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Foto trovata su ripten.comRimanda oggi, rimanda domani, l’ora del giudizio per la cricca dei banchieri centrali si sta avvicinando. I governi ed i parlamenti stanno alla canna del gas, non possono tagliare le spese senza far infuriare la gente e cercano un capro espiatorio. Chi meglio di Bernanke e gli omini grigi della BCE?

Articolo molto lungo qui sotto significa commento telegrafico. Gary North merita un monumento per la sua infaticabile opera di divulgazione sui temi economico-finanziari. Stavolta osserva con la solita lucidità la situazione del debito pubblico e lo scontro prossimo venturo tra legislatori ed il partito delle banche centrali. Di solito questi scontri sono sanguinosi (per i risparmiatori-contribuenti) e finiscono sempre con la resa dei rappresentanti del popolo. Stavolta la situazione è parecchio più seria, quindi un esito diverso è quantomeno più probabile ma niente affatto certo. Da tre-quattro secoli, la super-cricca che gravita attorno alle banche centrali ha fatto più o meno quel che gli è parso, facendo nascere e morire innumerevoli fortune di cittadini del tutto ignari del fatto che il loro futuro economico dipendesse in grandissima parte dalle decisioni di persone che non solo non hanno eletto ma che decidono principalmente nell’interesse di una ristrettissima cerchia di fortunati che hanno accesso ad informazioni e strumenti di speculazione sconosciuti al resto della popolazione. Il passo per la teoria complottista è veramente breve, ma mi fermo qui. Nei paesi meno ricchi, la fame o le gravi ristrettezze economiche causano sommovimenti epocali. Nel ricco Occidente le cose andranno (si spera) in maniera diversa, ma i movimenti sociali non potranno non esserci, specie quando le cose inizieranno davvero ad andar male (mica credevate che fosse finita, vero?). Occhi aperti ed orecchie dritte, gente. In giro si sentono discorsi niente affatto rassicuranti. Se avete amici ancora convinti che quello che leggono sui giornali “normali” sia credibile, fategli leggere questo o altri articoli di Gary North. Vedrete come cambieranno idea in pochissimo tempo. Buona lettura a voi ed a loro.

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Niente più sconti a Bernanke
Gary North
Originale (in inglese): Gary North’s Reality Check (n° 1039, 11/2/2011)
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Ben Bernanke è stato nominato segreatrio del Board of Governors del Federal Reserve System il 1 febbraio 2006. Il 9 febbraio 2011 la sua luna di miele è finita. Quel giorno l’House Budget Committee di Paul Ryan l’ha messo sotto torchio per la prima volta.

Bernanke non è ancora apparso davanti al Subcommittee on Monetary Policy guidato da Ron Paul. Resta da vedere se Bernanke accetterà mai di testimoniare di fronte a quel sottocomitato. Se la Camera non lo costringerà a presentarsi, potrà evitare di essere sottoposto ad un interrogatorio pesantemente critico. Se la Camera rifiuterà di costringerlo a testimoniare, la Camera avrà ancora una volta capitolato di fronte ai poteri forti, per colpa di entrambi i partiti. Staremo a vedere come andrà a finire.

Bernanke non è abituato a rispondere a domande difficili. Alcuni spezzoni della testimonianza sono finiti su YouTube nel giro di poche ore.

http://www.garynorth.com/public/7626.cfm

Forse voi non vi rendete conto di quanto sia straordinario questo evento, ma lui lo sa di sicuro. Per quasi un secolo, i rappresentanti della Federal Reserve sono stati trattati con deferenza dal Congresso. In teoria, la Federal Reserve è sottoposta al potere inquisitorio del Congresso. In realtà, il Congresso ha sempre fatto molto poche domande.

Il segnale più evidente dell’autonomia operativa di cui gode la Fed è l’assenza di controlli dei conti indipendenti da parte di una qualsiasi delle agenzie del governo degli Stati Uniti. Questo include una qualsiasi verifica dell’oro che la Fed tiene in deposito legalmente per conto del governo dal 1933. L’ultimo controllo dell’oro presente a Fort Knox è avvenuto nel 1953. Non c’è mai stato alcun controllo dell’oro presente nel caveau della New York Federal Reserve Bank (compagnia privata posseduta da privati) che si trova al 33 di Liberty Street a New York City.

FORT KNOX

Tra il 1953 ed il 1974, nessuno è entrato nel caveau di Fort Knox, dove dovrebbero esserci qualcosa come 147 milioni di once di oro. Nel 1974, il deputato Phil Crane (Rep. – Illinois) suggerì perentoriamente al Segretario del Tesoro che un gruppo di cittadini, accompagnati da qualche deputato, avrebbe dovuto poter visitare il deposito. Il Segretario Simon approvò questa visita. Si trattava della prima visita da quando Roosevelt vi era stato durante la Seconda Guerra mondiale. Quello era stato l’unico altro tour. Un rapporto sulla visita del 1974 si può trovare a questo indirizzo.

http://bit.ly/GoldView

Ron Paul aveva presentato un progetto di legge per condurre un ispezione di tutto l’oro di proprietà del governo. Questa legge del 2009, che prevedeva una revisione dei conti della Fed, fu bloccata da Barney Frank. Anche se la maggioranza dei deputati l’aveva appoggiata, Frank non permise mai al progetto di arrivare al voto. Una versione fortemente rimaneggiata fu inserita nella legge di riforma del sistema bancario nel 2010.

Una revisione generale della Fed da parte del General Accounting Office (la Corte dei Conti USA, più o meno ndApo) o altra agenzia governativa dovrebbe verificare tre cose:

  1. quanto oro americano è presente nei vari depositi
  2. il grado di purezza dell’oro (la lega per il conio è solo 90% oro e quindi non immediatamente vendibile sul mercato dei metalli preziosi)
  3. quali nazioni o banche centrali possiedano l’oro nei depositi.

La Fed ha naturalmente fatto l’impossibile perché questa verifica non avvenisse. La Fed rifiuta una revisione dei conti perché, secondo loro, violerebbe l’autonomia della Fed. Bernanke ha spiegato la situazione al Congresso nel 2009. Il potere era della Fed, non del Congreso. Disse che la Fed non dovrebbe essere sottoposta ad una revisione dei conti da parte del Congresso o di qualsiasi altra entità governativa.

Continueremo a collaborare con il Congresso per fornirgli le informazioni di cui ha bisogno per supervisionare in maniera efficace le nostre attività ma in un modo tale da non compromettere l’indipendenza della politica monetaria.

http://bit.ly/NoAudit

“Aspetta un minuto” penserete voi. “La Federal Reserve, legalmente è un’agenzia del governo USA. Il governo dovrebbe quindi verificarne il funzionamento, come succede a tutte le altre”. La storiella suona bene, ma il fatto è che il governo non verifica i conti delle agenzie con poteri seri, come la CIA e la National Security Agency. La Fed è diversa da queste agenzie, visto che 12 delle sue agenzie amministrative, le banche regionali della Fed, sono aziende di proprietà di privati. Ecco perché i loro indirizzi internet finiscono con .org, piuttosto che .gov.

Tutte le volte che troviamo un’agenzia governativa che non è soggetta a revisione dei conti da parte del governo, possiamo essere sicuri che questa agenzia è veramente potente. La Fed è la più potente di tutte.

NON PIU’ INTOCCABILE

I segretari delle due commissioni del Congresso sono apertamente critici nei confronti della Fed. Questo non si era mai verificato prima d’ora. L’unico segretario altrettanto ostile nei confronti della Fed quanto Ron Paul fu Wright Patnam, del Texas orientale. Era un populista di sinistra, che si ispirava alle idee del Partito Greenback, favorevole ad una moneta puramente dipendente dalla volontà del governo, senza nemmeno un legame fittizio con l’oro. Dal 1929 al 1976, fu una spina del fianco della Fed. Durante la Seconda Guerra Mondiale, si associò con Jerry Vorhis, un deputato della California che condivideva le sue opinioni da “greenback”. Insieme, riuscirono a far firmare una legge che costringesse la Fed a ripagare al Tesoro tutti gli introiti da interessi ottenuti da buoni del tesoro che non fossero usati per finanziare le spese operative. Questo ha posto un freno significativo agli incassi della Fed negli ultimi 60 anni. Nel 2010, l’ammontare di queste restituzioni è stato di 78,4 miliardi di dollari, mentre nel 2009 erano stati solo 47.

http://www.garynorth.com/public/7627.cfm

Patman fu rimosso da segretario del Banking Committee con un colpo di mano architettato dai democratici. Morì nel marzo 1976, un mese prima dell’elezione al Congresso di Ron Paul, durante le suppletive per scegliere il deputato di un distretto recentemente rimasto senza rappresentante. Paul è altrettanto ostile alla Fed, ma parte da basi diverse: lui sostiene un sistema monetario puramente basato sul libero mercato, nel quale il governo USA non sia affatto coinvolto. Pensa che l’oro dovrebbe diventare l’unità monetaria preferita in tutto il mondo.

Patman non aveva mai avuto un altro segretario della Camera che condividesse le sue opinioni sulla Federal Reserve. Ron Paul sa che, all’interno del Tea Party, l’ostilità nei confronti della Fed è significativa. Per la prima volta nella storia, dopo la Prima Guerra Mondiale, esiste una minoranza significativa di elettori che sanno che la Fed è un’agenzia autonoma che controlla la politica monetaria. Non pensano che la Fed dovrebbe avere la fiducia del Congresso o di nessun altra persona.

Bernanke deve affrontare una situazione inedita per un segretario della Fed. Quello che dice non viene riportato solo dalla stampa finanziaria. Finisce su YouTube nel giro di pochi minuti. Quando parlava di “trasparenza”, non intendeva certo questo. YouTube era nato solo un anno prima delle dimissioni del suo predecessore, Alan Greenspan. Bernanke è sottoposto a critiche feroci dal Web come Greenspan non ha mai dovuto affrontare, visto che era sempre disposto a gonfiare la massa monetaria per superare i rischi di recessione. Oggi la Fed gonfia disperatamente, ma la disoccupazione rimane costantemente elevata — più elevata di ogni altra recessione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La sua dichiarazione al Budget Committee non poteva che essere in tono minore.

Anche se gli indicatori della spesa dei consumatori e della produzione sono incoraggianti, il mercato del lavoro è migliorato in maniera molto lenta. Dopo la perdita di circa 8.750.000 posti di lavoro dal 2008 al 2009, l’impiego nel settore privato è salito di meno di un milione di posti di lavoro nel 2010. Questo aumento è stato appena in grado di coprire l’afflusso di nuovi laureati e dei nuovi entrati nel mercato del lavoro, quindi insufficiente ad erodere quell’ampio margine di capacità disponibile presente nel mercato del lavoro. Bisogna notare che alcune riduzioni del tasso di disoccupazione a dicembre e gennaio (hahahaha ndApo), insieme ai piani per le assunzioni delle ditte (dove li ha trovati? Sono curioso ndApo) e agli indicatori sulle offerte di lavoro, offrono alcune basi per essere ottimisti sul fronte dell’occupazione (hope springs eternal, specialmente quando hai troppo da perdere ndApo). Anche in questo caso, con una crescita nella produzione che si annuncia per qualche tempo come moderata ed i datori di lavoro riluttanti ad aumentare i costi per la manodopera, ci vorranno diversi anni prima che il tasso di disoccupazione ritorni a livelli più normali. Fino a quando non vedremo un periodo sostenuto di robusta creazione di posti di lavoro, non potremo considerare la ripresa economica come consolidata.

http://bit.ly/JobsDearth

Non c’era molto rossetto per imbellettare questo maiale (riferimento alla famosa frase “lipstick on a pig” pronunciata nel 2008 da Barack Obama parlando della candidata alla vicepresidenza Sarah Palin ed ormai entrata nel lessico comune americano ndApo). Il mercato del lavoro è bloccato in modalità recessiva e nessuna misura della Fed o del governo è riuscita a far tornare le persone al lavoro. La promessa di Bill Clinton di finirla con il “solito vecchio welfare state” è sembrata possibile per un decennio, ma è ormai rimpiazzata da un futuro di permanenti sussidi governativi.

Il pubblico rimane molto preoccupato della ostinata resistenza del mercato del lavoro alla ripresa. La gente sa che un’economia che non riesce a fornire abbastanza posti di lavoro è un’economia non molto in salute. Eppure il numero totale di americani impiegati oggi è lo stesso del 1999, con la popolazione complessiva passata da 279 a 313 milioni di abitanti.

http://bit.ly/Jobs1999vs2011

Il mercato del lavoro è paralizzato. Ecco perché Bernanke non si può più nascondere dietro un dito. Gli elettori stanno facendo pressioni sul Congresso perché faccia qualcosa. I democratici hanno perso la Camera nel 2010 per la mancanza di posti di lavoro. Se la disoccupazione fosse stata al 6%, i democratici probabilmente avrebbero vinto. Non è stato l’enorme deficit federale a condannarli, ma il deficit più la mancanza di lavoro.

La situazione oggi è talmente grave che qualcosa come 17 milioni di laureati sono impiegati in lavori che necessitano solo un diploma di scuola superiore. Queste persone sono l’esercito di riserva dei sottoimpiegati.

http://www.garynorth.com/public/7624.cfm

Le probabilità che i nuovi laureati trovino un mercato del lavoro migliore nei prossimi due anni sono molto limitate. Per i diplomati delle superiori, la situazione sarà ancora peggiore. Se la devono vedere con i laureati anche per posti di lavoro con basse paghe, basse responsabilità, entry level.

Bernanke non può uscire dall’angolo con le chiacchiere, anche perché non è un granché come oratore. Greenspan era vivace, anche se molte volte non si capiva cosa diceva. Paul Volcker era una specie di incantatore di folle, anche solo per la sua mole imponente ed il suo sigaro alla Red Auerbach. Nessuno si ricorda di G. William Miller, segretario per 18 mesi sotto Carter. Arthut Burns fumava la pipa ed aveva l’aria del direttore di banca gentile che spiega le cose ad un piccolo imprenditore che chiede un prestito. Questo ci porta al 1970. Quindi la testimonianza opaca, come sciacquatura di piatti, lo mette in una posizione sfavorevole, specialmente nell’era di YouTube. Presenta le sue argomentazioni come un professore farebbe ad un gruppo di studenti del primo anno in un’università di infimo rango. Non fa altro che ripetere automaticamente che le cose stanno andando meglio, ma non molto meglio.

Il pubblico vorrebbe che le cose andassero molto meglio. Ecco perché il pubblico rimarrà molto, molto deluso.

PUSHING ON A STRING

Questa frase è stata applicata alla politica della Federal Reserve almeno dal 1935. La Fed espande la base monetaria, ma le banche commerciali non prestano quanto sarebbero legalmente autorizzare a prestare, visto l’aumento dei depositi della Fed di carta, ovvero il bilancio della Fed, ovvero la base monetaria. Fino al 2008, non si era mai visto un fenomeno del genere nel secondo dopoguerra. Era stato discusso dagli analisti che si aspettavano una deflazione dei prezzi nei primi anni ’70, ma invece quel periodo si rivelò come la decade con l’inflazione più alta della storia americana, in tempo di pace. Chi sosteneva la deflazione sembrò ridicolo — più ridicolo dei keynesiani che sostenevano che l’inflazione avrebbe fatto finire le recessioni. Non avvenne.

Oggi i keynesiani sono al vertice del successo (l’espressione di Gary North “in high cotton” è un idiom meraviglioso ndApo). Sono visti dai media finanziari come gli unici economisti che abbiano un’idea di cosa fare. Bernanke è il loro rappresentante più importante ma, quando si tratta di creare posti di lavoro, i vecchi trucchi non funzionano più. La base monetaria aumenta, ma non c’è molta inflazione dei prezzi al consumo, ma non c’è nemmeno deflazione dei prezzi. Come è possibile? La risposta sembra essere nella teoria del “pushing on a string”.

Puoi portare il cavallo al ruscello, ma non lo puoi fare bere. Puoi portare un banchiere da un’impresa che ha bisogno di finanziamenti, ma non puoi costringerlo a prestargli soldi. Il fatto che tale opportunità esista non è la stessa cosa di avere un’economia in pieno boom.

Le banche locali prevedono perdite future. Le imprese siedono su una montagna di denaro perché l’economia è fragile ed i dirigenti vogliono avere liquidità disponibile in una futura crisi. Non possono fidarsi delle banche, che quando si è in recessione chiudono i cordoni della borsa. Le banche, oggi, non prestano a nessuno. La soluzione, quindi, è quella di avere maggiori riserve di denaro contante o rapidamente mobilitabile. Quindi il fatto che le imprese siano sedute su questi soldi non garantisce affatto che le metteranno al lavoro iniziando nuovi progetti, comprando nuovi macchinari ed assumendo lavoratori disoccupati.

Questa recessione è diversa da tutte le altre. Il livello di scetticismo è rimasto inalterato. Ecco perché le parole di Bernanke sembrano vuote e superficiali.

Più recentemente, comunque, abbiamo visto prove sempre più convincenti che una ripresa nella spesa dei consumatori e delle imprese si stia consolidando. Va fatto notare che la spesa reale dei consumatori è salita di più del 4% su base annuale nel quarto trimestre. Anche se le forti vendite di veicoli a motore hanno costituito una porzione significativa di questo aumento, i recenti aumenti nella spesa dei consumatori appaiono provenire da una base ragionevolmente larga.

La battuta di Cuba Gooding Jr. in “Jerry McGuire” sembra adatta: “show me the money!” (la traduzione italiana non funziona – “coprimi di soldi” non rende ndApo). Forse è ancora più adatta la battuta di Clara Peller nello spot di Wendy’s del 1984: “dov’è la ciccia?”.

Il deficit è fuori controllo. Bernanke continua a insistere perché è vero. Ha detto al Budget Committee che le proiezioni del Congressional Budget Office sui deficit di bilancio sono pessime. Poi ha lanciato questa bomba: le proiezioni del CBO sono ottimistiche.

Le proiezioni a lungo termine del CBO, per definizione, non tengono conto dei probabili effetti economici negativi del sostenere un deficit ed un debito pubblico così elevato. Ma se il debito ed i deficit dovessero crescere al ritmo previsto, gli effetti economici e finanziari sarebbero gravi. Un tasso elevato e sostenuto di raccolta del risparmio dal parte del governo toglierebbe fondi agli investimenti privati, oltre ad aumentare il nostro debito nei confronti dei paesi stranieri, con effetti negativi a lungo termine sulla produzione, i redditi e gli standard di vita degli americani. Inoltre, la riduzione della fiducia degli investitori nel ritorno dei deficit sotto controllo porterebbe ad un aumento secco e severo dei tassi di interesse sul debito pubblico e, potenzialmente, a nuovi dissesti finanziari. In un circolo vizioso, tassi di interesse alti e crescenti causerebbero un aumento ancora più vertiginoso dei pagamenti per la gestione del debito federale, risultando in aumenti ulteriori del tasso debito-PIL che renderebbero aggiustamenti fiscali ancora più difficili.

Non vi affannate a cercare un raggio di speranza. Non ne ha offerto neanche uno. Ha concluso dicendo: “il nostro paese non può ragionevolmente aspettarsi di risolvere i nostri squilibri fiscali solo con la crescita, ma un’economia più produttiva renderà più semplici le scelte che dovremo affrontare”.

Leggetelo un altra volta. Ha smesso di ripetere il mantra dominante keynesian-monetarista-supply side. Ha detto che, se il Congresso non taglia le spese, non c’è modo di uscire dalla crisi fiscale solo con la crescita.

Il Congresso non taglierà davvero le spese. Lo sa bene. Lo sappiamo tutti. Come stiano le cose davvero si può vedere in questo intelligente video che mostra il deficit come una fila di bicchierini di liquore.

http://bit.ly/DeficitShotGlasses

Quindi, ci troviamo nel bel mezzo della strada che porta all’inferno fiscale. Il Congresso non ne vuol sapere di ravvedersi. Il Presidente ha proposto un piano da 53 miliardi di dollari in sei anni per i treni ad alta velocità. Chi si potrà permettere di salire su questi treni non si sa. Quanto costeranno i biglietti? Non si sa. Per andare da dove a dove? Perché? Tutto un poco vago, sappiamo solo che il fatto che costerà 53 miliardi di dollari solo per costruirlo, figuriamoci per farlo funzionare, non è nemmeno in discussione.

CONCLUSIONE

Bernanke sarà chiamato a testimoniare tante altre volte. Stavolta non troverà più un pubblico di ascoltatori ossequiosi. I membri delle commissioni sono consci che l’economia nei propri distretti è messa male. Bernanke sta provando a passare la patata bollente della disoccupazione a loro. “Colpa del Congresso, prendetevela con loro”. Loro non taglieranno le spese sul serio. Come faranno a non essere accusati del disastro risultante? Semplice: daranno la colpa alla Fed. La luna di miele di Bernanke è finita. Come quella della Federal Reserve.

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