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Immagine trovata su nannyknowsbest.blogspot.comRegola d’oro dell’informazione sinistra: ogni limitazione delle libertà personali è una minaccia per la civiltà se la fanno “gli altri”, mentre quando la fanno i nostri amici è del tutto irrilevante. CVD, la notizia che il governo federale americano sta lavorando per permettere all’FBI di accedere ai dati Internet di ogni cittadino senza bisogno di un motivo plausibile è stato ignorato dai santoni della libertà che si stracciavano le vesti di fronte al Patriot Act di Dubya. La strada per l’inferno…

Notizia del giorno: l’amministrazione federale americana ha richiesto di modificare lo statuto delle comunicazioni per permettere all’FBI di ottenere una serie di dati sul traffico internet dei cittadini senza autorizzazione dei tribunali o l’indicazione di un sospetto ragionevole. Tutto normale? Insomma. Visto che The One aveva fatto una testa così a tutti durante la campagna elettorale dicendo che lui non avrebbe fatto come Bush ma avrebbe difeso ad oltranza la libertà dei cittadini di comunicare in maniera libera e privata qualche motivo per adombrarsi ci sarebbe. Il mitico Allahpundit, famoso blogger esperto in lotta al terrorismo islamo-fascista di Hot Air, nota come in America si stiano levando voci aspramente critiche anche da sinistra. I media leftstream, ovviamente, dormono il sonno dei vigliacchi mentre da noi, altrettanto ovviamente, nessuno osa andare contro al “santino” della sinistra mondiale. Come la pensa il vostro umile Apolide? Non saprei. Dato che non l’ho visto dare in escandescenze, presumo che la faccenda non lo abbia infervorato più di tanto, ma potrei sbagliarmi. La questione della riservatezza delle comunicazioni elettroniche è piuttosto complicata e non ci sono risposte semplici. Dal punto di vista ideale ogni comunicazione tra privati dovrebbe rimanere al di fuori delle grinfie del governo, a meno che esso non produca prove che dimostrino la possibile esistenza di un reato o di un pericolo concreto per la comunità. Ma, visto che non viviamo in un mondo ideale, ma siamo invece circondati da legioni di pazzi scatenati decisi a mandarci tutti al creatore pur di promuovere la loro infame visione del mondo totalitaria ed antistorica, un minimo di prudenza sarebbe necessario. Il fatto che ormai sia chiaro a tutti che i terroristi veri non usano Internet ha la sua rilevanza, ma non sono pochi i casi nei quali alcune teste calde, come i vari attentatori folli che qualche mese fa hanno seminato morte e distruzione in basi militari americane o campus universitari, non nascondevano affatto le loro intenzioni nelle comunicazioni elettroniche. Insomma, forse capisco perché l’Apolide preferisca godersi il fresco ed osservare stancamente le partenze per le ferie di amici e vicini. Discutere di questi argomenti il 30 luglio è da pazzi monomaniaci o da appassionati di teorie complottiste. Il che, forse, spiega perché gli scagnozzi di Obambi abbiano scelto proprio questo momento per fare uscire la notizia. Insomma, niente di nuovo sul fronte occidentale. Godetevi le vacanze. Tanto, se decidessero davvero di mettere il Grande Fratello, quello vero, non potremmo fare granché.

Il vostro, leggermente svagato, Apolide

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I federali vogliono permettere all’FBI di accedere ai dati del traffico Internet delle persone senza causa probabile
Allahpundit
Originale (in inglese): Hot Air
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Non tutti i dati Internet, tranquilli. La nuova regola non comprende il contenuto delle e-mail, ma potrebbe permettere alle autorità di sapere a chi stai mandando la posta elettronica, quando e, ehm, “probabilmente”, quali siti internet hai visitato e quali ricerche Google hai fatto in passato. Suona una pagina tratta dal libro delle regole di Bush; ecco perché ci sono un mucchio di sinistri incavolati che scrivono online lamentandosi che The One ha tradito le sue promesse elettorali di rispettare le libertà civili più di sapete-bene-chi. Ma d’altro canto non è una novità per Obama: come aveva fatto notare Eli Lake qualche mese fa, il modus operandi del presidente fin dal primo giorno è stato di aumentare ulteriormente i poteri di Bush in tempo di guerra, comportamento che probabilmente continuerà anche in futuro, visto che accumulare poteri è parte dell’inerzia tipica dell’esecutivo e, inoltre, che Obama sa che politicamente queste appropriazioni incrementali sono politicamente meno dannose di un attacco terroristico (il quale, somma ironia, creerebbe un supporto pubblico per misure ben più draconiane del controllo dei registri della posta elettronica). Alla fine, trattasi sempre di un politico che si preoccupa per la sua rielezione. E, sia che ci piaccia o no, questa mossa probabilmente lo aiuta ad arrivare a questo obiettivo, dato che aumenta, sebbene in maniera minima, la velocità con la quale le agenzie federali possono rispondere alle minacce terroristiche – con buona pace dei discorsi elettorali sulla privacy:

Membri anziani dell’amministrazione hanno dichiarato che tale proposta è stata motivata dal desiderio di superare le preoccupazioni e le resistenze dai provider di servizi Internet, che si rifiutavano di consegnare questi dati senza un ordine dei tribunali competenti, cosa che rispettava le leggi vigenti. Il portavoce del Dipartimento della Giustizia Dean Boyd ha dichiarato che “l’attuale formulazione dello statuto causa confusione e lascia spazio a cause legali non necessarie. Questa chiarificazione dello statuto non permetterà al governo di ottenere o conservare nuove categorie di dati, ma si pone l’obiettivo di chiarificare le intenzioni originarie del Congresso quando emendò lo statuto in questione nel 1993. …

Membri dell’amministrazione che, in una clausola, la legge specifica che i fornitori di servizi internet hanno il dovere di fornire gli elenchi delle transazioni sulle comunicazioni elettroniche quando ricevono una lettera che cita ragioni di sicurezza nazionale. Ma la clausola successiva specifica che solo quattro categorie di dati dei loro clienti possono essere richiesti dall’FBI: il nome, l’indirizzo, da quando è loro cliente e lo status del pagamento del servizio. Non c’è alcun riferimento agli elenchi delle transazioni sulle comunicazioni elettroniche.

I suddetti membri hanno detto che le informazioni sulle transazioni, che non includono le ricerche su Internet, sono equivalenti in maniera funzionale all’elenco delle chiamate telefoniche, dati che l’FBI può ottenere senza bisogno dell’autorizzazione del tribunale. Secondo loro, sapere gli indirizzi e-mail ai quali un utente Internet manda messaggi non è differente da ottenere l’elenco dei numeri chiamati da un titolare di utenza telefonica.

Questo sicuramente è il loro argomento più convincente e, anche se stanno usando la classica logica della “slippery-slope” per giustificarlo – se ci è permesso X, perché non dovrebbe esserci permesso Y? – non mi è chiaro perché non dovrebbero aver ragione sulla faccenda dell’equivalenza funzionale. In che modo gli indirizzi e-mail e gli orari dei registri dovrebbero essere più sensibili dei numeri telefonici e degli orari nei quali una telefonata è stata fatta? (La cronologia dei browser è chiaramente una questione del tutto diversa). Intendiamoci, questi dati possono essere più significativi: una chiamata fatta ad un telefono pubblico non identifica chi si trovi dall’altro capo del telefono, mentre una e-mail mandata ad un indirizzo che contiene il nome del destinatario ti dice subito a chi era diretta. Ma, naturalmente, è altrettanto possibile lo scenario contrario: una chiamata fatta al telefono di casa o al cellulare di qualcuno indica chiaramente l’identità del destinatario mentre una e-mail mandata ad un indirizzo che non ha informazioni personali al suo interno, a prima vista fornisce ben poche informazioni su chi ne sia l’effettivo proprietario. Domanda finale: si dovrebbe forse proteggere in maniera più severa gli identificativi e-mail? E se fosse opportuno, lo faremmo solo per tracciare una linea sulla china prima che i federali la superino ancora una volta?

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