Tag
Antonio Martino, Debito pubblico, DEF 2011, Giulio Tremonti, Mario Baldassarri, Milton Friedman, Oscar Giannino, Silvio Berlusconi, Tagli spesa pubblica
Mentre in Itaglia si balla, si ride, si parla del più e del meno, le nubi nerissime addensate all’orizzonte stanno già scaricando i primi lampi d’avvertimento. Eppure da noi nessuno sembra in grado di guardare più in là del suo naso. E pensare che l’iceberg è pure bello grosso.
—————
Talvolta sembra che l’universo cospiri per far perdere la pazienza anche al più flemmatico degli osservatori. Ci sono alcune frasi chiave che riescono istantaneamente a farti andare su tutte le furie. Quando queste frasi vengono pronunciate da certi personaggi che all’Apolide e alla sua parte (ogni tanto) più seria causano inevitabilmente reazioni allergiche al limite dello shock anafilattico, il colpo apoplettico è veramente dietro l’angolo. Questi fastidiosissimi riflessi pavloviani sono del tutto incontrollabili e possono colpire ovunque, a tradimento.
Succede che, ad esempio, tu stia cercando di occupare una insolitamente vuota mattina lavorativa leggiucchiando qui e là qualcosa di vagamente interessante, tanto per ricordarti che, in fondo, rimani un giornalista “serio”, non un malato di sport qualsiasi. Sul faccialibro scruti un paio di articoli pubblicati in mattinata. Visto che hai finalmente tempo di rimanere informato ti precipiti a leggere avidamente, sperando che non ti arrivino dieci video tra capo e collo, costringendoti quindi a rimanere fino all’ora di cena in studio.
Il primo articolo ha l’effetto di un tonico. A parlare è il sempre emerito e venerabile Professor Antonio Martino. Nonostante le domande capziose e infide dell’intervistatore del “Giornale” (a destra se non ci facciamo male da soli non siamo contenti, evidentemente), il migliore allievo di Milton Friedman sembra riuscire a percepire a distanza quello che pensa il liberale al cubo medio dopo eoni di frustrazioni e travasi di bile da statalismo cronico. Lo scopo del “collega” (che non ha nemmeno il buon gusto di firmarsi) è chiaro fin dal titolo: banalizzare e ridicolizzare la proposta di Martino, che più che parlare di tagli alle tasse parla di tagli alla spesa pubblica, cosa che tutti gli altri politici italiani non farebbero mai nemmeno sotto tortura. L’articolo, poi, almeno sull’edizione online, viene troncato senza troppi complimenti. A parte tutto, una bella boccata d’aria fresca, qualche decina di righe che risollevano il morale, forse ancora di più del pallido solicchio albionico che, ogni tanto, spunta da dietro alle nuvolastre nerissime.
Il guardo vagola su altri articoli e l’umore ritorna precipitevolissimevolmente sottoterra. Con il rischio di un downgrade da parte di Moody’s, iattura assoluta per un paese sommerso dal debito come l’Itaglia, ci si perde a seguire i vaneggiamenti di un ex-giornalista santone e di un ex-comico ancora più santone. Qualcun’altro si accapiglia sulla questione “primarie sì, primarie no”, sulle benedizioni o meno di Mister B e su mille altre faccenduole certo importanti ma decisamente meno urgenti di un downgrade che potrebbe costarci decine di miliardi di euro all’anno. Poi arriva il turno di Tremendino e lo stomaco inizia già a contorcersi preparandosi al peggio. As usual, appena Giulietto mette tre parole di fila, la reazione violentissima dell’Apolide è scontata. Un diluvio di improperi, di maledizioni bibliche, sequele di dettagli sull’attività professionale svolta dalla sorella-moglie-figlia del personaggio in questione (la mamma è sempre la mamma) e via strepitando. Cos’ha causato tale tsunami di ira? Mah, scegliete voi. Il fatto che, dopo aver sentenziato solennemente che “la spesa pubblica è incomprimibile” (migliore battuta del millennio), ha ritirato fuori il vecchissimo progetto di riforma delle aliquote IRPEF tanto per gettare un poco di fumo negli occhi di lib al cubo e (soprattutto) il mondo delle partite IVA? Il fatto che la pratica per lui sia lontana miliardi di anni luce dalle dichiarazioni altisonanti? La sensazione che, anche stavolta, non se ne farà assolutissimamente niente di niente? Saperlo.
Poi un link di un amico mi convince ad ascoltare l’ottimissima trasmissione di Oscar Giannino su Radio24, “La versione di Oscar”. Con il sempre interessante Mario Baldassarri, si parla degli infiniti trucchi di Tremendino per nascondere il fatto che, da che mondo è mondo, la spesa pubblica in Itaglia è un’ascensore che non fa altro che salire. Il discorso scivola sul tecnico più di una volta, ma la sostanza non cambia. Da vent’anni in Itaglia non si fa altro che gridare “al lupo!” ogni qual volta che qualsiasi politico osi anche solo avvicinarsi al moloch intoccabile che non è lo Stato bensì la spesa pubblica, vero vitello d’oro al quale svariati milioni di persone hanno venduto anima, corpo, zia, sorella, madre e progenie futura. Durante la trasmissione si parla del VI rapporto sull’economia italiana pubblicato dal centro studi “Economia Reale”, presieduto proprio da Baldassarri. La noia è tanta, quindi decido di scaricarlo dal sito (il PDF lo trovate qui) e di darci una rapida scorsa. La mia attenzione viene calamitata da una serie di tabelle riassuntive. Questa qui sotto mi è parsa la più significativa – o forse quella che ha spinto l’Apolide a correre a lucidare l’alabarda da lanzichenecco e riportare di moda parole come Strafexpedition.
Ricapitolando il tutto, il signor Tremendino è andato di fronte alle telecamere annunciando la “riforma fiscale” e promettendo grandi cose. In realtà il suo piano quadriennale prevede un sostanziale AUMENTO delle entrate fiscali (che, almeno a casa mia, si chiamano tasse) ed una parallela riduzione del deficit, nemico pubblico numero uno. Qualcosa però inizia a non tornare fin da subito. Va bene che coi numeri si può fare di tutto, ma se aumenti le entrate di 92 miliardi e riduci il deficit di 25, il resto dove va a finire? La tabella è chiara: nuova spesa pubblica. Diego Destro, il buon Daw, si è recentemente lamentato del fatto che Mister B continui imperterrito a fare figure di tolla interplanetarie e che non riesca più a capacitarsi che la recita da piacione non funziona più. Al sottoscritto, sinceramente, preoccupano di più le intenzioni del dinamico trio Tremonti-Brunetta-Sacconi, socialisti ieri, oggi, domani e dopodomani che al solo sentir parlare di ridurre la spesa pubblica, tolgono la sicura al Kalashnkov.
Il peggio viene qualche linea più sotto. Dove finisce questo mare di denaro? Un terzo, secondo le (ottimistiche) previsioni del governo, se ne andrà in interessi sulla montagna di debito pubblico che ormai schianta il paese ma che fa banche, banchieri ed intermediari tanto contenti. A parte il fatto che 25 miliardi di euro serviranno solo per l’acconto, se le cose inizieranno davvero ad andare male, guardiamo che fine farà il resto dei soldi che, per chi se lo fosse dimenticato, vengono prelevati forzosamente, con tanto di pistole e distintivi, dalle vostre tasche. La parte del leone la fa la spesa in conto corrente, ovvero gli acquisti delle amministrazioni pubbliche, le pensioni ed i salari delle legioni di più o meno nullafacenti impiegati a vita dal pubblico. Sorpresa, sorpresa, l’aumento vero non arriva dagli stipendi. Nelle amministrazioni centrali il blocco delle spese e delle assunzioni sta funzionando, anche se questo, causa prepensionamenti, non fa altro che spostare le spese da un capitolo all’altro. La voragine si apre negli altri due capitoli, specialmente gli acquisti. Lo stato e le amministrazioni locali, as usual, quando acquistano hanno la saggezza e la capacità di un cerebroleso ubriaco in un mercato napoletano. Nella tabella non si vede, ma l’aumento esorbitante avviene in un solo capitolo di spesa, la sanità, ormai passata alla competenza delle regioni. Il disastro delle pensioni, poi, non fa che rendere ancora più fosco un quadro da tragedia greca.
Insomma, tutto fa a schifio, ma quali soluzioni ci sarebbero? Baldassarri, come Giannino e Martino, è chiarissimo. Tagli alla spesa. Per farli un metodo semplice semplice: come metro di paragone per gli acquisti fatti da una qualsiasi amministrazione pubblica, prendiamo la media delle amministrazioni migliori. Buono, ma non ancora sufficiente. Visto il dilagare delle consorterie, del malaffare e della compagneria destra come sinistra, bisogna andare oltre. L’ospedale X acquista una TAC? Ottimo, vediamo quanto costa nello stato europeo più virtuoso ed allochiamo quelle risorse. Neanche un centesimo di più. Voglio vedere come farebbero ad intascarsi i soldi in quel modo. E se gli aumenti superano l’inflazione reale, via l’indagine d’ufficio della Corte dei Conti. Semplice, no? Che ci vuole? L’asino casca proprio qui. Ci vuole la volontà politica di stroncare il malaffare. E quella, chiaramente, non esiste proprio.
Questa parte la sto scrivendo dall’antro itagliano dell’Apolide, dopo aver visto al TG i beoti in verde chiedere a gran voce la revisione del patto di stabilità degli enti locali. Già, perfetto. Visto che i comuni e le province non hanno potuto fare come le regioni, aumentando la spesa pubblica del cinquanta per cento in cinque anni, qual è la soluzione della Lega “Roma ladrona”? Togliere i vincoli ai comuni per farli spendere ancora di più. E giù applausi, schiamazzi, “secessione, secessione”. Vogliamo i ministeri al nord!! “Bravo, bravo”, “secessione secessione”. Di fronte a questo non sequitur di proporzioni astronomiche, ho spento la televisione, ripromettendomi di non guardare più neanche un secondo di “informazione” italiota. Insomma, la barca procede spedita verso la cascata e qualche idiota vorrebbe mettersi a remare più forte. Più spesa, più voti, più poltrone, più potere, più soldi per me. Chi se ne frega se poi riparte l’iperinflazione e spazza via i risparmi delle famiglie italiane? Tanto io i soldi li ho alle Cayman. E giù risate. Al sottoscritto questa manfrina non fa più nemmeno ridere. Ho solo una gran voglia di tornarmene a gambe levate in Gran Bretagna.

Pingback: Finché la barca va…
Per tagliare la spesa occorrono la volontà politica e i voti parlamentari e in questo momento non ci sono e certamente non ci saranno nemmeno domani. Punto.
Però una cosa che si potrebbe fare e che incontrerebbe meno resistenze sarebbe la seguente:
1-vendere sul mercato beni mobili ed immobili dello stato per circa 150-200 miliardi abbassando subito di colpo il debito e risparmiando vari miliardi di euro l’anno per minori spese per interessi: parliamo di miliardi di euro in meno ogni anno da pagare!
2- Portare a zero tutti i finanziamenti-aiuti-sussidi che a vario titolo lo stato fa alle imprese e parliamo di decine di miliardi l’anno (le cifre precise le trovi sull’ultimo articolo di Carlo Pelanda disponibile gratis su Il Sussidiario)
3-Usare queste minori spese in primis per annullare il deficit, cioè per ottenere il pareggio di bilancio, e ciò che residua per abbassare le tasse a tutti!
Oltre a minore spesa, minori tasse e minor debito ci sarebbero altri importanti benefici:
1. Se lo stato non finanzia più qualche impresa per abbassare le tasse a tutte le imprese allora le imprese non hanno più incentivi a fare lobbing per accaparrarsi quei finanziamenti e per. es ci sarebbe meno corruzione. Lo stato avrebbe memo potere e quindi spiazzerebbe meno l’economia privata di quanto non faccia adesso..
2. Le grandi imprese pubbliche (Eni, Enel, Poste…) di cui lo stato vende le azioni sarebbero completamente private! Ergo lo stato può finalmente introdurre competizione in quei settori senza perdere dividendi e la gestione di queste imprese sarebbe finalmente improntata all’efficienza e non ad accontentare politici e sindacati… ci sarebbero nuovi investimenti, nuovi posti di lavoro…..
PS A tutto questo aggiungo le famose liberalizzazioni, le famose riforme a costo zero che da sole avrebbero grandi effetti…. Ovviamente questo vale per un governo normale, di questo governo ho già scritto in altri post quindi non mi aspetto nulla di tutto questo. L’ho scritto solo per far capire a chi continua inspiegabilmente a nutrire una qualche considerazione/fiducia in questo governo che non è vero che non può far niente perchè c’è la crisi ecc. Non fa niente perchè è incapace/inetto di fare qualsiasi cosa sempre ammesso che glie ne freghi qualcosa!
Nullissima quaestio, as usual. Penso che ormai la questione sia chiara per tutti. COSA fare per rimettere a posto la baracca si sa bene. Il problema è che nessuno vuol farlo per paura di perdere voti e clientele. Cosa possa spingere qualcuno a smetterla con i soliti giochetti e cambiare sul serio resta la vera incognita. Al momento credo che nemmeno il rischio di default sarebbe in grado di convincere i signori del debito a smetterla. Insomma, un nodo gordiano da sciogliere alla maniera alessandrina: con un bel colpo di mannaia!
Pingback: Finché la barca va… | Notizie Politica
Tutti coloro che non vivono nel mondo dei sogni sanno che si deve tagliare l’improduttivo ed il non socialmente necessario della spesa pubblica(quindi moltissimo).Nessun politico lo farà mai perchè chi vive o intrallazza di quanto sopra è da tempo una gran parte dei votanti.
Quindi la mannaia arriverà solo da un default.
Sicura? Io inizio ad avere i miei dubbi. Anche in caso di default, i soliti criminali legalizzati farebbero di tutto per estorcere denaro dai ceti produttivi per lasciare tutto esattamente com’è. O direttamente tramite vessazioni varie, o indirettamente, tramite iperinflazione, che distruggerebbe i risparmi di chiunque non abbia avuto il buon senso (o l’opportunità materiale) di convertire la carta straccia governativa in qualcosa di più concreto (metalli preziosi, terreni, case, qualsiasi cosa di tangibile e fungibile). A tagliare gli sprechi non ci pensano nemmeno. Toccherà al popolo svegliarsi e riprendersi i soldi, oltre ad una moneta finalmente libera dall’arbitrio dei soliti furbastri.
Mah?!? e come? il problema è tutto li’ !
Togliere l’ossigeno non pagando più multe, concessioni,balzelli vari, evitando l’acquisto di titoli di stato, togliendo soldi dalle banche (chi ne ha)…….., ma si può?
X Oriana e Apolide: Provo a fare un ragionamento un po’estremo e semplificato… Se l’Italia fa default allora si ritrova con pochissimo debito (quasi zero) e in più ogni anno risparmierebbe 80 miliardi che oggi invece spendiamo per i soli interessi sul debito, inoltre un default implicherebbe quasi certamente un uscita dall’euro ovvero la possibilità di tornare alla lira, ovviamente svalutata, riacquistando tutta la competitività persa in questi anni rispetto a Germania e compagnia con effetti positivi su export, turismo… In una situazione come questa, i politici potrebbero anche lasciare tutto come oggi senza fare le riforme che noi chiediamo. Tu dirai: ma se non le fanno chi gli presta i soldi? Nessuno dirai e allora saranno costretti a farle…
Purtroppo non funziona cosi! Tanto per cominciare se lo stato riesce ad azzerare il deficit non ha più bisogno di chiedere soldi al mercato e tieni conto che risparmiando 80 miliardi l’anno e con una generale ripresa economica (maggiori introiti fiscali) e zero spese per l’UE non è affatto impossibile, ma anche nel caso in cui ci sia un deficit (considerando anche i costi del default) per un investitore è certamente più interessante prestare soldi ad uno stato senza debiti, con molti assetts di valore (immobili, grandi imprese pubbliche, riserve auree..) e in ripresa economica grazie alla svalutazione (Italia dopo il default), rispetto ad un paese indebitato fino al collo, con un tasso di cambio completamente inadeguato alla sua economia, con una economia stagnante/in declino, costretto a spendere miliardi di euro che non ha per prestarli alla Grecia in modo che le banche francesi e tedesche non perdano nemmeno un centesimo. (Italia di oggi).. Dovendo scegliere a chi li presteresti? Quello che ti ho appena descritto è quello che molto probabilmente farà la Grecia o almeno io avrei già fatto se fossi stato nei loro panni… Insomma il default probabilmente non cambierebbe affatto il contesto che a noi vorremmo invece cambiasse radicalmente!
Si ma qualche cosa si deve fare, non si può solo rodersi il fegato e guardare come scivoliamo verso il disastro giacobino.
Magari un tea party
italiano ma che nasca veramente dal basso, individuo per individuo, senza contaminazione da organizzazioni di alcun genere, che si moltiplichi solo col passa parola sia su internet che sul campo; magari con aderenti che abbiano presa e personalità per raggiungere i tanti che, pur essendo liberali nell’animo, non sanno a chi rivolgersi per far valere ciò che sentono.
A dire il vero, in Italia, il Tea Party esiste già da un anno e non è “contaminato” da niente e nessuno. La diffusione su Internet va a rilento e sul campo è difficile organizzare gruppi attivi e capaci di fare vera informazione e proselitismo, ma ci stiamo… beh, ci stanno provando, almeno da quando mi sono trasferito in Albionia e mi occupo delle relazioni internazionali. Tutto migliorabile, tutto sicuramente perfettibile, ma ripartire da zero mi sembrerebbe inutile, considerato che parecchie persone si sono e si stanno dando parecchio da fare a questo fine.
X Oriana: capisco il tuo senso di “frustrazione” .. io ho scritto solo per dimostrarti una cosa che sicuramente tutti sappiamo benissimo: lo statalismo è duro a morire! persino in caso di default…
Della serie roviniamoci il fegato e ho iniziato a leggere questo post. Purtroppo in italia le cose non cambiano perchè non si vuole o quel poco che si riesce a cambiare citando il Gattopardo “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. ”
Non ci vuole mica una laurea per depennare spese inutili…i miei due cent
TAGLIARE il numero dei senatori/onorevoli (ok qui si sta parlando di fantascienza) ma mi chiedo come mai negli Stati Uniti ci sono 535 tra onorevoli e senatori e in italia quasi il doppio.
OBBLIGARE le regioni in rosso a tagliare auto blu/compensi record per i vari amministatori e via dicendo…della serie vuoi un aiuto dallo stato prima TAGLIA
LIMITARE le pensioni pagate dall’inps…sono scandalizzata dalle pensioni di amato e compagni di merenda…porre un tetto max (diciamo 5000€ al mese) alle pensioni che una persona può prendere.
Rendere RESPONSABILI gli impiegati pubblici dal passacarte ai magistrati.
Queste sono le miei modeste proposte ma adoro la fantascienza
Cgirl, guarda qua. In meno di tre minuti la spiegazione del perchè parli di fantascienza …