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Foto trovata su shipsandharbours.comNonostante la cortina di silenzio imbarazzato dei media, la risposta all’incidente nel Golfo del Messico è una miniera di guai per The One. Ora un rapporto del Congresso accusa l’amministrazione di aver fornito notizie false per salvare la faccia. Ma Obambi è tanto bello ed abbronzato…

Rapporto del Congresso afferma che l’amministrazione ha mentito sulla risposta alla perdita di petrolio
Fred Lucas
Originale (in inglese): CNS News
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Billy Nungesser, presidente della Parrocchia di Plaquemines in Louisiana, ha avuto la sensazione che una cartina che mostrava 140 draghe separa-petrolio in azione consegnatagli dalla BP e dalla Guardia Costiera fosse “leggermente imprecisa”: per questo ha chiesto di sorvolare la chiazza di greggio per verificare di persona se il numero fosse accurato.

Il sopralluogo aereo è stato cancellato all’ultimo momento per tre volte prima che i responsabili fossero costretti ad ammettere che solo 31 delle 140 draghe segnate sulla carta erano effettivamente in funzione.

L’incidente è spiegato in dettaglio in un rapporto che sarà reso pubblico giovedì prossimo dai membri repubblicani del Comitato per il Controllo e la Riforma del Governo della Camera dei Rappresentanti. I repubblicani affermano che il rapporto fornisce prove che dimostrano come l’amministrazione Obama abbia fornito numeri falsi riguardo alle risorse destinate alla ripulitura del greggio, affermato il falso sul momento preciso nel quale le autorità federali sono state informate della presenza della chiazza e mentito sul livello di coinvolgimento del governo nell’intera faccenda. Il rapporto dimostrerebbe inoltre come l’amministrazione Obama sembrerebbe più interessata alle pubbliche relazioni che al ripulire le aree disastrate e chiudere la falla una volta per tutte.

Il rapporto, basato su testimonianze di numerosi rappresentanti locali in Louisiana, continua riportando una frase di Nungesser, che aveva rilasciato abbastanza interviste a televisioni nazionali e locali da preoccupare la Casa Bianca: due inviati dall’amministrazione Obama lo andarono a trovare per la festa del papà (giorno festivo negli USA ndT) e gli chiesero a bruciapelo “cosa dobbiamo fare per farti smettere di andare in televisione?”. La sua risposta fu “datemi quello di cui ho bisogno”.

Altri rappresentanti della Parrocchia hanno affermato che l’amministrazione gli ha fornito molte meno risorse di quanto abbia detto in pubblico: uno di loro le ha chiamate “risorse fantasma”.

Il rapporto inoltre dettaglia come le popolazioni della costa del Golfo del Messico siano contrarie alla moratoria di sei mesi sulle trivellazioni al largo proposta dal presidente Obama e siano fortemente critiche nei confronti del ritardo (70 giorni) con il quale Obama ha accettato l’assistenza internazionale fornita immediatamente da molti stati amici.

Secondo il deputato Darrell Issa, membro di rango del partito repubblicano nel Comitato di Controllo e Riforma del Governo alla Camera,
“questo rapporto rivela un netto contrasto tra la narrativa propagandata dall’amministrazione a Washington e la ben più dura realtà e le sfide che le popolazioni interessate da questa catastrofe stanno cercando di superare. Le testimonianze di chi è in prima linea nel fronteggiare la crisi hanno rivelato un pantano burocratico che sta complicando enormemente la risposta ed i tentativi di ripulire le coste – dopo l’esperienza dell’uragano Katrina, questo è inimmaginabile ed inaccettabile. Le prove sul terreno suggeriscono che la Casa Bianca si sia più preoccupata della gestione della crisi dal punto di vista delle public relations che del fornire alle autorità locali le risorse di cui avevano bisogno per affrontarla efficacemente”.

Il 20 aprile, un’esplosione ha sconvolto la Deepwater Horizon, che stava trivellando per conto della BP un pozzo esplorativo lontano dalla costa di fronte al Golfo del Messico. Quest’esplosione ha causato quella che alcuni definiscono la perdita di greggio più catastrofica della storia: al 30 giugno, il governo federale stima che qualcosa tra 40,7 milioni e 117,6 milioni di galloni di greggio sono stati rilasciati nelle acque del Golfo del Messico.

Anche se membri dell’amministrazione Obama hanno più volte detto di non essersi resi conto subito che l’esplosione della Deepwater Horizon aveva causato una grave perdita gi greggio, il rapporto getta molti dubbi su queste affermazioni.

“I rapporti giornalieri indicano che il 21 aprile 2010, il personale della Guardia Costiera impegnato nella zona ha lanciato un allarme ai loro superiori, al dipartimento della Sicurezza Interna (Homeland Security) ed a rappresentanti del Comando Unificato del Dipartimento della Difesa, che poteva esserci una perdita da più di 8.000 barili di petrolio al giorno. L’allarme descriveva inoltre una chiazza opaca di due miglia per mezzo miglio, con una copertura della superficie di circa il 50 per cento ed un colore che andava dal blu scuro all’appena visibile. Il 22 aprile 2010, le stesse pattuglie hanno inviato un rapporto al centro di crisi nazionale che indicava una vasta area coperta da bollicine nell’acqua, sintomo di una perdita di gas naturale. Il 23 aprile 2010, un rapporto giornaliero della Guardia Costiera si riferisce alla zona come ‘interessata da una perdita di greggio’. Questo sembra contraddire in maniera evidente l’affermazione della Casa Bianca che data la scoperta della perdita al 24 aprile 2010″.

Il rapporto inizia con una citazione dal discorso di Obama del 2 maggio.

“Sarò chiarissimo: la colpa di questa perdita è della BP; sarà la BP a pagare il conto. Ma, come presidente degli Stati Uniti, non mi risparmierò un attimo per rispondere a questa crisi, non importa quanto a lungo si protrarrà, e non risparmieremo i mezzi necessari per ripulire qualsiasi danno essa causi. Se ci sarà il momento giusto per investigare a fondo cosa sia successo su quel pozzo e assegnare le responsabilità ai colpevoli, ora siamo concentrati sul provvedere una risposta coordinata ed instancabile per fermare la perdita ed evitare ulteriori danni al Golfo del Messico”.

Eppure le autorità locali hanno detto ai rappresentanti del Comitato che il governo federale non si è preso subito carico della situazione.

“Rappresentanti della Parrocchia affermano che il governo federale non ha assunto il comando delle operazioni da subito. In quattro diverse testimonianze, autorità di alto rango della Parrocchia hanno descritto come, fino alla visita del presidente del 28 maggio 2010, era la BP ad avere il comando. Secondo un rappresentante, fino a due settimane [dopo la visita del presidente il 28 maggio 2010], la BP aveva il comando e la Guardia Costiera seguiva le loro istruzioni. Inoltre era la Guardia Costiera a chiedere cosa fare alla BP, non vice-versa”.

Il rapporto poi critica l’amministrazione per non aver ancora preparato un piano per affrontare la stagione delle tempeste estive nel Golfo del Messico, la quale, secondo le previsioni, potrebbe avere 16 tempeste con un nome, da sei ad otto uragani e da tre a cinque grandi uragani. Secondo qualche esperto, le condizioni meteo sono simili a quelle del 2005, l’anno dell’uragano Katrina.

Si critica anche Obama per non aver sospeso l’efficacia del Jones Act del 1920, legge protezionistica che blocca l’uso di vascelli battenti bandiera straniera nelle acque territoriali statunitensi: è stata proprio questa legge ad aver impedito l’impiego immediato delle molte navi aspira-petrolio messe a disposizione dai paesi amici. Secondo il rapporto:

“Mentre rappresentanti dell’amministrazione hanno ripetuto che il Jones Act non era un ostacolo e si sono spinti ad affermare che ‘nessuno si era presentato con una richiesta di sospensione del Jones Act’, l’amministratore aggiunto dell’Amministrazione Marittima ha confermato che una draga aspira-petrolio battente bandiera straniera aveva avanzato una richiesta di sospensione, che l’amministrazione Obama aveva negato dicendo che ‘le navi americane potevano fare benissimo da sole’”.

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