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Immagine trovata su thecluemeter.blogspot.comLa stampa e l’establishment continuano a nascondere la testa nella sabbia, sperando che una bella vittoria a novembre faccia scomparire l’incubo del Tea Party. Non contateci. I patrioti americani vogliono riprendersi il paese sul serio e non faranno l’errore del 1994. We are the revolution. Indeed.

Ecco la seconda “lezioncina” dell’Apolide sul Tea Party, offerta come sempre a curiosi, studiosi di politologia ed esponenti pentiti della (dis)informazione italiota. Stavolta si parla di come il Tea Party non solo non sia un’emanazione di chicchessia ma addirittura una forza rivoluzionaria che colpisce in ugual misura sia la sinistra sia la destra dello status quo.

L’articolo della sempre efficace Jennifer Rubin, sul blog della rivista “Commentary”, parlerebbe da solo e potrei anche risparmiarmi la fatica di argomentare o localizzare le considerazioni che l’esperta avvocatessa fa riguardo la situazione americana. Ma, visto che, questa non è una bacheca dove metto le mie traduzioni, mi sforzerò di contribuire con qualche pensiero possibilmente non troppo confuso.

Ormai credo che solo i più fanatici sinistri o berluscones si saranno accorti che il movimento del Tea Party non è un evento casuale, un “accidente” nel flusso regolare della storia da un passato oscuro al futuro che i progressisti inevitabilmente immaginano come un governo mondiale, un’autorità suprema, distante, impersonale, burocratica che faccia sparire tutti i mali del mondo e conduca l’umanità per mano nel sol dell’avvenire.

Il Tea Party, ovunque si incarni in maniera coerente e sincera, non può che essere una forza rivoluzionaria, un moto ragionato di quel popolo bue sfruttato da decenni da burocrati, raccomandati, figli di, furbetti del partitino e politicanti vari. Senza il popolo non v’è Tea Party.

Sembra evidente, ma quando si leggono certi articoli sulla stampa nazionale come le indiscrezioni di “Repubblica” che, con credibilità quanto mai dubbia, ventilava l’ipotesi di una svolta movimentista di Berlusconi, convinto a creare dal nulla un Tea Party fasullo, guidato dalla Brambilla e volto a riconquistare il popolo delle partite IVA e dei liberi professionisti, forse è il caso di puntualizzare anche le cose più ovvie.

Come ribadito dai ragazzi di Tea Party Italia, il movimento non può né potrà mai essere di “proprietà” di chicchessia, salvo perdere immediatamente ogni credibilità, spinta ideale ed entusiasmo. Per questo che i furbetti del partitino si avvicinano carichi di promesse, progetti ambiziosi, osservano i “dirigenti” del TPI che li ascoltano, gentili ma attenti a non sbilanciarsi per poi tornarsene a casa con le pive nel sacco, una volta capito che il Tea Party, anche in Italia, ha un’agenda propria e che non è disposto a scendere a compromessi con niente o nessuno.

In un mondo cinico, senza valori, senza cuore, la rivoluzione vera può prendere solo questa forma. Rivoluzionario non è il figlio di papà che porta magliette con assassini comunisti. Non è l’arrampichino togato che si fa strada nel mondo calpestando cadaveri di innocenti, umiliati ed offesi come se niente fosse. Non è il giovane vecchio dentro che ripete a pappagallo i “talking points” imposti dal Gran Capo, fa tutto il lavoro sporco ed aspetta pazientemente di essere infilato da qualche parte.

La rivoluzione è l’avvocato che non ne può più di essere pagato due lire mentre il titolare dello studio passa da un convegno ad una vacanza, lasciando a lui tutto il lavoro. La rivoluzione è l’imprenditore che ne ha le tasche piene di passare metà del suo tempo ad elemosinare permessi ed autorizzazioni da schifosi burocrati che lo guardano dall’alto in basso e sembrano impegnati a complicare costantemente le cose più semplici. La rivoluzione è il neo-laureato che, di fronte agli stage non retribuiti o alla prospettiva di rimpolpare le legioni di emigrati costretti a fare di necessità virtù, decide che è giunto il momento di dire basta e combattere.

Per farla breve, se non sei un burocrate, un raccomandato, un politico o un figlio di, la rivoluzione sei anche tu. Come ripeto da tempo, una politica diversa non solo è possibile, ma è necessaria ed irrimandabile. Invece di gridare contro il vento e perdersi nelle tipiche lamentazioni italiche, eterna scusa per lasciare tutto come lo si è trovato, perché non provi a prendere il coraggio a due mani e mandare una mail al Tea Party più vicino?

La lotta sarà dura, ci vorrà impegno, capacità, spirito di sacrificio ed abnegazione, ma la vittoria finale è possibile. Siamo il paese dell’umanesimo, l’italiano medio non vuole lo stato che pensi a tutto, vorrebbe pensare a tutto per conto proprio, visto che, in fondo, si fida solo di sé stesso. Accetta lo status quo perché crede, illuso, che a pagare siano sempre gli altri. Il giorno del risveglio si avvicina ed allora saranno volatili per diabetici per tutti. Unitevi al movimento, lottiamo insieme per un paese più libero e responsabile. In fondo, cosa abbiamo da perdere?

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Il Tea Party sconvolge sia destra sia sinistra
Jennifer Rubin
Originale (in inglese): Commentary
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

L’impatto del movimento del Tea Party non finirà il giorno delle elezioni. Se Ken Buck, Sharron Angle, Marco Rubio e gli altri candidati appoggiati dai Tea Parties manterranno il loro attuale vantaggio, il nuovo Senato sarà un posto molto diverso ed il GOP sarà un partito altrettanto rivoluzionato. Charles Hurt scrive:

Diventeranno il nuovo volto del GOP al Senato, che di solito è la camera più moderata del Congresso per entrambi i partiti. Alla Camera ci si potrà aspettare dei deputati repubblicani ancora più fermamente conservatori. I candidati al Senato Pat Toomey in Pennsylvania, Ron Johnson in Wisconsin, Rand Paul nel Kentucky, Marco Rubio in Florida e Ken Buck in Colorado non sono certo i tipici repubblicani da country-club. Il loro conservatorismo è profondo e molto sentito. Sono ferrei costituzionalisti.

Credono fermamente nelle libertà individuali e nelle politiche economiche conservatrici. E credono che il governo federale abbia superato di gran lunga i limiti che ad esso erano stati imposti dai Padri Fondatori.

L’ironia è evidente. Una squadra di “esperti”, dopo il tracollo del 2008, consigliò al GOP di muoversi al centro, in modo da non essere spiazzato dall’agenda di Obama e di abbandonare la filosofia del governo minimo che, secondo questi auto-nominati guru, gli elettori non volevano più. Aiutati parecchio da Obama, i Tea Partiers si sono dimostrati molto più saggi della espertocrazia (lo so che non ci vuole molto, ma insomma…). Un intero movimento populista costruito non su posizioni specifiche (ad esempio l’opposizione ad una guerra) ma su principi filosofici è in sé stesso un fenomeno straordinario; forse è ancora più notevole quanto questi principi siano stati accolti con entusiasmo dal pubblico.

Piccola deviazione: la sfida lanciata a quei conservatori che credono in una politica estera robusta e nella proiezione del potere e dei valori americani all’estero è di quelle pesanti. Alcuni di coloro che entreranno al Senato e alla Camera potrebbero essere indifferenti o addirittura ostili verso la guerra in Afghanistan, la prospettiva di un’azione militare contro l’Iran (quando sia certo che le sanzioni hanno fallito) e addirittura la necessità di spendere così tanto per la sicurezza nazionale. Come Ronald Reagan riuscì a conciliare il ritorno al libero mercato agli interni con una politica estera proattiva, i falchi conservatori avranno parecchio da fare, visto che dovranno confrontarsi con neo-isolazionisti sia a destra sia a sinistra.

Ritornando alle implicazioni più ampie del Tea Party, non si dovrebbe sottostimare l’impatto che il movimento avrà sulla sinistra. In fondo, questo è il movimento che la sinistra prima ha ignorato e poi preso in giro. Come dice Peter Berkowitz in un’imperdibile editoriale:

Nato come una risposta al desiderio più volte espresso dal presidente Obama di “cambiare dalle radici l’America”, il movimento del tea party (maiuscolo, minuscolo, decidetevi, gente! ndApo) ha chiarito in maniera inequivocabile i suoi obiettivi principali. Gli attivisti e l’ampio settore dell’elettorato che simpatizza con loro si propongono di ridurre il debito pubblico che sta esplodendo come mai visto prima d’ora, tagliare radicalmente la spesa pubblica federale, mantenere le tasse sotto controllo, rinvigorire l’economia e ridurre il peso che lo stato ha nelle vite dei singoli cittadini. In altre parole, il movimento dei tea parties si ispira prima di tutto ad un impegno sincero a limitare l’ingerenza del governo.

Eppure, come ricorda Peter, le elites sinistre hanno ripetuto per mesi che si trattava di un movimento falso, prefabbricato e pieno di pazzi (se fosse stato davvero orchestrato dall’esterno, non pensate che avrebbero trovato degli attori meno coloriti e quindi rendere più difficile il lavoro dei media che li volevano ridicolizzare?). Com’è possibile che le amministrazioni ed i loro alleati nelle università e nei media abbiano bucato questa notizia? Peter propone una lettura interessante:

Una ragione che potrebbe spiegare come i nostri concittadini meglio educati non riescano a capire questo fatto è che la politica americana è insegnata malissimo nelle università dove hanno studiato. In effetti, anche quando il tea party chiede a gran voce il ritorno ai valori fondamentali della Costituzione, le nostre università tralasciano di studiare i “Federalist Papers” e la loro classica esposizione dei principi costituzionali…

Le nostre università hanno prodotto due generazioni di persone altamente educate che sembrano incapaci di riconoscere la sentita difesa dei valori fondamentali di questo paese anche quando la vedono scorrere davanti ai loro nasi per più di un anno e mezzo.

Uno non dovrebbe mai sottostimare il livello di analfabetismo storico dell’intellighentzija sinistra, come nemmeno il fatto che la sinistra non solo non ha capito niente del movimento del Tea party ma lo ha attivamente distorto e svilito ad ogni occasione. Quando si iniziano a lanciare accuse senza prove di razzismo, si può essere certi che la sinistra è terrorizzata. Sicuramente il Tea Party è la prova provata che la teoria che voleva il paese spostato a sinistra dopo la recessione e l’elezione di Obama era un’invenzione giornalistica. Il fatto che esistesse un’ampia ed intellettualmente coerente opposizione a questa ipotesi era semplicemente inaccettabile per la sinistra. E quando la marmaglia — ovvero i propri compatrioti — ha dimostrato volta dopo volta come il movimento fosse autentico, determinato e spinto da valori ideali profondi, la sinistra è semplicemente andata nel panico, prendendosela istericamente con la cittadinanza “impazzita”.

La sinistra ha capito fin troppo bene cosa voleva il Tea Party, ha fatto di tutto per strangolarlo nella culla ed ora sembra trovarsi di fronte ai suoi peggiori incubi diventati realtà.

Quindi, allo stesso modo dei repubblicani, i democratici ed i propri partner ideologici sono stati sconvolti dall’azione dei Tea Partiers. Mentre gli attivisti hanno rinvigorito il partito che hanno sconfitto (il GOP), forse hanno demoralizzato la sinistra. Qual’è la risposta della sinistra a questa sconfitta politica ed intellettuale? Come può continuare a sostenere che il suo programma è un riflesso della volontà popolare mentre i suoi oppositori sono solo le pedine di forze maligne e misteriose? La destra sarà costretta a “comportarsi da uomini” (anche solo per questo contributo, Sharron Angle merita tutta la nostra stima) e lavorare seriamente per applicare di nuovo i principi del governo minimo. La sinistra sarà costretta a raccogliere i cocci e cercare di capire come possa conciliare la sua agenda statalista con un paese che ha riscoperto le virtù del conservatorismo moderno.

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