Tag

, ,

Foto trovata su www.papamiket.comMentre l’Europa sembra avvitarsi in una spirale statalista che non potrà che finire malissimo, il cammino dell’America verso il baratro sembra meno lineare, visto che sulla strada del Caro Leader Abbronzato si parano tre ostacoli: la Costituzione, l’etica protestante evocata da Weber e, soprattutto, un movimento popolare che sembra diventare sempre più determinato con l’aggravarsi della crisi.

Da noi anche le proposte di legge più demenziali (la tassa sulle transazioni finanziarie è un capolavoro di pura idiozia politica del quale solo una ottusa burocrate come Frau Merkel può andare fiera) vengono accolte da una hola e non fanno che moltiplicarsi le prese di posizioni di intellettuali che riesumano dal “portacenere della Storia” idee e concetti che speravamo scomparsi quando il Muro è crollato, portandosi dietro un centinaio di milioni di vite innocenti.

In America le cose vanno diversamente. L’incompetenza del Bellimbusto in Capo è ormai sotto gli occhi di tutti; i suoi legami con ogni sorta di compagnie disdicevoli sono talmente tanti da costringere la macchina ammazza-avversari di Rahm Emanuel al punto di rottura; la stampa ormai fiuta il vento e ricomincia, sebbene controvoglia, a fare il suo mestiere. Ed i Tea Party che fanno, ora che il calendario elettorale rallenta vistosamente? Si riorganizzano, si chiariscono le idee e preparano le armi per la battaglia cruciale dell’autunno.

Foto trovata su images.cafepress.comUn nuovo stimolo al movimento viene dal sito I am the Tea Party, emanazione dell’omonimo gruppo Facebook che conta più di 28.000 iscritti e si pone come obiettivo quello di rispondere alla montagna di fango che gli obamioti stanno scagliando sul movi-mento e chiarire le idee sui principi fondamen-tali, pulendo il campo dagli eccessi che rischia-no di rovinare l’immagi-ne dei Tea Party.

Il sito, aperto ai contributi degli iscritti al gruppo, è interessante e contiene un’analisi molto acuta dei possibili rischi che corre il movimento nei prossimi mesi, postata da un non meglio identificato attivista di nome Dan. Lo trovate tradotto qui di seguito, visto che mi sembra un modo intelligente per cercare di capire cosa spinga milioni di normali cittadini degli Stati Uniti a mobilitarsi con tanto entusiasmo per cancellare gli enormi danni che decenni di politiche progressiste hanno fatto alla “shining city on the hill” realizzata dai Padri Fondatori della Repubblica Federale degli Stati Uniti.

Se poi, leggendolo, vi venisse voglia di aggregarvi al nascente movimento dei Tea Party italiano, tutto di guadagnato. Sarebbe davvero un bel modo per far sentire la propria voce e realizzare con le nostre mani quella rivoluzione liberale che molti di noi hanno aspettato fin troppo a lungo.

Il futuro del movimento dei Tea Party
Dan
Originale (in inglese): iamtheteaparty.net
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Foto trovata su troglopundit.wordpress.comIl nome “Tea Party” dà origine ad un equivoco: non è affatto un partito, ma un Movimento. Sono milioni di cittadini relativamente conserva-tori che pensano che il governo federale degli Stati Uniti sia cresciuto troppo, superando i limiti ad esso imposti dalla Costituzione e minacciando tutto quello che ha fatto della nostra nazione l’invidia e la fonte di speranza del mondo intero. Questo processo di erosione della libertà è vecchio di decenni, ma gli enormi bailout dell’amministrazione Bush e le politiche progressiste di quella attuale sono riuscite a distillare quella che era una amorfa insoddisfazione generalizzata in un blocco politico sempre più organizzato che continuerà a crescere ed avrà un enorme impatto sulla politica americana. L’effetto principale sarà quello di costringere il partito repubblicano a tornare ai propri valori fondanti, con il risultato che i veri candidati conservatori saranno eletti nelle primarie di partito e quegli elettori che da decenni erano disgustati dalle alternative che gli si paravano davanti alle urne troveranno nuove ragioni per interessarsi al processo democratico ed appoggiare convintamente questi candidati.

Il movimento dei Tea Party deve porre l’accento sul concetto di “movimento” più che su quello di “partito”. Nonostante il fatto che troppi politici repubblicani non siano né interessati a limitare le spese del governo né fedeli fino in fondo alla Costituzione, non ha senso punire il partito repubblicano e favorire il ben peggiore partito democratico dividendo il voto conservatore. D’altro canto è altrettanto sbagliato e controproducente pensare che il partito repubblicano debba assorbire il movimento dei Tea Party. Se il movimento vuole davvero realizzare la sua missione storica, deve rimanere separato da ogni partito: deve rimanere la voce di quella “maggioranza silenziosa” troppo a lungo avulsa dal processo politico. Una maggioranza che è fedele solo alla Costituzione, al sistema economico basato sulla libertà d’impresa, ad un governo limitato che rispetti i vincoli della Costituzione ed all’idea che gli Stati Uniti d’America debbano rimanere una nazione forte. Questo gruppo crescente di Americani che unisce il patriottismo alla voglia di lavorare duro per sé e la propria famiglia ha sempre avuto quel grande potere politico che solo ora sta scoprendo di avere e lo manterrà fino a quando rimarrà attiva e si manterrà fedele ai propri principi fondamentali.

Vedo comunque tre possibili minacce al futuro del movimento:

Si dice che i Tea Party non abbiano leaders, ma, naturalmente, ci sono alcuni che sono più attivi o hanno maggiore visibilità degli altri. Un pericolo è che questi quasi-leaders spingano per trasformare il movimento in un partito, mossa che toglierebbe gran parte dell’attrattiva per i gruppi locali e, nel medio periodo, renderebbe molto meno efficace ogni iniziativa. Se questo succedesse davvero, i veri beneficiari sarebbero il partito democratico e la sinistra radicale ed il movimento dei Tea Party, invece di essere la voce sempre più forte e la futura salvezza dell’America, sarebbe confinato ad una piccola nota a piè di pagina nei libri di storia.

Foto trovata su qoop.comIl secondo pericolo è quello che il movimento si faccia prendere la mano e cerchi di espandere la propria azione oltre a quei valori costituzionali che ho elencato prima. In questo caso si alienerebbe rapidamente le simpatie di coloro che si considerano libertari o indipendenti. Alcuni di questi temi “sensibili” sono l’aborto, la religione, i diritti per gli omosessuali, la pena di morte e tutti quegli altri argomenti che dividono l’opinione pubblica tra chi pensa che il governo debba intervenire e chi ritiene invece che il governo dovrebbe starne alla larga. Anche se questi temi stanno molto a cuore a molti, o forse anche alla maggioranza dei “Tea Baggers” più attivi, devono essere considerati secondari rispetto all’obiettivo di ridurre le dimensioni del governo centrale e rendere il sistema del paese più aderente ai principi della Costituzione. Badate bene: non sto suggerendo che queste persone debbano scendere a compromessi con le proprie convinzioni personali, ma solo che questi temi non sono il cuore del movimento e non dovrebbero mai esserlo. Inoltre, dobbiamo accogliere tutti coloro che abbiano a cuore la libertà, senza distinzioni di origine politica o colore della pelle ed opporci solo alle idee dei nostri avversari. La necessità di evitare qualsiasi forma di violenza è quasi troppo evidente da meritarsi una menzione, ma la includo lo stesso. Un vantaggio ulteriore derivato dal limitare l’azione a questi valori fondamentali è quello di evitare di fornire munizioni alla stampa liberal, che userà ogni dissidio interno al movimento od ogni manifestazione di estremismo per ridicolizzare e minare alle fondamenta il movimento stesso.

Il terzo, e più probabile, pericolo per il movimento dei Tea Party è che, dopo un successo parziale e temporaneo, veda diminuire la partecipazione della base, vista la mancanza di un pericolo imminente. Se, per esempio, le elezioni di medio termine del 2010 fossero estremamente positive per la causa conservatrice, troppi potrebbero convincersi che non vi è più ragione per interessarsi alla politica in maniera attiva. Se questo accadesse, si tratterebbe di una vittoria effimera: è fondamentale che ci ricordiamo che nella nostra nazione le dimensioni del governo centrale crescono da molti decenni e che non basterà una o nemmeno dodici elezioni favorevoli per permetterci di raggiungere completamente i nostri obiettivi. Non dobbiamo scoraggiarci di fronte alle sconfitte o cullarci nell’euforia delle vittorie. Se è vero che abbiamo i mezzi per fare davvero la differenza, non accontentiamoci di evitare il pericolo più immediato. Continuiamo ad impegnarci perché gli Stati Uniti d’America tornino ad essere quella nazione sognata dai nostri Padri Fondatori e dai Firmatari della Costituzione.