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Foto trovata su ocregister.comDopo una breve pausa, torniamo ad occuparci del buon Obambi, che viene descritto da Mark Steyn come un tipo pronto a tradire gli amici quando gli torna più comodo. Che fosse un altezzoso dittatorucolo lo sapevamo, chissà se i suoi “amici” se ne accorgeranno prima di finire sotto il bus.

Imparare come trattare un presidente distratto
Mark Steyn
Originale (in inglese): Orange County Register
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Cos’hanno in comune il generale McChrystal e la British Petroleum, a parte il fatto di essere entrambi sostenitori del partito democratico?

O forse lo erano. Stanley McChrystal è un liberal che non solo ha votato per Obama ma ha anche bandito la (tv via cavo accusata di simpatie per la destra ndT) Fox News dalle televisioni del suo quartier generale. Il che potrebbe parzialmente spiegare come sia stato il primo generale americano a cadere sul fronte mentre sta rilasciando un’intervista al Rolling Stone: sono certo che questo caso sarà studiato per decenni nelle scuole di guerra di tutto il mondo. La dirigenza della BP non ha potuto votare per Obama, visto che, come solo ora ci viene fatto notare, sono la peggior cricca di malevoli, bugiardi doppiogiochisti inglesi ad aver incrociato sulle coste americane dai tempi della guerra del 1812. Eppure, con il loro slogan “Beyond Petroleum” e tutto il resto, avevano aderito anima e corpo ad ogni dettame trendy della eco-sinistra radicale. Il loro presidente, da poco andato in pensione, Lord Browne è stato uno dei principali sponsor del cap-and-trade (la legislazione di stampo europeo che imporrebbe quote di emissioni di CO2 ad ogni azienda e un mercato dove commerciare queste quote ndT): la BP era la compagnia petrolifera preferita dai democratici. Erano per Obama quello che la Total Fina Elf era per Saddam.

Ma cosa possiamo capire a proposito del presidente degli Stati Uniti dalla defenestrazione di McChrystal e della BP? Barack Obama è un uomo dall’ arrabbiatura facile e, secondo il quotidiano inglese Daily Telegraph, membri dello staff della Casa Bianca hanno confermato che quello che ha fatto infuriare il presidente è stato un passaggio dell’intervista al Rolling Stone nel quale “un aiutante di McChrystal dice che il generale, quando incontrò il presidente per la prima volta l’anno scorso, ebbe l’impressione che Obama non fosse molto interessato”. Se pensare che il presidente è “distaccato” è diventata una causa sufficiente per essere licenziati in tronco, chi tra di noi può dirsi davvero al sicuro?

L’altro giorno, il senatore della Florida George Lemieux ha cercato di fare arrabbiare il presidente per far sì che mettesse in riga la super-pagata, pletorica e sonnacchiosa burocrazia federale e si impegnasse sul serio per porre rimedio al flop della perdita di petrolio. Ci sono 2.000 pompe aspira-petrolio negli Stati Uniti; dopo quasi due mesi dall’incidente, solo 20 stanno operando al largo delle coste della Florida. Diciassette nazioni amiche con una lunga esperienza nel campo hanno messo a disposizione le loro pompe: gli Olandesi hanno offerto le loro “super-pompe”, ma Obama ha rifiutato ogni offerta d’aiuto. Quando ha provato a parlarne col presidente, il senatore Lemieux lo ha trovato “distratto” e “poco informato”: il senatore ha dichiarato che Obama “non sapeva niente della situazione delle pompe, fossero esse straniere o americane”.

Sembra che non sappia, e non gliene freghi granché di non sapere, e non gliene freghi granché del fatto che non gliene frega abbastanza. Richard Cohen ha scritto sul Washington Post la scorsa settimana che “se guardi al cuore della politica estera di Barack Obama, ti accorgi che non c’è un bel niente. Per esempio non sembra chiaro se Obama sia oltraggiato dalle oltraggiose violazioni dei diritti umani in Cina. Sembra che le continue azioni di repressione attuate in Russia non lo interessino più di tanto”.

Il presidente sembra disposto a scendere a compromessi su tutto.

“Questo, naturalmente, è l’enigma fondamentale: chi è Obama? In cosa crede sul serio?”

Cavolo, se solo il vostro quotidiano avesse pensato a fare queste affascinanti domande, che ne so, un mese prima delle primarie in Iowa.

Ed anche oggi, Cohen sta sempre dando il beneficio del dubbio al presidente Chicavolosono.

Dopo tutto, qualunque sia la sua posizione sulle “oltraggiose violazioni dei diritti umani in Cina” o “le continue azioni di repressione in Russia”, Obama non è direttamente responsabile. Invece i morti civili causati dalle truppe americane o alleate stanno avvenendo sotto il suo comando – per non parlare dei civili nei villaggi di confine, uccisi da missili lanciati da droni telecoman-dati su suo diretto ordine. Cohen definisce il presidente “prima di tutto, uno pragmatico” ma, nonostante tutta la buona volontà del mondo, non puoi estendere i confini del pragmatismo fino ad includere la mancanza di interesse.

Thomas Friedman sul New York Times scrive che “la spiacevole verità è che nessuno nella Casa Bianca di Obama voleva questo aumento di truppe in Afghanistan. L’hanno ordinato solo perché nessuno sapeva bene come uscirne in maniera diversa”.

Bene, spiacevole lo è di sicuro, ma siamo sicuri che sia anche la verità? L’Afghanistan, se ricordate bene, doveva essere la guerra dei democratici, quella che avevano appoggiato fin dall’inizio, quella importante, quella cui l’avventura neoconservativa in Iraq stava togliendo l’attenzione necessaria. Anche scontando il solito gioco delle tre carte dei democratici – per evitare di apparire deboli sulla sicurezza nazionale, essere a favore di una guerra diversa da quella cui ti stai opponendo in quel preciso momento aiuta – il Candidato Obama era un forte sostenitore dell’azione in Afghanistan. In uno degli scambi più vivaci della sua campagna, si tracannò mezza bottiglia di Viagra Geopolitico e dichiarò di essere “pronto ad invadere il Pakistan”.

Poi si ritrovò nell’Ufficio Ovale e non poté più usare questo opportunismo da due soldi. Ma, come dice Friedman, “nessuno sa bene come uscirne in maniera diversa”. Il “pragmatico” si accontentò delle “sfumature”: annunciò un mezzo “surge”, insieme ad una data per l’inizio del ritiro delle truppe. Non è una “vittoria”, non è una “sconfitta” ma un mélange molto più sofisticato di questi due termini assoluti così demodé: se avete proprio bisogno di una parola specifica, provate “pantano” – funziona benissimo.

Hamid Karzai, i Talebani ed i Pakistani da un lato, l’Inghilterra e gli altri alleati dell’America che si stanno dirigendo verso l’uscita dall’altro, tutti sembrano aver capito il senso di questo messaggio, anche se Friedman e gli altri Obamioti della stampa non ci sono mai riusciti. Karzai sta discutendo con Islamabad un accordo che vedrebbe gli elementi più visceralmente anti-Americani dei Talebani tornare a Kabul come parte integrante di un regime di unità nazionale. Nel momento più alto degli strilli e strepiti sul “pantano” iracheno, qualcuno ha mai parlato di veder includere membri del partito Baath di Saddam nel governo di Bagdad?

Per tornare alla domanda di Cohen “Chi è questo tipo? In cosa crede davvero?”, beh, è un tipo che è scivolato senza sforzo sempre più in alto – dall’Harvard Law Review a senatore di stato, a senatore dell’Unione – senza rimanere in nessun posto a lungo abbastanza per combinare qualcosa. “Chi è questo tipo?” Beh, quando un tipo diventa un candidato credibile alla presidenza a neanche cinquant’anni, senza aver realizzato niente nella vita a parte un paio di autobiografie, evidentemente ha un talento straordinario per l’autopromozione. “In cosa crede davvero?” Sembra che creda principalmente in sé stesso e nient’altro. I tipi come Cohen si stanno finalmente accorgendo di questa piccola verità con grandissimo ritardo.

Non sembrava un poco distaccato durante il dibattito sulla riforma della sanità? Ecco perché, in tutti i suoi discorsi, non è mai stato in grado di articolare una ragione razionale a favore di questa legge. Alla fine, è stato ben lieto di lasciare tutta la faccenda nelle mani del Congresso a guida democratica e, quando tutta la sua forza di persuasione si è rivelata inutile, ha lasciato che il Congresso lo cacciasse in gola al popolo Americano con un uso spropositato dei poteri del Parlamento.

Allo stesso modo, la sua attitudine nei confronti dell’Afghanistan sembra essere “non ne voglio sentir parlare”. I droni telecomandati sono serviti a parecchio, ma per un periodo di tempo limitato. Stesso ruolo per i suoi cortigiani nei media: ma quei figli dei fiori tutti “hope and change” si sono resi conto o no che la guerra di Obama sarebbe stata portata avanti dal segretario alla difesa di Bush e dal generale di Bush?

Ma su, nessun problema: i tipi di Moveon.org hanno silenziosamente rimosso il famoso banner “General Betray-us” (gioco di parole con il cognome del Gen. Petraeus, che in inglese suona come “tradisci noi” – dai tempi dello strepitare sui supposti crimini di guerra a Fallujah ndT) dal loro sito web. Cindy Sheehan, quella che era definita la coscienza della nazione quando strepitava contro Bush dalle prime pagine dei giornali, è solo una pazza irrilevante che non merita nemmeno una riga quando protesta contro Obama. Ma come, allora un cinico potrebbe quasi pensare che il movimento “contro la guerra” fosse in realtà “contro Bush” e che a loro, in fondo, non fregasse nulla degli stranieri morti. Plus ça change you can believe in, plus c’est la même chose (gioco di parole tra la famosa espressione francese “più tutto cambia, più tutto resta com’era” e lo slogan della campagna elettorale di Obama “un cambiamento in cui puoi credere” ndT).

A parte un piccolo dettaglio: c’è un grosso buco nero al posto della nostra strategia militare.

Combattere una guerra senza obiettivi è dannatamente difficile e questi ultimi, alla fine, possono arrivare solo dalla vetta della piramide. Perché gli Americani si accorgessero di avere un presidente “distratto” c’è voluto il flop della chiazza di greggio. I nostri nemici, da Mosca a Teheran alle caverne del Waziristan, avevano capito il messaggio molto prima e si erano già adattati alle regole del gioco (gioco di parole tra “rules of engagement” -regole d’ingaggio- e la parola “unengagement”, che si può tradurre come disinteresse, distrazione ndT).