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Immagine trovata su americanpowerblog.blogspot.comFuori tutti i ladri dal Congresso! Destra e sinistra tutti ladri! Il fuoco dei Tea Party rischia di bruciare anche parecchi del GOP. I media giocano al divide et impera, i Dems si fregano le mani. Come mediare tra buonsenso politico e furore rivoluzionario?

Alla fine anche gli ottusi sinistrorsi stanno capendo come sfruttare a proprio vantaggio la tempesta dei Tea Party. Dopo che i loro patetici tentativi di delegittimarli, chiamarli nazisti, razzisti, omofobi, contro-rivoluzionari, sessisti e chi più ne ha più ne metta sono falliti miseramente, la stampa eterodiretta dalla West Wing di Rahm Emanuel sta giocando una partita diversa. Ora i toni sui Tea Parties si sono stemperati e si iniziano a cercare “portavoce” del movimento che sparino a zero contro tutto e contro tutti. Vista la natura anti-gerarchica del movimento, personaggi del genere, ansiosi di fare carriera sull’entusiasmo dei manifestanti o solo di apparire in televisione, se ne trovano sempre. L’establishment del GOP, che non aveva mai visto di buon occhio i Tea Parties, minaccia vendetta e moltiplica i suoi sforzi per rintuzzare gli attacchi ai membri anziani del partito, come il super-RINO John McCain che, nonostante i sondaggi favorevoli, sta soffrendo nelle primarie con il paladino dei Tea Party locali J.D. Hayworth. I democRATS si fregano le mani e pensano a riempire il war chest per le mid-term, mentre il GOP spreca risorse preziose negli scontri fratricidi, che non potranno che sfilacciare ulteriormente un partito che non è il massimo dell’unità. Lisa Fabrizio, sull’Intellectual Conservative, lancia un segnale d’allarme contro i fondamentalisti dei Tea Party che, nella continua ricerca del candidato perfetto, rischiano di lasciare il Congresso in mani democratiche. L’Apolide non sa bene cosa pensare e crede che ogni gara vada esaminata nei dettagli. Se cacciare dal Congresso gente come Olimpia Snowe, John McCain o gli altri RINOs sembra cosa buona e giusta, consegnare questi seggi agli obamioti sarebbe un’operazione francamente criminale. L’antica questione torna d’attualità: quand’è che l’entusiasmo e il fervore rivoluzionario si trasformano in ottusità e cupio dissolvi? Se avesse la risposta a questa domanda vecchia di secoli, sicuramente l’Apolide non starebbe nella sua cameretta a pestare tasti sul netbook, ma si troverebbe in un bel loft a Boston e farebbe la spola tra le università dell’Ivy League a tenere conferenze e seminari strapagati. L’unico consiglio che si sente di dare è questo: il momento è grave e lo spazio per gli errori è minimo. Speriamo che i ragazzi dei Tea Party oltreoceano sappiano moderare il loro entusiasmo e si ricordino che lo scopo di un movimento d’opinione è quello di mantenere alta la pressione sui politici, non prenderne il posto. Sperém.

L’Apolide

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Come festeggiare a novembre
Lisa Fabrizio
Originale (in inglese): Intellectual Conservative
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Doveva succedere. I Tea Partiers – un termine che copre un numero di persone che variano dai conservatori ai libertari, uniti solo da un’avversione mortale per il governo invasivo e le tasse troppo elevate – sono stati promossi in serie A. I media mainstream non solo stanno dedicando attenzione al movimento ma stanno proponendo le proprie mele avvelenate: palchi dai quali individui che dicono di rappresentare il movimento possono afferrare il proprio quarto d’ora di celebrità e raccogliere i “frutti” di questa esposizione mediatica.

Quando questo movimento più che meritevole iniziò, si sperava che rimanesse una coalizione molto rilassata tra gruppi locali che, come i Sons of Liberty ai quali si ispirano, potessero unirsi solo per sconfiggere un nemico comune – come gli Swift Boaters di Kerry – e dopo confondersi in un elettorato più illuminato. Il pensiero fondamentale era che gli unici portavoci necessari fossero la Costituzione degli Stati Uniti e la Dichiarazione d’Indipendenza.

Ma, come spesso succede quando un’idea raccoglie un minimo di potere, specialmente di tipo elettorale, verranno fuori persone che cercano di prenderne il controllo e sfruttarlo per i propri fini particolari. Quindi succede quello che segue sempre ad ogni tentativo di organizzare gruppi di base: escono fuori diverse fazioni che tutte dicono di parlare a nome del movimento.

Che tipo di movimento è questo e quali sono, se ne ha, i suoi obiettivi a lungo termine? Beh, nel suo Contract from America c’è il desiderio di “liberarsi da ogni restrizione sull’espressione pacifica delle nostre opinioni politiche e liberarsi dal controllo eccessivo sulle nostre scelte economiche”. Sicuramente aspirazioni nobili, ma come si può arrivarvi nel nostro sistema bipartitico? Questi amanti della libertà intendono forse formare un partito politico che sia in grado di aspirare al governo? Alcuni eventi recenti sembrerebbero indicare ad una risposta positiva.

E qui iniziano i problemi, specialmente quando a soffiare sul fuoco è la stampa di sinistra. Cercando di ritagliarsi una nicchia nella politica americana, troppi personaggi che si dicono Tea Partiers sembrano scimmiottare le affermazioni dei media, ovvero che il pubblico non è stanco solo della sinistra, ma di tutti gli incumbents, non importa di che partito siano. Questi personaggi hanno un disprezzo particolare per i repubblicani che siedono al Congresso, con i quali non hanno nessuna voglia di scendere a compromessi. E, se nel caso dei membri “centristi” del GOP potrebbero anche avere ragione, buona parte della loro retorica non può che far sollevare il sopracciglio.

Per esempio, quando il mio collega Quin Hillyer ha scritto un bellissimo articolo sul possibile ritorno in auge di Rick Santorum, è stato accolto da grida sguaiate come “non abbiamo bisogno di altri RINO reciclati o furbetti del big government”. Questi uomini non sono “reciclati” più di quanto non lo fosse Ronald Reagan quando perse la nomination nel 1976 a favore di Gerald Ford. Sono solo buoni conservatori guidati dal senso comune che sono stati praticamente demonizzati dalla stampa di sinistra che, in gran parte dei casi, non è che il pupazzo da ventriloqui del partito democratico. Questi uomini sono i George Allen, i Dan Quayle ed i Robert Bork. Ricordatevi che, se dopo quattro anni sotto la guida disastrosa di Jimmy Carter la nazione non fosse stata in rovina, anche Reagan sarebbe finito in quel cestino della storia dei conservatori dove la stampa sinistra voleva infilarlo con tanta veemenza. Uomini come quelli che ho appena citato meritano il supporto dei patrioti americani, non il loro disprezzo.

Ecco perché, nel loro desiderio di fare piazza pulita, i Tea Partiers farebbero bene a ricordare come gran parte dei nostri Padri Fondatori, gli stessi uomini che dicono di venerare, non fossero neofiti completamente digiuni della grammatica della politica necessaria all’autogoverno. Erano ben consci del fascino discreto e delle tentazioni che la politica ed il potere portano con sé. E, sebbene molti dei Fondatori odiassero i vincoli e le noie legate ai partiti politici, nonostante tutto si unirono in gruppi basati su diverse concezioni della politica e riuscirono nel loro intento. In effetti, il mirabile sistema di checks and balances che chiamiamo la Costituzione – figlia sia dei Federalisti che degli Anti-Federalisti – fu creato tenendo ben presenti i problemi della politica dei partiti.

I Tea Partiers che odiano gli incumbents dovrebbero anche ricordarsi che, quando il pubblico mantiene la guardia alta, il GOP è ancora in grado di fare molte cose buone. Ricordate che non uno dei membri del gruppo parlamentare ha votato per la riforma sanitaria. Il ruolo dei Tea Parties dovrebbe essere quello di mantenere alta la pressione sui repubblicani, non adoperarsi per mandare neofiti della politica – come Barack Obama – a Washington. Chiunque ami il nostro paese e la nostra Costituzione dovrebbe insistere perché i repubblicani per portare avanti quella piattaforma conservatrice che dicono di voler promuovere; una piattaforma che suona molto simie al Contract from America:

I repubblicani sosterranno e difenderanno i principi fondamentali del nostro partito: limitare l’attività del governo federale alle funzioni elencate dalla Costituzione. Far sì che il governo restituisca il potere al popolo, limitando le sue intrusioni nelle vite dei cittadini. Far sì che spenda solo quanto strettamente necessario e che imponga tasse sufficienti alle funzioni essenziali del governo. Far sì che si adoperi per scatenare il potere dell’impresa privata, l’innovazione, lo spirito civico, il carattere degli Americani e la smetta di far finta che il governo possa prendere il posto della famiglia o delle comunità locali.

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