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Foto trovata su nola.comNei giorni scorsi, l’amministrazione Obama ha lanciato una richiesta di aiuto ai paesi europei per contenere le conseguenze dell’incidente della piattaforma petrolifera Deepwater Explorer, avvenuto più di 50 giorni fa nel Golfo del Messico. La stampa internazionale ha fatto finta di niente, sorvolando su qualsiasi cosa potesse causare imbarazzo a The One. Peccato che un ottimo giornale del Texas (lo Houston Chronicle, da sempre attento alle questioni riguardanti il mondo del petrolio) avesse rivelato alcuni dettagli più che imbarazzanti già da qualche tempo. L’articolo di Loren Steffy, che trovate tradotto dopo il salto, descrive come Obambi e la sua allegra banda di statalisti avessero rifiutato sdegnosamente l’offerta di aiuto avanzata dal governo olandese, che a forza di combattere contro il Mare del Nord ha sviluppato una certa esperienza in queste materie. La cosa, ai tempi di Dubya, avrebbe causato infiniti peana da parte di ogni giornalista che si rispetti, richieste di impeachment o, alternativamente, di crocifissione in sala mensa. Al Chosen One sono risparmiate queste piccolezze. Intanto qualche decina di migliaia di barili di greggio si riversano allegramente nel Golfo del Messico senza che né i super-competenti statalisti della Casa Bianca né gli ingegneri green e politically correct della “Beyond Petroleum” siano in grado di fare niente. Altro che Casa Bianca, sembra tanto la Corrida di Corrado…

Steffy: gli U.S.A. e la BP lenti ad accettare l’aiuto olandese
Loren Steffy
Originale (in inglese): Houston Chronicle
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Foto trovata su bruceritchie.blogspot.comAppena tre giorni dopo l’esplosione che ha colpito la piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, il governo olandese offrì il proprio aiuto, dicendosi disponibile ad offrire delle navi equipaggiate con delle sonde speciali progettate per separare il greggio dall’acqua ed offrendo un piano operativo per costruire delle barriere di sabbia a protezione delle aree palustri più sensibili. La risposta da parte dell’amministrazione Obama e della BP, che stavano cercando di coordinare l’operazione di ripulitura non tardò ad arrivare: secondo il console generale olandese ad Houston Geert Visser, “l’ambasciata ricevette una lettera molto cordiale dall’amministrazione che, in sintesi, diceva ‘Grazie, ma no grazie’. Ora che sono passate quasi sette settimane ed il greggio che sgorga incontrollato dal pozzo distrutto copre una buona parte del Golfo del Messico, la BP ed il governo hanno cambiato idea. In questi giorni, alcune navi statunitensi stanno per ricevere quattro coppie di sonde aspira-petrolio che sono state spedite per via aerea dall’Olanda ed entro pochi giorni dovrebbero essere pronte ad entrare in azione. Ogni singola coppia può trattare cinque milioni di galloni di acqua al giorno, rimuovendo 20.000 tonnellate di greggio e residui. Viene da chiedersi quanto petrolio si sarebbe potuto aspirare nelle settimane scorse, se l’offerta olandese fosse stata accettata subito.

Questo genere di risposta scoordinata ad un’offerta di assistenza è diventata tipica del modo di rispondere dell’amministrazione Obama a questo disastro. Troppo spesso la BP ed il governo non sembrano avere idea di cosa sta facendo l’altro e la risposta sembra inevitabilmente troppo lenta e confusionaria. Per non parlare di quando ci si mette anche la legge federale a complicare le cose: si è scoperto che ad impedire l’impiego delle navi olandesi sarebbe stata una legge degli anni Venti, il Jones Act, che ordina che siano esclusivamente navi battenti bandiera americana a trasportare merci sul territorio dell’Unione. Il console Visser si domanda “cosa ci sia di male ad accettare l’aiuto di altri. Se c’è una nazione che è diventata esperta nel costruire dighe e gestire le maree è proprio l’Olanda”. Anche se a soli tre giorni dall’esplosione sembrava che i macchinari ed il know-how olandese non fosse necessario, non sarebbe stato meglio se si fosse accettato comunque questa offerta, giusto per scrupolo, a costo di rischiare di avere troppe frecce al proprio arco invece che troppo poche? I vertici della BP sono stati inondati da ogni genere di offerta di aiuto, spesso in perfetta buona fede, ma l’offerta olandese era diversa: si trattava di un’offerta arrivata tramite i canali ufficiali e proveniva da un governo che si dichiarava disposto a mettere a disposizione un know-how più volte provato sul campo. Molti, negli Stati Uniti, incluso il presidente, hanno espresso frustazione per come è stata trattata l’operazione di ripulitura: in Olanda, secondo Visser, le cose sarebbero andate in maniera molto diversa. “Da noi è il governo che possiede i macchinari necessari per la pulizia delle acque, incluse le sonde che stanno per entrare in funzione nel Golfo del Messico. Se succede una perdita di greggio, il governo concede 12 ore alle compagnie petrolifere per reagire. Se riteniamo che la risposta sia inadeguata o la compagnia non disponga dell’esperienza necessaria per fronteggiare l’incidente, il governo prende il controllo delle operazioni e, successivamente, manda il conto alla compagnia”.

Mentre le sonde separa-petrolio entreranno presto in funzione, il piano per costruire le barriere di sabbia rimane ancora molto incerto. Il governatore della Louisiana Bobby Jindal è d’accordo e anche la Guardia Costiera ha approvato in linea di massima l’idea. Una delle proposte sul tavolo è stata sviluppata dallo studio olandese Van Oord and Deltares, un istituto di ricerca specializzato nel risolvere problemi ambientali che si verifichino nel delta dei fiumi, nelle aree costiere e lungo i fiumi. La loro strategia prevede la costruzione di dighe di sabbia lunghe sessanta miglia nel giro di tre settimane: questa proposta, come l’offerta delle pompe, faceva parte del pacchetto di aiuti prima rifiutato e poi accettato dal governo USA. La BP sta mettendo a disposizione circa 360 milioni di dollari per coprire i costi dell’operazione.

Ancora una volta a mettersi di traverso potrebbe essere il Jones Act. Le compagnie americane che si occupano di dragaggio, anche se non hanno mai realizzato delle dighe come quelle olandesi, vogliono occuparsi dell’operazione in prima persona. Visser dice che gli olandesi “non vogliono prendere il controllo a tutti i costi, ma abbiamo sia l’esperienza che i macchinari giusti”. Mentre continua a combattere una dura battaglia contro la burocrazia federale, il popolo della Louisiana soffre, rischiando di perdere tutto a causa dell’avanzare della chiazza di greggio. Visser sembra frustrato quando sbotta “dimentichiamoci della politica e pensiamo solo a risolvere il problema”.

Loren Steffy è l’editorialista economico del Chronicle. Pubblica i suoi editoriali ogni Domenica, Mercoledì e Venerdì. Si può contattare alla mail loren.steffy@chron.com o leggere il suo blog personale all’indirizzo http://blogs.chron.com/lorensteffy/