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Foto scattata dall'Apolide col suo Android-foninoOggi è stata una giornata un poco particolare per il vostro Apolide. Una di quelle giornate che ogni tanto capitano nella vita di ognuno di noi, anche del fancazzista più sfegatato. Oggi, invece che svegliarmi ad un’ora consona allo stile di vita del blogger che si occupa principalmente di cose americane (lascio la stima alla vostra immaginazione), mi sono alzato presto, mi sono vestito meglio del solito, ho lasciato a casa il mio fido scooterone causa tempesta tropicale e, affidandomi ai mezzi pubblici, mi sono recato ad una serie di appuntamenti in una città piuttosto lontana dalla base operativa abituale (il medio Valdarno).

Per farla breve, per una giornata il vostro Apolide ha lavorato sul serio, discutendo di cose pratiche, valutando progetti, proponendo collaborazioni, scambiando biglietti da visita e chi più ne ha più ne metta.

L’ultima volta che mi era capitata una giornata del genere è stato il 7 marzo scorso ma, visto che la trasferta mi ha portato in uno dei posti che preferisco al mondo (Al Qahira, Misr), non mi è pesata più di tanto. Stasera, mentre aspetto che il maledetto locale delle 23.04 lasci Firenze S.M.N. e mi riporti finalmente a casuccia bella, sento il peso della giornata come un macigno. Quel simpaticone di mio fratello sicuramente dirà che sono conciato così male perché solitamente sono un cultore dell’ozio creativo (lui non la metterebbe in questi termini, ma glielo perdoniamo – in quanto uomo di scienza, ha abbandonato la via del lieve conversare da un pezzo); io, invece, inizio a pormi qualche domanda scomoda ed a perdermi nelle solite divagazioni esistenziali.

Prima di partire, avevo giurato a me stesso che avrei saputo cogliere l’opportunità di una giornata diversa dalle altre per scrivere un post “particolare”, da blog “normale”, insomma, volevo fare un post di appunti di viaggio. Ora, il problema è che l’arte di scrivere pezzi del genere può considerarsi, se non morta, almeno moribonda. E da un bel pezzo!
Le ragioni non mancano: quando Goethe ci metteva mesi a fare il suo benedetto Grand Tour e gli spostamenti richiedevano giornate intere di viaggio, il tempo per riflettere su quello che ti circondava e metterlo su carta certo non mancava (anche se mi sono sempre domandato come facessero a scrivere su quelle carrozze cigolanti e sobbalzanti). Ma oggi come si fa a scrivere appunti di viaggio quando un viaggio dura al massimo tre o quattro ore? E poi di cosa scrivere, in un mondo tanto prosaico come il nostro?

Foto trovata su blufiles.live.comDel fatto che oggi avevo nel sedile a fianco al mio una mini-celebrità della televisione (il vecchio “nongio”, ovvero Francesco Mandelli, presenta… no, comico… no, non fa ridere, quindi non lo è di sicuro… giorna… ahahahaha no, quello no di sicurissimo… insomma, ex veejay/testa parlante di MTV)?

Sul fatto che la producer/tipa/non-so-bene-che del Nongio aveva un vestitino leggero bianco molto gnegne, un’acconciatura molto gnegne, un portatile molto gnegne (MacBook, perché il PowerBook è poco proletario e non sta bene portarsi dietro un trespolo da duemila euro in giro), occhiali molto gnegne, una voce estremamente gnegne? O sul fatto che, considerando quanto appena detto, sono arcisicuro che se già non lavora nel rutilante mondo dello spettacolo, la assumeranno di sicuro alla prima occasione utile?

Sul fatto che il Nongio sembrava scocciato dal fatto che avessero perso la sua prenotazione in prima classe e, soprattutto, dal fatto di dover condividere il viaggio con noi poveri mortali? O forse sul fatto che, alla fine del viaggio, sembrasse deluso del fatto che NESSUNO se l’era cagato nemmeno di striscio?

Foto scattata dall'Apolide con il suo Android-foninoSul fatto che sono stato costretto a fuggire dai Giardini Montanelli perché perseguitato da nugoli di mendicanti importuni (sì, insomma, nugoli… due o tre, ma veramente fastidiosis-simi) che sciamavano da una panchina all’altra senza che nessuno si degnasse di intervenire ?

Sul fatto che sono stato costretto ad abbandonare una carrozza del locale Firenze-Livorno per la nauseabonda presenza di una coppia di attempati avvinazzati in piena botta?

Sul fatto che il mio parlare al cellulare con l’amico Orlando, che mi chiamava – gentile come al solito – per sapere com’era andato l’ultimo incontro della giornata, ha infastidito la giovane che sedeva di fronte a me a tal punto da convincerla a cambiare posto (poera stella, voleva leggere il suo bel libro di Hermann Hesse per fare l’intellettuale… ma si può essere così pretenziosi a neanche venticinque anni?)?

Sul fatto che, appena arrivato in Stazione Centrale, la memoria è corsa alla cara vecchia Hauptbahnhof di Frankfurt am Main e che per tutta la giornata non ho potuto fare a meno di confrontare le due metropoli della finanza europea (confronto dal quale, ovviamente, Milano è uscita con le ossa strarotte)?

Foto scattata dall'Apolide con il suo Android-foninoSul fatto che mi sono sentito un deficiente quando due passanti mi hanno guardato storto mentre cercavo di far rientrare il mio volto e quello della statua di Montanelli (al quale vado sempre a rendere omaggio ogni qual volta sono a Milano) nella solita inquadratura col telefonino?

Sul fatto che mi sono sentito ancora più imbecille quando ho rivisto i risultati di tale imbarazzante cimento?

Sul fatto che ho trattenuto certe funzioni corporali primarie fino a quando non sono salito sul Frecciarossa Milano-Firenze perché la pretesa di Grandi Stazioni di spillarmi UN EURO per accedere alle toilettes della Stazione Centrale mancapoco mi fa scoppiare un embolo (vi risparmio il turpiloquio interno, anche se, ripensandoci, potreste trovarlo gustoso ed intrattenente… cos’è, un anglicismo? Ebbene sì, sono troppo tirchio per comprarmi la chiavetta 3G e, senza il dizionario online, non mi viene la parola giusta in italiano)?

Sul fatto che mentre uscivo dall’ultimo colloquio della giornata, ho incrociato un gruppo di ultra-mega-gnocche sul marciapiede di via Appiani ed ho passato almeno mezz’ora a domandarmi se:

  1. fossero davvero tutte modelle in the making,
  2. perché non mi fosse mai venuto in mente di specializzarmi nel campo della moda, visti gli innegabili fringe benefits di tale settore,
  3. come sia possibile che ragazze tanto giovani (la più vecchia avrà avuto 16 anni) siano già irrimediabilmente, completamente, assolutissima-mente delle strafighe da parata,
  4. se sia giusto e umano che tali meraviglie della natura esistano davvero in carne ed ossa, invece di rimanersene tranquille sulle pagine dei settimanali o alla televisione,
  5. se, una volta buttati giù quella tren… facciamo quarantina di chili, potrei essere un finto gay credibile e giocare la carta “le altre non le posso vedere, ma con te è un’altra cosa”,
  6. se, nell’estremamente improbabile caso che riuscissi ad intrattenere relazioni carnali con le signorine in questione, potrei cavarmela con la semi infermità mentale quando trascinato di fronte al giudice per statutory rape, magari citando un verso di “Servi della gleba” di Elio e le storie tese?

O forse sul fatto che, dopo aver perso il locale delle 21.57 (che, per l’unica volta in cent’anni aveva deciso di partire in perfetto orario), per liberarmi della presenza fisica di un roscio di Pisa in tenuta business, mi sono fatto passare per esperto di comunicazione e marketing, sparando poi un pippone su come i clienti non siano più quelli di una volta, come ora mettano ogni virgola in discussione, come la vita del consulente sia difficile, fino a quando il tipo è uscito per fare una chiamata chilometrica al telefono e ha pensato bene di non fare più ritorno nella carrozza (alle volte sono una vera carogna, lo so)? E pensare che era iniziato tutto con due chiacchiere sui parcheggi intermodali a Milano…

O magari sul fatto che scrivere sulla panchina di un parco con un portatile sulle gambe non è affatto così ridicolo e nerd come avevo sempre pensato (specie quando lo schermo antiriflesso del fido netbook da battaglia – un Samsung N220, casomai vi fosse venuto il dubbio – è talmente chiaro da permetterti di continuare il lavoro anche in pieno sole)?

Foto trovata su kataweb.itSul fatto che la u-bahn della VGF non è mai stata così traboccante come il convoglio della linea 3 dell’ATM che ho preso attorno alle 18, neanche all’ora di strapunta? Sarà un caso, ma le uniche due volte che ho esitato un attimo prima di salire sulla metro mi trovavo in Italia (linea 1 a Roma un decennio fa ed oggi). Allora, gestire una metropolitana non è come mandare un uomo su Marte… c’è un mucchio di gente, aggiungi convogli. Semplice, no? Possibile che in Italia nessuno sembri in grado di fare uno più uno?!

Sul fatto che sulla S-bahn Einz che prendevo talvolta la sera per tornare a casa dopo cena c’era lo stesso silenzio che c’è ora su questo treno ma che a romperlo non erano squilli di cellulare seguiti da conversazioni condotte nelle lingue più astruse del mondo? Francoforte ha più del 20% di immigrati ma quei pochissimi che non parlano tedesco almeno parlano inglese… sì, lo ammetto, ogni tanto la vecchia Bancoforte mi manca un poco.

Ma perché non sul fatto che, nonostante svariati mesi nello Yorkshire, quasi due anni in Assia e vari altri periodi a giro per l’Europa, Milano sembra capace di avere un clima assimilabile ad escrementi canini in ogni periodo dell’anno? Oggi ha cambiato almeno quattro volte nel giro di poche ore: dal sole pieno, alle nuvole, al vento, alla pioggerella, al nubifragio, poi al sole, poi di nuovo nuvole… insomma, ora capisco perché dopo un tot di anni di trattamento, tutti i milanesi sembrino pronti a perdere la brocca ogni cinque minuti (sclerare non mi piace perché è troppo meneghino e voglio provare a resistere al mio istinto mimetico, quello che nel giro di poche ore mi vede cambiare l’accento per cercare di confondermi con la massa – dì giuro, non lo faccio apposta, mi viene naturale, non lo faccio per atteggiarmi o prendervi per i fondelli… uè, boia faus, se nun te tasi venio lì e te coppo… no, non è milanese… da dove viene questo veneto? Ah, giusto, ieri sera ho visto “il Sergente” di Paolini… bello, non commovente come vorrebbe essere, ma bello comunque… certo che abbiamo i reparti d’elite più sfigati del pianeta… vi immaginate i Marines che cantano di come le hanno prese a Guadalcanal, di come gli mancava la màma, di come siòr tenente ma perché non ci fanno tornare a baita? Io proprio no… ma in fondo siamo un paese cresciuto a pane e melodramma… i sentimenti marziali ci fanno ridere, anche se, come soldati, non ci batte nessuno… Rommel diceva “l’esercito ideale è composto da soldati italiani guidati da generali tedeschi” – io aggiungerei “con la logistica gestita dagli americani e la burocrazia inglese” ma, in fondo, non era andato tanto lontano dalla verità. Però, bello questo stream of consciousness, quasi quasi non lo cancello. Ma non avevo una parentesi aperta da qualche parte? Ah, si, eccola… ora la chiudo).

Finito così? Certo, il treno è arrivato alla stazione di Pontedera, sono sceso ed il viaggio è finito. Per quanto surreali, gli appunti di viaggio devono essere veri, altrimenti sono solo farneticazioni di un povero scemo… ma non è che mi sono appena dato la zappa sui piedi da solo? Vai, finiamola qui, che sono quasi millemila parole… poi ditemi se questo esperimento vi è piaciuto. Se sì, com’è; se no, perché; se no va beh, eh? E dopo la citazione da Colorado Café posso finalmente andare a letto sicuro di aver toccato il fondo.

Ciriciao, gente!!