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Immagine trovata su glebedigital.co.ukIn Italia tutti pensano solo a scaricare Mr. B e al “bunga bunga”, ma nel mare magnum dei documenti diplomatici si parla anche di cose più serie, come l’immensa truffa del climate change. Scommettiamo che appena usciranno notizie “inconvenient”, Assange sarà lapidato anche da sinistra?

Dopo una breve pausa dovuta alle prime conseguenze del mefitico clima natalizio, riprendiamo a parlare del pasticciaccio brutto di Wikileaks, anche se in maniera diversa da come stanno facendo i tanti “colleghi fortunati” che attendono in gloria ogni nuova uscita sperando di trovare il “proiettile magico” che riesca finalmente ad abbattere il lupo mannaro italiano. A voler osservare il tutto in maniera leggermente più obiettiva, cose interessanti ce ne sono e ce ne saranno sempre di più, anche se molti faranno finta di niente.

Tra le centinaia di migliaia di documenti ottenuti chissà come e chissà quando (alla storiella del soldatino depresso ci può credere solo chi ha gli occhi foderati di banconote) ce ne sono molti che parlano di altri aspetti della diplomazia internazionale, last but not least il certamente peggiore pasticciaccio del cosiddetto cambiamento climatico. Qui, come al solito, la spesso insaziabile curiosità dei “colleghi più fortunati” miracolosamente si esaurisce e tutti si trasformano nelle proverbiali tre scimmiette.

Eppure, come scoprirete nel post del misterioso Ecotretas sul blog “Watts up with that?”, che da tempo si occupa del ‘debunking’ delle monumentali bischerate addotte dai politiscienziati della banda del certificato verde (verde dollaro, ça va sans dire), notiziole interessanti stanno iniziando ad uscire. Niente di dirompente, come al solito, ma sono conferme curiose, simpatiche. Che i cosiddetti ‘organi scientifici’, come qualsiasi altra cosa legata alle sommamente dannose Nazioni Unite nel Far Festa con i Nostri Soldi (patent pending), fossero scelti solo in base alla fedeltà all’ortodossia dogmatica alla linea poco scientifica e molto politica del “fottere soldi ai ricchi per farli passare nelle nostre mani e, se resta qualche spicciolo, darlo ai poveri” era cosa che si sospettava (sì, va beh, si sapeva) da anni ed anni, ma vederselo confermato da comunicazioni riservate è un’altra cosa.

Stesso discorso sui commenti che i diplomatici fanno a proposito di Mohammed al-Sabban, consigliere economico del potentissimo Ministero del Petrolio e capo delegazione saudita alla Grande Festa del Furto di Copenhagen: “domato”? “Rimesso nella riserva”? Va bene che la diplomazia sembra educata e rarefatta solo a chi non l’ha mai conosciuta bene, ma usare termini del genere in un cablogramma ufficiale è roba da licenziamento in tronco immediato, a meno di non riflettere fedelmente il tono delle conversazioni sull’argomento. Cosa che, detto tra noi, sarebbe ben peggiore.

Sorvoliamo sul commento sulla posizione in effetti singolare tenuta da Papa Benedetto sull’intero pasticcio ambientidiota (sono sicuro che Sua Santità non ha preso questa posizione a caso e che dietro ci sono ragioni se non teologiche almeno strategiche più che sensate), per concentrarsi sulla posizione di quel bel tomo di Assange, assurto istantaneamente ad idolo non solo della sinistra ma anche dell’universo libertario. Se era così ansioso di diventare un martire della “causa”, tanto valeva andare in un qualsiasi centro sociale, pieno di quei simpatici personaggi tanto belli tanto bravi che piacciono alle anime belle sinistrate e mettersi ad urlare “Che Guevara non era altro che un volgare assassino“. Magari sarebbe stata una morte più rapida e meno dolorosa di quello che gli riserveranno se rovinerà la truffa più grande della storia.

Se preferisco attribuire l’uscita improvvida di Ron Paul all’età e alle strane conseguenze che la logica dei libertari duri e puri ha sul mondo reale (bisogna ricordare cosa successe quando si decise di vietare per legge le alleanze segrete, costringendo le grandi potenze a renderle pubbliche? Prima Guerra Mondiale, anyone?), sono ansioso di vedere quanti millisecondi ci vorranno agli apologeti sinistri prima di unirsi alla folla schiumante rabbia che sta già cercando di linciare il furbastro australiano. Per non parlare di come, altrettanto repentinamente, si smaterializzeranno nell’etere non solo i server ma anche tutte le copie dei documenti riguardanti la politica monetaria o, magari, la super-cupola che manipola da anni i mercati delle commodities, delle azioni e perfino delle valute. Ci sarà sicuramente da ridere.

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Altre notizie sui cablogrammi sul clima di Wikileaks
Ecotretas
Originale (in inglese): Watts up with that?
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

I primi cablogrammi sul clima di Wikileaks

Leggendo i primi cablogrammi di Wikileaks che trattano di clima, si inizia a vedere la punta dell’iceberg. Il più interessante sembra riguardare le solite pressioni quando si parla di nomine al vertice: in questo caso, la nomina per l’IPCC Group II viene esaminata. Non si conosce ancora il cablo originale, ma si dice che, secondo i diplomatici, Christopher Field non aveva nessun concorrente; l’altra proposta di co-direttore, Mostafa Jafari, uno scienziato iraniano, non era infatti accettabile, anche se si tratta di uno studioso qualificato. Il cablogramma affermerebbe che Rajendra Pachauri, capo dell’IPCC, aveva promesso una collaborazione occulta, oltre a schermare e proteggere le pressioni da parte degli Stati Uniti. Il delegato austriaco, che guidava il processo di selezione, era d’accordo sul veto a Jafari.

In altri cablogrammi, possiamo leggere delle irrealistiche domande che alcune nazioni stanno facendo in questi giorni. Le nazioni industrializzate, sotto assedio da parte degli allarmisti, si “stanno facendo in quattro per costringerle ad accettare soldi per accettare un piano che gli darebbe ancora più soldi che mai“. Ma la situazione sta iniziando a cambiare: “i danesi dicono che ne ‘hanno abbastanza’” visto che le motivazioni dietro alla sceneggiata non c’entrano più niente con il clima: “Gisela Ulloa, un membro della delegazione boliviana ad altri incontri del COP ci ha detto che la posizione del governo boliviano è diretta a creare un modello alternativo di sviluppo in linea con la filosofia anti-capitalista di Morales“.

Un altro molto profondo cablogramma parla dell’Arabia Saudita. Basta leggere queste poche righe per capire cosa sta succedendo (il grassetto l’ho messo io):

Il problema è con Al-Naimi?
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9. (S) il ministro Al-Naimi è sempre stato razionale e pratico nei colloqui con le delegazioni occidentali sul cambiamento climatico, facendo notare che l’Arabia Saudita doveva affrontare le questioni dello sviluppo ma ammettendo che il mondo deve lavorare insieme per affrontare il cambiamento climatico. Queste dichiarazioni rassicuranti sono in netto contrasto con i commenti pubblici di Al-Sabban, che ha messo in dubbio le prove scientifiche dietro al cambiamento climatico poco prima di Copenhagen ed il suo comportamento ostruzionista, come peraltro riportato da numerose ambasciate a Riyadh, durante i negoziati a livello di commissione. Negli ultimi sei mesi, responsabili anziani del Ministero del Petrolio ci hanno rassicurato ogni qual volta che Al-Sabban usciva con una dichiarazione pubblica d’impatto che è stato “domato” e riportato nella riserva. La frequenza ed il numero di volte che Al-Sabban canta fuori dal coro, come l’apparente mancanza di sanzioni di alcun tipo, fanno dubitare della vera posizione saudita sul cambiamento climatico.

E poi vediamo “che Papa Benedetto si è costruito una solida reputazione “verde”, anche se in maniera discreta, il che è significativo, visto che il Vaticano è spesso riluttante a far sembrare di compromettere la sua indipendenza e la sua autorità morale, associandosi con singoli sforzi di lobbying“. Religione, al meglio di sé.

Quello che ci colpisce è il fatto che tutta questa faccenda di Copenhagen-Cancun non ha niente a che vedere con il Clima o con salvare il Mondo. Si tratta di politica, soldi e buon vecchio culto della personalità fasista. Ma, come abbiamo detto prima, questa è solo la punta dell’iceberg. Molto ancora deve uscire e non sarei sorpreso se scoprissimo chi c’è dietro al Climategate o alla nomination al Nobel di Al Gore oppure la verità dietro all’intero pasticcio dell’IPCC. Non cambiate canale…

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