Tag

, , , , , ,

Immagine trovata su sagaciously.netScappi a gambe levate da un paese alla frutta, speri di aver scelto bene ed incroci le dita. Poi leggi un articolo e inizi a sospettare che, alla fine, il patatrac ti beccherà comunque. Insomma, corri quanto ti pare, tanto non sarai mai più veloce della valanga. Ma sì, una bella botta d’ottimismo!

Finalmente si ritorna ad una parvenza di normalità sull’antro, ancora pieno di scatoloni e pacchi tenuti insieme con lo spago, in attesa di trovare finalmente una sistemazione più definitiva in terra d’Albione. Il vostro padrone di casa sta scrivendo ad una mini-scrivania di una mini-stanza in un alberghetto del tutto trascurabile che ha solo tre vantaggi: è a dieci minuti d’autobus dall’ufficio (una mezz’oretta a piedi casomai avessi un attacco di tirchiaggine congenita), è piuttosto pulito e costa decisamente poco. Oltre ad essere apolide, mi sono reso conto di non essere così schifiltoso come un tempo. Forse sarà che sono cresciuto, forse è dovuto al fatto di non avere più voglia di cercare una sistemazione migliore, sport per il quale non sono affatto portato, forse perché sono più preoccupato dal primo giorno di lavoro ormai dietro l’angolo, ma in fondo anche questa stanzetta può bastare. Dal primo febbraio avrò una camera ben migliore in una casa vera, con tanto di frigorifero, forno e cucina spaziosa. Si tratta solo di tenere duro per quindici giorni. Si può fare.

Bando alle ciance, che l’articolo d’oggi mi sta rovinando il pomeriggio, togliendomi la voglia di fare qualunque cosa. Cercando qualcosa che non fosse il classico pezzo sulla guerra in corso nel GOP, ho dato un’occhiata all’ottimo sito del “Telegraph”. Invece del commento sulle suppletive appena svolte, che hanno visto uno swing netto a favore dei laburisti, ho trovato questo commento di Simon Heffer, commentatore economico piuttosto stimato da queste parti. Il titolo è bastato per farmi passare la voglia di uscire. Ma come? Mi sono appena trasferito anche per paura che il castello di carte italiota venisse giù e mi venite a dire che anche il castello di sabbia inglese non è molto più solido? Ma allora ditelo, porca miseria! Leggendo l’articolo mi accorgo che Heffer è una strana via di mezzo tra i sicofanti alla Krugman, dai quali mutua la non-soluzione keynesiana dello “stimolo alla domanda” e gli austriaci alla De Soto, che giustamente puntano sulla questione della spesa pubblica e della tassazione troppo elevata. Come moltissimi inglesi, non riesce a parlare dell’euro in maniera spassionata; da queste parti hanno preso la moneta unica come una sorta di affronto all’orgoglio nazionale, come se il successo dell’euro non fosse che l’ultimo chiodo sulla bara di quello che fu il più grande Impero della storia. A parte questo, l’analisi è leggibile e abbastanza interessante. Forse, cercando bene, avrei potuto trovare qualcosa di meglio ma, sinceramente, dopo due giornate da maratoneta, oggi sono tornato in modalità bradipo. Sarà il tempo grigio, saranno i piedi che mi fanno ancora male, chissà. Buona lettura a tutti.

—————

L’Inghilterra è forse diretta verso il crac?
Simon Heffer
Originale (in inglese): The Daily Telegraph
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Martedì ho parlato a lungo con uno dei pensatori economici più saggi e svegli che conosca; lui era sicuro solo di una cosa. Siamo diretti verso il crac finanziario. Ha forse ragione? Il mercato ha iniziato l’anno in forte ripresa. La sterlina è in rialzo nei confronti del dollaro e stava recuperando terreno anche nei confronti della ormai moribonda moneta unica, fino a quando i cinesi, spinti da ragioni quanto mai machiavelliche, non si sono decisi a comprare grosse quantità di buoni del tesoro in euro.

Purtroppo, ci sono altri indicatori economici che suggeriscono che queste buone notizie degli ultimi tempi non sono che un illusione. Non riesco davvero a capire perché la Banca d’Inghilterra non ha alzato i tassi d’interesse questa settimana, ora che il pericolo di inflazione è evidente agli occhi di tutti. Pensate cosa potrebbe causare una mossa del genere al mercato immobiliare, già in crisi terminale o a quelle persone con altri debiti a scadenza più ravvicinata, che potrebbero essere soffocate dal costo delle rate sempre più alto. Per molti di loro, il giorno del giudizio è stato rimandato da parecchio. Ora, potrebbe essere lontano solo poche settimane.

François Fillon, il sempre educato e moderatamente efficace primo ministro francese è arrivato a Londra questa settimana ed è sembrato dare per scontato il fatto che fossimo disposti a continuare a supportare l’euro, sostenendo che il futuro dell’economia inglese dipendeva da questo appoggio finanziario. Esagerava, ma lo ha fatto perché in Francia si è diffuso il timore folle che la valuta europea sia alla canna del gas. Non si capisce perché questa prospettiva li impaurisca così tanto. Se l’euro va a scatafascio, i francesi possono sempre tornare al franco ed essere in grado di ampliare di molto il mercato dell’export, visto che tutto diventerebbe di colpo più economico.

Certo, il settore finanziario, con la sua montagna di debiti denominata in euro, sarebbe bastonato a sangue: la finanza della City certo non sfuggirebbe a questo destino. Ma questi sono rischi che le banche hanno assunto in maniera volontaria e dovrebbero semplicemente affrontare le conseguenze delle loro scelte. Se il governo, giustamente, non dovrebbe permettersi di imporre alle banche il salario che pagano ai propri dipendenti, allo stesso tempo dovrebbe smetterla di salvarle di continuo dalla bancarotta. La parte veramente importante viene trascurata: il governo dovrebbe guardare oltre l’orizzonte, individuando questi problemi potenziali e cercare di ridurre al minimo le conseguenze.

I nostri sovrani, negli ultimi due mesi, hanno incoraggiato la gente a pensare che, anche se la situazione è certo molto difficile e l’austerità inevitabile, il peggio era passato. Eppure, forse deve ancora arrivare. Magari, quello che volevano dire è che ci hanno inflitto tutto il male che hanno ritenuto necessario e non pensavano di dover colpirci ancora.

Quello che avevano ‘dimenticato’ di considerare, come succede quasi sempre ai governi, è che può sempre succedere qualcosa d’inaspettato, non dipendente dalle loro azioni. Dovesse arrivare un colpo esterno all’economia, sia esso la vittoria della forza di gravità sull’euro o qualche altra cattiva notizia dall’America, si dovrà dare una sterzata molto netta alle politiche messe in atto finora. Oggi le tasse che paghiamo sono troppo alte e rimangono il principale ostacolo alla ripresa economica. Se è vero che tale ripresa deve iniziare da una base tributaria ancora più bassa, l’ossessione di non tagliare le tasse per paura che qualche “ricco” – forse anche un malefico banchiere – diventi più ricco dovrà essere gettata via una volta per tutte.

Se il mio amico economista ha ragione su qualcosa, è sul fatto che, anche senza colpi esterni, i tassi d’interesse devono aumentare. Le bancarotte personali ed i fallimenti delle imprese aumenteranno di conseguenza, insieme alla disoccupazione. I prezzi delle case cadranno, seguiti da molte altre classi di beni, non escluse le azioni. Non possiamo rimandare sine die il giorno nel quale ci renderemo conto che non possiamo permetterci di vivere continuando a fare debiti dalla mattina alla sera.

Se dovesse arrivare una crisi del genere, la ripresa economica è l’unico modo per uscirne. Per stimolarla, il governo dovrà stimolare la domanda. A quel punto, quando le cose si faranno veramente difficili, sarà troppo facile fare come un animale selvaggio illuminato dai fari di un auto. Abbiamo già visto governi paralizzati dalla paura (Tremendiiinooo! Ti vogliono… ndApo). Ricordatevi che questa paralisi, di solito, porta alla morte del paziente.

—————

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

About these ads