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Crisi di governo, Parlamento, Silvio Berlusconi, Tea Party Italia, Tea Party Pisa, Voto di fiducia
Il paese incollato al televisore per seguire la grande sceneggiata parlamentar-complottesca, come in un grande reality show. Tutti tranne un bel gruppo di persone che, invece, parleranno di politica, principi, soluzioni e libertà. Oggi alle 17 al Pick a Flower Wine Bar di Pisa. Meno chiacchiere, più impegno.
Come capita tutte le volte che il vostro umile padrone di casa (o meglio, la sua parte talvolta più seria) decide di uscire dall’antro reale e farsi qualche chilometro per fare politica sul serio, come oggi non usa più, l’offerta dell’antro virtuale subisce una variazione sulla routine che vi accompagna (spero) da giugno ad oggi. Per farla breve, niente traduzione giornaliera, niente commento chilometrico che talvolta ha poco a che vedere con l’articolo tradotto, niente lenzuolate da grafomane zucconiano (e chi conosce il buon Giacomo Zucco sa di cosa sto parlando). Solo una “unghiatina”, termine giornalistico che mi ha fatto sempre ridere, poche righe per evitare di lasciare all’asciutto i fedelissimi frequentatori dell’antro e per non perdere il vizio di parlarmi addosso (è più forte di me, non lo faccio apposta).
Come annunciato nel lancio, oggi, a partire dalle 17, presso il locale che, tanti anni fa, vide nascere la più fulgida esperienza giornalistica della mia “alma mater”, la venerabile Università di Pisa, i ragazzi del Tea Party pisano organizzeranno un aperitivo-dibattito-presentazione letteraria per lanciare un sasso nel fetentissimo stagno che si stende sotto la Torre Pendente e far sapere a tutti (si spera) che un altro modo di fare politica non solo è possibile, ma che c’è già qualcuno che lo sta facendo. A segnare l’evento (gruppi liberal-conservatori nella provincia di Pisa non si sono mai visti, a quanto mi è dato sapere) ospiti d’eccezione: prima di tutto l’amico Marco Respinti, giornalista, scrittore, politologo e chi più ne ha più ne metta, con il suo ottimo libro “L’ora del Tea Party”, edito da Solfanelli e del quale consiglio caldamente la lettura. Con Marco e buona parte del “gruppo dirigente” di Tea Party Italia, parleremo del più e del meno, Tea Party style, in maniera più rilassata ed informale del solito, tanto per far capire a tutti che è possibile parlare di cose serissime in maniera non seriosa e senza prendersi troppo sul serio.
Il fatto che a Pisa, culla del terrorismo rosso, città nella quale i partiti comunisti non solo non sono spariti ma addirittura siedono in gran numero in consiglio comunale, ci sia gente che sfida il pensiero unico e la opprimente cappa di conformismo cultural-politico sarebbe già un evento in sé stesso. Se poi ci si aggiunge il particolare non trascurabile delle virulente proteste studentesche delle ultime settimane, la presenza di numerosi gruppi di facinorosi sinistri che ogni tanto pensano sia cosa intelligentissima provare a riempire di mazzate giovani che non la pensano come loro (cose che a malapena fanno sollevare un sopracciglio ai politici locali) e la struttura di controllo sociale ed economico degna dei corleonesi messa in piedi dai sempre-comunisti, la cosa avrebbe del miracoloso.
Eppure la presentazione pisana non sarà che metà della giornata di grazia che le associazioni liberal-conservatrici della provincia hanno riservato ai tanti cittadini assetati di politica vera e di discorsi non retorici. Dalle 21:30, nella sala congressi della Mostra del Mobile di Ponsacco (curioso agglomerato di case a pochi chilometri dalla “magione” dell’Apolide), il gruppo consiliare del PdL, un gruppo di giovani attivisti e gli amici di Alleanza Cattolica hanno messo in piedi una conferenza in grande stile, dove, con Marco Respinti, si parlerà di Tea Party e di come possa essere un modo innovativo per fare politica anche in ambito locale. L’Apolide, nonostante la secolare inimicizia che corre tra la sua città natale e l’agglomerato urbano di cui sopra, sarà lietissimo di accompagnare la sua parte più seria alla conferenza, anche solo per rivedere tanti cari amici con i quali ha condiviso la sua tormentata esperienza politica.
Insomma, mentre le teste parlanti della politica e dell’informazione riempiranno gli schermi catodici di chiacchiere su chiacchiere, analisi faziose, risse gratuite, lanci d’accuse e dietrologie varie, nel profondo rosso della rossissima Repubblica Socialista Sovietica di Toscana, proprio nel feudo dell’ineffabile quanto potentissimo governatore Enrico Rossi, parecchia gente uscirà di casa, sfiderà il freddo ed il controllo stile KGB che i sinistri esercitano da queste parti (non scherzo, è una cosa seria – ricordatemi di raccontarvi la storia della mia candidatura a sindaco nel pittoresco villaggio dove ho la mia casetta in collina; è uno spaccato inquietante di una realtà che i non-toscani difficilmente possono capire) e riempirà sale e salette per parlare e discutere di cose serie, come il futuro del Paese, la libertà personale, l’invadenza dello stato, la deriva canagliesca dell’oppressione fiscale, il bisogno di restituire moralità e responsabilità alla vita privata e pubblica. Cose che in televisione non vedete e non vedrete mai, in quanto contrarie all’interesse dei furbetti che vogliono continuare a riempirsi le tasche con i nostri soldi. A voi parrà naturale, a me sembra sempre più un miracolo.
Domani prometto un reportage dettagliato dei due eventi con poche considerazioni personali, molta cronaca, tante foto e (sempre che me ne ricordi) qualche filmato. Lo so, vi devo ancora quelli dei Tea Parties di Prato e Forte dei Marmi, ma prima o poi mi deciderò a montarli e, magari, a cercare un encoder leggermente migliore che eviti di ridurre tutto ad una pappetta inguardabile, una volta ridotto a dimensioni gestibili da Youtube. Se poi qualche inutile idiota pensasse di romperci le scatole, aspettatevi un bel live blogging con video e foto in diretta. I nostri amici in America non aspettano altro. Come diceva l’ispettore Callaghan, “come on – make my day”. E che Dio ce la mandi buona…
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Auguro a tutti voi una buona giornata, ricca di eventi e d’ incontri piacevoli.
Che questa giornata “storica” per i destini dell’Italia nostra possa esserlo anche, nel piccolo, anche per voi che cercate di mettere le prime pietre di un movimento veramente “globale”.
Insisto: l’Italia è ormai la “provincia” di un Impero: non faremo in tempo a svincolarci dalle spire dello stato (non più sovrano) nostrano che ci troveremo ancora di più invischiati nella onnivora UE…credo che le oligarchie (non elette)
europee, prevalentemente di estrazione socialista-statalista, devono, fin da subito, essere il “nostro” obiettivo politico…e fare in fretta a trovare alleati in tutte le altre province, per buttare all’aria progetti totalitari del nuovo millennio.
Mi associo, dunque, a Daniela, nell’augurio di edificare, con i tea-parties, un movimento globale, perchè globale è la minaccia che grava sulle nostre teste. O no?
Come cantava anni fa Leonard Cohen, “first, we’ll take Manhattan; then we’ll take Berlin”. Il che sarebbe un modo vagamente snob e saccentello di dire che, prima di pensare a Roma o a Bruxelles, bisognerà riportare moralità, disciplina fiscale e rigore nella gestione dei nostri soldi nei troppi enti locali che infestano la nostra amatissima penisola dei caciocavalli.
Hai perfettamente ragione, Roscriv, quando dici che la minaccia alla libertà non è nazionale ma planetaria, unita, interconnessa e marciante allo stesso sovieticissimo passo. La soluzione, però, non sta nel saltare le tappe e puntare subito al bersaglio grosso.
Bruxelles, oggi come oggi, è invulnerabile; responsabile nei confronti di nessuno ed interessata, come ogni burocrazia, solo ad aumentare il suo già smisurato potere. L’unico modo per fermarla è deragliare il treno verso l’inferno, distruggendo tutta la malefica architettura pseudo-europea. Gli unici a poterlo fare, purtroppo, sono i governi nazionali. E per far sì che al controllo del governo nazionale ci siano persone in grado di compiere scelte tanto radicali, bisogna che il consenso sia quanto più diffuso possibile. Il modo migliore per arrivare a tale risultato, IMVHO, è quello di “colonizzare” gli enti locali, attaccando il malaffare e le strutture di potere partitico-affaristiche alle fondamenta, in maniera simultanea e multipolare. Chiusi i rubinetti delle tangenti, delle poltrone, delle municipalizzate, anche i gruppi di potere che usurpano il nome di partiti politici saranno fatalmente indeboliti, quindi costretti ad accettare regole di selezione del personale politico più liberali e trasparenti. A questo punto, trovare le persone giuste per guidare il paese fuori dalla trappola mortale europea sarà semplice.
Non è certo il metodo più rapido per arrivare al risultato, ma, vista la inusitata popolarità del burosauro europeo dalle nostre parti, la via indicata da Nigel Farage o Daniel Hannan è purtroppo impercorribile.
Speriamo solo di avere abbastanza tempo per percorrere questo cammino. Se l’edificio europeo crollasse sotto i colpi della crisi monetaria, non si potrebbe che aprire la porta ad una soluzione ancora più illiberale e totalitaria. Cosa che difficilmente potremmo permetterci…