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Foto trovata su theglobeandmail.comQui in Italia c’è chi si definisce liberale dopo una vita passata a predicare lo statalismo e nessuno lo prende a pernacchie. In Kentucky, il giovane figlio dell’icona Ron Paul è sempre più vicino a conquistare il seggio al Senato che i libertari sognano da una vita. Un altro mondo è possibile.

Talvolta, a forza di guardare quello che succede fuori dal sempre più mefitico teatrino della politica italiana, non si può evitare di essere presi dallo sconforto. Forse per provincialismo o per troppo affetto per certi ideali che alle nostre latitudini hanno sempre goduto di poca fortuna, non si può fare a meno di confrontare le infinite discussioni italiote sul sesso degli angeli con la politica “vera”, quella dei fatti concreti, dei programmi realistici e delle scelte coraggiose. La depressione successiva è tanto inevitabile quanto dolorosa.

Da noi, si dice che abbandonare un partito nato pochi anni fa con il mastodontico compito di creare una “casa comune” per le varie anime della destra italiana quando i risultati sono ancora ben al di là dal palesarsi sia una scelta molto coraggiosa. Altrove c’è chi, come il figlio dell’icona dei libertari mondiali Ron Paul, parafrasando Alinsky, riesce a mettere da parte le “gioie momentanee del sembrare radicale per i risultati concreti del cambiamento radicale”, conquistando prima la nomination repubblicana ed ora avviandosi a vincere la gara per occupare il seggio senatoriale del Kentucky, lasciato libero dal pensionamento del quasi ottantenne repubblicano Jim Bunning, bruciato da una serie di gaffes pubbliche.

Il confronto parlerebbe da solo, ma forse è il caso di dedicare poche righe alla galassia liberale, ancora e sempre impegnata in diatribe interne, battaglie feroci all’insegna del massimalismo più bieco e sempre silenziosa di fronte all’avanzare inesorabile degli statalisti nero-verdi che occupano il governo del paese. Le chiacchiere stanno a zero, amici. Mentre noi continuiamo a scannarci per poltrone di carta, all’estero si lavora giorno dopo giorno per costruire la vera alternativa liberale, per vincere la difficile battaglia contro decenni di lavaggio del cervello statalista e paternalistico, per demolire un giorno la bestia immonda fatta di burocrati, cattivi maestri e capitalisti di stato che sta uccidendo l’Europa. Ancora non pensate che sia arrivato il momento di darsi tutti una calmata, tirare su le maniche ed iniziare a lavorare sul serio? Si attendono risposte, grazie.

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Paul avanti di 15 punti nel nuovo sondaggio di Survey USA
Ed Morrissey
Originale (in inglese): Hot Air
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Vediamola come se fosse il Kentucky Derby (famosissima corsa di cavalli al galoppo ndT). I democratici hanno appoggiato il miglior candidato che avessero, sperando che Jack Conway prendesse la corsia interna contro il neofita Rand Paul. Comunque, ora che si avvicina la fine del giro, Conway ha rotto il passo, mentre il repubblicano sembra in forma smagliante nel nuovo sondaggio pubblicato da Survey USA:

Nell’elezione per il posto da senatore libero del Kentucky, se oggi, 2 settembre 2010, si andasse alle urne, il repubblicano Rand Paul sconfiggerebbe il democratico Jack Conway 55 a 40, secondo un sondaggio di SurveyUSA condotto in esclusiva per il “Louisville Courier-Journal” e l’emittente locale WHAS.

Confrontandolo con un sondaggio condotto da SurveyUSA con modalità analoghe il mese scorso, Paul cresce di 4 punti, mentre Conway ne perde 3. Un movimento interessante si nota tra gli uomini, che replica una dinamica osservata da altri sondaggi della SurveyUSA in altre gare ad alto profilo a livello statale. Gli uomini hanno apparentemente voltato le spalle ai democratici. Il democratico Conway raccoglieva il 44% degli elettori maschi in maggio, il 38% a luglio, mentre oggi ha solo il 31%. Qui potete trovare il grafico interattivo dinamico, uno strumento esclusivo di SurveyUSA. L’erosione del voto maschile, osservata anche negli scontri in California e nello stato di Washington, avviene sia che ci sia un candidato appoggiato dai Tea Parties, sia che non sia presente sulla scheda elettorale.

Uno potrebbe definire queste elezioni come quelle del “NASCAR Dad”, anche se la California e lo stato di Washington non è che vadano proprio pazzi per la NASCAR (qui si fa riferimento alla definizione giornalistica che caratterizzò le presidenziali del 1996, quando si disse che Clinton puntava su una fascia demografica precisa, quelle della “Soccer Mom”, ovvero le donne della middle class con figli che giocano a calcio, interessate alla sicurezza e sensibili al fascino maschile. In questo caso si parla di “NASCAR Dad”, ovvero un uomo della piccola borghesia, non particolarmente sofisticato, cui piacciono le corse delle stock-cars, ha valori solidi, è patriottico ed è preoccupato principalmente dalle alte tasse. Non è la prima volta che si tira fuori questa definizione; vedremo se stavolta avranno ragione ndApo). Comunque lo si voglia definire, lo spostamento di voti in Kentucky è stato significativo. Conway ora ha la metà dei voti di Paul tra gli uomini (31 contro 65), in netto calo rispetto a maggio (44 contro 54). Il vantaggio tra le donne nei confronti dello sfidante repubblicano non è altrettanto significativo (48 contro 45). Dal punto di vista demografico, questo è il problema più grave di Conway.

Eppure non è l’unico problema: Paul raccoglie il 60% degli elettori sotto i 50 anni d’età ed il 52% di quelli più anziani. Riesce a catalizzare il consenso del 37% degli elettori afro-americani, un numero sorprendentemente elevato per un candidato repubblicano. Paul ha il 56% dei consensi degli indipendenti ed il 32% di quelli che si definiscono democratici, perdendo solo il 16% dei repubblicani registrati. Paul ha la maggioranza in ognuna delle quattro regioni nelle quali è stato diviso il Kentucky per questo sondaggio. L’unica fascia demografica nella quale Conway è avanti in maniera convincente sono quelli che si oppongono ai Tea Parties, nei quali è avanti 90 ad 8; Paul, invece, vince a mani basse tra i sostenitori del Tea Party (87 a 10), tra chi non ha opinioni definite a proposito (60 a 35) e tra chi si dichiara indeciso (45 a 37).

Il Kentucky è uno dei due stati nei quali i democratici avevano pensato di poter vincere le gare per il Senato giocando la carta dell’opposizione ai Tea Parties (l’altro stato è quello del Nevada). Fino ad oggi, sembra che il tema dei Tea Parties o ha giocato a favore di Paul o non è stato un fattore determinante. Il tema dominante in queste elezioni non è il Tea Party, ma l’agenda democratica di Barack Obama, Harry Reid e Nancy Pelosi. A quanto pare, gli elettori del Kentucky non vogliono mandare a Washington, D.C. qualcuno che li aiuti a portarla avanti.

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