Tag

, , , , , ,

Immagine trovata su tinypic.comLa questione JournoList si sta rivelando il più grosso scandalo del giornalismo USA. Il Daily Caller di Tucker Carlson ogni giorno pubblica nuovi dettagli di quella che sembra sempre più una cospirazione. Oggi la risposta alla discesa in campo di Sarah Palin. Cose che voi umani…

Ogni tanto, seguendo la politica di oltreoceano, capita di trovarsi di fronte ad una vicenda davvero spassosa, come da noi succede sempre più raramente. Lo scandalo scoppiato qualche giorno fa a proposito della JournoList, un gruppo di discussione riservato a giornalisti, analisti e professori di sinistra che sembrava dedicato a come “piegare” l’informazione per servire meglio la causa socialista, è uno di questi eventi particolari. L’alter ego più serio dell’Apolide ha già avuto occasione di scrivere a proposito di questa vicenda sul Legno Storto, ma le cronache pubblicate oggi da Jonathan Strong sul Daily Caller erano troppo invitanti per non essere tradotte integralmente. Lo spettacolo è veramente impagabile: una serie di professionisti dell’informazione che si vantano in lungo e in largo della loro “imparzialità” discutono su cosa dire per screditare Sarah Palin e portare il loro beniamino alla Casa Bianca. Il peggiore, come prevedibile, un professore della scuola di giornalismo della Columbia University, una delle più prestigiose della nazione. I commenti, mai come ora, sembrano superflui: per smascherare questa cricca di patetici pennivendoli bastano ed avanzano le loro parole. Quello che però lascia leggermente basito l’Apolide è l’essersi reso conto che buona parte dei lettori italiani reagisce a questa vicenda con una scrollata di spalle. Possibile che siamo così assuefatti ad un’informazione partigiana e screditata da non sorprenderci più di niente? Possibile che l’indignazione verso chi si fa scudo della propria supposta imparzialità per portare avanti politiche illiberali, silenziare l’opposizione ed infangare la reputazione di chi non la pensa come lui debba essere così limitata? Sarà che l’Apolide è sempre rimasto quel bambino romantico che la mattina, prima di andare a scuola, guardava su Telemontecarlo il CBS Evening News, sognando (l’innocenza dell’infanzia) di diventare come Dan Rather, ma questa vicenda lo ha fatto andare su tutte le furie. In fondo, ha proprio ragione chi diceva che, quando si pensa di essere diventati troppo cinici, il mondo trova sempre il modo di farti capire che non lo sei ancora abbastanza.

Il sempre più sconsolato Apolide

—–     —–     —–

La JournoList discute se rendere esplicito il coordinamento con la campagna elettorale di Obama
Jonathan Strong
Originale (in inglese): The Daily Caller

Il discorso di Sarah Palin alla convenzione repubblicana del 2008 impressionò più di un osservatore, inclusi alcuni membri della JournoList, una comunità online dedicata ai giornalisti di sinistra.

Ari Melber del periodico “The Nation” scrive “questo discorso è una bomba. Il suo tono è perfetto”. Adele Stan del “Media Consortium” si dice d’accordo: “la Palin è perfetta”.

Questa serie di complimenti sembra innervosire il giornalista del “Guardian” Michael Tomasky che risponde “Gente, datevi una regolata! Sì, è un discorso molto buono con tante frasi ad effetto. Ma c’è poca sostanza”.

Rebecca Traister del periodico “Salon” risponde ringraziando Tomasky per aver richiamato tutti all’ordine (“Sono rassicurata dalle tue parole, anche se, in questo momento, mi sento come se si avvicinasse la Fine dei Tempi”). Ma il resto del paese la pensava in maniera diversa da Tomasky. I sondaggi mostrarono pochi giorni dopo come il vantaggio di Obama fosse praticamente scomparso.

Il discorso della Palin era stato incredibilmente efficace ed i membri della JournoList sembravano preoccupati. L’8 settembre 2008, cinque giorni dopo il debutto nazionale della Palin, alcuni membri del gruppo discussero di come produrre un attacco di propaganda coordinato, pensato specificamente per danneggiare la Palin e dare un’ulteriore spinta ad Obama.

Durante un incontro pubblico in Colorado, avvenuto subito dopo la convention, la Palin aveva dichiarato che Fannie Mae e Freddie Mac erano diventati “troppo grossi e troppo costosi per i contribuenti”, un commento che ora sembra evidente, ma che all’epoca sollevò qualche polemica.

Ryan Avent, che all’epoca lavorava come blogger freelance per “The Economist” ed ora è un giornalista della stessa testata, si lamentò del fatto che i sostenitori di Obama stessero perdendo una buona occasione per attaccarla. “Se fossimo il GOP, prenderemmo al volo quest’occasione per gridare in lungo ed in largo quanto la Palin sia impreparata – non sa nemmeno cosa siano Fannie e Freddie, nel bel mezzo di una crisi del settore immobiliare! Ecco, questa è la differenza tra noi e loro”.

Michael Tomasky rispose: “Quindi, perché i democratici non lo stanno facendo? Solo una curiosità”.

Luke Mitchell, che all’epoca era un senior editor presso il periodico “Harper’s Bazaar”, chiese a Tomasky se non potesse convincere il suo giornale a dare una mano: “Michael – non c’è niente che non possa essere stimolato, che ne so, dal ‘Guardian’?”.

Tomasky non credeva che potesse funzionare: “Il ‘Guardian’? Stai scherzando, vero? Ti ricordi le lettere della contea di Clark?”, riferendosi ad un tentativo fatto dal giornale inglese per aiutare John Kerry a vincere nel 2004, chiedendo ai lettori inglesi di scrivere lettere agli elettori di una contea cruciale dell’Ohio (stato che poi si rivelò cruciale per la rielezione di George W. Bush ndApo).

Mitchell rispose: “D’accordo! Ma credo che uno sforzo concertato da parte della stampa di sinistra potrebbe essere utile alla causa. Perché castrarci da soli? Un mucchio di persone in questa lista lavorano per organizzazioni che sono molto più influenti di, che ne so, del Washington Times (quotidiano apertamente schierato a destra, che all’epoca era ancora pubblicato in forma cartacea ndT). Domanda aperta: non sarebbe un uso utile di questa lista il coordinare un ‘messaggio della settimana’ come fa il GOP? O è una cosa troppo schifosa? Certo suona parecchio schifosa, ma perdere sarebbe peggio!”.

Ezra Klein del “Washington Post”, il fondatore della JournoList, entrò subito in campo, dicendo: “Nisba, non si può coordinare il messaggio. Non sono nemmeno sicuro che sarebbe legale. Questa è una lista di discussione, però, e vorrei che mantenesse queste caratteristiche”.

Mitchell rispose: “D’accordo, Ezra! La lista va benissimo così com’è e non volevo suggerire qualcosa che andasse fuori dalle regole. Sono però curioso sulla riluttanza dei media di sinistra ad organizzarsi. La disciplina del messaggio della destra sembra essere uno dei suoi più grandi punti di forza”.

David Roberts del giornale ecologista “Grist” sembra prendersela con Roberts per la sua idea: “basta che leggi i messaggi su questa lista, Luke. Tutti qui sono /giornalisti/ o /analisti indipendenti/. Il loro lavoro è quello di /dire quello che pensano/, non dare una mano ad Obama. Se suggerissi che si concentrino sugli argomenti più utili – ma ugualmente veri – dal punto di vista elettorale e si sentiranno imbrigliati”.

Eppure, immediatamente dopo aver scritto queste parole, Roberts suona molto meno indipendente, visto che si riferisce alla campagna elettorale di Obama come “noi”: “Non ce l’ho con te. Anch’io sono colpevole dello stesso crimine. Solo che sto perdendo la speranza. Perderemo ancora una volta e per le stesse maledettissime ragioni”.

Ed Kilgore, del “Progressive Policy Institute”, un altro analista “indipendente”, fa lo stesso, addirittura elencando una serie di messaggi specifici approvati dalla campagna di Obama: “Non è che ci vuole un genio della strategia o ‘coordinare il messaggio’ per rendersi conto che noi e la campagna di Obama abbiamo due mesi per dimostrare che McCain e la Palin rappresentano il partito dello status quo, l’ideologia dello status quo e le scelte politiche dello status quo”.

Mentre altri membri del gruppo discutevano se fosse il caso di coordinare un messaggio comune a favore di Obama – o, più esattamente, se fosse il caso di ammettere che si stava cercando di coordinare questo messaggio – Todd Gitlin della Columbia University Graduate School of Journalism aveva già deciso come muoversi. Gitlin, il cui lavoro dovrebbe essere quello di preparare la prossima generazione dell’elite del giornalismo americano, scrive questo appello appassionato per conto della campagna di Obama:

Sulla questione del coordinamento tra noi sinistri, cosa diavolo ci sarebbe di strano se una massa critica dei blogger e dei giornalisti di sinistra ripetesse le seguenti parole tra di loro:
McCain mente quando dice di essere un ‘maverick’. Lo fa sempre, senza pensarci, in maniera cinica. La Palin mente quando dice di essere una ‘maverick’. Come sopra, come sopra, come sopra. McCain ha un caratterino schifoso. McCain è un guerrafondaio. La Palin appartiene ad una chiesa di svitati e va in brodo di giuggiole quando pensa ad un partito di svitati che sta rovinando l’America.
Ripetete dopo di me:
McCain mente quando dice di essere un ‘maverick’. Lo fa sempre, senza pensarci, in maniera cinica. La Palin mente quando dice di essere una ‘maverick’. Come sopra, come sopra, come sopra. McCain ha un caratterino schifoso. McCain è un guerrafondaio. La Palin appartiene ad una chiesa di svitati e va in brodo di giuggiole quando pensa ad un partito di svitati che sta rovinando l’America.
Queste persone sono ciniche. Queste persone vi stanno prendendo in giro. Queste persone sono false. Queste persone amano Bush.
Ripetetelo ancora. E poi ancora. Variate i dettagli. Ce ne sono a bizzeffe. Qualche ora fa, qualcuno sulla lista ha postato un elenco molto forte delle bugie di McCain. Usatelo e fateglielo entrare nelle teste a forza di ripeterlo. Come diceva Nietzsche, fate filosofia con un martello.
Non so come la pensate voi, ma non sto aspettando che nessuno coordini quello che fate. Basta che lo facciate subito!

In un’intervista, Gitlin ha ammesso che stava elencando “le caratteristiche di McCain e della Palin che sarebbe stato il caso di mettere in evidenza se si voleva sconfiggerli”. Ha però negato di aver mai sposato la tesi che si dovesse “piegare la realtà” per aiutare Obama ad essere eletto. Secondo Gitlin, tutto quello che ha detto corrisponde alla verità.

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

About these ads