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Foto trovata su jfcom.milCome ormai risulta abbastanza evidente a chiunque, l’Apolide non ha una gran simpatia né per il Caro Leader Abbronzato né per chi continui a mistificare la realtà pur di evitargli di essere cacciato a pedate dalla Casa Bianca. Eppure stavolta ho la sensazione che Obambi ne stia per combinare una giusta. Non si tratta di una conversione sulla via (che presto sarà parecchio trafficata…) per Damasco, ma dell’interpretazione di varie voci che vengono dal sempre interessante universo dei milbloggers, ex militari che usano la propria rete di contatti per raccontare al resto del mondo cosa si muova nel mondo parallelo in grigioverde.

La prevedibile cacciata di McChristal potrebbe non essere altro che un’astuta operazione mediatica per togliersi dalle scatole un generale perdente e mettere al suo posto un vero mastino della guerra guerreggiata, il generale dei Marines James Mattis. L’eroe dell’Iraq Petraeus lo idolatra e le ragioni non sembrano mancare: l’esperto ufficiale di Walla Walla, Washington (esiste sul serio, non solo nei cartoni di Daffy Duck!) è un comandante con i controfiocchi che bada al sodo, sa come motivare le truppe e fare a brandelli il nemico. Il fatto che stia per andare in pensione lo rende perfetto per il comando: in Afghanistan resta parecchio lavoro sporco da fare, roba che limiterebbe di parecchio le possibilità di carriera di un ufficiale più giovane. Mattis non ha di questi problemi: se gli daranno una missione chiara e la libertà d’azione di portarla a termine, per i barbuti barboni pakistani (almeno qui non prendiamoci in giro) saranno volatili per diabetici. Dopo il salto, due articoli interessanti: uno su Mattis, l’altro sulle tante obiezioni che hanno circondato il regno di McChristal e le facili profezie di Michael Yon, IMHO il più grande fotoreporter di guerra degli ultimi 50 anni. Semper fi!

Foreign Policy: addio McChrystal, benvenuto Mattis?
Thomas E. Ricks
Originale (in inglese): National Public Radio
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

A questo punto scommetto che il generale Stanley McChrystal se ne andrà entro una settimana. Nella primavera del 2007 il ministro della difesa Gates ha rimosso l’ammiraglio Fallon dal comando del Central Command per delle rimostranze molto più innocue, quindi sarà costretto a fare lo stesso se non vuol sembrare un ipocrita, specialmente ora che McChrystal ha preso in giro Obama, Biden, e la Casa Bianca in un nuovo articolo sul Rolling Stone.

In ogni caso, sarebbe forse il momento giusto per cambiare l’intera squadra di comando in Afghanistan. La mia scelta preferita sarebbe che Petraeus decidesse di scendere un gradino della scala di comando e prendere il comando delle operazioni sul campo. Potrebbe rimanere formalmente il capo del Centcom ma lasciare che sia il suo vice, il tenente generale dei Marines John Allen, a supervisionare la situazione in Iraq, i preparativi per la guerra contro l’Iran, le relazioni con il Pakistan ed il Corno d’Africa. Ma è più probabile che Petraeus chiederà ad un altro generale dei Marines, James Mattis, che sta completando il suo programma al Jiffycom (gergo militare per indicare lo United States Joint Forces Command, l’unico dei dieci comandi del Dipartimento della Difesa dedicato alla trasformazione delle capacità e delle tattiche militari delle forze armate statunitensi ndT) e si stava preparando per andare in pensione e tornare a Walla Walla, Washington. Petraeus e Mattis si rispettano e si stimano da molto tempo. L’ironia è che Mattis si è fatto una reputazione — secondo me ingiusta — per essere uno che parla troppo direttamente in pubblico di cose come uccidere il nemico. Penso invece che Mattis sia un ufficiale eccezionale e molto acuto.

Mi domando se questo casino non sia dovuto al fatto che McChrystal è rimasto al fronte troppo tempo – sono diversi anni che è in prima linea, sia in Iraq che in Afghanistan. In ogni caso, i suoi commenti riflettono una incredibile mancanza di disciplina. Lui stesso si aspetterebbe di più da un semplice capitano: noi dovremmo aspettarci di più da lui. Lo so, io stesso ho detto cose su Biden ben peggiori di quelle che ha detto lui, ma parte del mio lavoro è commentare su argomenti del genere, ogni tanto in maniera pure arguta e vivace. Il suo lavoro è di evitare che cose del genere succedano.

Le critiche di Michael Yon a McChristal si rivelano profetiche
Kay B. Day
Originale (in inglese): The US Report
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Le anticipazioni di un articolo sul Rolling Stone contenente alcune critiche da parte del generale Stanley McChrystal sul modo di condurre la guerra del presidente Barack Obama riempiranno le pagine dei giornali nei prossimi giorni. Sembra che il generale si sia confidato ad un giornalista freelance e non abbia usato mezze misure quando si è trattato di prendere in giro il vice-presidente Joe Biden e l’ambasciatore in Afghanistan Karl W. Eikenberry, un ex tenente generale dell’esercito americano.

Eppure sono settimane che il corrispondente di guerra Michael Yon ha iniziato a mettere in dubbio i vertici militari in Afghanistan.

Il Washington Post afferma che McChrystal “ha dichiarato in un’ampia intervista rilasciata al mensile Rolling Stone che Karl W. Eikenberry, ambasciatore degli Stati Uniti a Kabul, lo ha ‘tradito’ lo scorso autunno, quando ha mandato un dispaccio diplomatico a Washington affermando che Karzai ‘not era un partner strategico adeguato’. Questo proprio quando McChrystal stava raccomandando che il presidente Obama aumentasse le forze americane ed i legami con il governo afghano”.

Molto prima che Rolling Stone pubblicasse la storia, il corrispondente di guerra Michael Yon aveva sollevato più di un dubbio su McChrystal. Yon era stato preso di mira da qualche milblogger per i suoi articoli, con almeno un blog militare dedicato a screditare pesantemente il carattere di Yon per quello che aveva scritto a proposito di McChrystal.

Yon ha regolarmente pubblicato notizie importanti sulla guerra che molti altri avevano trascurato, come la storia del brigadier generale canadese che non solo aveva sparato con la sua arma d’ordinanza a casaccio ma era anche accusato di avere una relazione extraconiugale con un membro del suo staff. Sia i militari che i media avevano completamente trascurato quella storia.

Yon aveva anche denunciato un grave errore che aveva lasciato un ponte vitale per i rifornimenti in Afghanistan completamente indifeso, evento che aveva causato morti e feriti tra i soldati e la popolazione civile.

In una nota pubblicata sulla sua Fan Page su Facebook, dove circa 35000 fans leggono i suoi posts, Yon scrive: “se un colonnello sotto il comando del generale McChrystal si permettesse di prenderlo in giro su un famoso periodico, McChrystal sarebbe costretto a rimuoverlo dal comando, per non sembrare debole o del tutto incapace”.

I militari non vedono di buon occhio le critiche pubbliche che vanno dal basso verso l’alto della catena di comando.

A parte Yon, molti conservatori sono stati preoccupati dal fatto che la condotta delle operazioni militari sembra dettata dalla sinistra radicale e dai media, per non parlare delle vibranti proteste che alcuni hanno avanzato quando le regole d’ingaggio delle forze americane sono state rese molto più rigide. Nel 2010, il numero di soldati morti in Afghanistan è cresciuto nettamente ma i media nazionali, sempre dalla parte di Obama, non vi hanno dedicato troppe attenzioni. Quando George W. Bush era in carica, il numero di morti era la prima notizia del giorno tutti i santi giorni.

Tra i conservatori nel campo della sicurezza nazionale è opinione diffusa che, ancora prima che Obama entrasse in carica, la sinistra e i media ad essa allineati avessero fatto di tutto per prolungare la guerra e mettere in pericolo quanti più soldati possibili, come avevano fatto in Vietnam. Un’altra opinione diffusa è che Obama non abbia l’esperienza necessaria per condurre la guerra, anche se la base democratica sembra pensarla diversamente. Il presidente è già in ritardo sulla tabella che aveva promesso di rispettare durante la campagna elettorale per giungere ad un ritiro completo delle truppe.

Forse è comprensibile perché alcuni bloggers decidano di lanciarsi in attacchi personali contro Yon, visto l’ampio credito che gode nei media tradizionali ed la sua ampia comunità di fans e sostenitori.

Sembra che le critiche di Yon al generale siano state profetiche: su Facebook ha scritto: “se McChrystal non ritratta di sana pianta l’articolo, deve essere rimosso dal comando. Se non lo fosse, inizierò a chiamarlo Presidente, perché Obama chiaramente non è il comandante delle forze armate”.

Ovviamente Yon era ancora una volta in anticipo sulla concorrenza.

Yon recentemente ha visto cancellato il suo embedment con le forze NATO e sta seguendo gli sviluppi della crisi in Thailandia. Il suo pluripremiato libro ‘Moment of Truth in Iraq’ è stato appena pubblicato in edizione economica.

Aggiornamento Martedì, 22 giugno 2010 alle 13:36 (ora della costa est)

L’articolo chiamato Stanley McChrystal: The runaway general è stato pubblicato online; il link porta al sito della MSNBC, dopo che la televisione via cavo ha ottenuto il permesso dalla rivista Rolling Stone.

Michael Hastings è un bravo scrittore; praticamente ha scritto quello che ha visto di persona, collegandolo in una narrativa vivace.

Ero molto giovane durante gli anni della guerra in Vietnam. Dopo aver letto questo articolo e una quantità infinita di libri, articoli e blog militari, sono ancora colpito dalle somiglianze tra quella guerra e la situazione attuale. Mi ricordo che per vincere una guerra nella maniera tradizionale, di solito si concede respiro all’avversario solo quando si arrende. Mi viene in mente che il nemico in Afghanistan sa bene che gli Americani non hanno molta simpatia per le guerre che durano troppo a lungo.

Ho un solo appunto su una frase dell’articolo di Hastings che definisco “incompleta” per mancanza di un termine più adeguato. Non ce l’ho con il giornalista quanto con il generale McChrystal. Hastings scrive che il generale gli ha detto che “vincere i cuori e le menti nelle operazioni di anti-guerriglia è una questione di calcolo a sangue freddo” citando una popolare massima militare – non puoi uscire dall’Afghanistan solo uccidendo i nemici. “I russi ne hanno ammazzati un milione e non ha funzionato”.

Il generale dimentica un fattore fondamentale nella sconfitta dei russi: grazie agli sforzi di un singolo deputato democratico (Charlie Wilson ndT), gli Stati Uniti stavano fornendo enormi quantità di armi ai mujahideen, oltre ad addestrarli in segreto. Abbiamo speso miliardi di dollari per aiutarli a sconfiggere i russi per poi, una volta vinta la guerra, andarcene. Mi sono spesso domandato se in alcune aree tribali lontane da tutto il livello della resistenza talebana sarebbe stato così elevato se non fossimo intervenuti negli anni ’80. Ma forse sarebbe più utile chiedersi, ricordandoci la storia della guerra contro i russi, chi siano i finanziatori occulti che hanno preso il posto degli Stati Uniti nel conflitto attuale.

Aggiungerei che a questo punto o ci decidiamo a vedere in faccia la brutale realtà della guerra e lasciare i nostri soldati liberi di combattere oppure dovremmo farli tornare a casa subito. Prima o poi dovremo ammettere che non puoi comprare la libertà di qualcun altro: sono gli afghani che devono farcela da soli e ci riusciranno solo quando vorranno davvero essere liberi.