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Foto trovata su marineparents.comI sinistri italioti sono in pieno stato confusionale. Il loro idolo, il Caro Leader Abbronzato, ha nominato capo del comando che si occupa dell’intero Medio Oriente quello che considerano il “macellaio di Fallujah” e sbroccano di brutto. Ralph Peters, opinionista del NY Post, è invece entusiasta del “monaco guerriero”, considerato da molti esperti il miglior generale che gli USA abbiano a disposizione. Da che parte stare? I report, you decide. Dopo il salto.

Il ‘monaco guerriero’
Ralph Peters
Originale (in inglese): New York Post
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

L’ufficiale nominato la settimana scorsa per prendere il posto di David Petraeus al comando dell’US Central Command, il generale del Corpo dei Marines Jim Mattis è probabilmente il miglior generale a quattro stelle che stia prestando servizio in tutte le branche delle Forze Armate.

Senza dubbio è il più umile. E forse anche il più intelligente — ma lascerò che siate voi a farvi un’opinione a proposito.

Se dovesse essere confermato dal Senato, Mattis lavorerà insieme a Petraeus sul fronte AfPak (Afghanistan Pakistan), ma sarà anche responsabile per la vastissima regione che lo circonda (l’area del CENTCOM va dall’Egitto al Bangladesh, inclusa l’Asia Centrale ndT). Non si metterà a cercare di decidere ogni dettaglio del lavoro di Petraeus, ma cercherà di aiutare colui che, almeno formalmente, è un suo subordinato in ogni modo possibile. Costruirà il telaio, ma lascerà che sia Petraeus a dipingere sulla tela afghana.

Ma Mattis non sarà nemmeno uno di quei generali che avrà timore di far sapere come la pensa, lasciando che si decida tutto a porte chiuse.

Se conseguiremo qualsiasi tipo di successo in Afghanistan, sarà felice di lasciare la ribalta e la gloria a Petraeus; se le cose invece dovessero volgere al peggio, Mattis sarà pronto a prendersi la sua parte di colpa. D’altra parte, è uno fatto così.

I veterani in prima linea rispettano Petraeus, ma adorano Jim Mattis.

Tra i Marines è conosciuto come il “monaco guerriero”, visto che ha dedicato tutta la sua vita al Corpo.

Mattis non solo ha comandato uomini ad ogni livello della scala gerarchica, ma ha  combattuto in prima persona in Desert Storm, Enduring Freedom e Iraqi Freedom (quelle che da noi sono conosciute come la Seconda Guerra del Golfo [1990-1991], l’invasione dell’Afghanistan [2001] e la cosiddetta invasione dell’Iraq [2003] ndT). Come comandante della 1a Divisione dei Marines, ha dovuto affrontare nel 2004 la prima crisi di Fallujah.

Durante la preparazione per quella battaglia, Mattis si è opposto fermamente a farsi prendere dalla fretta, ma ha approvato ed eseguito senza esitare gli ordini giunti dall’amministrazione Bush. I suoi Marines sono arrivati a meno di un giorno dallo spazzare via completamente al Qaeda ed i suoi alleati dalla città — prima di vedersi negata la vittoria da un ordine della Casa Bianca, che cedette alle pressioni politiche dopo che i media fecero fuoco e fiamme pur di salvare i terroristi dal feroce attacco portato dai suoi Marines.

Dev’essere stata una decisione atroce per Mattis, visti i sacrifici fatti dai suoi Marines per arrivare ad un passo dalla vittoria. Ma non ci ha pensato due volte: ha fatto il saluto e si è rimesso in marcia.

Ma Mattis non è solo un comandante esperto nel comando tattico delle unità e pronto a tutto pur di vincere (uno degli ultimi rimasti, almeno tra gli ufficiali del suo rango). Conosce altrettanto bene le complicate nuances della politica estera ed è un lettore serio, i cui studi vanno ben oltre i libri diretti al pubblico che di solito bastano ed avanzano a molti ufficiali.

Possiede anche l’abilità, quantomai rara tra i generali, di ascoltare davvero, sia che l’interlocutore sia un colonnello o un caporale. Quando fa delle domande, sono incisive, precise, non fatte per proteggere il suo ego. Si tratta di un ufficiale che pensa con la sua testa, costantemente interessato ad ogni aspetto della vita militare, coraggioso sia dal punto di vista morale sia fisico — per non parlare del suo senso etico che sembra venire da un’altra era.

Ecco perché i media di sinistra lo odiano. Non solo Mattis è un guerriero che rende onore alla grande tradizione dei Marines, ma non fa nemmeno finta che preferirebbe tanto gestire una mensa per i poveri a San Francisco.

I media hanno condizionato i generali dell’Esercito (enfasi nell’originale ndT) a scusarsi continuamente per la loro professione (quando non sono costretti a piegarsi ai voleri dei terroristi islamici). Ma quello che i giornalisti di sinistra non perdoneranno mai a Mattis fu di aver detto, nel 2005, che gli piace tanto essere un Marine.

A San Diego, quando Mattis fece la sua “infausta” dichiarazione sul trarre grande gioia personale dall’uccidere i peggiori nemici del nostro paese, ero seduto accanto a lui. Non penso si rendesse conto che c’erano dei giornalisti presenti, visto che si trattava di una sessione a porte chiuse dedicata agli ufficiali dei Marines e della US Navy; per questo parlò come parlano i veri guerrieri.

Per quelle parole si prese una bella lavata di capo. (Non sia mai che i nostri generali dicano quello che pensano, vero?) Mattis non farà un’altra volta lo stesso errore. Eppure, quando la settimana scorsa, durante una conferenza stampa al Pentagono, fu annunciata la sua nomina al comando del CENTCOM, la giornalista della CNN Barbara Starr sembrava pronta ad esplodere dalla rabbia.

Fregandosene di tutto quello che potesse riguardare questo grande Marine, la Starr lesse le sue dichiarazioni del 2005 davanti alle telecamere, facendo capire ai suoi telespettatori che un Marine che è contento di fare il Marine dovrebbe essere tenuto lontano dai terroristi come dai bambini.

La provocazione della Starr cadde nel vuoto, visto che il segretario della difesa Robert Gates o l’ammiraglio Mike Mullen, probabilmente gli stessi che avevano procurato l’incarico a Mattis, rimasero impassibili. Ma l’incidente è significativo dell’ostilità di certa stampa nei suoi confronti.

Per quello che può valere, Mattis non ha cercato questa nomina. Era già pronto ad andare in pensione questo autunno e “tornare nelle campagne dello stato di Washington a coltivare cipolle”. Ma quando il suo presidente ed il suo paese l’hanno chiamato, si è fatto avanti ancora una volta senza esitare.

Personalmente, quando Mattis non è stato scelto per rimpiazzare Stanley McChrystal in Afghanistan, ci sono rimasto male (il presidente Obama ha scelto Petraeus per togliere di torno un possibile avversario nel 2012). Avrei preferito vedere Mattis in prima linea a combattere, con Petraeus che supervisionava tutto dal CENTCOM.

Questo non vuol dire che Petraeus non sappia come combattere, ma la sua reputazione lo rende utilissimo come attaché militare. Mentre anche Mattis è in grado di impressionare il Gran Wazoo del Vomitistan (modo di dire per indicare un qualsiasi leader non particolarmente piacevole di una nazione sconosciuta alla maggior parte degli americani ndT), lui avrebbe subito spazzato via tutte le idiozie buoniste che stanno frenando le nostre truppe. Mattis non è interessato a provare questa o quella teoria: sceglie solo le tattiche che funzionano sul campo.

Nonostante tutto, se questo splendido Marine sarà confermato, avremo sul campo il miglior duo di comandanti possibile per affrontare le insidie dell’AfPak e del resto della regione (Mattis si occuperà anche dell’Iran…).

Forse possiamo ancora sperare per il meglio.