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Immagine trovata su dailycomedy.comAltra sorpresa di questa estate calda dello statalismo globale: a forza di minacciare sfracelli contro i “ricchi”, la banda Obama è riuscita a terrorizzare il popolo americano. Il quale, come logico, ha deciso di entrare in modalità panico. Risultato: risparmio in crescita che finisce tutto sotto il materasso, con buona pace del sistema bancario e dei capitalisti di stato. Non c’è che dire, risultato storico. Obama sette più. L’articolo di Michael Barone dopo il salto.

L’economia di Obama fa correre gli americani al materasso
Michael Barone
Originale (in inglese): RealClearPolitics
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

I tassi di interesse sui mutui fondiari sono i più bassi della storia, ma, ancora prima di iniziare a festeggiare, ricorda che le vendite di case continuano a diminuire. Le banche possono fare soldi facilmente visti i tassi ultra-bassi della Federal Reserve, ma non stanno prestando denaro in giro. La grande impresa ha a sua disposizione qualcosa come due trilioni (duemila miliardi ndT) di dollari di liquidità, ma non stanno investendo neanche un centesimo.

La disoccupazione è bloccata attorno al 10 per cento per l’undicesimo mese consecutivo, ma pochi datori di lavoro stanno assumendo e, solo durante l’ultimo anno, più di un milione di americano ha smesso di cercare un impiego. Le assunzioni da parte delle piccole e medie imprese sono al livello più basso negli ultimi nove mesi e le vendite al dettaglio si stanno spegnendo poco alla volta.

Le politiche governative che erano state pensate per stimolare la ripresa dell’economia stanno avendo l’effetto esattamente opposto. I consumatori non comprano, le imprese non assumono e chi è abbastanza fortunato da avere ancora dei soldi da parte non ne vogliono sapere di investirli.

Questa è quella che io chiamo “economia del materasso”.

La gente sembra seguire questa strategia di investimento. Uno: andare da Mattress Discounters (catena di negozi specializzata nella vendita di materassi ndT) e comprare il più grosso materasso che si riesca a trovare. Due: portarselo a casa ed infilarvici dentro tutti i propri risparmi. Tre: sdraiarcisi sopra ed aspettare tempi migliori.

Questo comportamento certo non aiuta l’economia, ma è la risposta razionale alle politiche dei democratici di Obama. Ed a pensarla così non sono solo i loro oppositori politici.

Pensate a cosa ha detto l’amministratore delegato di Verizon (uno dei più importanti operatori di cellulari negli Stati Uniti ndT) Ivan Seidenberg, capo della Business Roundtable, gruppo di top manager delle principali aziende private americane che negli ultimi diciotto mesi ha fatto di tutto per ingraziarsi l’amministrazione Obama: “espandendo la propria influenza in ogni settore della vita economica del paese, il governo sta iniettando massicce dosi di instabilità nel mercato e rendendo sempre più difficile raccogliere il capitale necessario per creare nuove imprese”.

Oppure date un’occhiata al sito del sostenitore di Obama Nate Silver, fivethirtyeight.com. L’avvocato tributarista Hale “Bonddad” Stewart dice “perché le imprese non stanno assumendo? Per l’incertezza della situazione. Ci sono stati cambiamenti enormi negli ultimi dodici mesi. Le aziende stanno ancora cercando di capire che impatto avranno sulla possibilità di generare profitti in futuro. Fino a quando non saranno in grado di avere risposte certe ed affidabili, continueranno a congelare le nuove assunzioni”.

Per metterla in termini diversi, l’enorme espansione delle dimensioni e delle responsabilità del governo portate avanti dai democratici di Obama — per non parlare della minaccia che possano passare altre leggi del genere dopo le elezioni di novembre, in quella che si chiama sessione dell’anatra zoppa (tra l’elezione del deputato e la sua effettiva installazione a Washington passano circa due mesi, periodo nel quale i componenti del vecchio Congresso sono ancora in carica con la pienezza dei poteri e, se molti dei membri non sono stati riconfermati, potrebbero passare leggi di qualsiasi genere, anche estremamente impopolari senza temere conseguenza alcuna ndT) — ha raffreddato gli “istinti animali” che, secondo la visione di John Maynard Keynes, sono la forza motrice della crescita economica.

Invece di stimolare l’economia, le politiche messe in atto dai democratici di Obama l’hanno talmente stressata da indurla all’immobilità. Le persone restano sdraiate sul loro materasso, preparandosi al prossimo scossone. Almeno uno arriverà di sicuro: i tagli delle tasse dell’era Bush scadono alla fine dell’anno, il che significa che quelli che guadagnano più della media sono sicuri che molto presto gli rimarranno in tasca meno soldi di quelli che oggi hanno a disposizione.

I politici che si preparano alla campagna elettorale ne stanno prendendo nota: i leader dei democratici al Congresso non sono in grado di trovare abbastanza voti per far passare un altro pacchetto di stimolo e non si sono nemmeno azzardati a chiedere a deputati e senatori di votare la budget resolution (una misura interna al Congresso -non una legge- che stabilisce una serie di parametri del bilancio statale e viene usata come linea guida per stabilire le varie appropriazioni per i diversi programmi di spesa. Anche se non vincolante per il presidente, che ha una certa discrezionalità in alcune materie, la budget resolution ha forza di legge per il Congresso. Visto che compilare un atto legislativo del genere richiede l’intervento di tutte le commissioni del Congresso, con i relativi e spesso insanabili conflitti tra interessi concorrenti, non è obbligatorio approvarne una ogni anno: se non viene passata, si prolunga l’efficacia di quella in vigore ndT).

L’editorialista del New York Times Paul Krugman continua a chiedere a gran voce aumenti della spesa governativa ancora più significativi, ma i democratici al Congresso non ne vogliono proprio sapere.

I democratici possono dire, con un certo grado di plausibilità, che il pacchetto di stimolo del 2009, approvato meno di un mese dopo l’inaugurazione di Obama, ha impedito che l’economia si avvitasse in una spirale simile a quella che nel 1932 fece esplodere la Grande Depressione, ma avevano detto che la disoccupazione sarebbe rimasta sotto l’otto per cento, cosa che invece non è accaduta.

Possono dire che i check-up imposti dal segretario del tesoro Timothy Geithner hanno prevenuto il collasso delle grandi banche, ma non possono certo affermare che queste ultime abbiano ripreso a prestare denaro.

I democratici possono sostenere che i salvataggi della General Motors e della Chrysler stanno funzionando meglio di quanto noi profeti di sventura avessimo previsto ma, sfortunatamente, l’aver trasferito la proprietà dai creditori alla United Auto Workers (l’equivalente della FIOM nostrana ndT) — atto che definii all’epoca “governo da gangster” — ha sicuramente convinto qualsiasi investitore a stare alla larga da imprese in situazioni simili.

Ma la verità più dura da accettare è che anche un enorme iniezione di fondi pubblici non può far ripartire l’economia quando lo stesso governo minaccia un giorno sì e l’altro pure di portarti via tutto quello che guadagni.

Non è la prima volta che l’America vede un comportamento del genere. Alla fine degli anni ’30, quando Franklin Delano Roosevelt alzò le tasse sui “ricchi”, incoraggiò scioperi illegali e selvaggi da parte dei sindacati e nazionalizzò forzosamente le utilities (telefono, elettricità, acquedotti), la risposta del popolo americano fu uno “sciopero del capitale”.

Invece di creare nuovi posti di lavoro, le imprese e gli investitori privati preferirono nascondere i soldi nel materasso. Il risultato fu un’economia stagnante, una disoccupazione a due cifre e un guadagno di 75 seggi per i repubblicani nelle elezioni di medio termine del 1938.

Allora, l’economia si riprese grazie alla massiccia mobilitazione richiesta dalla Seconda Guerra Mondiale. Oggi all’orizzonte non vediamo nessuna mobilitazione del genere. Mi sa che dobbiate comprare un materasso ancora più grande…