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Commentary, Jim Wallis, Joel Hunter, Paul Ramsey, Peter Wehner, Ron Sider, Shane Claiborne, Tony Campolo
La commistione tra socialismo e una visione distorta e subdolamente travisante della religione cristiana è forse uno dei mali più grandi della nostra epoca. Peccato che, anche su un argomento tanto serio, non si riesca ad andare oltre al muro contro muro e alla lotta a chi urla più forte.
Aver scelto di parlare di un argomento tanto spinoso ed attuale come l’indecente commistione di politiche sinistre, stataliste ed anti-liberali e la perversione (IMHO, sia ben chiaro) di precetti religiosi alla base del Cristianesimo è forse una delle scelte più infelici compiute dal sottoscritto e dalla sua parte (ogni tanto) più seria da quando abbiamo deciso di aprire questo piccolo angolo dedicato al libero pensiero e al libero commento.
Perché sarebbe infelice? Forse perché l’argomento non è attuale o importante? Certo che no, anzi, difficile trovare un argomento più attuale di questo, specialmente se si pensa all’uso criminale della religione portato avanti da gente come il profeta del Nulla e gli altri semi-furbi che, credendo di portare acqua al proprio mulino, gli dnno spago. La scelta è complicata proprio perché l’argomento è immenso e, se mi mettessi ad affrontarlo sul serio, finirei per scrivere per ore e produrre un risultato comunque deficitario sotto quasi tutti i punti di vista.
A questo punto, quindi, lascio ancora la palla a voi, invitandovi a leggere l’interessante articolo che Peter Wehner ha pubblicato sull’altrettanto stimolante rivista a stelle e strisce “Commentary” (con tutte le belle riviste ed i libri che si pubblicano oltreoceano, bisognerebbe davvero avere le giornate di 48 ore per rimanere aggiornato). Spero che la discussione nei commenti riesca ad essere leggermente più produttiva del solito, stanco scambio di accuse infamanti e del muro contro muro che si vede ogni qual volta si cerchi di parlare di questioni legate alla fede ad orari non da lupi mannari
Tanti auguri e, mi raccomando, usate quella carità e moderazione cristiana che dovremmo dimostrare di avere tutti, giorno dopo giorno, anche quando pestate le dita sulla tastiera scrivendo i vostri commenti. Buon commento z tutti
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Jim Wallis ed i pericoli dell’eresia
Peter Wehner
Originale (in inglese): Commentary
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci
Una coalizione di leader cristiani di sinistra — tra i quali Jim Wallis, Shane Claiborne, Ron Sider, Joel C. Hunter e Tony Campolo — ha comprato un’intera pagina dell’edizione di lunedì scorso del quotidiano “Politico”, intitolandola “Cosa taglierebbe Gesù?” (la storia la potete trovare qui).
Ora, gran parte della pagina non è offensiva. Argomenta che il Cristianesimo ci insegna che il test della moralità di una società è come tratta i poveri. Insiste che il nostro budget non dovrebbe essere portato in pareggio a spese dei più vulnerabili e difende i programmi che combattono le malattie epidemiche. Su alcune di queste questioni, sarei anche d’accordo con i firmatari; con altre proprio per niente. Ma dove la pagina pubblicitaria va oltre il lecito è proprio nel titolo-slogan “Cosa taglierebbe Gesù?”.
Verrebbe da dire la Planned Parenthood (associazione -a delinquere, secondo il sottoscritto- che, con la scusa di promuovere la procreazione “programmata” ha commesso il genocidio più immane a memoria d’uomo, massacrando centinaia di milioni di esseri umani non ancora nati in America e a giro per il mondo – tanto per non menare il can per l’aia e dire le cose come stanno, sempre IMVHO ndApo), ma lasciamo perdere questo argomento. Quello che stanno facendo questi leader cristiani cosiddetti “progressisti” è lo stesso errore di alcuni nella cosiddetta “destra religiosa”, ovvero di far finta che le Sacre Scritture possano essere ridotte ad una piattaforma per governare il mondo di oggi. (In questo caso ci viene chiesto di immaginarci Gesù Cristo come un sinistro, amante della spesa pubblica, direttore dell’Ufficio del Bilancio). La tentazione delle persone di fede politicamente attive è quella di semplicemente collegare i puntini, affermando poi che certi principi biblici evidentemente si traducono in certe scelte politiche precise.
Jim Wallis ha fatto questo errore sulla riforma del welfare. Era un critico feroce di questa riforma, ammantando il tutto con la necessità di prendersi cura dei deboli e dei vulnerabili. Non importa che la riforma del welfare è tra le riforme sociali più umane dell’ultimo mezzo secolo e che le previsioni di Wallis erano ridicolmente sbagliate. A metà degli anni ’90, comunque, non ci è stato risparmiato il sermone che affermava come Gesù, visto che era sempre dalla parte dei poveri, si sarebbe opposto alla riforma del welfare.
Le Sacre Scritture ci forniscono un canovaccio morale che le persone possono usare per dibattere su alcune scelte di policy specifiche. Su alcune questioni, come il genocidio o la tratta degli schiavi, la posizione cristiana “corretta” potrebbe essere ovvia (anche se non è sempre chiaro quali politiche dovrebbero essere portate avanti per combattere questi mali). Ma nell’amplissima maggioranza dei casi, e sicuramente quando si parla del bilancio federale, le questioni di cui discutiamo si basano su giudizi prudenti a proposito di priorità in conflitto. Far finta che il Gesù del budget avrebbe visto di buon occhio il livello delle spese discrezionali attuali, invece che, ad esempio, quelle del 2008 sembra quasi offensivo.
Lo studioso di etica cristiana Paul Ramsey ha scritto che “l’identificare l’etica sociale cristiane con alcune proposte partigiane specifiche che evidentemente non sono le uniche che potrebbero essere definite o cristiane o moralmente accettabili si avvicina al significato originale del Nuovo Testamento di eresia”.
Questo è quanto Wallis ed i suoi amici stanno facendo. Sostenere che la loro forma di politica di sinistra avrebbe il sostegno di Gesù — per poi fare il passo logico successivo, ovvero che chi vuol riportare i livelli di spesa al giorno prima dei pacchetti di stimolo sta contraddicendo gli insegnamenti di Nostro Signore — è tanto arrogante quanto dannoso. Riduce la fede ad una semplice arme politica. Nel loro zelo partigiano, questi leader cristiani stanno gettando discredito sulla stessa fede che dicono di difendere.
Paul Ramsey aveva ragione (sono tutti degli eretici ndApo).
Pingback: Ipocrisia, il tuo nome è cattocomunismo
E’ vergognoso mescolare Gesù con la politica. Lui la ricetta l’ha chiaramente data e non c’è modo di fargliela ritrattare: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. E ha cacciato i mercanti dal tempio.
Quello che la religione deve dare è l’impronta morale. In resto è alla coscienza di ognuno.
Detta così sembra semplicissima, Niki. Allora come mi spieghi il fatto che fior di prelati non riescano a capirlo? Misterum fidei…
Fa ridere sentir parlare ancora di cattocomunismo quando siamo alle prese con un soggetto che rischia di mettere a soqquadro il nostro intero sistema giudiziario per esigenze giudiziarie che lo riguardano.
Sinceramente, al sottoscritto fa piuttosto ridere chi fa finta che il sistema giudiziario italiano, coi tempi biblici per le sentenze, i giudici che appena vedono una telecamera si mettono in posa e la gentaglia che pensa di sovvertire il risultato di regolari e democratiche elezioni (che hanno perso) a forza di processi esemplari, sia il migliore dei mondi possibili.
In quanto al cattocomunismo, non mi sembra esista un termine migliore per indicare chi, con o senza tonaca, usa i precetti della religione cristiana per portare avanti politiche stataliste, anti-liberali e tendenzialmente totalitarie con la scusa del “bene del popolo” o della altrettanto infausta “giustizia sociale”. A casa mia una persona del genere è un CINO (Catholic In Name Only) e solo per il fatto di abusare della fede di milioni di persone perbene ma non scafatissime, meriterebbe la crocefissione in sala mensa (è una citazione di Fantozzi-Villaggio, non la richiesta di un supplizio tanto atroce quanto simbolico, sia ben chiaro).
Comunque, lietissimo di averti a bordo, Marco. Stavamo iniziando ad annoiarci da queste parti (^_^)
Il “mio” Gesù non aveva proprio dei rapporti idilliaci con i “cesari”: vi ricordo che uno dei suoi rappresentanti in terra di Palestina, un tale di nome Erode (membro onorario della Planned Parenthood), intendeva fargli la pelle che ancora era in fasce… E in quanto alla famosa frase:”Date a Cesare…” non è da ravvisare alcun lealismo di Gesù – inteso come rappresentante “spirituale”- nei confronti del Cesare dell’epoca, che simbolizzerebbe lo stato laico (così come lo intendiamo oggi): Gesù intendeva il potere imperiale, e dunque lo stato, come un “male necessario”, al quale non bisognasse consegnare altro che i tributi pecuniari dovuti …tutto il resto, ovvero tutta la persona e tutta la sua libertà e dignità, appartengono a Dio. Di Cesare era solo quella miserabile moneta su cui era impressa la sua effige, beh, se la tenesse pure!
Ritengo, dunque, che sia perfettamente cristiano limitare il più possibile le prerogative dello stato, sempre e ovunque.