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Immagine trovata su umberto.itNell’ufficio elettorale di un senatore democratico scoppia un incendio. Un giornale online accusa i Tea Party e scoppia il caos. Peccato che il colpevole sia un blogger di sinistra, licenziato dal senatore. Cosa dice il giornalista? Che stava scherzando e che i TP non hanno il senso dell’umorismo. Ormai è chiaro: di fronte al disastro, la sinistra americana cerca la rissa.

La politica a stelle e strisce sta scivolando sempre più rapidamente lungo una china che porta a quel livello di faziosità estrema e rissa perenne che risulterà familiare a chi ha avuto la sfortuna di vivere la politica italiana degli ultimi anni. L’ultimo incidente è abbastanza significativo e dimostra come, in quello che sono in molti a vivere come uno scontro finale, la stampa non sia più un osservatore neutrale, ma sia organica al conflitto politico.

Come al solito si parte da un evento vero, in questo caso il tentativo di dare fuoco all’ufficio di Saint Louis, Missouri della campagna elettorale del deputato democratico Russ Carnahan. Nel giro di poche ore, la polizia concentra i suoi sospetti su una persona. Il giornalista del settimanale alternativo (leggi: di super-sinistra) Chad Garrison scrive un articolo a proposito e si mette ad ironizzare su come la descrizione della polizia sia stranamente simile a quella dell’attivista medio dei Tea Parties. Insomma, cinquant’anni, bianco, arrabbiato, per forza è uno di quei pazzi!

Dana Loesch, famosa commentatrice radiofonica e leader del Saint Louis Tea Party, non ha colto la “sottile ironia” di Garrison ed ha subito chiesto delle scuse ufficiali, specie quando la polizia ha reso noto che il sospettato era un certo Chris Powers, ex impiegato della campagna di Carnahan e blogger per il portale di sinistra Talking Points Memo. Risposta di Garrison? Stavo scherzando, sono i membri dei Tea Parties che non hanno senso dell’umorismo e sono solo pronti a ringhiare ed arrabbiarsi. Insomma, la classica risposta che sembra fatta apposta per far andare su tutte le furie l’avversario e che, per come la vedo io, un giornalista non dovrebbe mai permettersi di dare, anche se la tentazione è spesso irresistibile. Noi riportiamo le notizie, al massimo le commentiamo, ma dobbiamo ricordarci che in nessun caso dobbiamo fabbricarle. Non siamo noi la notizia, mai.

Cosa dire di questo incidente? Che non è il primo né sarà l’ultimo. I dati dei sondaggi sono ormai chiari ed anche i padroni di Obama si sono resi conto che tutto lo spin del mondo non potrà trasformare il disastro economico in quella “estate della ripresa” sulla quale contavano per salvarsi il didietro. A questo punto tutto è possibile: dai trucchi sporchi sempre popolari con i sinistri, fino a provocazioni, attentati, minacce, squadre di picchiatori dei sindacati, qualunque cosa pur di vincere e continuare il saccheggio. Dite che esagero? Basta che facciate una ricerca online per rendervi conto di come queste cose, apparentemente inaudite, siano già successe nell’ultimo anno. Da uno scontro democratico pacifico la sinistra sa che uscirà pesantemente sconfitta. Allora meglio buttare tutto in caciara, richiamare in servizio i soliti agit-prop, schierare le truppe dei sindacati (che devono ancora incassare il bailout delle loro pensioni) ed andare allo scontro fisico. Sperando che qualcuno a destra perda la testa e fornisca ai sinistri la scusa per dichiarare lo stato di emergenza ed annullare le elezioni.

A quel punto, gli stati repubblicani non potrebbero che mettere in atto le minacce già ventilate dal governatore del Texas qualche mese fa ed iniziare a pensare seriamente ad abbandonare (di nuovo) l’Unione. Dite che è impossibile? Ricordate quello che dice da una decina di anni fa un accademico russo, tale Igor Panarin? Gli Stati Uniti sono condannati, e faranno la stessa fine dell’Unione Sovietica. Forse a partire da quest’anno. Dite che sta vaneggiando? Mah, Panarin è notoriamente collegato all’FSB, erede del KGB, dal quale viene Putin. I compagni devono ancora vendicarsi per il crollo dell’impero russo e tra i finanziatori della sinistra americana spicca un certo esule ungherese sempre circondato da un alone di mistero. Magari sto solo cedendo alla paranoia, ma fossi in voi terrei gli occhi aperti. I sinistri hanno lavorato per cento anni per distruggere il capitalismo ed ora vedono l’obiettivo a portata di mano. Non se lo lasceranno sfuggire all’ultimo momento, non ripeteranno l’errore del 1994, quando sottovalutarono un certo imprenditore televisivo e persero l’Italia. Stavolta sono pronti a tutto. Scontro finale proprio il 2 novembre? Megiddo, anyone?

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Settimanale mente dicendo che il sospetto è un attivista dei Tea Party: il giornalista dice che gli attivisti dei Tea Party non hanno il senso dell’umorismo
Alex Pappas
Originale (in inglese): The Daily Caller
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Uno scrittore per un settimanale alternativo di St. Louis ha dichiarato al “Daily Caller” che non si è pentito di aver scritto in un suo articolo che il sospettato di un tentativo di incendiare l’ufficio elettorale di un deputato democratico era un attivista del Tea Party.

Alla fine si è scoperto che il sospettato nell’incendio che ha colpito l’ufficio della campagna per la rielezione del deputato democratico Russ Carnahan a St. Louis era in realtà un blogger di sinistra, che fino a poco tempo prima era stato impiegato nella campagna elettorale di Carnahan.

In una e-mail, il giornalista del “River Front Times” Chad Garrison dice che ha un messaggio per “le legioni di aderenti ai Tea Parties che stanno chiedendo la mia testa: no, non mi pento di niente. Mi stavo solo divertendo – prendendoli in giro”.

Un avvocato del sospettato dell’incendio, Chris Powers, ha confermato al portale online di sinistra Talking Points Memo (TPM) che il suo assistito è stato arrestato. L’avvocatessa ha detto che l’attivista era arrabbiato con la campagna di Carnahan e si lamentava di non aver ricevuto quanto gli spettava per il servizio a loro fornito. Powers, oltre a lavorare per Carnahan, teneva un blog dei lettori su TPM con lo pseudonimo Ripper McCord.

Il paragrafo che sta causando tanti guai a Garrison contiene un’accusa nemmeno troppo velata contro gli attivisti dei Tea Party: “visto quello che sappiamo di lui – 50 anni, bianco, arrabbiato – sicuramente rientra nella descrizione tipo dell’attivista medio dei Tea Parties”.

Garrison dice che il suo articolo era tutto uno “scherzo” e che non doveva essere letto in maniera letterale. Per dimostrarlo, ha fatto notare come, poco più avanti nello stesso articolo, abbia scritto “ripensandoci, forse non è un membro dei Tea Parties. Incendiare l’ufficio del tuo avversario sembra una mossa troppo, come dire, sensata per quel gruppo (di pazzi ndT)”.

Dana Loesch, presentatrice di un talk show radiofonico e leader del St. Louis Tea Party, dice che l’articolo di Garrison è “completamente tipico della produzione di quell’autore”.

“Abbiamo chiesto più volte a Garrison di scusarsi per le sue accuse gratuite ma lui pensa che scrivere banalità mostruose sia gonzo journalism“.

Giovedì, Garrison ha dichiarato che “bisogna essere proprio dei maniaci della lettura letterale per credere che stessi davvero accusando qualcuno di aver commesso un crimine. Ma, alla fine, sta diventando sempre più chiaro che questi (gli attivisti dei Tea Parties ndT) sono persone che non accettano gli scherzi e che non hanno altre emozioni a parte la rabbia cieca e l’indignazione perpetua per come vada il mondo”.

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