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Foto trovata su lavocedifiore.orgLe notizie che giungono sulla situazione in Afghanistan sono sempre più rare ed improntate al vittimismo tanto caro alla nostra piccola patria. Poche le voci dal fronte, visto che i fantaccini da noi contano solo quando avvolti dal tricolore. Rapporto molto interessante da un milblogger americano sempre dopo il salto.

Gli effetti collaterali delle regole d’ingaggio in Afghanistan
Herschel Smith
Originale (in inglese): The Captain’s Journal
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Dal sito Strategy Page;

Dopo un anno di sforzi concertati, le forze NATO in Afghanistan sono riusciti a ridurre del 44,4 per cento il numero di civili feriti dalle truppe straniere. C’è stata anche una riduzione del 7,8 per cento degli scontri a fuoco con civili coinvolti e il 52 per cento in meno di civili colpiti da truppe straniere. I risultati migliori (meno 82 per cento) si sono avuti nel numero di civili feriti da attacchi aerei. Questi dati sono stati ottenuti comparando gli ultimi tre mesi con lo stesso periodo dell’anno scorso. Tutto questo nonostante ci siano state quasi il doppio di truppe straniere in azione e molti più scontri a fuoco. Intanto, le perdite civili dovute ad azioni dei Talebani sono aumentate del 36%.

Molti Afghani non vedono di buon occhio questa politica e si moltiplicano i rapporti di truppe straniere che incontrano civili afghani arrabbiati che chiedono alla NATO di agire con più decisione nell’inseguire ed uccidere i combattenti talebani, anche se questo mettesse a rischio le vite dei civili. Questo è una conseguenza imprevista del cambiamento delle regole d’ingaggio (ROE) della NATO in Afghanistan. Questa modifica delle ROE è stata parzialmente causata dalla reazione negativa dei media alla vista dei civili morti per l’uso delle bombe intelligenti americane. Con le nuove ROE, è diventato molto più difficile ottenere un bombardamento di precisione quando ci fossero dei civili nelle vicinanze. A questo punto i comandanti americani devono decidere a chi rispondere; ai civili afghani che chiedono di essere aiutati a liberarsi dall’oppressione dei Talebani o dai media influenzati dai Talebani che condannano gli Stati Uniti per ogni civile ucciso, o presunto tale, dall’uso della potenza di fuoco americana. Cosa fare? Per ora, le decisioni prese sembrano favorire spesso e volentieri il lasciar scappare i combattenti talebani.

Impreviste? Solo gli stupidi possono considerarle conseguenze impreviste. Io l’avevo detto più di dieci mesi fa (“fonti ufficiali hanno ammesso che le nuove ROE in Afghanistan hanno aperto nuove possibilità per la guerriglia”), nove mesi fa (“i Talebani si circonderanno di scudi umani, e questo non farà che aumentare i rischi per tutti”), otto mesi fa (“concedere alla guerriglia di rifugiarsi tra la popolazione civile senza inseguirla manda il messaggio opposto a quello che vorremmo dare”), sette mesi fa (“inseguire ed uccidere il nemico è il modo più sicuro per vincere i cuori e le menti della popolazione locale e quindi la campagna militare”) e quattro mesi fa (“Avevo previsto che queste regole d’ingaggio avrebbero avuto un effetto opposto a quello desiderato, ovvero che non sarebbero state in grado di ridurre le morti tra i civili e forse causarne ancora di più che se avessimo implementato delle ROE più robuste o anche semplicemente lasciato quelle che c’erano prima”).

Quindi, per favore, piantiamola coi discorsi sulle “conseguenze impreviste” o gli “effetti collaterali imprevisti” delle ROE.  Ne ho parlato a lungo, lanciando i segnali d’allarme adeguati.  I duri di comprendonio se ne sono fregati, e forse non avrebbero mai dovuto ricevere i comandi che gli sono stati concessi.

Il deputato Walter Jones (Rep.-North Carolina) sta richiedendo un udienza parlamentare sulle ROE ed il generale Petraeus potrebbe prepararsi a modificare le regole d’ingaggio, ma su questo punto preferisco aspettare di vedere come si evolvono le cose. Il fatto non è se debbano esserci delle ROE o no, ma se sia il compito dei generali, che dovrebbero pensare alla strategia generale della campagna, di emettere direttive tattiche ai caporali e ai sergenti che operano in prima linea e sono costretti a richiedere l’approvazione di ufficiali dell’alto comando a centinaia di miglia di distanza per ottenere il supporto aereo contro il nemico. Questo è un problema diverso e riguarda la volontà di controllare ogni minimo dettaglio delle operazioni militari.  Questa è una cosa che i comandi generali o divisionali semplicemente non dovrebbero nemmeno tentare di fare. L’intera campagna sarà vinta o persa se si concederà maggiore libertà di azione ai comandi più in basso nella scala gerarchica.

Mentre sto ancora ruminando sulla notizia del licenziamento del generale McChrystal, mi è venuto in mente che il fiasco in Afghanistan non è solo dovuto all’attaccamento irrazionale quasi religioso ad una singola dottrina militare (vedi nota finale). Il generale McChrystal ha passato gran parte della sua carriera nella Forze Speciali (Special Operations Forces) dove ha più volte dimostrato la tendenza a voler controllare ogni minimo dettaglio delle operazioni, fino al livello tattico. Il generale McChrystal non è mai stato l’uomo giusto per questo comando, non importa se sia stato o no un buon comandante delle SOF. Questo non è un commento sull’uomo, ma un commento sulla situazione in generale. Adesso è il momento di buttare via queste regole d’ingaggio: sono state una pessima idea fin dal primo giorno e non hanno prodotto alcunché di utile o costruttivo.

Nota finale: non sono affatto a favore di concentrare tutti gli sforzi su una sola strategia contro-insurrezionale (come, ad esempio, la COIN basata sulla popolazione civile), ma credo siano necessarie più linee operative simultanee ed ugualmente ragionevoli  Inoltre, sul problema delle Forze Speciali, ritengo che il SOCOM dovrebbe essere abolito. Non le forze speciali o le SOF, ma il fatto di avere una struttura di comando separata per queste unità.