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Foto trovata su alienrants.blogspot.comIn Italia tutti i problemi sono ingigantiti ad arte fino a renderli qualcosa di cui ogni cittadino dovrebbe vergognarsi. In America, John Podesta fa affari d’oro solo perché è amico di Obama e va tutto bene. Quindi il problema non è la cricca in sé, ma se ad intascare il malloppo sono gli amici, vero?

Gli stretti legami di Podesta con Obama rendono bene
Timothy P. Carney
Originale (in inglese): The Washington Examiner
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

John Podesta, amministratore delegato del think tank liberal Center for American Progress, è forse il confidente più stretto del presidente Obama al di fuori della sua amministrazione – non per niente era a capo della squadra di transizione ed è stato alla Casa Bianca almeno 37 volte, secondo il registro degli ospiti. Tony Podesta, il fratello di John, è un lobbyista per alcune imprese, oltre ad essere uno dei migliori fundraiser dei democratici.

Sembra che, almeno su un certo numero di problematiche, il CAP di John avesse proposto le stesse soluzioni che Tony stava spingendo per conto dei suoi clienti. In alcuni casi, il CAP si è mosso in accordo con le ditte che avevano assunto Tony come lobbyista. Vista la retorica di Obama contro i lobbyisti — e le enormi falle nei suoi rapporti con varie lobbies che sono state denunciate più volte — può essere utile esaminare le aree grigie dove il lavoro del confidente del presidente, John, si sovrappone con gli affari portati avanti dal fratello lobbyista e fundraiser democratico, Tony.

Nel giugno 2009, la riforma sanitaria di Obama ricevette un aiuto insperato da una coalizione di alleati improbabili: il CAP e il sindacato dei lavoratori dei servizi pubblici SEIU si allearono con Wal-Mart per proporre un emendamento che obbligasse i datori di lavoro a procurare l’assicurazione medica per i propri dipendenti.

I gruppi coinvolti firmarono insieme una lettera dichiarando di essere “a favore di un obbligo dei datori di lavoro che sia giusto e garantisca una copertura ampia. Abbiamo collaborato strettamente per aiutare il processo di riforma della sanità fin dal 2006″.

Wal-Mart aveva tutto da guadagnare da queste nuove regole, prima di tutto perché in questo modo si garantiva una tregua con i sindacati e una buona dose di copertura mediatica favorevole, garantita da una stampa facilmente impressionabile, ma soprattutto perché le regole gli garantivano un enorme vantaggio competitivo. Wal-Mart già pensa da sola alla copertura medica dei suoi dipendenti — il che vuol dire che la compagnia, non impegnata nel settore delle assicurazioni, raccoglie i premi dai dipendenti e paga i servizi medici di cui usufruiscono. Essendo il più grande datore di lavoro privato del paese, Wal-Mart usa le economie di scala per ottenere dei consistenti sconti sui servizi medici. I suoi concorrenti più piccoli, se costretti a fornire lo stesso livello di servizi di Wal-Mart, sarebbero fortemente svantaggiati.

Wal-Mart ha donato almeno 500.000 dollari al CAP, secondo il sito internet della compagnia, ma c’è anche un’altra connessione meno evidente: Tony Podesta era (ed ancora è) un lobbyista per Wal-Mart, su una serie di temi tra i quali, guarda caso, c’è proprio la politica sanitaria. Wal-Mart ha assunto Podesta nel settembre 2006 (lo studio allora si chiamava Podesta Mattoon), proprio quando il CAP, i sindacati e Wal-Mart iniziarono a “collaborare strettamente per aiutare il processo di riforma della sanità”.

Questa non è certo l’unica area grigia dove gli interessi del CAP, che è un’associazione non-profit, e il Podesta Group si intersecano.

Tony ha rappresentato la BP fin dal 2006 e negli ultimi mesi si è impegnato a fondo per far passare la legislazione sui cambiamenti climatici. La BP era uno dei migliori alleati del senatore John Kerry, che sta guidando la carica nel Senato per fare approvare una legge sul riscaldamento globale.

Secondo il Wall Street Journal, John Podesta starebbe praticamente scrivendo la risposta del presidente all’incidente della BP. Se Obama non è stato sempre tenero con la BP, sta usando l’incidente per far avanzare la legge sul cap-and-trade che la BP appoggia e per la quale ha assunto Tony Podesta come lobbyista.

Nel clan Podesta questo non è l’unica area grigia “verde”: nel maggio 2009, il CAP presentò un piano per una “banca verde”, un’istituzione governativa permanente con la missione di finanziare le energie alternative, come i progetti legati al solare su cui BP ha tanto investito. Un aspetto della proposta del CAP: “la banca dovrebbe lavorare in stretto collegamento con istituti bancari privati per reperire le necessarie garanzie sui prestiti, pacchetti volti a migliorare il credito e altri strumenti finanziari”.

Il Podesta Group rappresenta lo U.S. Renewables Group — una ditta di investimenti concentrata sulle energie rinnovabili. Le aree di interesse per l’attività di lobbying di Podesta includono “l’aumento del supporto del Congresso per il finanziamento dei progetti legati alle energie rinnovabili” e “provvedere opzioni per strutture finanziarie alternative per agevolare il supporto governativo delle energie rinnovabili”.

Lo U.S. Renewables Group è uno dei membri fondatori della U.S. Partnership for Renewable Energy Finance, istituzione nella quale una delle tre poltrone nell’advisory board è occupata dal CAP. Tra i fondatori, tre altri clienti dei Podesta: Bank of America, Credit Suisse e Google.

Podesta rappresenta Google anche sulla questione della regolamentazione della rete Internet. Google, come Obama, è a favore di regole che supportino la cosiddetta “net neutrality”, misure che limiterebbero le opzioni di pagamento a disposizione dei fornitori primari come AT&T e Comcast nei confronti delle compagnie basate sulla Rete come Google o Amazon. CAP si trova dalla stessa parte della barricata della Casa Bianca, Google e il Podesta Group, e tutti e quattro sono soliti descrivere gli avversari di queste nuove regole governative come servi della grande industria.

Questo intrecciarsi vorticoso fa sorgere qualche domanda. Non è che John e Tony si mettono d’accordo sulle rispettive linee politiche? Non è che l’azione del CAP serve a dirigere la strategia di lobbying di Tony? Non è che le varie compagnie assumono Tony per riuscire ad arrivare a John, il quale notoriamente è vicino al presidente? Non è che John consiglia alle varie aziende di assumere suo fratello? Non è che fornisce a Tony delle dritte su possibili clienti da contattare per i suoi affari?

Ho fatto queste domande a Tony Podesta: lui mi ha risposto dicendo “Non fare lo stupido”. Quando ho insistito, mi ha scritto “io e mio fratello non abbiamo nessun rapporto professionale di nessun tipo. Avevamo una collaborazione che si è chiusa nel 1993″. (John e Tony hanno fondato insieme una ditta di lobbying, che John lasciò quando fu assunto dall’amministrazione Clinton).

Obama sta avendo sempre più problemi a dipingersi come il nemico giurato dei lobbyisti. La storia dei fratelli Podesta è solo un’altra ragione per mettere in dubbio la retorica del presidente.

Timothy P. Carney, responsabile delle cronache dal mondo delle lobbyies per l’Examiner, si può contattare all’e-mail at tcarney@washingtonexaminer.com. Scrive una rubrica settimanale di opinioni che appare ogni Venerdì.

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