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Foto originale: noaa.org - Elaborazione grafica: wsj.comLa linea di pensiero dettata dall’amministrazione Obama è chiarissima: colpevoli solo i cattivi petrolieri (anche se mi hanno dato tanti soldi per le elezioni). Ma un articolo del WSJ solleva più di un dubbio sulle responsabilità. C’entra anche il governo.

Come se una possibile rivolta delle comunità locali non fosse abbastanza, il Wall Street Journal di giovedì riporta un altra pessima notizia per il governo federale americano che, a quanto pare, avrebbe la sua bella parte di responsabilità nel disastro della Deepwater Explorer. Un articolo di Neil King Jr. e Keith Johnson afferma che i piani di contingenza della BP e delle altre compagnie petrolifere che operano nel Golfo del Messico erano basati su una serie di modelli oceanografici forniti dal governo degli Stati Uniti; modelli che, una volta provati nel mondo reale, si sono rivelati disastrosamente sbagliati, visto che non erano stati aggiornati dal 2004 e quindi erano stati progettati per rispondere ad incidenti avvenuti in superficie, non sul fondale del mare (uno sviluppo recente della tecnologia petrolifera). Il problema sorge dal fatto che le compagnie petrolifere erano obbligate per legge a seguire questi modelli nel pianificare la loro risposta ad un qualsiasi evento catastrofico, un fatto niente affatto irrilevante che potrebbe essere decisivo casomai l’amministrazione Obama decidesse di trascinare la BP in tribunale per negligenza criminale.

La BP PLC ed altre grandi compagnie petrolifere hanno basato i loro piani di risposta ad una grossa perdita di greggio nel Golfo del Messico su delle proiezioni fornite dal governo americano che assegnavano una bassissima probabilità alla possibilità che il greggio raggiungesse le coste, anche se la perdita fosse stata molto più grave di quella che si è verificata il 20 aprile.

Questi modelli forniti dal governo, che le compagnie petrolifere devono usare per forza, non sono stati aggiornati dal 2004 e prevedevano che gran parte del petrolio evaporasse in fretta o fosse scomposto dalle onde o dalle condizioni meteorologiche. Nelle settimane che sono trascorse da quando la Deepwater Horizon ha preso fuoco ed è affondata, la realtà ha dimostrato che questi modelli, preparati dal Mineral Management Service del ministero degli interni, erano del tutto sbagliati.

Il greggio ha colpito 171 miglia di costa nel Sud della Louisiana, nel Mississippi, nell’Alabama e nel Nord della Florida. Inoltre, i modelli governativi non riuscivano a prevedere come si sarebbe comportato del greggio rilasciato a più di un miglio di profondità – nonostante alcuni scienziati di istituti governativi e le compagnie petrolifere fossero preoccupati riguardo alla sicurezza delle trivellazioni in acque profonde.

Gli sforzi della BP di contenere la perdita sono stati temporaneamente fermati quando un robot sottomarino ha colpito il coperchio che sta intercettando il greggio e lo sta trasportando in superficie. I tecnici della BP sono stati in grado di rimettere al suo posto il coperchio durante la nottata di mercoledì…

… Le previsioni ottimistiche del governo hanno rafforzato la fiducia dell’industria petrolifera nella sua tecnologia di prevenzione delle perdite, portando a decisioni che hanno fatto sì che sia il governo federale sia le compagnie stesse impreparate per rispondere al disastro che sta colpendo il Golfo del Messico dallo scorso 20 aprile…

… I ricercatori hanno passato l’ultima decade cercando di migliorare la precisione dei modelli che simulavano le perdite di greggio. La loro sfida più grande era sicuramente quella di aggiornare i modelli perché includessero le nuove tecniche di trivellazione in acque profonde. Perdite che avvengano a migliaia di metri di profondità si comportano in maniera molto diversa da quelle che avvengono in superficie. Le correnti sottomarine, per esempio, possono catturare dei pennacchi di greggio e trasportarli lontano dalla scena della perdita iniziale. Per non parlare del fatto che questo tipo di perdite tendono a frantumarsi in chiazze di greggio più piccole, fatto che rende ancora più complicato predire la loro direzione.

All’inizio del 2000, l’MMS dichiarò in una comunicazione ai concessionari di licenze off-shore che prevedeva di richiedere che le compagnie petrolifere operanti in acque profonde adeguassero i loro piani di risposta a nuove proiezioni per le perdite di greggio specificamente progettate per questi casi, ma questi nuovi modelli non furono mai terminati. Anche oggi le compagnie petrolifere progettano le proprie risposte ad incidenti di questo genere basandosi sui vecchi modelli, progettati per rispondere solo a perdite in superficie.

Nel 2001, il capo della divisione ambientale dell’MMS scrisse un paper che lanciava l’allarme sul fatto che “i modelli di previsione dei movimenti delle chiazze di greggio attualmente usati dalle industrie petrolifere per preparare i piani di risposta a perdite di petrolio potrebbero essere inadeguati alle operazioni condotte in acque profonde”.

Da allora i ricercatori dell’MMS hanno provato a mettere a punto nuovi modelli progettati per simulare perdite di greggio in acque profonde. Nel 2005, dopo un esperimento in profondità, il team che cura lo sviluppo dei modelli per l’MMS scrisse in un paper che “i piani di risposta alle perdite devono essere aggiornati” per rispondere a potenziali perdite in acque profonde. Ma i modelli governativi non sono stati aggiornati con nuove simulazioni per le operazioni in acque profonde…

… Il modello OSRA dell’MMS prevedeva che una perdita di greggio avvenuta in superficie nell’area del Mississippi Canyon, a 68 miglia dalla costa, avrebbe avuto l’11% di probabilità di arrivare nella parrocchia di Plaquemines (Louisiana) entro trenta giorni dall’incidente. In realtà quest’area, che è stata la più colpita dalla perdita di questi giorni, ha visto le prima palle di catrame giungere a riva solo 22 giorni dopo l’esplosione.

Il grosso della costa del Golfo, secondo il modello che prevede i movimenti delle chiazze per un massimo di trenta giorni, non sarebbe stato minacciato nemmeno se l’incidente fosse stato di proporzioni molto più catastrofiche.