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Foto trovata su http://technologizer.wordpress.com

Da qualche tempo non si fa che parlare della crisi irreversibile che ha colpito il mondo del giornalismo. Da ogni parte si moltiplicano le grida di dolore dei giornalisti che, alternativamente, se la prendono con i blogger cattivi che tolgono il pane dalle bocche dei loro figli, con gli editori avidi che non ne vogliono più sapere di pagare i loro ricchi stipendi o con qualche non meglio identificato grande vecchio che vuole uccidere la libertà di stampa. Come membro (per ora a riposo) della categoria, la questione non ha mancato di suscitare la mia curiosità, ma ho notato una cosa alquanto strana. A parlare di questa crisi sono solo gli addetti ai lavori o gente che è in tutt’altre faccende affaccendata (economisti, sociologi, politici etc). L’assenza di coloro che dovrebbero essere gli ultimi giudici del lavoro di ogni giornalista (i lettori) è quantomai sospetta. A questo punto mi capita davanti agli occhi il post di Christine Hurt, avvocato statunitense che niente ha da spartire col mondo dei media e offre la prospettiva di una “semplice” lettrice di settimanali. L’esperienza è illuminante e sono sicuro sarà in grado di fornire nuovi, freschi spunti al dibattito sull’argomento. Il post (circa 750 parole) lo trovate dopo il salto. Buona camicia a tutti.

Il futuro di Newsweek
Christine Hurt
Originale (in inglese): http://www.theconglomerate.org/2010/06/the-future-of-newsweek.html
H/t : Instapundit
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Newsweek è in vendita: la Washington Post Company, proprietaria del settimanale fondato 77 anni fa, sta valutando delle offerte non vincolanti e sembra che si siano presentati alcuni compratori potenziali. Tra di loro è evidente l’assenza dei gruppi editoriali più conosciuti: Bloomberg, Thomson-Reuters, U.S. News & World Report hanno preferito disertare l’asta.

Un tempo mi piaceva Newsweek; quando dovevo prendere un aereo era la mia rivista preferita. Non ho mai fatto l’abbonamento, perché costava decisamente troppo. Ricordo di aver ricevuto una chiamata da parte di un televenditore che mi offriva tre altri abbonamenti gratis (ricordo di aver scelto la rivista di Oprah Winfrey, Vanity Fair e qualcos’altro) se mi fossi abbonata a Newsweek. Quando lavoravo in un ufficio legale, non passava una settimana senza che ricevessi un’offerta che mi proponeva l’abbonamento a “metà del prezzo che paghi in edicola”, ma continuava a sembrarmi caro. Abbonarsi ai settimanali continua ad essere parecchio caro.

Oggi mi capita sempre più raramente di comprare la rivista, anche all’aeroporto. Se ogni volta che apri il giornale del mattino ti sembra di leggere delle storie familiari, leggere un settimanale sembra tanto come sfogliare un giornale vecchio di sei giorni. Newsweek si è sempre basato sulle notizie: più che altro pezzi brevi, simili ad un articolo di giornale o ad un post in un blog, accompagnati da qualche articolo più lungo, con qualche intervista e un minimo di approfondimento. La formula non è cambiata dal primo numero; quindi per quattro dollari compri due pezzi di approfondimento, un mucchio di altri articoli che hai già letto altrove, le pagine dei fumetti, delle frasi della settimana e poco altro. Non c’è da stupirsi che i settimanali siano stati tra i più colpiti dalla crescita di Internet. I tempi tecnici per stampare e distribuire un settimanale sono tanto lunghi da far sì che ogni articolo sia allo stesso tempo vecchio e non abbastanza profondo. Adoro gli articoli su Vanity Fair, specialmente quelli che riguardano il mondo

Foto trovata su http://www.smartzentrover.com

della finanza; li trovo ben scritti, ben ricercati e approfonditi ma sono certa che ci vogliono ben più dei quattro giorni che ha a disposizione un settimanale per scriverli.

Poi dai un’occhiata a People e ti senti un poco perplessa. Anche People è un settimanale, costa quanto Newsweek, ha tutte le stesse limitazioni del formato eppure vende moltissimo. Certo, quello che trovi nelle pagine interne non è disponibile su Internet: le foto sono esclusive, fatte molto bene, da fotografi professionisti pagati profumatamente. Hanno anche delle interviste esclusive con i vip del momento, altro servizio che sicuramente pagano non poco. Sì, certo, sulla Rete puoi sapere che Sandra Bullock ha deciso di separarsi dal marito, ma se vuoi sapere qualche altro dettaglio devi per forza comprare People.

Ci sono due altre cose che distinguono People dalla massa dei giornali popolari: prima di tutto, è più serio ed affidabile di buona parte della concorrenza. Se guardi nel bancone vicino alle casse dei supermercati, troverai di sicuro quattro altri settimanali che sulla copertina annunciano che la coppia di Hollywood n°347 sta divorziando perché (1) è dedita ad una strana religione; (2) uno dei due ha una storia con un esponente dello stesso sesso; (3) uno dei due ha una storia con un esponente del sesso opposto; (4) uno dei due si è sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica; (5) stanno aspettando un bambino o non riescono a concepirne uno; oppure (6) sono intervenuti degli strani alieni. Un’occhiata alla copertina di People basterà per capire che stanno parlando di tutt’altro argomento. A questo punto, non credo più a nessuna storia di gossip se non la vedo sulla copertina di People.

Foto trovata su http://www.superficialdiva.com

Secondo, People sembra rivolgersi ad una fascia demografica diversa da quella che segue ossessivamente ogni movimento dei vip su Twitter e cerca tutto il giorno sulla Rete le notizie più gustose. Per questo le notizie su People sembrano ancora nuove alla madre di famiglia che va a fare la spesa e controlla l’account Facebook una volta ogni due giorni; per non parlare dell’abilità sovrannaturale dei redattori di People nel selezionare notizie che sembrano avvenute sei ore prima dell’uscita in edicola. Chi potrebbe essere interessato a comprare Newsweek ha sicuramente sentito parlare di gran parte delle notizie che potrebbe trovare nel numero in edicola.

A questo punto non resta altro che aspettare di sapere chi vincerà l’asta e cosa decideranno di fare con Newsweek una volta che ne abbiano acquisito il controllo.