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Nuovo segnale trasversale lanciato da Israele nei confronti di Siria ed Iran. Ha’aretz pubblica la notizia che un servizio segreto occidentale avrebbe commissionato alla ditta privata DigitalGlobe sedici serie di immagini ad alta risoluzione di un’area della Siria nord-occidentale sospettata da tempo di ospitare le famigerate armi di distruzione di massa irachene fantasma.

L’analista indipendente Ryan Mauro coglie l’occasione per fare il punto sull’annosa questione, ricapitolando una lunga serie di prove che sembrerebbero avvalorare l’ipotesi di un trasferimento di tali armi in Siria e Libano, sotto la supervisione di reparti russi, nei mesi precedenti l’invasione americana, proprio quando gli ispettori dell’ONU brancolavano nel buio chiedendo sempre più tempo.

La questione è quantomai spinosa, ma il post di Mauro (circa 2000 parole) è bene argomentato e presenta una serie di testimonianze che sono “sfuggite” ai sempre attenti media mainstream occidentali.
Comunque la pensiate, questo ulteriore segnale da parte di Israele non può che essere interpretato come l’ennesima dichiarazione della frustrazione di Tsahal nei confronti delle infinite tattiche dilatorie messe in campo dall’Iran e dai suoi alleati, più o meno ufficiali.
Non per voler essere pessimista a tutti i costi, ma temo che la questione tornerà ben presto sulle prime pagine dei giornali. Conoscendo i miei polli, sarà naturalmente stravolta oltre ogni limite per compiacere gli utili idioti sinistri ed il loro odio per Israele e tutto quello che rappresenta.
Essere informati, a questo punto, sarà sempre più cruciale per evitare di essere presi in giro dai cosiddetti professionisti dell’informazione.
Buona lettura e che Dio ce la mandi buona…

Foto satellitari confermano il trasferimento delle armi di distruzione di massa irachene in Siria
Ryan Mauro
Originale (in inglese):
http://pajamasmedia.com/blog/satellite-photos-support-testimony-that-iraqi-wmd-went-to-syria/
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Il quotidiano israeliano Ha’aretz ha riaperto la discussione sui presunti arsenali di armi di distruzione di massa iracheni, la ragione principale fornita dall’amministrazione Bush per giustificare l’operazione Iraqi Freedom e causa di uno degli episodi più imbarazzanti della politica estera statunitense. Nuove foto satellitari di un sito sospetto in Siria stanno confermando la testimonianza di un giornalista siriano che qualche anno fa stupì il mondo dichiarando che le armi di distruzione di massa irachene erano state spostate in tre installazioni segrete in Siria appena prima dell’inizio dell’invasione alleata.

Ha’aretz rivela che un’area di circa 200 chilometri quadrati nel Nord-ovest della Siria è stata fotografata dai satelliti ad alta risoluzione (circa 50 centimetri ndT) della compagnia DigitalGlobe per almeno 16 volte, l’ultima delle quali lo scorso gennaio, a seguito di una richiesta proveniente da un servizio segreto occidentale. Il sito sarebbe vicino alla città di Masyaf e contiene almeno cinque installazioni militari, con una serie di sentieri camuffati che portano ai piedi delle montagne. Questo non farebbe che confermare le rivelazioni di Nizar Nayouf, un pluripremiato giornalista siriano che, nel 2004, dichiarò di aver avuto conferma da fonti interne al regime siriano che le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein erano tuttora nascoste in Siria.

Nell’articolo si citavano tre specifici siti, uno dei quali sarebbe stata una base sotterranea costruita sotto Al-Baida, una montagna che si trova ad un solo chilometro a Sud di Masyaf. Una coincidenza perfetta che, insieme alle caratteristiche sospette rivelate dalle foto e all’interesse dell’agenzia di intelligence occidentale, sembrerebbe provare che le fonti siriane citate da Nayouf avevano effettivamente accesso ad informazioni specifiche su attività segrete molto probabilmente legate alla questione delle armi di distruzione di massa. Richard Radcliffe, uno dei miei collaboratori nel sito WorldThreats.com, ha osservato che Masyaf si trova su una strada che porta da Hamah, sede di un aeroporto capace di accogliere aerei relativamente grandi, al Libano, più specificamente alla parte occidentale della valle della Bekaa, altra zona indicata in passato come possibile nascondiglio di numerosi sistemi d’arma provenienti dall’Iraq.

Ormai l’idea che l’Iraq non possedesse nessuna arma di distruzione di massa sembra accettata da quasi tutti gli osservatori internazionali. I rapporti di intelligence erano chiaramente sbagliati, ma forse è troppo presto per dichiarare chiusa l’intera questione. I media internazionali furono pronti a sparare in prima pagina la notizia che Charles Duelfer, capo dell’Iraq Survey Group, autorità incaricata di scoprire se Saddam avesse davvero delle armi di distruzioni di massa, aveva concluso che un trasferimento di tali armi non ebbe mai luogo. In effetti, il rapporto di Duelfer affermò che il suo gruppo, a causa dell’attività della guerriglia, “non è stato in grado di completare l’indagine e che non può escludere categoricamente la possibilità che le armi di distruzione di massa fossero state effettivamente spostate in Siria prima della guerra”.

Nonostante non fosse stato in grado di formulare una risposta definitive, Duelfer in seguito ha affermato di essere “convinto” che nessun’arma di distruzione di massa fu spostata in Siria. Duelfer è un individuo credibile e competente, ma ci sono molti rapporti che affermano che molte informazioni fondamentali a supporto di tale tesi non arrivarono mai all’Iraq Survey Group, che fu perseguitato da ogni sorta di problemi, non tutti esterni al gruppo stesso.

Il 24 febbraio 2009, assistetti ad una conferenza che Duelfer tenne alla Free Library di Philadelphia per promuovere il suo libro: interrogato a proposito, ammise che c’erano alcune “questioni aperte” sul trasferimento delle armi irachene in Siria, ma che le considerava poco rilevanti. Una di queste “questioni aperte” era l’impossibilità di trovare alcuni cittadini iracheni che lavoravano per una ditta collegata a Uday Hussein la quale, secondo alcuni informatori, aveva trasportato del “materiale sensibile” in Siria. Un documento del Pentagono rivela che un dissidente iracheno segnalò alle forze alleate che il 10 marzo 2003 un convoglio composto da 50 camion aveva attraversato il confine siriano e che, secondo le sue fonti riservate in Siria, conteneva armi di distruzione di massa. Si è parlato a lungo di questo fantomatico convoglio, ma nessuno è stato in grado di fornire risposte chiare a proposito.

Durante il dibattito e in un’intervista avvenuta in seguito, Duelfer fece alcune affermazioni interessanti che hanno rafforzato la mia convinzione che tale trasferimento ebbe effettivamente luogo, anche se non possiamo essere sicuri di quante delle armi di distruzione di massa siano state caricate a bordo.

Il Generale Georges Sada, ex vice-comandante dell’aviazione irachena, ha scritto nel suo libro del 2006 che conosceva personalmente due piloti iracheni che trasportarono armi di distruzione di massa in Siria nell’estate del 2002, trasferimento che fu completato da un successivo convoglio via terra. Chiesi a Duelfer se questi due piloti o Nizar Nayouf erano stati interrogati dal suo gruppo. “Non intervistai né i piloti né il giornalista siriano” mi disse. “Eravamo sommersi da segnalazioni sulle armi di distruzione di massa, non potemmo seguire tutte le piste… cercammo di restringere il campo d’indagine interrogando solo quelle persone o ispezionando i siti che in passato erano stati coinvolti nei programmi di sviluppo delle armi di distruzione di massa condotti dal regime baathista”.

Duelfer aggiunse poi che proprio la mancanza di testimonianze su questi trasferimenti fantasma fu quello che lo convinse che “un sacco di materiale bellico fu nascosto in Siria, ma nessuna arma di distruzione di massa”. A conferma di questa sua posizione, citò specificamente la testimonianza di Naji Sabri, ex ministro degli esteri iracheno. Duelfer disse che lo “conoscevo molto bene ed ero stato autorizzato a rendere la sua vita in carcere o molto più tollerabile o molto più dura”.

Aggiunse che, se un accordo del genere fosse stato concluso tra le due nazioni, un uomo nella sua posizione ne sarebbe sicuramente venuto a conoscenza. Eppure, nel suo libro, Duelfer ammette che Sabri non era mai stato coinvolto in nessuno dei programmi di sviluppo di armi di distruzione di massa iracheni e che quindi “le sue dichiarazioni su tale argomento, viste con gli occhi dei servizi di intelligence, sarebbero state sicuramente considerate irrilevanti”.

Duelfer, ad ulteriore conferma del suo scetticismo, mi disse che, se un trasferimento così importante fosse successo davvero, “sicuramente qualcuna delle persone che abbiamo interrogato ci avrebbe detto qualcosa su un operazione del genere”. Eppure, a guardar bene, testimonianze in questa direzione ce n’erano. Don Bordenkircher, che per due anni fu il direttore nazionale delle prigioni irachene, mi disse che aveva parlato con almeno quaranta iracheni, ex military o civili impiegati nelle forze armate, che erano in grado di descrivere il trasferimento delle armi di distruzione di massa in Siria e Libano. Alcuni di loro affermavano di aver preso parte personalmente a tali operazioni. I racconti di questi testimoni si assomigliavano molto e non contenevano elementi in grado di contraddirsi a vicenda. Un altro mio amico nelle forze armate mi fece sapere che un capitano dei servizi segreti iracheni basato ad Al-Qaim era stato testimone diretto del passaggio di un numero di convogli “sospetti” diretti in Siria tra il febbraio e il marzo del 2003.

Domandai a Duelfer se fosse a conoscenza dei rapporti di intelligence forniti dai servizi ucraini e da alter fonti che affermavano come reparti russi si fossero recati in Iraq per “ripulire il paese” nelle settimane immediatamente precedent l’invasione. Capii dalla sua espressione facciale che quella era la prima volta che sentiva qualcosa del genere.

Ken Timmerman descrive nel suo libro Shadow Warriors gli incontri ad alto livello che si tennero tra il 10 e il 12 febbraio 2004 tra rappresentanti dei governi statunitense, inglese ed ucraino. Nelle delegazioni spiccavano il Vice Sottosegretario alla Difesa John A. Shaw, il capo dell’MI6 britannico e Ihor Smeshko, capo dei servizi segreti ucraini. Gli ucraini fornirono tutti i dettagli riguardanti la partecipazione russa, incluse le date e i luoghi degli incontri riservati dove si era progettato l’intervento e persino i nomi degli ufficiali degli Spetsnaz (famosi reparti speciali dell’Armata Rossa, solitamente assegnati ad operazioni “delicate” ndT) coinvolti nell’operazione. Shaw confermò di aver lavorato con una risorsa inglese a capo di una rete di intelligence nella regione in grado di confermare tali informazioni, fornendo altri dettagli interessanti.

Ulteriori conferme sono state fornite da Ion Pacepa, ex capo dei servizi segreti romeni durante la Guerra Fredda: Pacepa afferma di aver personalmente esaminato i dettagli di un piano segreto russo denominato “operazione Sarindar”, che prevedeva l’intervento di forze speciali russe per “ripulire” uno stato canaglia alleato da ogni traccia di attività illecite qualora fosse stato minacciato da un attacco occidentale. Secondo Pacepa, lo scopo di tale piano era quello di impedire all’Occidente di acquisire qualsiasi prova in grado di incriminare la Russia o i suoi alleati. La presenza di consiglieri russi in Iraq a pochi giorni dall’invasione, alcuni dei quali furono personalmente decorati da Saddam Hussein, è un’indicazione convincente che questo piano segreto sia stato effettivamente attivato.

Dave Gaubatz, il primo agente federale civile assegnato all’Iraq, mi disse di aver visto con i propri occhi rapporti segreti che “ipotizzavano il trasferimento di alcune armi di distruzione di massa in Siria con l’assistenza tecnica dei servizi segreti russi”. Alcuni iracheni gli avevano poi detto che, pochi giorni prima dell’arrivo delle forze armate americane, c’erano reparti militari russi in Iraq.

Incredibilmente Duelfer non ebbe mai accesso a queste informazioni ma, come mi confermò in seguito, “questo non vuol dire… che i rapporti non arrivarono mai all’ISG”. Il fatto che il capo del gruppo incaricato di trovare le armi di distruzione di massa non ebbe mai a disposizione queste informazioni cruciali indica che qualcosa non ha funzionato affatto.
Nel libro di Timmerman, Shaw afferma che Smeshko si lamentò del fatto che il capo della stazione della CIA a Kiev non sembrava interessato a cooperare con gli ucraini. Timmerman ha fatto qualche ricerca sulla situazione a Kiev ed ha scoperto che il capo della stazione CIA era molto vicino ad altri personaggi dei servizi segreti che stavano facendo di tutto per ostacolare le politiche implementate dall’amministrazione Bush.

Duelfer, a suo modo, fornisce addirittura delle informazioni a supporto di questa teoria, confermando che la Russia stave aiutando il programma illegale di sviluppo dei missili balistici ed era legata a doppio filo al regime di Saddam. Duelfer mi disse che “i russi erano impegnati in diverse attività in Iraq… rappresentanti del governo russo si incontravano regolarmente con le loro controparti irachene… ufficiali del KGB (sic ndT) russo avevano contatti regolari con figure di altissimo livello del regime baathista … uomini di affari russi scorrazzavano ovunque a Bagdad cercando di accaparrarsi ogni genere di contratto. Poi, ovviamente, molti russi, inclusi personaggi di alto livello, erano destinatari di lucrose assegnazioni di greggio nell’ambito del programma Oil for Food delle Nazioni Unite”.

La teoria che ipotizza la presenza delle armi di distruzione di massa irachene in Siria non è una dietrologia complottista marginale. John Loftus, ex procuratore del dipartimento della giustizia noto per la sua estesa rete di contatti nella comunità dell’intelligence internazionale, durante un’intervista, dichiarò che “tutti gli ufficiali anziani dei servizi segreti che abbia mai incontrato, siano essi occidentali, europei o asiatici, sono sicuri che i russi trasferirono le ultime armi di distruzione di massa dall’Iraq nei mesi immediatamente precedenti l’invasione”.

I generali Tommy Franks e Michael DeLong, i due ufficiali al commando del CENTCOM (uno degli Unified Combatant Commands delle forze armate statunitensi, che integra i comandi delle unità di Marina, Aviazione ed Esercito assegnate alle operazioni che si svolgono in un teatro che si estende dall’Egitto all’Asia Centrale ndT) all’inizio dell’invasione, hanno più volte dichiarato di essere a conoscenza di rapporti riservati in grado di fornire credibilità a questa teoria. Il generale James Clapper, uno dei partecipanti agli incontri organizzati da Shaw che è stato scelto dal Presidente Obama per prendere il posto di Dennis Blair come direttore delle forze di intelligence, ha dichiarato in passato di credere che le armi di distruzione di massa siano state effettivamente trasferite in Siria.

Le prove di questa teoria sono molte di più ed ho provato ad elencarle qui. Chiaramente nessuna di queste prove, da sola, può fornire la certezza assoluta di come siano andate davvero le cose e ancora non sappiamo con precisione quali e quante armi di distruzione di massa furono trasferite in Siria. Questo però dovrebbe bastare a convincere chiunque che, forse, è troppo presto per scrivere la parola “fine” su questa vicenda.

Ryan Mauro è il fondatore di WorldThreats.com, consulente alla sicurezza nazionale per il Christian Action Network, e un analista di questioni di intelligence presso l’Asymmetrical Warfare and Intelligence Center (AWIC). Lo si può contattare all’indirizzo mail TDCAnalyst@aol.com.