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Foto trovata su youm7.comDopo la manifestazione di domenica, la vicenda della morte di Khaled Said Mohammed, invece di chiarirsi, sembra diventare sempre più complicata. Cercare di tenere il passo degli eventi e seguire le polemiche sulla stampa, le voci che si inseguono incontrollate sui social network e le grida che si levano dalle strade di Alessandria, dove la protesta continua ogni giorno, sta diventando un compito forse superiore alle forze di un giornalista costretto dalla mancanza di mezzi migliori a fare affidamento agli atroci traduttori automatici. Comunque, se il lunedì era stato caratterizzato dal silenzio sospetto di quasi tutti gli organi di stampa indipendenti, martedì sono iniziate ad apparire nuove informazioni sul caso Khaled, che provvederò a riportarvi al meglio delle mie capacità dopo il salto. L’unica cosa certa è che se fare chiarezza su questa storia sarà complicato, trovare una posizione intermedia tra la versione ufficiale e quella della famiglia si rivela una vera e propria mission impossible. Specialmente da quando fonti vicine alla polizia e alla magistratura di Alessandria sembrano intenzionate a intorbidire le acque quanto più possibile, lanciando accuse tanto gratuite quanto platealmente false contro la memoria del giovane morto. Dopo anni passati a seguire casi di cronaca di ogni genere e sotto ogni latitudine, ci si può illudere di aver sviluppato una certa tolleranza per l’arroganza del potere, che diventa tanto più spudorata ed odiosa quanto più aumenta la probabilità di farla franca. La leggerezza con la quale i rappresentanti del governo egiziano nella ex-Perla del Mediterraneo infangano la memoria di un ventottenne morto solo per aver chiesto spiegazioni ad un pubblico ufficiale in servizio è capace di mettere a dura prova lo stomaco del giornalista più scafato. Provando a trattenere il disgusto, ecco le ultime notizie apparse sulla stampa egiziana.

Il silenzio di lunedì, peraltro interrotto solo da un editoriale appassionato e commovente di Osama Gharib apparso su Al Dostour, ha finalmente lasciato il posto a qualche nuova informazione proveniente da Alessandria, dove le manifestazioni di protesta contro la brutalità della polizia continuano da giorni.

Il clamore sollevato dalla vicenda e la reazione di sdegno popolare di fronte ai risultati dell’autopsia ufficiale, la quale, ignorando i più che evidenti segni di sevizie sul corpo della vittima, citava come causa della morte il soffocamento dovuto all’ingestione di una busta di sostanze stupefacenti, hanno spinto il procuratore generale di Alessandria a fare marcia indietro ed ordinare la riesumazione del cadavere e l’effettuazione di una nuova autopsia.
Foto trovata su dostor.orgSecondo la notizia pubblicata dal sito del giornale Al Dostour,  Ahmed Omar, procuratore capo della corte d’appello di Alessandria, ha effettuato un sopralluogo della scena del crimine, accompagnato dal fratello della vittima e dall’avvocato del Centro per i Diritti Umani Mohamed Abd El Aziz. Durante questo sopralluogo, il procuratore capo ha raccolto le testimonianze di più di venti testimoni oculari dell’incidente. Dopo aver verificato che tali nuove testimonianze erano in palese disaccordo con la versione ufficiale diramata dal commissariato di Sidi Gaber, il procuratore generale Yasser Rifai ha ordinato la riapertura dell’inchiesta e la nuova autopsia, che sarà effettuata alla presenza dei rappresentanti legali della famiglia e delle associazioni per il rispetto dei diritti umani, parte civile in questo caso.

Il giornalista dell’Al Shorouk Mohamed Abdel-Fattah, che ha seguito il sopralluogo e le varie manifestazioni di protesta che si sono tenute martedì nel quartiere dove viveva Khaled, ha raccolto una serie di testimonianze da parte di testimoni oculari o vicini del giovane, che esprimono in maniera molto “mediorientale” il loro sdegno per l’intera vicenda. Alcuni testimoni giurano che i poliziotti, prima di portare il ragazzo al commissariato, hanno minacciato con l’arma d’ordinanza sia la famiglia di Khaled che il medico dell’ambulanza accorsa sul luogo del pestaggio, che aveva richiesto di portare il ragazzo all’ospedale, viste le sue condizioni già disperate. Come al solito, il video non è sottotitolato in inglese e quindi risulta poco utile per noi occidentali ma vale lo stesso come testimonianza visiva dei sentimenti che stanno alla base delle proteste per l’abolizione della legislazione d’emergenza.

Sul quotidiano Al Dostour si trovano anche le prove fornite dalla famiglia per contraddire alcune evidenti falsità contenute in un comunicato del ministero degli interni egiziano, che l’avvocato della famiglia definisce “pesantemente diffamatorio per la memoria del defunto e la dignità della sua famiglia”.
Se il ministero degli interni dichiarava che Khaled era renitente alla leva e per questo inseguito da mandato di cattura, la famiglia ha fornito copia del congedo illimitato definitivo di Khaled, che attesta senz’ombra di dubbio come abbia prestato regolare servizio militare per due anni e 17 mesi (sic) nelle truppe di sicurezza.
Nel comunicato del ministero si affermava poi come il giovane fosse uno spacciatore ed avesse commesso numerosi reati in passato, per i quali era ancora ricercato dalla polizia. Al Dostour pubblica copia del passaporto di Khaled, rilasciato pochi mesi prima della sua morte, del documento che attesta come il giovane non avesse carichi pendenti con la giustizia e, per finire, una copia della licenza commerciale rilasciata dal ministero delle finanze, altro documento che richiede la verifica della fedina penale.
L’avvocato della famiglia ha poi dichiarato che tali atti sono da considerarsi pesantemente lesivi dell’onorabilità e della rispettabilità della famiglia di Khaled e che si riserva il diritto di intentare causa civile contro il ministero degli interni per ottenere la compensazione per i danni morali sostenuti dalla famiglia in un momento tanto delicato.

Al Shorouk pubblica poi un articolo di Sally Mashali che riassume i comunicati stampa delle varie organizzazioni egiziane per la protezione dei diritti umani che hanno pesantemente denunciato “l’approccio sistematico delle forze di sicurezza, che fanno ricorso regolarmente a metodi inumani come la tortura e le uccisioni extragiudiziarie nel corso della loro attività”. Secondo le organizzazioni firmatarie del documento (non elencate nell’articolo), il continuare indisturbato di questi comportamenti sarebbe una “minaccia per la pace sociale, la sicurezza della nazione e minerebbe le stesse basi di uno stato di diritto”. Si richiede poi che il governo si impegni a promuovere la revisione della definizione di tortura presente nel codice civile (tanto specifica da applicarsi solo in casi rarissimi), inasprire le pene per chi si macchi di un tale crimine e, in generale, garantire l’applicazione del protocollo opzionale alla Convenzione contro la Tortura, approvato dalle Nazioni Unite nel 1984 e ratificato dal governo egiziano.

Per concludere, il settimanale Youm7 è l’unico a dare notizia delle attività dei gruppi che si sono riuniti sui social network e si stanno mobilitando per portare in piazza la loro protesta contro la legislazione d’emergenza.
Nora Fakhry riporta come i gruppi nati su Facebook abbiano indetto una nuova manifestazione per le 18 di oggi (mercoledì 16 giugno) sul luogo dell’omicidio di Khaled, nel cuore del quartiere Cleopatra ad Alessandria.
I gruppi al Cairo stanno invece cercando di organizzare una veglia silenziosa da tenersi di fronte alla Corte Suprema, manifestazione che dovrebbe tenersi domenica 20 giugno per chiedere la liberazione dei cinquanta attivisti del Movimento del 6 Aprile arrestati domenica scorsa. La giornalista riporta poi come i vari gruppi sui social network abbiano richiesto alle autorità civili e religiose di Alessandria di pregare per lo spirito di Khaled durante la preghiera del venerdì nella principale moschea della città costiera.

In serata cercherò di postare una cronaca della manifestazione di Alessandria ma, visto che, per la mancanza di fonti dirette da Alessandria, dovrò necessariamente fare affidamento sulle edizioni online dei pochi giornali indipendenti egiziani, non posso fornire nessuna garanzia. Stay tuned.