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Immagine trovata su blackfive.netLa scelta del nuovo comandante del CENTCOM ha sollevato un coro di approvazione. Mattis è un uomo di guerra che parla chiaro e sa che per vincere bisogna trovare il nemico e distruggerlo. Senza dimenticare il sacrificio di chi, come il caporale Harris, muore per soccorrere un camerata ferito. La guerra è questo. Gli articoli dopo il salto.

I nostri Grant e Sherman
Victor Davis Hanson
Originale (in inglese): National Review Online

Tre settimane fa, alcuni di noi avevano sperato che un leader come il generale Mattis potesse diventare il nuovo comandante del CENTCOM. L’annuncio recente che il segretario alla Difesa Gates, saggiamente, ha deciso di prendere proprio questa decisione non poteva avvenire in un momento più propizio. Mattis è un comandante già provato sul campo, uno studioso sofisticato della storia ed è dotato di nervi e volontà di ferro.

Ora, con il generale Petraeus come comandante sul campo, i nostri due ufficiali anziani più talentuosi al comando delle operazioni in Afghanistan, dopo che avevano dimostrato di lavorare bene insieme quando dimostrarono tutte le loro capacità militari trasformando il momento più difficile del conflitto iracheno in un’insperata vittoria. Penso che la situazione assomiglia alla consacrazione di Grant e Sherman nella primavera del 1864 – come all’arrivo di Ridgway negli ultimi mesi del 1950 in Corea o l’entrata in campo di Abrams alla fine del 1968 in Vietnam – e che questo aumenti le nostre chances di vittoria, nonostante ora il pessimismo sia generalizzato e in molti sono pronti a dare per perso l’Afghanistan. Bisognerebbe che qualcuno riconoscesse la saggezza del segretario Gates nel compiere questa nomina in questo momento.

Ora, la situazione può essere ancora salvata se si potesse fare chiarezza nel campo diplomatico, si riuscisse ad unificare le responsabilità in un solo ufficio che riesca a trattare con il governo Karzai in maniera più sofisticata e sia più in linea con il carattere dei nostri due nuovi comandanti sul terreno. A questo punto verrebbe da domandarsi; se abbiamo fatto trenta, perché non facciamo trentuno e rimettiamo in campo il coraggioso quanto talentuoso Ryan Crocker (ambasciatore in Iraq dal 2007 al 2009, quello che G.W. Bush definiva il ‘Lawrence d’Arabia americano’ ndT), colui che ha dimostrato, nelle condizioni più difficili immaginabili, di essere il più dotato diplomatico americano delle ultime due decadi?

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Vi presento il nuovo comandante del CENTCOM
Blackfive
Originale (in inglese): Blackfive

Sono abbastanza sicuro e mi azzardo nell’affermare che tutti qui (al blog collettivo Blackfire e, più in generale, nel mondo dei milbloggers ndT) approviamo di cuore la nomina del generale Jim Mattis a capo del CENTCOM.

Abbiamo conservato tonnellate di e-mail e racconti a proposito delle capacità di comando dimostrate dal generale Mattis durante la battaglia di Fallujah. Mattis è il co-autore del manuale sulla strategia anti-insurrezionale sia dei Marines sia dell’Esercito. E poi, lui è il ‘monaco guerriero’ (soprannome affibbiato a Mattis nel corso delle operazioni in Iraq, per sottolineare la singolare determinazione nel combattimento e le sue abitudini particolarmente frugali ndT).

A parte il vice del CENTCOM (Petraeus ndT), non c’era scelta buona, migliore o perfetta come quella del generale Mattis.

Non c’è amico migliore o nemico peggiore (di lui). (motto che molti considerano la filosofia di vita dei Marines: secondo alcuni è tratto dall’epitaffio di Lucio Cornelio Silla “nessun amico mi ha reso servigio, nessun nemico mi ha recato offesa, che io non abbia ripagati in pieno” ndT).

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Marine di Camp Pendleton ucciso mentre portava in salvo un camerata ferito
Maryann
Originale (in inglese): Soldiers’ Angels

La salma del caporal maggiore Larry Harris Jr., un Marine di 24 anni di Camp Pendleton ucciso in servizio in Afghanistan, è atterrato negli Stati Uniti e riconsegnato alla sua famiglia nel Colorado.

Solo ora iniziano ad emergere i dettagli dell’eroismo di Harris.

Harris, un mortaista, è stato ucciso il 1 luglio mentre effettuava un pattugliamento in un’area ostile nella provincia di Helmand, una delle roccaforti dei Talebani. La sua pattuglia è caduta in un’imboscata nella quale il caporale Jake Henry è rimasto ferito.

Harris stava trasportando Henry al sicuro, fuori dalla zona di combattimento. Brian Henry, il padre del caporale, ha scritto in una pagina Facebook dedicata ai familiari del 3° Battaglione del 1° Reggimento dei Marines:

“Stava trasportando mio figlio quando ha messo il piede su una mina. Ha perso la vita, ma mio figlio è ancora vivo. Le nostre preghiere ed il nostro affetto va alla famiglia di questo eroe, che non sarà mai dimenticato da tutta la mia famiglia”.

Harris ha assorbito il grosso dell’esplosione, morendo sul colpo.

Le decorazioni del caporal maggiore Harris includono la Purple Heart (medaglia che va a chi rimane ferito in combattimento ndT), la Achievement Medal del Corpo dei Marines (medaglia assegnata per riconoscere il contributo eccezionale dei sottufficiali, che di solito non accedono alle medaglie più prestigiose ndT), il Combat Action Ribbon, la National Defense Service Medal, la Afghanistan Campaign Medal, la Iraq Campaign Medal, la Global War on Terrorism Service Medal ed il Sea Service Deployment Ribbon.

Una messa di preghiera per il caporal maggiore Harris è prevista per le 18 di mercoledì presso la King Baptist Church, 3370 Ivy St. a Denver. Il funerale si terrà all’inizio della prossima settimana.