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Foto trovata su printwords.co.ukI regimi totalitari reagiscono sempre alle minacce pensando solo al proprio interesse particolare e alla sopravvivenza allo status quo. La reazione della polizia segreta egiziana dopo la bomba di Capodanno contro i cristiani è da libro di testo. Torturare ed uccidere non risolve il problema, anzi…

La fascinazione degli operatori dell’informazione per le storie truculente ed il grandguignol in generale è un fenomeno tanto imbarazzante quanto innegabile. Molte volte i non addetti ai lavori (o ai livori, come dice D’Agostino con definizione fulminante) non riescono proprio a capire come mai i giornalisti si abbarbichino come piante rampicanti alle vicende a più alto contenuto di sangue e disgrazie. Alcuni, più espliciti o solo più onesti, non riescono a trattenersi dall’affibbiare epiteti non proprio carini a chi si impegna in questa attività certo non edificante. Il riferimento ad animali saprofagi (avvoltoio, sciacallo, iena) è frequentissimo e non del tutto ingiustificato. Talvolta penso che essere chiamato in questo modo sia un rito di passaggio inevitabile della professione giornalistica. Il sottoscritto lo superò più o meno indenne un paio di ere geologiche fa quando, giovanissimo collaboratore de “La Nazione”, fu inviato a casa della vedova di un padre di famiglia che si era suicidato con il gas di scarico della propria auto. Infiltrarsi tra i parenti in lacrime con il fotografo al traino per ottenere una foto da usare sul giornale non fu certo uno dei momenti migliori della mia carriera. Essere scoperto e subire gli improperi della neo-vedova fu ancora peggiore, ma non mi fece una grande impressione. La risposta, tanto automatica quanto sentita, fu quella di ogni giornalista saprofago: “sto solo facendo il mio lavoro”.

Questo giretto lungo il viale delle memorie è giustificato dall’aver letto l’articolo che trovate tradotto qui sotto sul sito in lingua inglese del giornale indipendente egiziano “Al-Masry Al-Youm” (note to self: devo assolutamente imparare l’arabo). Nell’ansia di trovare al più presto un colpevole da dare in pasto alla furibonda comunità copta, la polizia egiziana, come suo solito, si è fatta prendere la mano dall’entusiasmo ed avrebbe ammazzato di torture un trentunenne predicatore di uno dei troppi gruppi salafiti che infestano quella che un tempo era la capitale della cultura ellenistica, romana e mediterranea. Sinceramente non so nemmeno perché mi sorprenda di tale evento. La violenza e la protervia delle forze di sicurezza egiziane è ormai ben nota. Spalleggiate come sono dalla oscena legislazione di emergenza che dura dal 1981, ormai si sentono in diritto di fare il bello e cattivo tempo, pestare a sangue chiunque, compiere sequestri arbitrari, esercitare ogni traffico illecito immaginabile e, ogni tanto, far sparire nelle simpaticissime prigioni segrete in pieno deserto chi sia tanto imprudente da metterglisi apertamente contro. Ah, le gioie delle dittature!

La prima reazione istintiva è quella che mi ha portato a tradurre il pezzo ed offrirlo ai frequentatori dell’antro, sicuro che nessun altro organo di informazione ufficiale ne avrebbe dato notizia. Il raìs Mohammed Hosni Mubarak (raìs non ha implicazioni negative, intendiamoci; è solo il termine arabo con il quale si indica il presidente) è tanto amico di Mister B, quindi va protetto in ogni caso, no? Quindi, continuiamo a far finta di niente, come al solito. In fin dei conti, il morto è un barbone sciamannato che passava il tempo, finanziato dagli altri amici dell’Occidente in Arabia Saudita o dall’ex amico Osama Bin Laden stesso, a sputare odio e veleno contro i cristiani, contro l’Occidente decadente ed inneggiare alla rivoluzione islamica, con relativa applicazione pedissequa della sharia anche in Egitto, patria del “laicismo” mediorientale e da sempre considerato stato leader del processo di liberazione della società dall’influenza endemica dei dogmi religiosi. Chi se ne frega se è morto massacrato di botte? Non è mica simpatico e, soprattutto, innocente come Khaled Said Mohammed. Giovane lo è anche lui, ma in un paese dove i giovani si trovano letteralmente ovunque la cosa non è che sia del tutto inaspettata. Circolare, gente, niente da vedere qui.

E invece no, purtroppo. Rispondere agli attentati vigliacchi di gente infame disposta a far saltare in aria chiunque, pensando di sfruttare l’esplosione della rabbia dei cristiani per mandare a gambe all’aria il regime di Mubarak, sostituendolo poi con una bella teocrazia in stile iraniano (anche se in salsa sunnita), torturando ed ammazzando gente più o meno a caso è un enorme favore fatto agli stessi predicatori dell’odio. Regalare martiri in questo modo idiota, specialmente in un paese dove la polizia è tanto temuta quanto profondamente odiata, è una mossa incredibilmente autolesionistica, tanto imbecille da far sospettare qualche complicità. A questo punto, invece di prendersela con le mani forse straniere che hanno organizzato il vigliacco attentato, la famosa “strada araba” tornerà a prendersela col regime, la polizia tracotante ed i “servi d’Israele e dell’America”. Dei poveri cristiani ridotti a brandelli dalla bomba all’uscita della Messa di Capodanno nessuno parlerà più e la gran cagnara farà esattamente il gioco dei terroristi. Bella mossa, gente, roba da “mongolino d’oro”, complimentoni.

Che c’entra tutto questo con la svalvolata iniziale sui giornalisti saprofagi? C’entra eccome. Nonostante sappia che dare rilievo a questa notizia non può che dare una mano ai terroristi e ai peggiori islamisti del cavolo, non sono riuscito a trattenermi. Alla fine il richiamo del sangue è stato più forte delle considerazioni geopolitiche e del ribrezzo verso gli islamo-fascisti. Anche in un posto libero da qualsiasi influenza esterna come l’antro dell’Apolide, le regole del giornalismo sono sempre le stesse. Le notizie, quando valgono e sono importanti, si danno e basta. Possibilmente in maniera equilibrata e non falsamente imparziale. Se questo fa del sottoscritto l’ennesimo giornalista saprofago, poco importa. Il pelo sullo stomaco, sia figurato che reale, non mi manca di sicuro. Chiamatemi pure sciacallo, se vi pare. La realtà delle cose non cambia. Un giovane di trentuno anni, senza un’accusa formale, sarebbe stato prelevato da casa sua, torturato per chissà quanto tempo, ammazzato e sotterrato in fretta e furia da gente che opera in nome e per conto di un regime amico dell’Italia e dell’Occidente. Il fatto che, se avesse potuto, avrebbe probabilmente fatto di peggio non conta un bel niente. Chi semina illegalità e prepotenza, raccoglie barbarie. Sempre.

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I magistrati egiziani indagano sull’islamista torturato a morte
Ahmed Zaki Osman
Originale (in inglese): Al Masry Al Youm
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Le autorità egiziane investigheranno sulle denunce di torture che avrebbero causato la morte di un predicatore salafita ad Alessandria, 24 ore dopo essere stato arrestato dagli agenti degli investigatori della sicurezza statale per interrogarlo su un attentato suicida che ha colpito una chiesa ortodossa della città costiera. Lo ha denunciato un avvocato questo venerdì.

Due giornali online indipendenti indipendenti hanno riportato venerdì che il trentunenne Sayed Bilal è stato torturato a morte lo scorso mercoledì dalla polizia, che poi lo ha sotterrato “contro il consenso della sua famiglia” il giorno successivo. Secondo questi giornali, molti siti salafiti hanno messo in giro immagini e video di Bilal che mostrerebbe segni inequivocabili di tortura ed abusi fisici.

Al-Masry Al-Youm non è stato in grado di confermare in maniera autonoma l’autenticità di queste foto. Non è stato possibile raggiungere il Ministero degli Interni per avere un commento su queste accuse.

L’avvocato Haitham Abu Khalil del Dhahaya Center for Human Rights di Alessandria ha dichiarato ad ‘Al-Masry Al-Youm’ che “l’ufficio del procuratore distrettuale di Alessandria ha aperto un’indagine dopo che la famiglia di Bilal ha sporto denuncia venerdì”.

Ventitré cristiani copti sono morti dopo un attentatore suicida ha fatto esplodere la bomba di fronte alla chiesa di San Marco e San Pietro ad Alessandria durante la messa di Capodanno.

Alessandria è una roccaforte salafita, accusati di incitare l’odio contro i cristiani attraverso i sermoni religiosi o alcuni programmi televisivi.

Fonti della polizia hanno dichiarato che la settimana scorsa le autorità hanno arrestato 20 persone per interrogarle sull’attentato.

Sono circolati dei rapporti contraddittori sull’autenticità di una foto ricostruita in digitale che mostra un uomo di 25 anni, accusato di essere il responsabile dell’attentato suicida.

Qualche giorno fa, le autorità egiziane hanno dato indicazioni che porterebbero ad un coinvolgimento di al-Qaeda nell’organizzazione del più grave attentato che ha colpito la comunità copta negli ultimi decenni.

I media hanno citato fonti della polizia giovedì dicendo che il colpevole aveva usato un IED (Improvised Explosive Device – più o meno una bomba fatta in maniera artigianale ma da mani esperte ndApo) da 25 chili, probabilmente trasportata in un borsone da studente.

Mercoledì scorso il ministero ha annunciato che era stato scoperto un cadavere non identificato, che si sospetta essere quello dell’attentatore.

Un gruppo iracheno collegato ad al-Qaeda ha minacciato di attaccare la Chiesa Copta in Egitto lo scorso novembre ed una dichiarazione su un sito islamista, postato circa due settimane prima dell’attacco ad Alessandria invitava i musulmani ad attaccare le chiese copte in Egitto ed altrove.

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