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Foto trovata su www.map-uk.orgLa costante minaccia di guerra non ha ancora ucciso il senso dell’ umorismo ebraico. Dopo il can-can internazionale sulla flottiglia pro-palestinese, studenti israeliani stanno considerando l’idea di organizzare una contro-flottiglia per denunciare le vessazioni turche nei confronti del popolo curdo. Della serie, chi è senza peccato scagli la prima pietra… gli altri si riparino subito dopo se non vogliono venir sommersi da una sassaiola. Dopo il salto trovate il post del mitico Allahpundit, blogger che da anni denuncia il pericolo islamo-fascista e combatte le orde del “blame America (and Israel) first” con sano spirito e l’occasionale punta di veleno.

Fantastico: studenti israeliani cercano di organizzare una flottiglia diretta in Turchia
Allahpundit
Originale (in inglese): http://hotair.com/archives/2010/06/08/awesome-israeli-students-trying-to-organize-flotilla-to-turkey/
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

E perché no? Tanto le relazioni tra Israele e Turchia sono comunque compromesse, almeno fino a quando Erdogan e la sua allegra banda di Islamisti resterà al potere; quindi non c’è davvero niente da perdere nell’organizzare una contro-provocazione. Sempre che si riesca davvero ad organizzarla, la prossima volta che quel cretino punterà il dito contro qualcuno, l’intero pianeta saprà quanto sia incrostato di sangue.

Cosa che, a dire il vero, non gli farà né caldo né freddo.

Il segretario del sindacato studentesco Boaz Torporovsky, che ha proposto per primo l’idea della contro-flottiglia, ha dichiarato al Jerusalem Post lunedì scorso di aver ricevuto “centinaia di offerte da parte di volontari pronti a partire, e molti di più ci hanno contattato per chiederci come potevano aiutarci in altro modo. Abbiamo intenzione di consegnare rifornimenti umanitari ai Curdi in Turchia, che ne hanno un bisogno disperato. Un popolo che, detto per inciso, è più numeroso di israeliani e palestinesi insieme”.

Altri stanno cercando di organizzare un’altra avventura marina per attirare l’attenzione sulle politiche controverse portate avanti dalla Turchia – stavolta a Cipro, per “chiedere la fine dell’occupazione turca” della metà settentrionale dell’isola. Tra i promotori dell’iniziativa, l’attivista del Meretz (partito politico sionista di stampo socialdemocratico ndT) Pinchas Har-Zahav e suo figlio Haim, che si è anche offerto volontario per il viaggio…

Har-Zahav ha poi aggiunto che i passeggeri della nave non cercheranno lo scontro e che, se gli fosse chiesto d’invertire la rotta, sarebbero pronti ad obbedire. “Ma pensiamo sia importante che dimostriamo al mondo che la Turchia non è affatto una nazione virtuosa ma una specie di stato canaglia e che, soprattutto, noi Israeliani non siamo affatto fessi.”

Secondo Torporovsky, servono tre cose per riuscire ad organizzare il tutto: “soldi, supporto logistico e due palle così – fortunatamente per le ultime due cose non ci sono problemi”. Al che io suggerisco una parolina magica: PayPal. Sul serio, questa è una cause celebre che la blogosfera è prontissima a cavalcare: non prenderete un centesimo da sinistra, ma la risposta da destra dovrebbe essere tanto entusiastica da renderla superflua. Poi c’è il lato puramente umanitario, che non va sottovalutato.

Michael Totten (giornalista freelance esperto di Medio Oriente) nel 2006 si trovava nel Kurdistan turco; allora l’Iraq era al punto più basso della sua parabola post-bellica, ma nonostante questo sembrava un paradiso a confrontoRiporto le parole precise di Totten: “quando attraversammo il confine con l’Iraq, sia il rispetto dei diritti umani che le condizioni di vita della popolazione erano enormemente superiori”. L’unica cosa che temo è che le forze armate turche potrebbero finire con l’abbordare le navi e che, al contrario dell’IDF (le forze armate israeliane ndT) non porteranno fucili da paintball come armi. Chiedetelo ad un armeno, sempre che riusciate a trovarne uno ancora vivo.

Mentre sto scrivendo questo post, il Daily Telegraph ha appena annunciato che Israele sta per concludere un accordo che consentirà l’ingresso a Gaza di più aiuti umanitari in cambio di una versione annacquata di quella inchiesta internazionale sull’abbordaggio della flottiglia turca richiesta a gran voce da mezzo mondo. Fosse vero, sarebbe un compromesso alquanto bizzarro. Non solo farebbe sospettare che Israele stia in effetti nascondendo delle prove, ma contraddice le dichiarazioni del governo di Tel Aviv che ha più volte ripetuto che, qualunque cosa avessero fatto le forze di sicurezza, Israele sarebbe stata accusata comunque di ogni sorta di crimine. Se questo, come credo, corrisponde alla verità, perché preoccuparsi così tanto di un’investigazione, tanto da essere pronti a concessioni sostanziali per renderla meno efficace?
Un’investigazione “annacquata” che scagionasse Israele sarebbe screditata dagli avversari dello stato ebraico come una “sceneggiata” accettata in cambio delle concessioni per Gaza e, senza alcuna ombra di dubbio, sarebbe sfruttata a dovere da Erdogan per far crescere il risentimento contro Israele tra gli elettori turchi. Se non puoi vincere, perché ti ostini a partecipare? A meno che Netanyahu stia cercando un pretesto per consentire l’ingresso di più aiuti umanitari ma voglia salvare la faccia. Penso che un accordo del genere gli garantirebbe questo minimo risultato, ma non ne sono sicuro.

Finisco con una citazione, gentilmente fornitami dal nostro “partner per la pace” (definizione coniata dall’amministrazione Obama ndT), la Siria, durante la sessione odierna della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite: “Lasciate che vi citi una canzone che un gruppo di bambini israeliani cantava allegro su uno scuolabus mentre si recavano a scuola ‘Con i miei denti ti strapperò la carne. Con la mia bocca ti succhierò il sangue’”.
Il rappresentante degli Stati Uniti ha preferito non replicare. Neanch’io.