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La manifestazione, nata quasi spontaneamente dallo sdegno per la morte del giovane Khaled Said, si è tenuta domenica pomeriggio in pieno centro del Cairo. I manifestanti, riunitisi nelle vicinanze del Ministero degli Interni già dalle 16.30, sono stati raggiunti da alcuni esponenti politici, tra cui Ayman Nour, fondatore del partito Al Ghad ed Ahmed Badawi, figlio del presidente del partito liberale Al Wafd. I numerosi reparti della polizia in tenuta anti-sommossa hanno osservato con attenzione la folla che si radunava, preparandosi a bloccare la strada che da piazza Lazoghly porta alla sede del Ministero degli Interni.

I manifestanti, com’è diventata usanza da qualche mese a questa parte in mezzo mondo, avevano numerose telecamere e telefoni cellulari pronti a documentare il compor-tamento della polizia. Eppure tale saggia precauzione non è riuscita ad impedire che agenti in borghese intercettassero gruppetti di manifestanti che si stavano avvicinando alla piazza, prima ostacolandoli, poi percuotendoli violentemente per impedire che si unissero alla manifestazione. La presenza di numerose ragazze non è servita a garantire la sicurezza a questi gruppi di giovani.

Quando i manifestanti hanno provato a rompere il cordone di sicurezza per arrivare al Ministero degli Interni, la polizia ha reagito con violenza, disperdendo la folla ed arrestando circa 50 manifestanti, tra cui numerosi attivisti del movimento del 6 aprile (gruppo di protesta giovanile che ha già effettuato numerose manifestazioni di piazza ed usa i social network come strumento fondamentale per l’organizzazione degli eventi), il figlio di Ayman Nour e Ahmed Badawi. La polizia ha poi picchiato ed arrestato Ahmed Abdel-Latif, fotografo del quotidiano Shorouk: il fotoreporter è stato trattenuto per quasi un’ora per poi accorgersi, una volta rilasciato, che la sua fotocamera non aveva più la memory card che conteneva le foto della manifestazione.

I manifestanti, che secondo alcuni erano diverse centinaia, si sono raggruppati in una piazza vicina ed hanno inscenato un sit-in davanti alla Corte Suprema, dicendo che non interromperanno la protesta fino alla liberazione degli attivisti arrestati. Abdel Halim Kandil, coordinatore generale del Movimento del 6 aprile, ha dichiarato che “la morte di Khaled, avvenuta dopo torture indicibili, prova che ci troviamo di fronte ad una polizia che usa metodi barbarici, peraltro ripetuti oggi durante una manifestazione di protesta del tutto pacifica”.

Nel frattempo, le reazioni alla morte di Khaled Said non si sono fatte attendere: secondo il quotidiano liberale Al Wafd, Amnesty International ha richiesto al governo egiziano un’inchiesta urgente sugli eventi di martedì scorso al commissariato Gaber Sidi di Alessandria. Il comunicato stampa denuncia “la brutalità della polizia, chiaramente provata dalle foto scioccanti di un uomo dalla faccia completamente distorta. Questi metodi sono figli di una legge vecchia di 29 anni che ormai ha poche ragioni di esistere”.

Il quotidiano Al Dostour riporta come Hamdi Hassan, deputato dei Fratelli Musulmani al Parlamento, abbia lanciato una forte denuncia nei confronti del Primo Ministro Ahmed Nazif e del Ministro degli Interni, Habib Al-Adly, dichiarando che la morte di Khaled è avvenuta dopo un violentissimo pestaggio da parte di più membri delle forze di sicurezza, che secondo alcuni testimoni oculari sarebbe durato più di venti minuti. Dopo aver richiesto le dimissioni dei due politici, si è augurato che si proceda con estrema rapidità ad accusare formalmente e procedere al giudizio dei poliziotti coinvolti, viste le numerose voci che circolano a proposito di tentativi di intimidazione ed inquinamento delle prove.

A questo proposito, l’avvocato Abdel Meguid Mahmoud ha denunciato che la famiglia della vittima e quelle di numerosi testimoni oculari sarebbero state costrette ad abbandonare Alessandria per sfuggire alle continue pressioni da parte della polizia locale, disposta a tutto pur di difendere la palesemente assurda versione ufficiale. L’avvocato, incaricato dalla famiglia di Khaled Said, ha richiesto quindi di accelerare le procedure per l’incriminazione dei poliziotti e la procedura di acquisizione delle prove, in modo da permettere alle famiglie interessate di ritornare alle loro vite normali.

Ultimo aggiornamento: il sito del settimanale Youm7 riporta che alle 23 circa, il Dott. Ayman Nour, ferito durante la manifestazione del pomeriggio, è stato ammesso all’ospedale di Kasr El Aini dove rimarrà almeno 48 ore in osservazione per valutare le terapie necessarie.