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Foto trovata su prospectmagazine.co.ukUltimo sondaggio Gallup: il 28% degli americani vuole che la politica del governo sia decisa da Obama. Tutto bene? Non proprio, visto il 27% dice che dovrebbero deciderla i portavoce dei Tea Parties mentre un 23% si fida ancora dei leaders repubblicani al Congresso. Glu glu glu, Obama sempre più giù…

Nile Gardiner, eccellente corrispondente dall’America per l’altrettanto eccellente quotidiano britannico “Daily Telegraph”, è stato uno dei pochi giornalisti al mondo ad aver capito fin da subito che il movimento dei Tea Parties non era una delle tante eccentricità che regolarmente scuotono il colorito mondo della politica a stelle e strisce, ma il portabandiera di quella che si annuncia come una rivoluzione in piena regola, tanto potente da cambiare per sempre il volto della più grande e potente nazione del pianeta.

I Tea Parties, migliaia di gruppi locali ferocemente attaccati alla propria comunità ed alla propria indipendenza che riuniscono decine di milioni di attivisti, sono ormai la forza principale nella politica USA e la loro forza cresce di giorno in giorno, moltiplicata dalle infinite connessioni della loro enorme rete e dallo spirito d’iniziativa di centinaia di migliaia di leaders, piccoli e grandi. Nessuno di loro si sognerebbe mai di definirsi “capo” del movimento o cercare di parlare a suo nome. Sarebbe immediatamente sommerso da un’ondata di proteste o, molto più semplicemente, lasciato del tutto solo. Questa è la vera forza del movimento, quel fattore che lo rende pressoché invulnerabile agli attacchi della macchina mediatica sinistra.

Per chi viene da una tradizione politica ed organizzativa diversa è difficile capire che il futuro dell’impegno politico è rappresentato da una struttura non-struttura, da una nuvola di connessioni che, prese singolarmente sono del tutto irrilevanti ma che, unite insieme, producono risultati straordinari con impegno finanziario estremamente limitato. I Tea Parties sono così forti perché si basano sull’unione volontaria e non “guidata” di milioni di individui, dotati ognuno di talenti e capacità personali diverse. Senza Internet, una struttura del genere non potrebbe mai funzionare, ma, grazie alla possibilità di contattare chiunque a costi irrisori quando non nulli, il sistema funziona.

In Italia ed in Europa è particolarmente difficile capire questa realtà; sembra aliena, lontana, poco pratica e poco “guidabile”. Per questo nessuno sembra voler seguire l’esempio americano ed affidarsi sul serio alla potenza della “mente collettiva” del movimento. Sembra più semplice seguire le vecchie regole organizzative, cercare scorciatoie, anche in perfetta buona fede, per migliorare l’efficienza dell’azione politica. Nel Tea Party, invece, il metodo è sostanza, la struttura ed il messaggio sono legati in maniera simbiotica: uno senza l’altro semplicemente non funzionano.

Per questo che viene da sorridere quando sento persone che ancora oggi pensano di sfruttare il “marchio” per i propri ristretti fini politici o personali. Il pensiero corre all’attivista di Futuro e Libertà che mi ha riferito come, in una riunione tenutasi recentemente, si siano ancora alzate voci che invitavano tutti a fare non “come i Tea Parties” ma a fare “un Tea Party”, chiaramente per raccogliere qualche voto nell’ampio e ormai disperato quindici per cento di elettori che tuttora si definiscono liberali. Inutile dire che qualunque tentativo in questa direzione non potrà che fallire.

Ancora oggi è difficile capire quali siano stati i fattori alla base dell’enorme successo dei Tea Parties americani. Mercoledì sera, mentre parlavo al telefono con una coordinatrice di Tea Party Patriots, mi è stato ricordato che, senza l’arroganza e la totale tracotanza dimostrata dal diabolico trio Pelosi-Reid-Obama, il Tea Party non sarebbe esploso in maniera così clamorosa. Questo è vero, ma non vorrei che l’amica americana sottovaluti l’impatto dirompente di un nuovo modo di fare politica dove il singolo attivista si sente del tutto libero di agire come meglio creda, dove le proposte per azioni politiche singole o collettive non vengono dall’alto, da un coordinamento o da un qualche comitato, ma da ogni singolo nodo della rete, lasciando che sia il resto del movimento a determinarne liberamente le sorti.

Questa estrema libertà è intossicante per chi ha avuto esperienze politiche in movimenti tradizionali ma ancora più efficace per chi si è sempre tenuto lontano dalla politica, considerandola una cosa “sporca”. La forza del Tea Party è stata quella di coinvolgere persone che non avevano mai manifestato in vita loro, che erano state abituate a vivere la politica come una preoccupazione da risolvere in poche ore, prima di entrare nel seggio e decidere del destino del proprio paese. Fino a quando i Tea Parties a giro per il mondo non riusciranno a fare questo passo fondamentale, non avranno nessuna possibilità di replicare il successo dei cugini americani.

Cosa ci vuole per compiere questo piccolo, grande miracolo politico? Non molto. Bisogna credere fermamente che il metodo sia altrettanto irrinunciabile dei valori e dei principi sui quali si basa il movimento. Bisogna credere fino in fondo che ogni singolo individuo è rimpiazzabile, che nessuno è fondamentale per il successo del movimento, che il fiume di lava troverà comunque il modo per superare l’ostacolo, senza che nessuno tenti di dirigerne il flusso. E, naturalmente, agire di conseguenza. Non si può prendere il messaggio ed adottare un metodo diverso, tradizionale, strutturato. Non funziona, inutile illudersi. That’s the Tea Party way, come dicono in America. O la segui, oppure stai facendo qualcosa d’altro. Magari bello, nobile, ben condotto, ma non un Tea Party.

Gli amici dei partiti tradizionali si mettano quindi l’anima in pace. Il Tea Party non è un brand, non è un marchio che si possa attaccare a qualsiasi indumento per venderlo a caro prezzo. Il Tea Party è metodo, organizzazione, messaggio, ideali e valori. Si tratta di un pacchetto completo, dove la somma delle parti è molto superiore al valore del singolo elemento. O lo si fa per bene oppure diventa un esercizio di stile, inevitabilmente destinato al fallimento. Quegli stessi partiti che sembrano ossessionati dall’idea di trovare un leader carismatico per convincere il popolo bue a seguirlo nell’abisso non potranno mai fare un Tea Party. Per farlo dovrebbero negare la propria stessa esistenza, cancellare le gerarchie, accettare l’inaccettabile, ovvero che a decidere delle fortune di questo o quel politico sia solo il popolo sovrano, in maniera assolutamente e completamente libera.

Il Tea Party è una medicina potente, forse perfino la tanto sognata panacea di tutti i mali dell’Occidente, ma ha una lunga lista di controindicazioni. Non per il popolo, badate, che avrebbe tutto da guadagnare e niente da perdere dal dare forza all’unico movimento che scommette tutto, persino la sua esistenza, sull’iniziativa e la infinita creatività dell’individuo. No, le controindicazioni sono per chi finora ha prosperato con il vecchio, fallimentare modo di gestire la cosa pubblica. I nemici del Tea Party sanno bene qual è il pericolo.

Quelle poche migliaia di faccendieri, furbetti del partitino, politicanti trombati con gli armadi pieni di scheletri che siedono nei CdA delle municipalizzate, i professionisti bene ammanicati che si spartiscono gli appalti pubblici, i sindacalisti, i politici grandi e piccoli, i dipendenti pubblici che hanno fatto di tutto pur di avere un posto che vedevano come l’unica opportunità per passare una vita a non fare assolutamente niente di utile, gli insegnanti politicizzati ed incompetenti, i baroni universitari ed i loro famigli, chi lucra somme astronomiche dagli incredibili sprechi della sanità pubblica, loro sanno che se un movimento come il Tea Party prendesse piede anche nella penisola dei caciocavalli i loro giorni sarebbero contati.

Per questo faranno di tutto per impedire che il movimento cresca in maniera sana, fedele ai principi ed al metodo che ha avuto tanto successo in America. Cercheranno di creare falsi Tea Parties, infiltrare persone che seminino zizzania nei gruppi locali, spargeranno voci infondate, costruiranno castelli di menzogne pur di mantenere quel diritto di campare alle spalle della collettività che ormai vedono come intoccabile, quasi d’origine divina. Beh, cari miei, l’unica cosa che discende direttamente da Dio è la libertà di agire di ogni essere umano, quella stessa libertà che state massacrando da sempre, pur di fare la bella vita alle nostre spalle. Con il Suo aiuto e la forza degli ideali, della fede nel nostro prossimo, alla fine la spunterà il popolo sovrano. Ci vorranno anni, decenni? Poco importa. Il popolo è paziente, ma ha un’ottima memoria. In ogni caso, la festa è finita. Godetevela finché dura.

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Ultimo sondaggio Gallup: Barack Obama prende un altro schiaffone dal Tea Party
Nile Gardiner
Originale (in inglese): The Daily Telegraph
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Lo scorso settembre scrissi un pezzo nel quale sostenevo che il movimento dei Tea Parties era diventato più potente come forza elettorale dello stesso presidente degli Stati Uniti. Come ebbi a notare allora, “mentre solo il 37 per cento degli elettori voterebbero più volentieri un candidato se sostenuto da Barack Obama, un ben più ampio 50 per cento voterebbe un candidato sostenuto dai Tea Parties”. Questo tremendo potere del Tea Party si è riversato nelle elezioni di medio termine di novembre, dove il movimento ha ottenuto grandi successi sia alla Camera sia al Senato.

Naturalmente ci sono anche state delle sconfitte dolorose, in stati come il Delaware ed il Nevada, con molti critici pronti a dire che il movimento era solo un fenomeno transitorio, che non sarebbe durato a lungo. Questi profeti di sventura sinistri dovranno prendersi una bella dose di umiltà, visti i dati odierni. Il nuovo sondaggio condotto da USA Today e Gallup non fa altro che dimostrare come l’influenza dei Tea Parties non accenni a diminuire, facendo sì che il movimento possa dire la sua nella politica del paese per ancora molto tempo. Il sondaggio mostra infatti come, secondo il parere degli elettori, il movimento sia testa a testa con il presidente Obama su chi dovrebbe definire le politiche del governo. Questi dati non sono che l’ennesima umiliazione per una presidenza già ridotta ai minimi termini.

Secondo il quotidiano USA Today:

Secondo un sondaggio condotto da USA Today e dalla Gallup, un numero circa equivalente di americani vorrebbe che a prendere la guida della definizione delle politiche nel prossimo anno siano i membri del Congresso appoggiati dal Tea Party invece del presidente Obama.

Nelle interviste condotte da venerdì a domenica scorsi, il 28% dice che Obama dovrebbe essere colui che definisce le politiche governative nel prossimo anno, mentre il 27% dice che dovrebbero essere i portabandiera del Tea Party. I leader al Congresso del GOP sono scelti dal 23%, mentre per il 16% dovrebbero essere i leader democratici al Congresso.

Questi risultati non fanno che riflettere la forza del movimento dei Tea Parties, ancora prima che il GOP, nel prossimo gennaio, acquisisca il controllo della Camera dei Rappresentanti.

Questi risultati sono straordinari, visto che la Casa Bianca dispone di enormi risorse ed è ancora appoggiata dai media americani “mainstream”, fortemente schierati a sinistra, dal “New York Times” a tutti i canali televisivi principali. Invece il movimento dei Tea Parties è in gran parte una coalizione di migliaia di gruppi locali di base, che hanno a disposizione risorse estremamente limitate e che devono affrontare una ampia ed ostile macchina mediatica di sinistra che cerca di demonizzarli in ogni momento.

Come ho avuto occasione di dire in precedenza, il Tea Party entrerà nei libri di storia come uno dei movimenti politici americani di maggior successo dell’era moderna e giocherà un ruolo fondamentale nella rivoluzione conservatrice che travolgerà l’America nel 2012. Barack Obama continua a perdere consensi nei sondaggi, mentre la forza del Tea Party rimane intatta, se non continua addirittura a crescere.

Non c’è dubbio che l’approccio sprezzante della sinistra verso il movimento continuerà, ma il messaggio che il Tea Party porta con sé – governo limitato, tasse più basse, riduzione della spesa pubblica, libero mercato e maggiore libertà per gli individui – catturerà sempre più il cuore del popolo americano nel percorso di avvicinamento alle elezioni del 2012, rappresentando un pericolo mortale per le possibilità del presidente Obama di essere rieletto.

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