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Foto trovata su woolamaloo.org.ukL’idea di Bobby Jindal, governatore della Louisiana, è geniale nella sua semplicità: se i politici fanno così tanti danni, riducendo il tempo che passano a far disastri tutti ne trarranno beneficio. Gira e rigira il problema è sempre quello: la cronica mancanza di ricambio della classe politica. Rottamiamoli.

Verrebbe da pensare che qualcuno in America abbia sentito parlare di Matteo Renzi e dei suoi giovani rottamatori della stantia sinistra, ma probabilmente è solo frutto del provincialismo e di quello spirito palazzo-centrico che, bene o male, interessa chiunque si occupi di informazione. Il pezzo che Jennifer Epstein pubblica sull’informatissimo e potente giornale online “Politico” è tanto interessante quanto breve, cosa che peraltro va molto d’accordo con il fastidioso mal di testa che mi perseguita da oggi pomeriggio.

Bobby Jindal, governatore repubblicano dello stato della Louisiana, è uno degli astri nascenti del GOP, anche se non gode di particolari simpatie né all’interno dell’RNC né nella foresta di lobbyies, PACs, think tanks e advocacy groups che animano il dibattito politico dentro e fuori la Beltway. Il fatto di essere il primo governatore indiano-americano (il suo vero nome infatti è Piyush ed i suoi genitori sono nati in Punjab, nell’India nord-occidentale) è stato più che altro una curiosità, visto che Jindal non ha giocato affatto la carta razziale (comprensibile visto che in Louisiana pochi anni fa il candidato a governatore del GOP era David Duke, ex gran stregone del KKK). Jindal è un ragazzo prodigio, Rhodes Scholar ad Oxford, eletto al Congresso a soli 33 anni e diventato governatore a soli 36 anni e mezzo. Il fatto che stia antipatico a molti non è quindi una sorpresa.

Jindal, in un’intervista alla rivista “Human Events”, sembra fare il verso a Renzi quando propone di introdurre un numero massimo di mandati che ogni eletto possa ricoprire al Congresso. Gli echi da battaglia generazionale, l’ammantarsi spasmodico del mantello di “giovane”, però, non ci sono. Jindal è troppo intelligente per cadere nella trappola: quando gli elettori della Louisiana l’hanno eletto, si aspettavano da lui un lavoro da adulto e non erano certo disposti a fargli sconti di sorta. Una volta in carica, l’età anagrafica non conta niente; l’unica cosa importante sono i risultati.

Eppure anche Jindal, impegnato in un tour nazionale per promuovere il suo nuovo libro “Leadership and Crisis“, scivola nel populismo spicciolo quando parla di politici part-time. Stavolta il molto eloquente (anche senza tele-prompter…) governatore sembra forzare la mano, scendendo su un terreno che non è suo. Si nota la mano degli spin doctors e degli esperti d’immagine. Da qualche mese si dice che, visto il disastro di Obama, gli americani vorranno un presidente che sia al suo esatto opposto. Resta da stabilire “quale” opposto la spunterà.

C’è chi parla di Chris Christie, governatore del New Jersey bianco, vulcanico, molto in carne ma anche esperto e scafato ai giochini della politica. Altri puntano sulla Palin, l’anti-intellettuale, donna, eroina dell’America profonda, tutta buon senso e luoghi comuni. Molti puntano su Marco Rubio, ma in questo caso il “contrario” è poco convincente, visto che anche lui non ha avuto esperienza di comando ed ha un curriculum politico non pesantissimo. Alla fine, Bobby Jindal sembra quasi un alieno nel campo repubblicano. Vincitore di una prestigiosa borsa di studio Rhodes, che gli ha consentito di studiare ad Oxford, preparatissimo, deciso ma con quell’aria da intellettuale che, dopo quattro anni col professorino di Chicago, sarà una liability pesante.

Perché parlare già di elezioni? Perché le posizioni come quelle di Renzi o Jindal non sono affatto “spontanee”: fanno parte di un piano ben preciso con obiettivi altrettanto chiari: Jindal punta alla nomination repubblicana, Renzi non si sa bene ancora a cosa, ma sicuramente ad un posto nel tavolo sempre pieno di ogni ben di Dio del PD. Jindal non è nuovo a discese in campo a sorpresa: nel 2007 raccolse fior di quattrini e preparò la squadra per la scalata alla poltrona da governatore. Non sarà famosissimo, ma il suo profilo nazionale è salito parecchio con l’incidente della perdita di petrolio. Fossi in voi lo terrei d’occhio.

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Bobby Jindal: mettiamo il Congresso part-time
Jennifer Epstein
Originale (in inglese): Politico
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Il governatore repubblicano della Louisiana Bobby Jindal vorrebbe che i membri del Congresso stessero ancora più tempo a casa propria.

Jindal, in una intervista con la rivista Human Events dice che “come un tempo pagavamo i contadini per lasciare i terreni incolti, perché non pagare i deputati per starsene lontani da Washington, D.C.? Come diceva Mark Twain, le nostre libertà ed i nostri portafogli tirano un respiro di sollievo tutte le volte che il Congresso non è in sessione”.

Jindal, che pure in passato è stato eletto al Congresso, afferma che, una volta eletti, molti legislatori si trincerano a Washington, diventando in breve tempo quelle stesse persone contro le quali si battevano con tanta virulenza durante la campagna elettorale.

Per Jindal una soluzione potrebbe essere semplice: “facciamoli lavorare part-time, mettiamo limiti ai mandati che possono ricoprire, non lasciamo che diventino tutti lobbyisti. Magari, dovendo vivere secondo le stesse regole e leggi che fanno passare per il resto di noi cittadini, forse le misure dettate dal buon senso diventerebbero più popolari a Washington, D.C.”-

Secondo il governatore, il sistema attuale fa sì che si venga inevitabilmente a creare “una classe politica di governo permanente”.

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