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Foto trovata su cleveland.media.comSecondo comandante in meno di un anno, il salvatore dell’ Iraq David Petraeus ha una brutta gatta da pelare: gli alleati (come il suo capo) non vedono l’ora di alzare i tacchi e pensano a trattare con gli islamo-fascisti. Eppure basterebbe poco per cambiare il corso della guerra. Analisi interessante di Bob Owens dopo il salto.

Petraeus cambierà o no le regole d’ingaggio in Afghanistan?
Bob Owens
Originale (in inglese): Pajamas Media
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Il generale David Petraeus, che ha guidato il cambiamento nella strategia anti-insurrezionale che ha spezzato la schiena ai rivoltosi sunniti e alle milizie sciite finanziate dall’Iran nel conflitto iracheno è appena stato confermato dal Senato ed è quindi ufficialmente il comandante in capo delle forze americane in Afghanistan. Petraeus, per fare ciò, ha dovuto lasciare il comando dell’US Central Command (CENTCOM) dove era responsabile delle operazioni in più di 20 paesi e dei conflitti in Iraq ed Afghanistan per concentrarsi esclusivamente sul vincere quella che è diventata la guerra più lunga della storia americana.

Petraeus, come noto, ha rimpiazzato il generale Stanley McChrystal, che si è dimesso la settimana scorsa dopo che un articolo del mensile “Rolling Stone” ha reso di pubblico dominio certe opinioni irrispettose nei confronti della leadership civile del paese.

Ancora prima della nomina del generale Petraeus come rimpiazzo di McChrystal, sia gli esperti sia i soldati sul campo si sono domandati se il prossimo comandante avrebbe rivisto le attuali regole di ingaggio (ROE) in vigore nel teatro di guerra. Infatti, parte delle critiche rivolte a McChrystal durante il suo comando erano concentrate su delle regole d’ingaggio talmente preoccupate dal ridurre la possibilità di perdite civili da esporre i soldati alleati a rischi spesso evitabili.

Per incoraggiare le truppe NATO presenti in Afghanistan a trattenere il fuoco fino a quando non fosse assolutamente necessario, McChrystal stava considerando la prospettiva di assegnare delle medaglie per “coraggio nella moderazione”, un concetto proposto per la prima volta dal maggior generale Nick Carter, comandante inglese delle forze NATO nell’Afghanistan meridionale:

Secondo un ufficiale con conoscenza diretta della materia, l’idea di usare dei premi per incentivare i soldati a fare l’impossibile per evitare perdite civili è venuta da un gruppo che fa da consigliere per la NATO sulla dottrina delle azioni anti-insurrezionali (counterinsurgency, abbreviata COIN in gergo militare ndT). L’ufficiale ha richiesto che il suo nome fosse mantenuto segreto, visto che la proposta non è stata ancora accettata.

Una dichiarazione di questo gruppo, il Counterinsurgency Advisory and Assistance Team, recentemente postata sul sito della NATO afferma che l’alleanza “riconosce sistematicamente e continuativamente il valore, il coraggio e l’efficacia durante le azioni di combattimento cinetiche, ma in una campagna di COIN, è fondamentale riconoscere che, talvolta, il proiettile più efficace è quello che rimane in canna”.

Il concetto di “coraggio nella moderazione” non è stato ben recepito dai combattenti in campo, molti dei quali rispondono molto di più alla citazione attribuita ad un altro famoso generale americano, interpretato da George C. Scott nel film “Patton, il generale d’acciaio”: “Nessun povero bastardo ha mai vinto una guerra morendo per il suo Paese. L’ha vinta facendo che siano altri poveri bastardi a morire per il loro paese”.

William Osborn, senza dubbio, condivide questo modo di pensare. Il 15 giugno, costretto a seguire le regole d’ingaggio imposte dal generale McChrystal, suo figlio, il soldato scelto Benjamin Osborn, era parte di un’unità che è stata costretta ad aspettare prima di entrare in azione contro dei talebani che si stavano preparando ad attaccare il loro blindato MRAP. Quando hanno finalmente ricevuto l’autorizzazione dal comando di attaccare, il soldato scelto Osborn ha preso posto dietro la sua mitraglia, per essere falciato dal nemico dopo che aveva sparato solo dieci colpi.

Ancora in lutto, la famiglia Osborn ha mandato un’e-mail al generale Petraeus dicendo che la colpa della morte del figlio era delle regole d’ingaggio volute da McChrystal:

Le attuali regole d’ingaggio impongono di sparare solo dopo essere stati bersagliati dal nemico e, secondo Osborn, è proprio questa regola che ha portato alla morte di suo figlio.

L’e-mail mandata da Osborn a Petraeus non usa giri di parole. “Abbiamo le migliori forze combattenti del mondo, dotate delle armi tecnologicamente più avanzate, spendiamo enormi somme per educare, addestrare e preparare i nostri combattenti alla battaglia; poi li mandiamo fuori con una mano legata dietro la schiena”.

Il generale Petraeus ha risposto quasi immediatamente alla famiglia Osborn, inviando le sue condoglianze e facendo notare che “i comandanti rispondono ad un vero e proprio imperativo morale: assicurarsi di fornire ogni possibile elemento di supporto alle nostre truppe, casomai si trovassero nei guai”.

Giugno ha il triste primato di essere stato il mese con più morti in tutta la guerra per le forze NATO. Le pressioni per rivedere le ROE e garantire una protezione migliore alle truppe alleate si stanno moltiplicando, ma che tipo di regole d’ingaggio potrebbero usare le forze NATO sotto il comando di Petraeus?

I dettagli precisi delle regole d’ingaggio sono rarissimamente (se non mai) resi pubblici, ma l’esperienza — racconti di soldati tornati in patria, giornalisti “embedded” e civili afghani — farebbe pensare che le attuali ROE, figlie dell’era McChrystal, limiterebbero pesantemente l’uso delle armi leggere, specificamente a quelle occasioni nelle quali le truppe NATO si trovano sotto il fuoco nemico e devono usarle per difendersi. Se i talebani o i combattenti di al-Qaeda usano dei civili o le loro abitazioni come scudo, i comandanti sono stati estremamente esitanti nel permettere di rispondere al fuoco, specialmente il tipo di risposta annichilente che può essere fornita dall’artiglieria, dagli elicotteri da combattimento, dagli onnipresenti droni o dai caccia-bombardieri che si trovano nell’area e garantiscono alle forze NATO un enorme vantaggio tecnologico.

Il generale Petraeus è un comandante saggio; è altamente improbabile che limiti le capacità operative delle sue forze ed aumenti le probabilità di perdite tra gli alleati (il comportamento di cui molti accusano McChrystal) con leggerezza. Allo stesso tempo, non permetterà neanche l’uso illimitato delle armi, visto che la dottrina per un’azione anti-insurrezionale di successo richiede che le forze militari si guadagnino la fiducia della popolazione che stanno proteggendo.

Quello che forse ci aspetta sono una serie di regole riviste che non cambiano la filosofia delle ROE esistenti, ma che sono modificate per rispondere a certe specifiche necessità operative fortemente penalizzate dalle regole odierne. Se un mitragliere talebano si rifugia in un compound abitato da civili ed è in grado di usare la sua posizione per tenere sotto tiro le forze NATO, le nuove ROE magari non permetteranno un attacco aereo, ma potrebbero consentire l’uso di un fuoco di soppressione con armi leggere che consenta ai soldati di mettersi in posizione per eliminare i combattenti ostili in quegli scontri ravvicinati (close quarters battles o CQB, in gergo militare ndT) nei quali i soldati americani sono particolarmente efficaci.

Anche il canale di notizie arabo “Al Jazeera” sembra essere d’accordo con una revisione delle attuali ROE, notando accuratamente che le regole di McChrystal, oltre a rendere molto meno efficaci le forze NATO, non sono affatto riuscite a ridurre il numero di civili morti negli scontri a fuoco.

Il fatto che dei civili muoiano durante una guerra è una orribile certezza. In molti conflitti storici, i morti civili nei territori interessati dai combattimenti spesso sono enormemente superiori al numero di soldati morti. Molti pensano, e mi sembra una posizione molto convincente, che, dato che i civili moriranno comunque in ogni conflitto, bisognerebbe favorire delle regole d’ingaggio che permettano l’eliminazione rapida delle forze nemiche — il che farebbe finire la guerra ed il pericolo stesso di morti civili accidentali.

Forse non conosceremo mai i dettagli delle ROE che il generale Petraeus implementerà in Afghanistan, ma se la missione dovesse essere davvero quella di vincere la guerra, invece di accontentarsi di tenere le posizioni, regole che piacerebbero al generale Patton potrebbero essere proprio dietro l’angolo.

Bob Owens è il responsabile del blog Confederate Yankee

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