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Foto trovata su politico.comDopo la rivincita dei “nerds”, ecco che è arrivato il momento della riscossa dei candidati “oversize”. I tabù nella politica USA cadono uno dopo l’altro: prima le candidate donne, poi i rappresentanti delle minoranze etniche. In Italia, invece, continua a valere la regola di sempre: astenersi non raccomandati.

Si dice che dopo una presidenza “sfortunata”, gli elettori americani scelgono sempre il candidato diametralmente opposto per succedergli. Questa regola non scritta si è verificata volta dopo volta e sembra quasi infallibile. Quindi, secondo la suddetta legge, allo smilzo, quasi allampanato Obambi dovrebbe succedere un bel candidato pienotto, alla mano, “folksy”. Le generalizzazioni spinte non mi hanno mai fatto impazzire, ma stavolta potrebbero anche cogliere nel giusto. La cosa, ovviamente, non potrebbe che rendermi felice per due semplici ragioni: 1) non ho mai potuto soffrire quel montato di Obama 2) sarebbe la vendetta ideale per chiunque abbia problemi di peso.

Ho già avuto occasione di dire che il mio candidato favorito, al momento, resta Chris Christie, il vulcanico governatore anti-sindacati del New Jersey, molto gradito anche ai colleghi blogger americani. Il fatto che sia certamente non in perfetta forma come il sottoscritto avrà giocato sicuramente la sua parte. Anche se è difficile resistere alle infinite pressioni che la società e le esponenti del gentil (ma quando mai?) sesso esercitano quotidianamente, chiunque riesca a portare con stile e naturalezza qualche decina di chili di troppo ha tutta la mia ammirazione e stima. Sarà l’eco delle troppe battute che ho dovuto sopportare da bambino, quando ero solo paffutello, ma ogni qual volta si ironizza sul peso di una persona mi viene una gran voglia di esprimere con i fatti la mia profonda stima per la infinita simpatia dell’estensore delle battute in oggetto.

Prendere di mira i difetti fisici dell’avversario è il minimo del minimo della dialettica, specialmente in politica. Per questo le continue battute sul ministro Brunetta e lo stesso Cavaliere mi fanno andare in bestia. Si tratta di roba da guitti, da infami, da gente priva non solo di buone maniere (cosa che, per il sottoscritto, sarebbe già gravissima) ma anche di quel modicum di intelligenza politica che dovrebbe essere scontata in personaggi saliti chissà come agli onori della vita istituzionale del paese. Quando invece a farlo sono cosiddetti comici, sarebbe condizione minima e sufficiente per determinarne la completa fine artistica e professionale. Il fatto che esista ancora gente capace di ridere sguaiatamente sull’ennesima, scontatissima battuta su un difetto fisico è un segnale inequivocabile dell’imbarbarimento assoluto del clima politico e culturale di questa povera penisola dei caciocavalli.

In ogni caso, non è affatto detto che il buon Chris Christie o il vecchio marpione Haley Barbour ce la facciano a conquistare la nomination (Gingrich e Huckabee hanno già dato, meglio che si mettano l’anima in pace in fretta, prima di fare ulteriori danni al partito). La concorrenza dei ‘bellocci’ sarà serratissima: Pawlenty e la Palin sembrano messi benissimo, mentre Thune, DeMint e Jindal – tutti candidati con credenziali conservatrici eccellenti – hanno decisamente meno possibilità. L’articolo qui sotto, di Lloyd Grove del moderatamente sinistro “Daily Beast”, è un esercizio stilistico complicato nel quale l’autore tenta di far passare una serie di ‘fat jokes’ come prove d’arguzia, cercando sottilmente di screditare i candidati oversize. Visto che è comunque un pezzo ben scritto, merita di essere letto e commentato.

Se sia davvero finita l’era dei ‘bellimbusti’ televisivi alla Casa Bianca resta ancora tutto da dimostrare. Non posso che sperare che questa possibile evoluzione dell’elettorato americano sia reale. D’altro canto, a forza di scegliere il candidato belloccio si sono ritrovati fior di delinquenti alla Casa Bianca, da Clinton ad Obama. Vero è che il grandissimo Ronald Wilson Reagan fosse molto telegenico ed affascinante, ma credo che sia l’eccezione che conferma la regola. Tra estetica e sostanza, sempre meglio scegliere la seconda. E questo lo direi anche se non avessi un pessimo rapporto con la bilancia e fossi in splendida forma come tanti anni fa. Se il rischio è quello di avere una ‘empty suit’ capace solo di leggere banalità dal teleprompter, meglio un candidato in carne con carattere e competenza. Cose che Chris Christie ha in quantità sovrabbondanti.

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Un presidente grasso? Chris Christie, Haley Barbour sfidano gli stereotipi della politica
Lloyd Grove
Originale (in inglese): The Daily Beast
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Gli americani sono sempre più grassi, quindi perché non un presidente ciccione?

Quasi un secolo fa c’era William Howard Taft — descritto con delicatezza come “il nostro presidente più in carne”, che fermava la bilancia a 150 chili — rimasto incastrato in una vasca della Casa Bianca. A parte l’occasionale parente del presidente (il fratellino piuttosto ben messo di Hillary Clinton, Hugh “Baby Hughie” Rodham, è un esempio fuori scala), nessun occupante della Casa Bianca dal 1913 ha mai avvicinato la larghezza di “Big Bill”. Anche il marito di Hillary, che certo non aveva proporzioni Taftiane, ha dovuto sopportare David Letterman che lo chiamava “Tubby” (qualcosa tipo “tombolotto”, “ciccio” ndT) ogni sera.

Il presidente Obama — il quale, con i suoi 75 chili per 1,87 è dall’altra parte dello spettro del peso — si diletta regolarmente di ricordare agli elettori che “sarò magro, ma sono tosto”.

Può darsi. Ma una proliferazione di avversari repubblicani tosti, intelligenti e decisamente pienotti — specificamente il governatore del Mississippi Haley Barbour, il governatore del New Jersey Chris Christie, l’ex speaker della Camera Newt Gingrich e l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee (il quale, dopo aver perso ben 50 chili, sembra sulla strada per riprendere la sua vecchia imbottitura) — fa intendere che lo stereotipo del presidente imperialmente magro stia perdendo peso in politica.

Il democratico Obama ed i suoi probabili avversari del GOP — incluso l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, il senatore del South Dakota John Thune, il governatore del Minnesota Tim Pawlenty, e certo l’ex governatore dell’Alaska (ed ex reginetta di bellezza) Sarah Palin— sembrano tutti corrispondere allo stereotipo telegenico dei lottatori tirati ed affamati. Ma dopo la presidenza Obama, la controrivoluzione del Tea Party (addirittura ‘sti socialisti stanno venendo fuori allo scoperto ndApo) ed il tumulto delle elezioni di medio termine sembrano aver cancellato tante certezze in politica. A questo punto tutto sembra possibile, anche un Martedì Grasso a novembre del 2012 (le elezioni in America sono sempre di martedì ndApo).

Questo è un argomento perfettamente in tema visto che gli americani, inclusa la minuscola ma ambiziosissima minoranza di americani che aspirano alla Casa Bianca, si preparano a riempirsi le fauci di piatti inzuppati di salsa e ricchi dolci nella cena del Ringraziamento (sì, l’articolo è di qualche giorno fa – il tempo è quello che è, gente ndApo).

Secondo Larry Sabato, professore di scienza della politica alla University of Virginia, “nel passato agli americani piaceva identificare i propri candidati preferiti nelle macchine da guerra magre, essenziali e decise. In sociologia e psicologia ci sono dozzine di studi che provano a teorizzare l’influenza dell’aspetto fisico sul giudizio che la gente ha del prossimo (l’espressione “looks-ism” usata da Sabato è veramente splendida ndApo). E quando agli elettori sono mostrate foto senza riferimenti di vari candidati, scelgono quasi sempre quello più attraente, poco importa se sia un uomo o una donna”. Ma, visto il successo recente sulla scena nazionale di politici “di peso”, secondo Sabato “è possibile che ci sia una nuova tolleranza” per un occupante ovoidale dell’Ufficio Ovale (se incrocio il buon Lloyd Grove da qualche parte, lo riempio di simpatici schiaffoni con la mia mano grassottella ndApo).

Naturalmente, il club dei presidenti è così esclusivo da rendere praticamente impossibile qualsiasi studio scientifico. Per il sociologo politico della University of North Carolina Andrew Perrin, “ogni presidente è un’anomalia. Non si può fare un’analisi statistica con solo 44 punti dati. Ma dubito che il peso, da solo, impedirebbe a qualcuno di essere eletto”. Perrin aggiunge che qualche rotolino di ciccia potrebbe anche rendere più umano un leader, nello stesso modo in cui un politico si avvantaggia nei sondaggi se gli elettori sentono che gli piacerebbe berci una birra assieme.

Secondo lo scienziato della politica Robert Eisinger del Savannah College of Art and Design, “davvero non so se i cittadini, democratici o repubblicani, vogliono davvero sapere quanto pesi un candidato, cosa sulla quale certo non voteranno. Christie e Barbour sono certamente più grassi del normale (entrambi sembrano attorno ai 135 chili). Chris Christie è un personaggio unico. Nella sua vittoria nel New Jersey … non è che abbia puntato sul suo peso, ma l’avversario di Christie [il democratico in carica Jon Corzine] ha provato a giocare questa carta [in uno spot televisivo accusava Christie di “allargarsi troppo" ("throwing his weight around” ndT) e si è rivelato un boomerang. Christie ha risposto ‘sono quello che sono — non cambio per nessuno’] (Per quanto conta, Christie ha negato di non essere interessato a presentarsi alle primarie presidenziali nel 2012, ma anche Barack Obama, a questo punto della gara, faceva dichiarazioni simili).

Eisinger continua dicendo che “nel caso di Barbour, qualche cittadino potrebbe pensare ‘è come sono io, potrebbe anche condividere i miei valori, mi identifico con lui’. Ecco perché penso che essere sovrappeso non sia più un handicap come lo era in passato: non è più visto come un ostacolo ad accedere a cariche politiche importanti”.

Il fatto che il Mississippi sia, statisticamente lo stato americano in testa alla classifica per l’obesità, sicuramente ha aiutato le fortune politiche di Barbour. L’obesità è un fenomeno crescente in tutti gli Stati Uniti, nonostante l’esplosione degli health club e delle diete alla moda, per non parlare della campagna “Let’s Move”, sponsorizzata dalla first lady Michelle Obama per promuovere l’esercizio fisico e la nutrizione sana per i bambini in età scolastica. Sembra anche un vantaggio che Barbour — che era solito ‘coltivare i rapporti’ con i giornalisti dell’establishment, spesso davanti a bicchieroni di Maker’s Mark (un whisky artigianale del Kentucky, costoso e molto apprezzato dagli intenditori americani ndApo), quando era un responsabile politico, lobbyista e segretario di successo del Republican National Committee — sia molto amico dei giornalisti d’elite, molti dei quali potrebbero anch’essi perdere qualche chiletto.

Un portavoce di Barbour ha dichiarato che “il governatore sta iniziando a considerare se vuole davvero partecipare alla gara e non ha ancora messo alcuna scadenza per la decisione definitiva. Ad un certo punto bisognerà chiedersi se si tratterà di scegliere la persona più qualificata per guidare la nazione o se sarà un semplice concorso di bellezza. Se si scegliesse solo per l’aspetto estetico, penso che, come paese, ci stiamo accontentando troppo”.

Il sessantatreenne Barbour, che scherza sempre sul suo girovita — “Non sudo troppo per essere un ciccione” è una delle sue battute più conosciute ed efficaci — è perfettamente preparato ad essere l’oggetto di battute sui grassi e sentire la sua calata del Sud presa in giro nel “Saturday Night Live”. Secondo il portavoce, “con Haley hai il pacchetto completo. Hai una persona con un’etica del lavoro tale da costringere persone con la metà dei suoi anni a rincorrerlo. Si tratta di una persona totalmente, assolutamente concentrata su quello che sta facendo; quando si prende del tempo per stare con la sua famiglia, finisce comunque per farsi faxare delle bozze su qualche decisione, li corregge e li rimanda indietro. Non so come faccia Martha [la moglie di Barbour] a non ammazzarlo”.

Naturalmente Barbour, Christie e gli altri ‘ragazzoni’ dovranno affrontare qualche realtà scomoda della cultura popolare. Secondo Shanto Iyengar, esperto di comunicazione non verbale in politica, le nozioni convenzionali sulla bellezza fisica hanno ancora molto potere sull’immaginazione collettiva. “Ogni studio nella letteratura psicologica e sociologica mostra che la bellezza fisica è strettamente legata alla capacità di influenzare le persone, incluso il convincere la gente a votarti. Si tratta di una cosa evidente. Non vedi molte persone brutte che vendono prodotti negli spot pubblicitari alla televisione”.

Sarebbe grossa. Ma le possibilità potrebbero essere molto più alte di quanto uno si aspetti.

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