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Foto trovata su pollack.armscontrolwonk.comCos’è che ha reso pubblico WikiLeaks poche ore fa. Tante bufale, due cose che sapevano tutti e una notizia seria: l’Iran è più avanti sulla strada che porta allo status di potenza nucleare di quanto Obama avesse fatto credere a mezzo mondo. Resta da capire perché abbia fatto una cappellata (?) del genere.

Inutile dire che, come ogni altro giornalista sul globo terracqueo, non ho potuto fare a meno di seguire con una certa attenzione l’intera vicenda del furto della corrispondenza diplomatica da uno dei server del Dipartimento di Stato e la loro pubblicazione integrale da parte del gruppo di “attivisti per qualunque cosa mi faccia sembrare fico” chiamato WikiLeaks. Non tanto da fare come il buon Piroso, che ha tenuto per la prima parte di “Niente di Personale” un conto alla rovescia stile Cape Canaveral, ma certo interessato. Come avrà potuto notare chi segue l’Apolide anche su Twitter, mi ero fatto prendere dal complottismo, immaginando che fosse un modo di Obambi (o meglio dei suoi padroni) per bastonare quei governi che continuano a non fare quello che vogliono loro. L’avevo definita “smart diplomacy Chicago style”. Come al solito peccavo di ottimismo. Di “smart” in questa storia c’è davvero molto molto poco.

Alla fine i preziosi documenti stanno venendo fuori, poco alla volta, in un processo che i giornali sembrano aver programmato in maniera veramente ridicola. Se Twitter ho letto che qualcuno si è dimenticato di cancellare una caption dal sito del NYT che recitava “giorno 1 di 9″. Possibile, errori del genere capitano davvero ogni giorno nei grandi giornali moderni. Ma allora perché fare uscire roba così totalmente ed innegabilmente loffia? Insomma, come diceva Andrea de Guttry, mio vecchio professore di diritto internazionale, “dov’è la ciccia?”. I casi sono due: se non c’è, trattasi di una delle buffonate più disastrose della storia del giornalismo mondiale; se c’è ms non è stata pubblicata, vuol dire che qualcuno di importante ha dovuto promettere (o sganciare) parecchio per non farla uscire. Questo renderebbe Assange un Corona all’ennesima potenza; tanto ambizioso ed avido quanto infinitamente stupido (da qualche parte gli staranno sicuramente già preparando il ‘suicidio’, questo è poco ma sicuro).

Buona norma vorrebbe che prima di esprimere giudizi si attendesse almeno di aver letto di che diavolo si sta parlando (mica siamo deputati al Congresso degli Stati Uniti!), ma vista l’eccezionalità del momento, mi permetto qualche breve (lo giuro) considerazione a margine, in attesa di capirci qualcosa di più.

1) Ancora una volta il mondo dei media e della politica italiana si è superato nella sua meschinità, piccineria, provincialismo cronico ed auto-referenzialità. La reazione dello stesso Presidente del Consiglio, se vera, sarebbe di una tristezza infinita. L’unica cosa che un capo di governo di una potenza mondiale fa quando gli confermano che non sono state rivelate informazioni particolarmente compromettenti è farsi una risata? Altro che Luigi XIV, qui siamo a livelli quasi patologici di ottusità mentale. I problemi per il governo italiano sembrano comunque limitati (per ora); anche la faccenda turca è roba non particolarmente grave. Frattini ha detto che è ‘frustrato’ per il doppiogiochismo di Erdogan? Beh, chi non lo sarebbe? L’Italia (beh, Finmeccanica e le ditte amiche del premier di sicuro…) ha tutto da guadagnare da una Turchia che continua a guardare ad Ovest. Chiaro che l’asse con Brasile -altro alleato importante- e l’Iran -cui abbiamo sempre venduto di tutto- non ci faccia impazzire di gioia. Insomma, a giudicare dalla risata nervosa di Mr. B, poteva andare peggio. La cosa non è che ci renda particolarmente allegri, ma tant’è: tocca accontentarsi, purtroppo.

2) La assoluta stupidità dei diplomatici di mestiere è qualcosa che riesce a sorprendere solo chi non vi ha avuto a che fare in maniera non occasionale. Visto che, in una delle tante infelici giravolte tattiche, l’Apolide aveva frequentato in maniera abbastanza assidua il mondo rarefatto della diplomazia italiana ed internazionale (tanto che due dei suoi migliori amici e compagni d’università fanno attualmente parte del Corpo Diplomatico) leggere che i rapporti dei tanto mitizzati super-espertissimi diplomatici erano pieni di totali banalità prese pari pari dai giornali sinistri cui si abbeverano, spinti da evidenti riflessi pavloviani, non lo ha sorpreso neanche un poco. Non capisco perché qualcuno si stupisca di questo o, come fa qui sotto Roger Simon, deus ex machina di Pajamas Media, della loro ingenuità informatica. Trattasi di processo logico elementare. Quasi tutti sanno che il corpo diplomatico degli Stati Uniti brilla solo per la sua determinazione nel trovare business per le ditte americane; per il resto sono tradizionalmente mediocri. La qualità dell’insegnamento nelle università americane sta precipitando da anni ed anni. I diplomatici USA vengono da queste università. Ergo, gli attuali diplomatici americani sono una manica di semi-deficienti. Quod erat demonstrandum, vista la puttanata siderale del Dipartimento di Stato.

3) L’unica notizia degna di attenzione per chi ha un minimo di familiarità con le questioni geopolitiche è la conferma ufficiale che l’Iran dispone di un numero significativo di IRBM, nello specifico 19 missili balistici a medio raggio BM25 “Musudan” di fabbricazione nordcoreana fatti arrivare probabilmente via mare (il che spiegherebbe cosa stessero cercando le unità navali americane quando, qualche mese fa, avevano praticamente bloccato il peraltro scarso traffico marittimo del paese asiatico). La notizia non è da poco e contribuisce a rischiarare lo scacchiere geopolitico del Medio Oriente propriamente detto. Il missile non è un rottame, ma l’ultimo nato nella famiglia di armi balistiche nordcoreane, presentato in pubblico solo il 10 ottobre scorso. Questo può voler dire solo due cose: che la crisi della Corea del Nord è più grave di quanto si dica in giro (il che potrebbe avere conseguenze cruciali nella gestione della crisi) e che l’alleanza con l’Iran integralista non è tattica, ma decisamente strategica. Alla fine, Bush sarà contento: ha avuto il suo asse del Male, solo che non è più a tre, come il vecchio Asse RoBerTo, ma almeno a cinque (NordCorea, Iran, Turchia, Venezuela, Brasile) con due-tre partner silenziosi (Cina, Russia e Pakistan). Delle implicazioni mefitiche di questo scenario parlerò più avanti, per ora vi basti qualche domanda di quelle che quasi sicuramente nessun media tradizionale si farà mai.

Perché l’Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo hanno implorato Obambi di attaccare l’Iran sciita per impedirgli di acquisire armi atomiche? Perché l’unico essere umano sul pianeta che sembra più interessato alle battute dei commentatori della Fox News rispetto al fatto che un regime teocratico sanguinario acquisisca armi di distruzione di massa che potrebbero scatenare una reazione a catena apocalittica siede ancora nell’Ufficio Ovale? Cosa avrà mai minacciato di fare Obama per convincere Israele a non nuclearizzare le città iraniane prima che Teheran sia in grado di weaponizzare un ordigno at0mico affidabile ed in grado di resistere alle contromisure israeliane?

Ma forse è ancora più preoccupante notare che la recente successione di eventi sembra quasi studiata a tavolino per far saltare qualsiasi sistema di gestione delle crisi messo in piedi negli ultimi sessant’anni. Con la potenza egemonica impegnata in un conflitto asimmetrico e mezzo, scoppia una grave crisi economica che impedirebbe, anche se esistesse una ragione più che valida, al principale alleato della potenza egemone di intervenire. Poi il ‘bad boy’ del vicinato decide che è arrivato il momento di far ancora confusione e, visto che affondare una corvetta non è bastato, decide di prendere a cannonate le case di qualche civile. Tutto mentre una potenza regionale aggressiva e totalitaria cerca disperatamente di acquisire armi nucleari per poi riprendere a destabilizzare a proprio favore il teatro centro-asiatico e medio-orientale. Non ho mai creduto alle coincidenze, quindi continuo a pensare che tutto questo non sia frutto del caso. Resta da capire la chiave di tutto: cui prodest? Una volta capito questo, saremo a posto. Peccato che l’impresa non sarà né sicura né agevole.

Assange è quasi certamente un utile idiota che si sente Superman mentre viene guidato da qualcun altro, qualcuno che farebbe fior di quattrini (o si salverebbe il posto…) da una conflagrazione generale in Medio Oriente o in Asia. Qualcosa mi dice che dietro ci sono i due G.S. di Wall Street (davvero c’è bisogno che scriva i nomi?) ma non ho assolutamente nessun tipo di riscontro oggettivo. Una cosa è certa: questo inverno sarà decisamente poco sereno. Se Israele aveva messo un ultimatum non ufficiale agli USA dicendo che, come si pensa da tempo, entro la fine di dicembre sarà necessario distruggere il programma nucleare iraniano ed Obama, come prevedibile, continuerà a fare lo gnorri, spinto da chissà quali motivazioni, Tsahal potrebbe perdere la pazienza. E Dio solo sa cosa potrebbe succedere, visto che una Osirak 2 sembra davvero molto improbabile. Incrociamo tutti le dita. Di più, purtroppo non possiamo fare.

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WikiLeaks disonesta e gli idioti digitali del Dipartimento di Stato
Roger L. Simon
Originale (in inglese): Pajamas Media
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

A parte il fatto che il pomposo moralista Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, abbia commesso un reato, il Dipartimento di Stato o gli altri imbecilli totali dei governi stranieri che hanno rivisto i documenti pubblicati oggi e le e-mails dove si chiama Sarkozy “un imperatore nudo” eccetera, non meritano altro che di essere cacciati per stupidità cronica. Di questi tempi, anche un bambino delle elementari sa che quello che scrivi in maniera digitale è per sempre indelebile.

Se devi dire qualcosa di perfido, fallo al distributore d’acqua o ad un cocktail party,, dove puoi ragionevolmente negare di averlo mai detto. Scrivilo da qualche parte, se proprio devi, sul retro di un biglietto da visita o su un pezzetto di taccuino. Quelli li puoi sempre bruciare o gettare nel water. Ma per l’amor di Dio che non ti venga in mente di usare un computer. Per le e-mails ed i documenti di Word non ci sono distruggi documenti che tengano. Ma questa gente è davvero così idiota o ha la capacità di controllarsi di un bambino di due anni?

D’accordo, lo ammetto. Come gran parte di noi, l’ho fatto anch’io – ho premuto “rispondi a tutti” quando volevo premere “rispondi”, passando giorni a ripulire il casino che avevo fatto. Ma io non lavoro per il governo. Anche se mi piacerebbe che le cose andassero in maniera diversa, se definisco Hamid Karzai “paranoico”, importa poco o niente. Se chiamo Angela Merkel “Teflon”, le nostre relazioni con la Germania cambiano più o meno di un bel niente.

A parte questo, gran parte dei documenti pubblicati finora sono roba piuttosto banale.  Che Kim Jong Il soffrisse di epilessia è roba nota a chiunque sappia come si usa Google – e quanti poi hanno chiamato Ahmadinejad “il nuovo Hitler”? (Una ricerchina su Google vi rivelerà che, fino a qualche ora fa, erano almeno 1.030.000)

Naturalmente, questo non vuol dire che rimarrà tutto senza conseguenze. Visto il numero di documenti che sarà pubblicato, sembra difficile credere che chiunque sappia davvero cosa c’è dentro, inclusa la banda esecrabile di WikiLeaks, che li hanno distribuiti in anteprima a  certe pubblicazioni  “progressste” come il “New York Times” ed il “Guardian”, disponibili a firmare accordi di confidenzialità con loro, senza curarsi delle implicazioni sulla sicurezza nazionale, per non parlare del fatto che diverse vite potrebbero essere messe in serio rischio.

A proposito di questi accordi riservati, bisogna dar credito ad un canale che qui su PJM critichiamo molto spesso – la CNN. Il network scrive sul suo sito internet che “la CNN non ha avuto accesso in anticipo ai documenti, al contrario di alcuni altri media, perché la compagnia si è rifiutata di firmare un accordo di confidenzialità con WikiLeaks”.

Complimenti, bravissimi. Fornire a certi media “accesso anticipato” a questi documenti nega qualsiasi motivazione di “trasparenza” che WikiLeaks potrebbe voler fare per giustificare il loro comportamento. Stanno facendo affiorare le informazioni poco alla volta e ben filtrate (per essere precisi filtrate da media molto a sinistra), creando un contesto automatico che definisce una storia prima che sia ancora avvenuta.

Il Dipartimento di Stato ha ogni diritto ad essere arrabbiato, ma dovrebbero esserlo più che altro con sé stessi. Sono stati davvero dei sempliciotti digitali. In un’era dove c’è gente abbastanza intelligente da bloccare un intero programma di armi nucleari attraverso l’uso di malware informatici, una semplice copia in blocco di ogni documento non è nemmeno un gioco da ragazzi — è un gioco da poppanti.

AGGIORNAMENTO: Leggendo qua e là dall’ultima informata di dati tratti dai documenti pubblicata dal “New York Times“, linkata da poco da Drudge, sembra non esserci un bel niente di straordinario. Forse la rivelazione più significativa — qualcosa che comunque sapevamo già tutti — è il fatto che si continua ad essere preoccupati per la sicurezza delle atomiche del Pakistan. Quello che mi ha impressionato di più di queste informazioni, mentre le sto leggendo tramite il rapporto del “Times”, è il fatto che siano molto prevedibili (un Gheddafi lunatico – strano, vero?) Per ora, la notizia più che altro sembra il fatto che i documenti siano riusciti ad uscire dal Dipartimento di Stato.

ANCORA: Uno dei documenti più intriganti è quello che conferma che la Corea del Nord ha mandato 19 missili balistici a medio raggio BM-25 all’Iran. La conferma era arrivata il 24 febbraio 2010 in un cablogramma, ma è rimasta segreta fino ad oggi. Perché si è deciso di nasconderla al pubblico è l’aspetto più importante della questione. Dopo di tutto il fatto che i nordcoreani siano alleati con l’Iran è conosciuto da chiunque sia anche solo leggermente interessato dalla situazione nell’area. Il fatto che gli iraniani possiedano un arsenale missilistico di tale portata e varietà non era mai stato documentato prima d’ora. Non è che l’amministrazione aveva paura che qualcuno avrebbe voluto fare qualcosa per risolvere la situazione una volta per tutte? Per me, questa resta la spiegazione più ragionevole.

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