Ripetere la famosa frase usata da Enzo Tortora alla ripresa della sua trasmissione-culto “Portobello” (che da bambino seguivo religiosamente ogni venerdì) probabilmente funzionerà solo coi matusa come il sottoscritto ma non mi veniva un modo migliore per riprendere le comunicazioni dopo una pausa veramente troppo lunga e penosa per essere vera.

Come si fa a riprendere un discorso interrotto da così tanto tempo? Penso di essere la persona meno adatta al mondo per rispondere a tale domanda. Più di una volta mi è successo di perdere contatti con individui che ritenevo (probabilmente a torto) importantissimi nella mia vita per poi, una volta passato qualche mese, esser bloccato dal terrore di non riuscire a trovare una spiegazione adatta al silenzio o alla richiesta di riprendere i contatti. Così ho perso la mia migliore amica ai tempi delle elementari (ecco perché ero sparito, Ilaria, non mi ero certo dimenticato di te), un’altra serie di persone a me care nonché una serie meno nutrita di esseri umani di sesso femminile che erano stati vicini al mio cuore (sì, decisamente sto parlando con te, Rosita, anche se fai di tutto per non farti trovare online ho ancora il tuo numero di telefono, quindi stai in campana).

Cosa c’entra tutto questo con l’antro dell’Apolide, chiederanno i miei quattro fedeli lettori? Niente, a dire il vero. Il fatto è che a questo mondo le cose cambiano e che anche l’antro, volente o nolente, si è dovuto adattare ai cambiamenti che hanno sconvolto la vita del personaggio che si nasconde neanche troppo bene dietro a questi caratteri.

Come spesso succede, per spiegare le cose bisogna fare un passetto indietro, fino alla nascita di questo “spazio di informazione libero e liberale”, come lo chiamavo qualche tempo fa (sembra davvero passata un’eternità, non vi pare?). Nonostante giocassi da tempo con l’idea di creare un blog, a farmi iniziare è stata la partecipazione al primo Tea Party italiano e lo spirito di “can do” che i ragazzi dentro mi avevano trasmesso. La ragione meno nobile e più pratica era quella di tenermi in esercizio in vista di un possibile sbocco occupazionale.

Riprendendo quindi le immortali parole del Mozzer (il video lo trovate qui sotto, visto che ho sbagliato qualcosa – pensavo di embeddarlo, invece l’ho pubblicato da solo), il lavoro l’ho trovato – un lavoro che col tempo ha assorbito praticamente tutta la mia esistenza, in maniera niente affatto piacevole.

D’accordo, pure i miei ritmi circadiani da vampiro transilvanico non hanno aiutato, vero, verissimo, ma il fatto è che, spesso e volentieri, sono veramente esausto. L’ultima cosa che mi viene in mente dopo 10-12 ore in ufficio è rimettermi a “lavorare”.

Il problema sta proprio in questa ultima frase: l’antro era diventato un lavoro. Ancora peggio, l’antro era un lavoro non retribuito, un “seminare” in vista del futuro. Quando finalmente un fresc… saggio uomo d’affari si è deciso ad assumermi, pagandomi un discreto stipendio mensile, il piccolo yuppie che alberga nel sottoscritto si è scatenato. Fatichi come una bestia? Tieni duro, vedrai che poi farai carriera. Sei il migliore, sei il numero uno, tira più forte che poi ti promuoveranno.

Povero Gordon Gekko in ottavo. Il suo cadavere giace da qualche parte nelle segrete dell’antro. Non piangetelo, gente. La sua fine è stata rapida, indolore, quasi come se ne fosse andato da qualche parte a sbirciare un bel completo di Armani.

Ora che il demone del carrierismo si è azzittito (chissà quanto a lungo), posso tornare a considerare l’antro quello che avrebbe dovuto essere fin dal primo giorno: un posto dove rilassarmi scrivendo quattro stronzate e rispondendo a chi sarà così gentile da rispondere e partecipare alla festa.

L’Apolide rimarrà qui a fare il giullare e rendersi antipatico al globo terracqueo con le sue esternazioni da fuori di testa. La sua parte (ogni tanto) più seria avrà invece traslocato su The Right Nation – sempre che Andrea e Simone non mi caccino per inattività prolungata – dove continuerà a parlare non si sa quanto seriamente di cose moderatamente serie.

Ecco, mi pare che per la prima volta possa anche abbastare. Alla prossima volta… anzi, riprendendo il mio celebre cavallo di battaglia con il quale chiudo sempre i miei pirotecnici Daily Zap, “ciao ciao, gente”! E che Iddio ce la mandi buona.

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