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Foto trovata su nowlebanon.comSi sta riaprendo il vaso di Pandora libanese ma i media occidentali e non continuano a far finta di niente. Chissà come mai…

Magari in molti non se ne saranno nemmeno accorti, impegnati come sono a preoccuparsi delle convulsioni della politica italiota o delle scappatelle del vippettaro di turno, ma pochi giorni fa l’esercito libanese ha aggredito una pattuglia israeliana che stava operando nel territorio dello stato ebraico. La storia è semplice: il 3 agosto, mentre un reparto di Tsa’hal si accingeva a tagliare degli alberi vicini al reticolato che separa Israele dal Libano, un cecchino libanese ha ucciso l’ufficiale in comando, che stava osservando le operazioni da lontano, accompagnando il tutto con il lancio di diverse RPG. Risultato dell’imboscata: tre soldati libanesi ed un giornalista che, casualmente, si trovava sul posto sono stati uccisi dalla reazione dei soldati israeliani. Forse siamo talmente abituati a questo tipo di notizie da non renderci più conto della gravità dell’evento, ma in passato per molto meno si scatenavano le guerre.

Hezbollah minaccia vendetta, il comandante libanese, in puro stile mediorientale, loda il “coraggio” dei suoi soldati e ripete che “ogni aggressione dell’infido nemico sarà punita severamente”. Pura disinformatzija sovietica, se vi ricordate ancora come suonava. Cosa fanno i media mainstream? Niente. Solita pilatesca posizione “obiettiva”; lui ha detto X, l’altro ha detto Y, niente domande, vietato fare uno più uno. Peggiori di tutti, come al solito, le televisioni pubbliche: dalla BBC che, prevedibilmente, distorce i fatti prendendo le difese degli aggressori libanesi, a France2 la quale, altrettanto prevedibilmente, nega l’evidenza pur di gettare l’ennesima palata di escrementi contro Israele. Doublespeak, neolingua, tutto l’armamentario orwelliano in piena evidenza, come al solito.

Israele cosa fa? Non cade nella trappola degli sciiti e, a parte le dichiarazioni di circostanza del buon Bibi, fa di tutto per insabbiare i fatti e riportare la calma. Strano? Non molto, se come l’Apolide pensate che le IDF si stiano preparando per una bella Osirak 3 in grande scala in terra persiana. מבצע אופרה, anyone? Richard Landes, professore di storia alla Boston University, afferma nell’articolo che trovate tradotto qui sotto che Hezbollah sarebbe preoccupato dai risultati delle indagini del Tribunale Speciale delle Nazioni Uniti, che sarebbe quasi pronto a confermare quello che anche le pietre della Be’kaa sanno da anni, ovvero che il primo ministro Rafiq Hariri fu fatto fuori dai terroristi sciiti per accelerare il rientro del Libano nella sfera siro-iraniana, fornendo una serie di comodi porti dai quali condurre i traffici sporchi dell’Asse del Male.

Una volta tanto, l’Apolide non condivide l’analisi del professor Landes, che tramite i suoi interessanti blog compie opera meritoria di lotta contro la sceneggiata mediatica dei terroristi islamo-fascisti in Palestina ed altrove. Per come la vedo io, questa non sarà che la prima di una serie di aggressioni gratuite da parte di Hezbollah ed i suoi alleati libanesi per provocare una reazione israeliana in Alta Galilea.

I barboni iraniani sono terrorizzati; vedono le nuvole addensarsi all’orizzonte proprio quando sono vicini, forse vicinissimi a procurarsi quella licenza di uccidere che nelle loro menti malate viene concessa ad ogni possessore di ordigni nucleari. Altrove ho già espresso la mia analisi della situazione nel Vicino e Medio Oriente: dall’infittirsi dei messaggi trasversali lanciati da una e dall’altra parte (l’attacco alla petroliera giapponese della settimana scorsa è chiaramente un messaggio dei Pasdaran, nonostante la farlocca rivendicazione di al-Qaeda) stimo che siamo alle ultime fasi della preparazione dell’attacco finale, che nonostante le preghiere di tutti gli stati del Golfo, non sarà condotto dagli Stati Uniti ma da Israele in prima persona, con una combinazione di attacchi dal mare (un paio di sottomarini classe Dolphin stanno incrociando nell’Oceano Indiano da qualche mese, e sono dotati di missili da crociera sofisticati come il Popeye Turbo, che può montare una testata nucleare da qualche decina di kiloton ed ha un raggio più che sufficiente per rimanere fuori dal raggio degli iraniani) e dall’aria.

Al massimo gli Stati Uniti potranno colpire le installazioni sotterranee più profonde, magari usando quella MOP che dovrebbe essere entrata in linea da poche settimane. Sempre che Obama non sia messo davvero alle strette e, di fronte al tracollo elettorale, non pensi di scatenare un casino di quelli belli grossi giusto in tempo per distrarre gli elettori dall’economia e poter spendere un’altra vagonata di soldi con la scusa della guerra.

Una cosa è certa: occhi aperti sull’Iran. Il Libano è solo una mossa diversiva. Nessuno, nemmeno la Russia o la Cina, vogliono un Iran nucleare e, magari in cambio di qualche concessione in Asia Centrale, saranno pronti a chiudere entrambi gli occhi di fronte all’attacco israeliano.

Speriamo tanto che l’Apolide si sbagli. Con il Pakistan sempre più fragile, la Turchia sull’orlo dell’islamizzazione forzata e gli stati del Golfo nervosi come non mai, la situazione potrebbe anche precipitare. E non sarebbe un bello spettacolo per nessuno, nemmeno per la satolla Europa.

Cassandra Apolide

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Quello che non viene detto al mondo a proposito dell’incidente tra Israele e il Libano
Richard Landes
Originale (in inglese): Pajamas Media
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Nonostante il cauto approccio “lui ha detto … lei ha detto” dei media mainstream a proposito lo scontro avvenuto la settimana scorsa sul confine israelo-libanese, gli eventi sono abbastanza chiari: le forze armate israeliane (IDF) sono state oggetto di un’imboscata da parte dell’esercito libanese (LAF).

In una conferenza stampa tenuta in un punto di osservazione nella zona del confine libanese dove è avvenuto l’incidente, Ilan Diksteyn, il vice comandante della brigata israeliana coinvolta, ha spiegato gli eventi. Le IDF avevano notificato alla United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL) le proprie intenzioni, rispondendo a numerose domande di ritardare un’operazione di routine che avrebbe dovuto iniziare la mattina ed invece è iniziata a mezzogiorno.

Secondo Diksteyn, aveva esaminato personalmente la zona di confine con il comandante dell’UNIFIL e segnato tutti gli alberi e gli arbusti che gli israeliani intendevano tagliare, azione che era stata approvata dal comandante delle forze internazionali visto che si trovavano sul lato israeliano del confine. L’albero principale si trovava a circa 200 metri dalla Linea Blu, quindi non esisteva la minima personalità che gli israeliani entrassero per caso in territorio libanese. Le IDF avevano anche pre-posizionato la gru lasciandola senza operatore, per dimostrare in anticipo cosa intendevano fare.

Ma appena fecero entrare l’operatore e lo sollevarono sopra il reticolato, un cecchino fece fuoco, uccidendo il comandante dell’unità, che si trovava ben lontano dal confine, osservando le operazioni da lontano. Nonostante i libanesi abbiano detto di aver prima sparato per aria e che Israele aveva iniziato le ostilità, un portavoce delle LAF alla fine ha dichiarato che avevano ogni diritto di “difendere la sovranità del Libano”.

Gli israeliani dicono che questa non è stata che un’imboscata tesa loro da unità regolari dell’esercito libanese, un’aggressione tanto sfacciata quanto senza precedenti. Anche l’UNIFIL, normalmente cauta, che il giorno prima si era limitata a chiedere il ritorno alla calma ed annunciare un’eventuale indagine, alla fine si è detta d’accordo con la versione israeliana affermando che l’albero in questione era dalla parte israeliana del confine. Anche i libanesi ammettono che hanno teso un’imboscata alle truppe israeliane, attaccandole a tradimento.

Naturalmente se l’UNIFIL si è sbilanciata così tanto vuol dire che Israele deve avere assolutamente ragione, senza la minima ombra di dubbio – “2-300 metri”, come ha affermato l’ufficiale israeliano non sono pochi. Altrimenti le truppe delle Nazioni Unite, che operano dal lato libanese del confine e sono continuamente attaccate da Hezbollah, avrebbero trovato qualche modo per intorbidire le acque o addirittura rovesciare la verità. Dopo tutto, in flagrante violazione della Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, che l’UNIFIL dovrebbe applicare, Hezbollah è riuscita a riarmarsi e rioccupare il confine meridionale. In effetti, foto di truppe UNIFIL che pattugliano la zona insieme a soldati pesantemente armati delle LAF fanno intendere che il loro concetto di “mantenimento della pace” consiste principalmente nell’impedire agli israeliani di fare quello che avrebbero ogni diritto di fare (impedire il riarmo di Hezbollah ndApo), piuttosto che prevenire che i libanesi facciano quello che non avrebbero alcun diritto di fare (colpire le truppe israeliane ndApo).

Da qui in avanti, la storia diventa confusa. Mentre alcuni giornali hanno riportato la notizia della conferma dell’UNIFIL della versione israeliana, molti meno si sono disturbati a trarre conclusioni, mentre altri media, come la televisione pubblica francese France2, hanno continuato a dire che l’albero si trovava dalla parte libanese del confine. Ad esempio, il New York Times, in un articolo particolarmente disinformato, riporta la correzione ma finisce col ripetere il balletto delle opinioni riportando le dichiarazioni dei rappresentanti libanesi invece di porgli domande sui problemi al confine. Il Wall Street Journal ha dato enfasi agli sforzi dell’UNIFIL per prevenire l’incidente, senza considerare minimamente le prove concrete di una loro collaborazione nella preparazione dell’imboscata, per poi aspettare un giorno prima di dire quello che sapevano fin dal primo momento – che gli israeliani si trovavano sul proprio territorio quando sono stati attaccati.

Al contrario, tutti, inclusi gli israeliani, stanno evitando di trarre le conclusioni del caso, troppo imbarazzanti. L’ufficiale dei servizi segreti che ha fatto un rapporto confidenziale ai giornalisti si è rifiutato di fare qualsiasi tipo di conclusioni sull’incidente, giungendo fino a negare le dichiarazioni di importanti figure pubbliche israeliane, che hanno parlato apertamente di un’imboscata. Ha ammesso che all’interno dell’esercito libanese un crescente numero di sciiti stanno entrando nel corpo ufficiali e che, anche se non sono parte integrante di Hezbollah, molti hanno propri familiari nel gruppo estremista. Israele è così ansioso di far funzionare l’accordo con l’UNIFIL e le LAF che stanno volontariamente rinunciando a perorare la propria causa.

L’ufficiale dei servizi segreti ha anche tentato di suggerire, senza scendere troppo nei particolari, che si trattava di un’incidente isolato, descrivendolo come frutto dell’escalation del “carattere del comandante”, uno spirito belligerante che è cresciuto nelle scorse settimane, specialmente da quando un comandante sciita ha preso il comando della brigata libanese che pattuglia questa sezione del confine. Ha fatto riferimento ad un “comportamento levantino” (che non posso che pensare significhi una specie di “machismo”) che porta soldati libanesi a fare gestacci spesso molto creativi contro gli israeliani (“perché si sta mordendo il pollice, signore? Cosa vorrebbe dire?”).

Naturalmente ordinare ad un cecchino di fare secco l’ufficiale in comando nelle retrovie (primo colpo) e sparare una raffica di RPG (dopo una breve pausa) difficilmente può essere visto come frutto del tintinnare di spade o del “machismo” descritto dall’ufficiale israeliano. Senza considerare che le ultime dichiarazioni dell’ufficiale libanese presente all’incontro con l’UNIFIL di pochi giorni fa e le dichiarazioni di un generale israeliano sembrano far capire che l’ordine di attaccare arrivasse direttamente dai vertici dello stato libanese. Ma le teorie volte a determinare quali interessi avessero messo in moto l’aggressione rimangono pure speculazioni.

Alla fine abbiamo un’incidente grave sul confine che dimostra in maniera cristallina che i libanesi, ed Hezbollah in particolare, possono iniziare una guerra in ogni momento. Per non parlare del fatto che una delle forze destinate a limitare le azioni di Hezbollah è stata profondamente compromessa dal basso, dall’alto, da entrambe le direzioni.

In effetti, la teoria più diffusa afferma che Hezbollah, tramite simpatizzanti tra le fila delle LAF, ha provocato l’incidente per distrarre l’attenzione dalle prossime rivelazioni del Tribunale Speciale delle Nazioni Unite per il Libano – forse anche arresti – che rivelerebbero come Hezbollah fosse pesantemente coinvolta nell’assassinio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri nel 2005.

Niente può illustrare in maniera più evidente le differenze culturali tra il Libano, la cosa più vicina ad una “democrazia” che la cultura politica araba abbia prodotto fino ad oggi, ed Israele, l’unico elemento veramente democratico ed occidentale presente nel Medio Oriente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il Libano, con la sua rete fitta di affiliazioni ed ostilità tra clan, religioni e partiti politici, considera la guerra come lo stato di cose naturale. Anche le dichiarazioni pubbliche riflettono questo tipo di retorica tribale all’insegna del “noi contro loro” che non può che portare a conflitti armati. Il comandante dell’esercito libanese ha detto a proposito dell’incidente, rivolgendosi alle truppe presenti sul confine meridionale, che “il vostro comportamento coraggioso di fronte all’infido nemico … ha provato a questo nemico che ogni aggressione al nostro popolo e alla nostra terra avrà conseguenze serie”.

Quindi Hezbollah, una delle fazioni più potenti e fanatiche in Libano, rischia un conflitto armato con un vicino molto più potente solo per distrarre l’attenzione da imbarazzanti, potenzialmente esplosive rivelazioni sulle sue macchinazioni machiavelliche. Possono farlo perché Israele, invece di reagire ferocemente ad ogni minimo attacco, ha un’alta tolleranza per la violenza.

Questo, ad ogni livello, rappresenta un rapporto iniziale piuttosto comune tra le democrazie e le culture politiche del “cavallo forte” (questa caratterizzazione semplicistica di una delle culture politiche arabe -quella sempre pronte a venerare la forza, ansiosa di risolvere tutto con la violenza e refrattaria alla dialettica politica- è stata proposta dal giornalista Lee Stone in un suo recente libro “The Strong Horse: Power, Politics, and the Clash of Arab Civilizations” ndApo): le ultime provocano continuamente, mentre le democrazie contengono le proprie reazioni. Quello che è strano in questo conflitto è il modo nel quale i media, nel miglior caso aiutano e nel peggior caso sembrano incitare gli elementi più bellicosi servendo da portavoci acritici per la loro propaganda. A quanto pare il mondo, ad Est come ad Ovest, abbonda di persone per le quali è accettabile sacrificare gli standard minimi della deontologia professionale pur di continuare nel tentativo inspiegabile di presentare all’opinione pubblica mondiale i veri guerrafondai come vittime dell’oppressione altrui.

Richard Landes è professore di storia alla Boston University. Mantiene un blog, The Augean Stables, e gestisce il sito The Second Draft come un archivio online di ogni questione riguardante Pallywood ed il caso al Durah. “The Second Draft” è stato recentemente riorganizzato e rilanciato con nuovi servizi per gli utenti.

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