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Immagine trovata su philip-foglar.co.zaAlla fine cade quindi anche l’ultimo velo di Maya. L’Apolide e la sua parte (ogni tanto) più seria stanno attraversando l’Atlantico per la prima volta. Destinazione? Dallas, Texas. A fare cosa? Continuate a leggere che è proprio grossa.

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Dopo settimane di sotterfugi, dire e non dire, passati a rodersi dalla voglia di gridare ai quattro venti quello che stava per succedere, finalmente si può dire la verità senza alcun timore. L’antro diventa transatlantico sul serio, visto che sto scrivendo queste parole mentre il Boeing 777 della American Airlines si trova nel bel mezzo dell’Atlantico, puntando verso Terranova per cercare di recuperare qualche minuto di ritardo. Tra un bel tot di ore, sette e passa, si spera che toccherà terra all’aeroporto di Dallas Fort Worth. Cos’è, un attacco di follia estemporaneo? Un modo idiota di gettare al vento qualche centinaio di sterline? Non proprio. Calvinista come sono, figuriamoci se mi concedevo il lusso di andare finalmente a vedere com’è il Lone Star State dal vero. La parte più seria dell’Apolide è stata invitata dagli amici del Tea Party di Dallas a parlare al Lone Star Tax Day Tea Party, manifestazione che si terrà domani, venerdì 15 aprile, in un grande parco vicino a Grand Prairie. Perché serve un posto così grande? Perché l’anno scorso si presentarono più di diecimila persone a manifestare contro il governo rapace che gli sequestra sempre più soldi dalle tasche. Gli organizzatori puntano a raddoppiare il pubblico quest’anno, anche grazie ad un lineup di ospiti e speaker davvero forte. Verrebbe da chiedersi cosa ci faccia uno come il sottoscritto su un palco del genere ma non voglio assolutamente pensarci, altrimenti vado nel panico. Domani, verso le 20 ora del Midwest, farò una chiacchierata di fronte a qualche amico, parlando di statalismo, responsabiità individuale e libero mercato, come ho fatto tantissime altre volte. Solo che stavolta, gli amici saranno svariate migliaia e li potrò vedere tutti in faccia. Meglio che parliamo d’altro, che è meglio.

A questo post dal mezzo dell’Atlantico penso da qualche giorno. Prima di tutto è venuto il titolo, chiaramente ispirato alla stupenda canzone dei Death Cab for Cutie. Il resto sta venendo in maniera piuttosto improvvisata, come gran parte di questa quattro giorni a stelle e strisce. No, meglio precisare; l’unico ad improvvisare è il cialtrone qui scrivente, che atterrerà probabilmente senza un discorso scritto, senza regali ufficiali per i responsabili locali e nazionali che incontrerà nei prossimi giorni, ma soprattutto senza nemmeno un omaggio verso chi si è dato un gran daffare per rendere possibile questa trasferta, faux pas micidiale. Per quanto mi vergogni veramente come un ladro, le ultime settimane sono state veramente complicate, tra turni scambiati, dieci giorni al lavoro di fila, telecronache accettate con nonchalance che si rivelano molto più stressanti del previsto, insomma, un gran casotto che finalmente è finito ieri sera attorno alle dieci e mezza. La prossima volta proverò a dimenticarmi i deliri di super efficienza, l’atteggiamento da “faso tuto mi, non c’è problema” e soprattutto la frase “lavorare duro non ha mai ucciso nessuno”. Visto che l’ho ripetuta per anni pensando ad altri, oggi tocca fare buon viso a cattivo gioco e, pur di mantenersi un minimo coerente, accettare ogni turno in più con un bel sorriso e tanta positività (cosa che, dopo quasi dodici ore di lavoro, risulta piuttosto difficile). Ora che mi trovo qui, rinchiuso nella gabbia del sedile di classe turistica, con lo schermo multifunzione multimediale fantagalattico tristemente spento in quanto rotto (la sfiga, come al solito, ci vede benissimo), le idee iniziano a mancare.


Infatti invece che nel mezzo dell’Atlantico ora sono da qualche parte in Maine con la fila davanti che si sta praticamente sdraiando, mentre mi sono accorto che il mio sedile è pure rotto… mica saranno sinistri, ‘sti infami della American? Il giornale di bordo è proprio gnegne, sono alla canna del gas causa strangolamento da sindacati e si sono beccati un mezzo bailout da Ohblabla… sì, lo fanno apposta. Ora cambio posto che nemmeno mi giro più da quanto sto stretto! Passato da poco Ottawa, ho chiesto che mi cambiassero posto, visto che non riuscivo nemmeno a girarmi. Mi mettono nell’ultima fila dell’aereo, quella coi sedili che si reclinano di due millimetri. Chiaramente gli idioti facce di (/&$(£” davanti sono belli stravaccati in massimo relax. Possibile che nessuno pensi che se stai bello comodo stai rompendo i cosiddetti a quello di dietro?! Ci mancava altro che il bambino piangente. Fantastico. Iniziamo bene, non c’è che dire. Mi tocca scrivere di traverso tra due sedili, visto che non mi decido a prendere ‘sto bel tomo di deficiente che ho davanti e fargli notare che mi è praticamente in faccia col sedile. Insomma, di scrivere il discorso non se ne parla neanche per sbaglio. Stesso discorso per le svariate puntate di serie televisive che registro e non ho mai il tempo di vedere causa super lavoro. Sai che gran goduria conciato in questa maniera. Questa gente del cavolo non ha il benché minimo rispetto per gli altri. Ora gliene dico quattro.

Usciamo dalla cronaca per occuparci di cosa succederà in questi giorni. Sempre che riesca a resistere alla tentazione di pestare a sangue tutti i deficienti che reclinano il sedile stile sdraio del Forte, dovrei avere una girandola di inconri con una serie di personaggi e dirigenti dei Tea Parties del Texas settentrionale, fare un’intervista ad un talk show molto popolare in zona più vari altri appuntamenti di natura più o meno riservata (mica si può sempre raccontare tutto, no?). In questo viaggio presenzierò in veste doppia, portavoce nazionale di Tea Party Italia e fondatore/portavoce dell’International Tea Party Movement, la grande coalizione di TP a livello locale e nazionale che sta cercando nuovi modi per collaborare ed unire le forze per portare avanti i propri obiettivi comuni. Visto che l’iniziativa sembra riscuotere un discreto successo, probabilmente nei prossimi mesi assorbirà sempre più tempo e risorse personali. Non è stata una scelta conscia o volontaria, ma alla fine la formazione internazionalista si fa sentire parecchio e mi sta spingendo verso questa direzione. Insomma, i problemi dell’Italia li lascio volentierissimo agli ardimentosi che si danno ancora da fare per cambiare lo stato delle cose. Il sottoscritto, chissà quanto saggiamente, ha deciso di guardare la “bigger picture” e provare a tracciare le linee programmatiche, tattiche e strategiche della rivoluzione liberale mondiale prossima ventura. Insomma, come al solito, mi impegno come un matto nella lotta contro i mulini a vento senza nemmeno la scusa di una bella da impressionare. Così è, se vi pare. L’amico collega Iacopo mi ha detto, con un tono a metà tra compatimento e semplice affermazione, parlando del fatto che mi sorbisca ‘sta sfacchinata concentrando tutto in quattro giorni, “certo, in fondo è la tua passione”. La cosa mi ha fatto riflettere. Passione? Veramente non l’avevo mai vista in questo modo. Sento che sia un compito necessario, inevitabie se vogliamo far sopravvivere la nostra civiltà. Insomma, non è una passeggiata di salute, è un qualcosa di serio, complesso, potenzialmente pericoloso, che si deve fare pur di contribuire ad un futuro migliore. Come avrete notato, la formazione calvinista riemerge prepotente. Sarà per questo che mi trovo tanto bene con certi americani. Pensiero buttato lì, come il resto delle cose qui lanciate, sperando che qualcosa rimanga attaccato alla parete (ricordate “Il grande freddo”?). A questo punto sarebbe forse il caso di iniziare a pensare seriamente al discorso. Quando lavori con la voce inizi a renderti conto di quanto tempo ci voglia per scrivere un testo che duri quindici minuti. Pagine e pagine, se tieni un ritmo vivace. Non so nemmeno come proverò ad impostare il tutto. Vorrei tanto parlare a braccio, senza troppi artifici, ma ho paura di divagare, di sembrare più cialtrone di quanto non sia. Ed io che pensavo di usare queste benedette dieci ore per scrivere il discorso. Roba da chiodi. Tutti stravaccati, l’unico che becca il sedile con lo schienale rotto è il sottoscritto. Poco male, mancano solo… DUE ORE E MEZZO??? Non ne posso più… BASTAAA!!! Maggiori informazioni ed aggiornamenti tra poco. Speriamo che lo snack convinca questi idioti ad alzare ‘sto cacchio di schienale! Se non lo fanno inizio a prenderlo a calci. Hai visto mai che capisca il “gentile suggerimento”? Ci vediamo, gente, che a forza di stare stirato così mi stanno prendendo crampi ovunque. Abbasta così, al prossimo aggiornamento, con foto e (se riesco a trovare un cavetto per il netbook da combattimento) video ad hoc (^_^)

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