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Foto trovata su belgiumstuds.blogspot.comLe notizie economiche sono un pianto continuo, posti di lavoro non se ne vedono neanche a piangere, il disastro nel Golfo sta facendo ridere mezzo mondo ed ogni nuovo sondaggio non porta che cattive notizie per Obambi. Insomma, siamo davvero a quattro mesi da una batosta storica per i Dems? Dopo il salto.

Ne avete abbastanza di ‘hope and change’?
John H. Hinderaker
Originale (in inglese): Power Line
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Una delle mie figlie si è recata in macchina verso nord con degli amici per passare una nottata in una casetta sul lago. Da qualche parte a nord-est di Minneapolis hanno visto un cartellone che diceva “Ne avete abbastanza di ‘Hope and Change’?” con un paio di mani che passano la Costituzione in un distruggi-documenti.

La rivolta contro i democratici di Washington si sta allargando e sta aumentando d’intensità. La punta di diamante è il movimento dei TEA Parties. Un sondaggio Gallup ha dei dati interessanti sui partecipanti alle manifestazioni:

Chi si descrive come sostenitore dei TEA Parties è diverso da chi è neutro o contrario alle tematiche che il movimento percepisce come minacce per il futuro degli Stati Uniti, in particolare il debito del governo federale e la questione delle dimensioni e dei poteri eccessivi di quest’ultimo. Invece sono praticamente indistinguibili gli uni dagli altri quando si parla di disoccupazione o discriminazione razziale come possibili minacce per il paese.

Nessuna sorpresa, insomma, e ovviamente nessun supporto a quei demagoghi che cercano disperatamente di collegare i TEA Parties con questioni legate alla razza. Ecco qui alcuni numeri base; cliccate questo link per una versione ingrandita:

Trovato su powerlineblog.com

Per farla breve, i sostenitori del TEA Party hanno una visione degli eventi attuali più sofisticata di quelli che si descrivono come contrari ai TEA Party. Chiunque non si sia ancora reso conto che l’aumento vertiginoso del debito federale costituisce una minaccia seria per il nostro futuro, o è un idiota o non ha figli (questione che potrebbe essere interessante da porre in un sondaggio futuro).

Le risposte sul terrorismo sono altrettanto interessanti: c’è evidentemente un nesso tra il non preoccuparsi per i pericoli legati al debito e quelli legati al terrorismo islamico, ma non si riesce a capire quale sia, a parte la cieca, acritica lealtà al Partito Democratico.

Dato che la situazione economica continua a peggiorare, gli elettori si stanno giustamente alterando. Questo è il perché, credo, in questo sondaggio Rasmussen il 60% degli elettori probabili –un dato che pareggia il record storico– vogliono che l’Obamacare sia cancellata. Forse perché negli ultimi giorni si sono diffuse notizie sugli effetti della nazionalizzazione occulta del governo, forse perché la gente, in generale, non si fida della competenza di questa amministrazione nelle materie economiche.

La disillusione nei confronti dell’amministrazione Obama, che difficilmente può essere separata dal disgusto nei confronti del regime Reid / Pelosi al Congresso, sta raggiungendo livelli pericolosi — pericolosi, ben inteso, se sei un eletto nelle liste democratiche. In un articolo sul Washington Post, Chris Cillizza fa notare che il tasso di approvazione del presidente Obama tra la popolazione bianca è quasi lo stesso che aveva il presidente Bush due anni fa. (Mi ero dimenticato che nel 2008, in effetti, Obama aveva perso di 12 punti tra i bianchi, un miglioramento significativo rispetto alla performance di John Kerry nel 2004). Ci sono voluti sette anni e mezzo prima che il presidente Bush cadesse così in basso: Obama c’è riuscito in appena 18 mesi.

Ma la vera bomba ad orologeria per i democratici è il disastro ecologico nel Golfo del Messico. A che giorno siamo, oggi? 73? Qualcosa del genere. Il governo federale deve ancora capire come rispondere in maniera efficace alla perdita e, più passa il tempo, più escono dettagli sull’incompetenza dell’amministrazione nel guidare i soccorritori. Abbiamo scritto più volte su questo argomento e continueremo a farlo, ma il fatto è che il danno per i democratici deriverà soprattutto dal fatto che la crisi è durata così a lungo e dalla magnitudine della devastazione piuttosto che dalle rivelazioni sugli infiniti casini causati da ufficiali federali.

Potrà non essere giusto, ma il presidente è visto in gran parte come un portafortuna e lo si ritiene responsabile, sia giusto o no, quando le cose vanno male. Obama non si può certo lamentare: se è alla Casa Bianca lo deve in gran parte perché, per un puro colpo di fortuna, la crisi del debito internazionale è avvenuta nella seconda metà del 2008, gli ultimi mesi dell’amministrazione Bush, piuttosto che nei primi mesi del 2009.

Giusto oggi, le ‘palle di catrame’ hanno iniziato a depositarsi sulle spiagge del Texas. Si pensa che presto arriveranno nel parco nazionale delle Everglades e poi, risalendo la costa orientale della Florida, fino a Miami. La perdita di petrolio continuerà a riempire gli schermi televisivi e togliere consensi per il governo dei democratici fino a novembre, se non ancora più a lungo.

Un’ultima cosa: non ci dimentichiamo che il più grande aumento delle tasse nella storia americana avverrà il 1 gennaio 2011, a meno di due mesi dalle elezioni (quando scadranno i consistenti tagli delle tasse operati dall’amministrazione Bush nel 2001-2003 e non rinnovati dal Congresso ndT). A quanto pare, i democratici hanno deciso di rimandare ogni discussione al Congresso sulle aliquote fiscali per l’anno prossimo a dopo le elezioni, pensando che se gli elettori dovessero pensare troppo all’enorme aumento delle tasse che i democratici gli hanno preparato, i loro candidati, invece di essere solo sconfitti, sarebbero presi a pomodori in faccia da qui a novembre. Trovo difficile credere che i democratici riusciranno a far sì che nessuno parli dell’aumento delle tasse fino al primo mercoledì dopo il primo lunedì di novembre (ovvero quando si conosceranno i risultati delle elezioni di medio termine ndT). Se avete bisogno di un promemoria su come i democratici hanno intenzione di assediare il vostro conto in banca, andate qui. Leggetelo e piangete.

Mettendo tutti questi fattori insieme, c’è ragione per credere che i democratici a novembre saranno travolti da un’onda anomala di rabbia popolare. Speriamo davvero che vada a finire così: come dice sempre un mio amico, se non ce la facciamo a novembre, siamo spacciati.