismo si basa su una proprietà solida. Essere proprietario di qualcosa significa qualcosa di più che avere il diritto di trarre profitto da un certo bene. La proprietà implica sia il diritto legale e la capacità pratica di prendere delle decisioni su come curare al meglio ed impiegare in maniera efficace tale bene. Questa forma di conservazione del bene è inseparabile dal diritto di proprietà. Sia la crisi immobiliare che il collasso dell’economia si capiscono meglio se si vedono come il risultato di politiche governative che hanno spinto migliaia di miliardi di dollari in beni da proprietari relativamente solidi a proprietari molto deboli…

La forza dietro a questo enorme spostamento dalla proprietà solida a quella debole è stata l’ideologia della finanza moderna. Sostituire la nozione del libero mercato come contesto essenziale per la creatività dei capitalisti ha significato pensare che i mercati teoricamente efficienti potessero alla fine prendere il posto dei capitalisti stessi.

Parallelamente, abbiamo sempre di più un “paese libero” senza cittadini liberi. A parole veneriamo i documenti fondanti della nostra nazione e ci vantiamo di essere sempre “la terra degli uomini liberi” (passo dell’inno americano ndT). Ma abbiamo abbandonato sempre più libertà ad un governo federale coercitivo in cambio della sicurezza e di una oppressiva uguaglianza dei risultati. Continuiamo a dichiarare, sbagliando, che il nostro sistema è capitalistico mentre in effetti è un sistema misto tra libero mercato ed economia pianificata che si sta avvicinando pericolosamente ad uno stato di welfare sociale in stile europeo. Allo stesso modo, mentre continuiamo a chiamarci una repubblica costituzionale basata sui limiti all’azione del governo, siamo diventati una tirannia “dolce”, guidata dal governo centrale controllato dalle elites e da orde di falsi esperti.

Nel 2008, gli Stati Uniti hanno subito una seria crisi economica, causata dal cambiamento degli assiomi fondamentali nella nostra economia. La nazione ha compiuto lo stesso processo anche nel campo della politica. Per questo è probabile che una crisi altrettanto seria colpisca la struttura politica del paese nei prossimi mesi.